Il 30 ottobre in prima serata su Rai 2 prende il via la nuova serie “Volevo fare la rockstar” che vede tra i protagonisti Emanuela Grimalda, attrice versatile, ironica e amatissima dal pubblico, che interpreta il ruolo di Nadja, la mamma di Olivia ed Eros, una donna cinquantenne ancora bella e dall’anima hippy, che ha abbandonato numerose volte i suoi figli per seguire la sua inquietudine e che ora torna a casa, più matura e consapevole, per provare a guadagnarsi un posto in famiglia.
Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Emanuela Grimalda, parlando del suo personaggio, Nadja, ma anche dei suoi progetti, di musica e pittura.

Emanuela, nella nuova serie “Volevo fare la rockstar”, in onda dal 30 ottobre su Raidue, interpreti Nadja, ci presenti il tuo personaggio?
“Nadja è la mamma atipica e un po’ debosciata di Olivia (Valentina Bellè), la protagonista della serie, la ragazza che voleva fare la rockstar, e di Eros (Riccardo Maria Manera). E’ nonna di due gemelle, Emma e Viola, che sua figlia ha avuto a sedici anni. Nadja è stata assente in questa famiglia abbastanza disfunzionale e all’inizio della serie rientra a casa dopo un percorso di riabilitazione per dipendenza da alcol e droghe. E’ un personaggio che può sembrare negativo, in realtà è una donna vitale, che ha commesso tanti errori, anche lei si è sposata molto giovane, è rimasta presto vedova con due bambini piccoli, ha cercato di vivere in questa provincia ma ha finito per seguire la sua inquietudine, questo desiderio di andare lontano, questi amori un po’ sbagliati. Quando torna cerca di riconquistare il suo posto nella famiglia”.
Cosa ti è piaciuto maggiormente di Nadja?
“Il fatto che è un personaggio molto bello perchè non ha una sola lettura, ama i suoi figli anche se ha fatto loro del male, suo malgrado. Ci sono queste persone elefantesche che come si muovono pestano i piedi a qualcuno perchè magari vogliono ballare e non fare del male anche se poi finiscono per farlo. C’è della commedia in questo ruolo e nella serie, ci sono situazioni che si vengono a creare che divertono e fanno sorridere”.
Hai trovato qualche tratto comune al tuo personaggio?
“Anch’io sono nata in provincia e ho sentito un certo desiderio di andare lontano, di cercare qualcosa fuori, prima ho fatta tappa a Bologna, poi a Roma, avevo bisogno di allargare gli orizzonti. Quindi mi accomuna a Nadja questa inquietudine positiva, questa voglia di nuove avventure. Io non ho avuto figli così presto, ho una storia di vita diversa rispetto alla sua, ma ritrovo dentro di me questa irrequietezza. Anch’io sono un po’ rockettara”.

Sei tornata a recitare in Friuli, la tua terra d’origine, diversi anni dopo la serie “Rebecca – La prima moglie”…
“E’ stato molto bello, tra l’altro il regista Matteo Oleotto è di Gorizia, abbiamo girato in questa città e a Cormons. Sono luoghi affascinanti ma poco conosciuti e il fatto che il territorio e la gente vengano raccontati da una persona che è originaria di quei posti ha dato un imprinting interessante, personale, specifico alla serie. Oleotto ha narrato la nostra terra e quel sapore che io riconosco, quella grumosità, quell’essere divertenti ma con una vena malinconica. In “Volevo fare la rockstar” inoltre c’è tanta musica ed è un racconto quasi cinematografico, molto affascinante anche a livello visivo”.
A proposito di musica, cosa ti piace ascoltare?
“Mi piace la musica in generale, purchè sia buona, sono legata a un certo tipo di sonorità dei miei venti anni, a un certo tipo di rock inglese degli anni ’80 e ’90, però se mi fanno sentire un qualsiasi pezzo contemporaneo lo ascolto volentieri. E poi mi piace molto ballare, mi piace questa vitalità, il rock è il genere che mi travolge di piu’. Adesso purtroppo ho meno tempo per seguire la musica, non sono così sul pezzo come qualche anno fa”.
Hai preso parte a spettacoli teatrali, film e serie di successo, tra i tanti personaggi che hai interpretato uno che è rimasto nel cuore del pubblico è sicuramente Ave Battiston di Un medico in famiglia. Cosa ti ha lasciato quel ruolo?
“Sicuramente la popolarità a livello di numeri, di visibilità che ho avuto grazie ad Ave Battiston e a Un medico in famiglia non ha confronti con altri lavori che ho fatto, mi ha dato anche la possibilità di farmi conoscere a un pubblico ancora piu’ ampio. Ora sono contenta di portare “Volevo fare la rockstar” su Rai 2, una rete che ha una linea editoriale giovane e innovativa sul piano del linguaggio, perchè avevo voglia di un ruolo importante, bello, forte, diverso, che si muovesse in un contesto e in una storia differenti, che si sganciasse da quel personaggio così fortunato, amato e che ho amato tantissimo quale Ave Battiston. Le devo molto e mi sono divertita a interpretarla. Cerco sempre di fare bene il mio mestiere di attrice, mi piace recitare, sorprendermi, variare, fare personaggi diversi tra loro. Ho visto solo la prima puntata di Volevo fare la rockstar e sono curiosa di capire quale sarà la reazione del pubblico. Quando si interpretano personaggi che fanno parte di un gruppo, di una famiglia, come è stato per Ave e come è ora con Nadja, sei un colore dentro una tavolozza, dentro un quadro e tu provi a dare una forte impronta. Nel caso di Ave ci sono riuscita, ho contribuito alla realizzazione del quadro, spero che piaccia anche questa nuova serie perchè secondo me è davvero bella. Proprio come accade a teatro dove fai le prove e poi debutti, anche in questo caso aspettiamo l’incontro con il pubblico e speriamo sia gioioso”.

Parlando di quadri, ti sei diplomata all’Istituto d’Arte prima di intraprendere la carriera di attrice. La passione per la pittura ti è rimasta? Dipingi ancora?
“La passione per la pittura non è diventata un hobby, è stato qualcosa di importante in quel periodo della mia vita perchè mi piaceva disegnare ma stavo cercando un mestiere per vivere. Ho capito che con la pittura non avrei campato e che recitare invece mi avrebbe dato una pagnotta piu’ facilmente. Non avevo una lira, non avevo nessuno che mi mantenesse, se facevo le serate di cabaret guadagnavo 50-100 mila lire, se dipingevo quadri nessuno magari li comprava. Quando ti trovi di fronte a una necessità la vita ti porta a fare delle scelte nel bene e nel male, io ho affinato l’ingegno e tolto le paure che avevo. Se non avessi avuto bisogno non avrei mai iniziato la carriera di attrice, timida com’ero. Ho fatto tanti lavori diversi, la lavapiatti, la cameriera, la babysitter, la venditrice di mobili, la venditrice di vangeli, poi ho capito che volevo fare l’artista e a quel punto non ho piu’ esercitato la pittura. Ho ancora però un certo gusto per la composizione visiva, realizzo qualche caricatura dei colleghi ma non dipingo piu'”.
In quali progetti ti vedremo prossimamente?
“Ho girato un film tv per Rai 1 che fa parte della collana Purchè finisca bene dal titolo “Al posto delle stelle” con Pilar Fogliati, Alessandro Roja e Carlotta Natoli in cui interpreto il ruolo di una mamma adottiva molto diversa esteticamente da me. Abbiamo lavorato sulle trasformazioni fisiche cercando di mantenere una verità, è stato interessante perchè arrivavo dal set di Volevo fare la rockstar e dal ruolo di Nadja che è una fricchettona, mentre lì dovevo interpretare una donna che insegna matematica, una preside. Penso andrà in onda all’inizio del 2020. A gennaio invece porterò in scena a Roma al Teatro Golden un one woman show, che ho ideato con la sceneggiatrice Giovanna Mori, che si chiama “Dio è una Signora di mezza età” in cui parlo di noi attraverso questa idea di come sarebbe il mondo se Dio fosse una donna e da lì si dipanano una serie di storie. E’ uno spettacolo comico per raccontare il presente, per immaginare come andrebbero le cose, quali sarebbero i suoi miracoli, forse trovare un asilo nido, entrare in un autobus con un passeggino all’ora di punta, trovare un lavoro. Impersono molti personaggi femminili un po’ mostruosi perchè non sono benevola con nessuno”.
di Francesca Monti
credit foto profilo Facebook Emanuela Grimalda

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