Intervista con Giuseppe Pambieri, in scena al Teatro Ciak di Roma dal 15 novembre con lo spettacolo “Quartet”

Giuseppe Pambieri, tra i piu’ grandi attori del panorama teatrale e cinematografico italiano, interprete di molti spettacoli, film e serie tv di successo, sarà in scena insieme a Paola Quattrini, Cochi Ponzoni ed Erica Blanc, da venerdì 15 a domenica 17 novembre al  Teatro Ciak di Roma con “Quartet”, per la regia di Patrick Rossi Gastaldi.

Una commedia ambientata in Italia, culla del bel canto, con protagonisti quattro famosi interpreti d’opera, energici, irascibili e divertenti, che sono ospiti in una casa di riposo.

Cosa accade quando a queste vecchie glorie viene offerto di rappresentare per un gala il loro cavallo di battaglia, il noto quartetto del Rigoletto di Verdi “Bella figlia dell’amor”?

Tra rivelazioni, confessioni, invenzioni ed il classico coup de théâtre, i quattro troveranno il modo non solo di tornare alle scene, ma di far ascoltare le loro voci, riscoprendosi giovani e gloriosi come un tempo. Un gioco teatrale e drammaturgico capace di far ridere, riflettere e commuovere.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Giuseppe Pambieri, parlando di “Quartet”, del suo personaggio Rudy, ma anche del suo esordio a teatro nel 1968 e dei prossimi progetti.

QUARTET Da Sin Cochi Ponzoni Erica Blanc Giuseppe Pambieri Paola Quattrini

In “Quartet” interpreta Rudy. Può presentarci il suo personaggio?

“E’ il piu’ equilibrato tra i quattro protagonisti anche se ci sono dei momenti in cui perde completamente la testa e si mette a urlare contro una cameriera-infermiera della casa di riposo che non gli dà mai la cotognata a colazione. Per il resto è il piu’ raziocinante, ha avuto questo matrimonio difficile con Giulia Caffarelli, grande soprano che a un certo punto irrompe nella casa di riposo. In scena vediamo tre personaggi, Rudy, Ceci, interpretata da Paola Quattrini e il baritono Titta impersonato da Cochi Ponzoni. Poi arriva Giulia, interpretata da Erica Blanc e inizia uno scontro di ricordi, rimpianti, ritorno al passato, propositi di lanciarsi anche nel futuro perchè c’è questa idea di festeggiare ogni anno il 10 ottobre, nella casa di riposo, la nascita di Giuseppe Verdi con un concerto a cui partecipano tutti. All’inizio c’è un freno da parte di Giulia che misteriosamente non vuole cantare, perchè dice che sono vecchi, decrepiti, che le voci non sono piu’ quelle di una volta e qui si scatena la corsa a convincerla a partecipare al quartetto del Rigoletto. Poi attraverso un espediente finale riusciremo a cantare tutti insieme”.

Cosa le piace maggiormente di questo spettacolo?

“E’ uno spettacolo pieno di ironia ma anche di malinconia, di battute comiche soprattutto grazie a Titta, il personaggio interpretato da Cochi, che sembra un maniaco sessuale, che esercita le sue voglie represse nei confronti di Ceci. Alla fine scopriremo che in ogni personaggio ci sono dei risvolti caratteriali che riguardano la loro vita personale passata. Quartet sta funzionando bene, abbiamo debuttato lo scorso anno a Borgio Verezzi, poi siamo stati al Quirino di Roma, al Teatro Carcano di Milano, riscuotendo grande successo e interesse da parte del pubblico. Sono pochi gli spettacoli che parlano della terza età, un tema molto importante perchè la società invecchia, siamo sempre piu’ anziani ed è giusto trattare questo argomento. E’ una commedia tratta dall’opera di Ronald Harwood da cui è stato realizzato anche il film Quartet diretto da Dustin Hoffman e uscito nel 2012”.

Uno spettacolo che parla della paura di invecchiare ma che lancia anche un messaggio positivo, di speranza…

“E’ vero. In una battuta Rudi dice a Giulia: “noi siamo nati per celebrare la vita, è nostro dovere cantare, portare la nostra arte al pubblico”, questo rende giovani, si torna ad essere giovani anche se siamo anziani. Ed è giusto proiettarci nel futuro, in qualcosa di nuovo, non rimanere fermi nella nostra vecchiaia. Ci sono momenti di grande tenerezza ma anche di commozione alla fine dello spettacolo. Quando i quattro protagonisti riescono a cantare insieme è come se la loro vita prendesse uno slancio incredibile”.

Rudy è un tenore, a lei piace l’opera lirica?

“Mi piace ma non sono un appassionato di opera lirica, a differenza di mio padre che amava la lirica e la musica da camera. Mi sono però avvicinato alla musica di Puccini, ho interpretato anche uno spettacolo in cui interpretavo questo grande compositore, “Puccini la vita l’arte gli amori””.

Che ricordo ha del suo esordio a teatro?

“Ho cominciato prestissimo a recitare, un incontro importante è stato quello con Franco Enriquez ne Le mosche di Sartre nel 1968-1969 al teatro Olimpico di Vicenza accanto a Valeria Morriconi e Renzo Montagnani, fu un grandissimo successo. Quel testo ricalcava i momenti della svolta studentesca del 1968 e io interpretavo Oreste in chiave moderna. E poi un altro incontro fondamentale è stato quello con Strehler nel Re Lear, mi sono formato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano da lui diretto. Le mie radici teatrali sono partite da lì”.

pambieri-tanzi.jpg

Tra tutti i lavori che ha fatto nel corso della sua carriera per la tv, il teatro e il cinema ce n’è uno a cui è piu’ legato?

“Sicuramente a Le mosche di Sartre grazie al quale ho vinto anche la Noce d’oro, avevo 23 anni e ho un bellissimo ricordo di questo spettacolo. Un altro lavoro a cui sono legato è Il Diario di Anna Frank messo in scena negli anni 90 con mia moglie Lia Tanzi e mia figlia Micol che ha avuto un successo enorme ed ha una grande valenza sociale e morale, una figura come Anna Frank è importante ancora oggi in un momento molto delicato per il mondo ebraico. E poi La bisbetica domata portata a teatro sempre insieme a mia moglie con i costumi del film di Zeffirelli, indossati da Richard Burton e Liz Taylor”.

Il teatro ha ancora oggi una valenza sociale?

“Certamente. Ricordo un incontro a Verona con gli studenti per la messa in scena de Il Diario di Anna Frank. Quando attraverso la regia tra un quadro e l’altro dello spettacolo sono arrivate le immagini vere dei cadaveri trasportati nei campi di concentramento i ragazzi si sono zittiti, ci fu come una presa di coscienza di una situazione terrificante che dovrebbe far maturare e riflettere le nuove generazioni. In quel caso ho capito che è importante trasmettere messaggi ai giovani, anche se non è semplice, soprattutto oggi, vedendo anche quanto accaduto alla senatrice Liliana Segre”.

A quali progetti sta lavorando?

“Dopo Quartet debutteremo a Borgio Verezzi con uno spettacolo con la regia di Moni Ovadia che si chiama “Nota Stonata” di Didier Caron, che ha riscosso un grande apprezzamento a Parigi ed è incentrato sul mondo ebraico. La storia vede protagonisti un direttore d’orchestra e un fan che va nel suo camerino per chiedergli un autografo. In realtà questo direttore d’orchestra è tedesco e scopriamo che il fan è il figlio di un internato del lager costretto a suonare insieme ad altri compagni all’aperto, al freddo, dal papà di questo direttore d’orchestra. E’ un testo formidabile che si presta alla grande recitazione. Lo porteremo in tour nel 2020-2021. Col teatro Olimpico di Vicenza invece dovrei fare “Eleven”, diretto da Giancarlo Marinelli, uno spettacolo sull’11 settembre, sull’attentato alle Torri Gemelle, che parte dai personaggi che miracolosamente si sono salvati per parlare di questo evento macroscopico terrificante”.

di Francesca Monti

 

Rispondi