Intervista con il cantautore errante Luca Marino: “Nel mio nuovo disco Vivere non è di moda metto in scena la mia visione della vita”

Il 1° ottobre esce “Vivere non è di moda”, il nuovo disco del cantautore errante Luca Marino, il quarto della sua carriera. Nove canzoni, tutte diverse tra loro ma legate da un fil rouge costituito da un percorso che parte con la rinascita e finisce con la scoperta di una nuova consapevolezza.

“Vivere non è di moda” è musicalmente un tributo agli anni ‘80 e ‘90 ed è caratterizzato da un sound che spazia dalla new wave di “Per venire al mondo”, alla ballad “Io non sapevo ballare”, dalla dance di “Enigma del non senso”, alle atmosfere caraibiche del primo singolo estratto, “Margarita”.

L’album è stato prodotto e arrangiato dal cantautore, che ha firmato tutte le canzoni ad eccezione di “Margarita” (Bertocchini/Marino) e “Tutta quanta l’anima” (Amati/Marino).

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Luca Marino, ecco cosa ci ha raccontato.

marino

Luca, il 1° ottobre esce “Vivere non è di moda”, il tuo nuovo disco. Ci racconti com’è nato questo progetto e come hai lavorato sul sound?

“La ricerca per questo album a livello sonoro è stata una sorta di perfezionamento di quanto fatto qualche anno fa quando è uscito il mio disco omonimo. Volevo realizzare un singolo diverso dall’altro e con Vivere non è di moda credo di esserci riuscito e di aver creato anche una nuova identità perchè questo album è molto piu’ fluido, non è frammentario, per quanto si spazi dalla dance all’acustico. E’ volutamente vario a livello di sound perchè l’obiettivo era pubblicare un disco che fosse musica che trascendesse tutti i generi per aumentare le possibilità di comunicazione”.

Come mai hai scelto questo titolo?

“Partendo dal presupposto che come le canzoni anche il titolo dell’album è un input alla ricerca “Vivere non è di moda” è una provocazione, vorrei che si riflettesse su cosa sia veramente la vita, è talmente varia che quello che noto oggi è che si considerano solamente gli aspetti piu’ luminosi ma per essere consapevoli della vita bisogna guardare in faccia e affrontare anche le cose piu’ oscure che tendenzialmente non sono di moda. Faccio un esempio: perchè di un artista si parla solo dei successi e non degli insuccessi? In realtà dietro un insuccesso c’è un futuro successo e questo al di là dell’artista, nella vita spesso si perde ma è dalle sconfitte che si traggono maggiori insegnamenti. Dalle sconfitte ho imparato ad apprezzare la vita. Una volta ero peggio di quello che sono ora, non riuscivo a godermi i momenti di felicità. Grazie alle esperienze piu’ traumatiche quando oggi mi capita qualcosa di bello sono felice e cerco di viverlo al meglio. Con questo disco metto in scena la mia visione della vita”.

Raccontaci qualcosa in piu’ sulla ballad “Io non sapevo ballare”…

“E’ il brano con il sound piu’ simile al mio stile, è la storia della prima volta in cui mi sono innamorato perchè ho sempre associato il fatto di ballare a fare l’amore. E’ una ballad romantica, parlo di una donna reale e mi riferisco a un’esperienza vissuta che ho cercato di raccontare”.

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Il disco si chiude con “Settimo cielo”, da cui traspare il messaggio che l’amore è il sentimento che muove il mondo ed è la cosa piu’ importante, nonostante tutto…

“E’ vero, ho avuto dei momenti in cui l’amore non era importante ma era anzi qualcosa da cui sfuggire, non parlo solo di una relazione ma anche della famiglia. Al di là di questo è quel sentimento che arriva e ritorna ed esprimo questo concetto anche in “Non va piu’ via”. Per quanto si voglia non si può scappare dall’amore e ad un certo punto ti rendi conto che la cosa piu’ importante. Personalmente sto cercando di non fuggire piu’ dall’amore. C’è un senso positivo alla fine di questo disco: basta accorgersi di chi ti vuole veramente bene e stargli accanto per sentirti al settimo cielo in questo mondo, per quanto possa a volte essere un posto spiacevole”.

Qual è la traccia che piu’ ti rappresenta?

“Nel corso del tempo in cui ho registrato il disco c’è un brano che ho ascoltato molte volte, quello piu’ strano e dance, “Enigma del buon senso”, ma mi piace tanto anche “Passa la canzone”, un pezzo punk-rock”.

E poi c’è “Margarita”, il primo singolo estratto dal disco, che ha invece un sound piu’ caraibico, tra surf, ska e musica mariachi…

“E’ stato il primo singolo e la prima versione di Margarita uscita quest’estate (ride). Suona diverso anche grazie all’influenza dell’autore del brano, Lorenzo Bertocchino, è la prima volta che canto una canzone non completamente mia, l’ho arrangiata e prodotta, ho sentito questo pezzo e mi ci sono ritrovato, ho modificato soltanto due frasi che sono riconoscibili perchè sono quelle piu’ spiritose. A proposito di brani firmati da altri autori ce n’è anche uno di Andrea Amati, che ha scritto per diversi artisti tra cui Nek, si chiama “Tutta quanta l’anima”, è un pezzo pop che parla di un’intensa storia di passione destinata a non durare nel tempo”.

Hai in programma dei live per presentare “Vivere non è di moda”? 

“Al momento ci sono due date in programma, il 4 ottobre a Gallarate al Circolo Cuac e il 12 ottobre a Busto Arsizio al Centro Giovanile Stoà. Voglio suonare con la band e spero che si possano aggiungere tanti altri live per poter presentare questo disco a piu’ persone possibili”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Luca Marino

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