Intervista con Massimo Reale, protagonista al Teatro Ciak di Roma con lo spettacolo “Delitto perfetto”

Massimo Reale è in scena al Teatro Ciak di Roma fino al 6 gennaio con lo spettacolo “Delitto perfetto”, con la regia di Anna Masullo.

La pièce di Frederick Knott, dal capolavoro di Alfred Hitchcock, racconta la visione di un assassino narcisista e carismatico che, come un teatrante geniale, è convinto di poter manipolare la realtà, di poter piegare eventi, persone e cose ai suoi interessi, con lucidità e perizia maniacale. Ma anche il più sofisticato dei piani può incepparsi per un granello che scivola in una macchina di morte elaborata e costruita per lungo tempo.

Attore versatile e amato dal pubblico, Massimo Reale nel corso della sua carriera ha preso parte a tante fiction e film di successo ed è stato recentemente tra i protagonisti della serie tv “Rocco Schiavone 3” al fianco di Marco Giallini.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Massimo Reale, ecco cosa ci ha raccontato.

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Massimo, sei in scena al Teatro Ciak di Roma con “Delitto perfetto”, in cui interpreti il protagonista Tony…

“Lo spettacolo si articola in un salotto in cui un marito, Tony, che io interpreto, sta organizzando l’omicidio della moglie. Quindi si incrocia anche il tema del femminicidio, della violenza di genere. Tony mette in moto un’organizzazione molto precisa da Delitto Perfetto ma alla fine, per una serie di coincidenze, questo castello costruito abilmente nella prima parte dello spettacolo comincia a franargli davanti e il pubblico assiste alla destrutturazione progressiva di questo piano che sembrava indistruttibile. Tony ha questa natura un po’ diabolica, un po’ ingenua e determinata allo stesso tempo, vede nella morte della moglie la soluzione a tutte le sue problematiche economiche e relazionali. E’ uno spettacolo molto serrato, intenso che cerca di tenere lo spettatore incollato alla poltrona, proprio come ha fatto Hitchcock con il suo film capolavoro. Fino ad ora i risultati sono stati lusinghieri sia dal punto di vista della critica che del pubblico”.

Come ti sei preparato per interpretare questo personaggio?

“A teatro parto sempre dal testo, ho visto i due film tratti da questa pièce, poi parlando con la regista Anna Masullo sono nate delle suggestioni e delle possibilità inedite di messa in scena del personaggio”.

Recentemente ti abbiamo visto anche in tv in “Rocco Schiavone 3”, serie in cui dai il volto al medico legale Alberto Fumagalli… 

“Alberto Fumagalli è molto divertente, ha una sua originalità, è uno scienziato sui generis, che dice parolacce, per nulla astratto dalla realtà, ma molto carnale, fisico, esplicito. La cosa piu’ bella è poter dar vita a un personaggio scritto da un grande autore come Antonio Manzini e recitare accanto ad attori molto bravi come Marco Giallini che è strepitoso. Sono felice di aver lavorato con lui, perchè ogni scena è stata un processo di creazione, improvvisazione, divertimento. Spero che questa serie possa andare avanti a lungo perchè merita”.

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Nel corso della tua carriera hai lavorato con personaggi del calibro di Nino Manfredi, Renzo Montagnani, Lino Banfi, Paolo Ferrari. Qual è l’insegnamento piu’ grande che ti hanno lasciato?

“Mi hanno trasmesso la serietà necessaria per fare questo lavoro che non è improvvisato nè estemporaneo ma è metodico, da bravo artigiano. Molti mi hanno raccontato la loro storia professionale, ho avuto modo di conoscere com’era tanti anni fa il mestiere di attore e ho capito che era completamente diverso, nel senso che nel tempo ha mantenuto lo stesso nome ma si è trasformato nell’arco dei secoli in maniera enorme. Loro hanno vissuto un periodo straordinario. Quando parlavano Nino Manfredi o Lino Banfi ascoltavo le loro vite, le carriere, quello che era stato il cinema e il teatro. Ho ricordi molto belli di Bruno Corbucci, che ha lavorato parecchie volte con Totò e sentire personaggi visti sullo schermo raccontati da persone che li frequentavano quotidianamente è stato un privilegio”.

Tra tutti i lavori che hai fatto ce n’è uno a cui sei piu’ legato?

“Ci sono delle esperienze bellissime che porto nel cuore come quando ho lavorato al Teatro Greco di Siracusa. L’emozione provata entrando in un teatro dove sembra che Eschilo abbia assistito ad alcuni spettacoli è stata grande. Un’altra esperienza molto significativa è quella al Teatro Olimpico di Vicenza, il primo al coperto della storia dell’umanità. Poi sono legato a tante persone che ho incontrato e mi dà sempre una forte emozione lavorare con Marco Giallini perchè quando sei al suo fianco senti il talento che pulsa”.

Facciamo un passo indietro nel tempo fino al 1989 quando sei stato tra i protagonisti di Classe di Ferro. Che ricordo hai?

“E’ la mia giovinezza, allora per fare una serie ci volevano 6-8 mesi, avevo appena finito il liceo e fatto due anni all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica. Mi sono trovato con persone poco piu’ grandi di me ma che hanno finito per diventare quelle che ho visto di piu’ in quel periodo. Rocco Papaleo, Giampiero Ingrassia, Paolo Sassanelli sono diventati delle presenze quotidiane importanti, come gli amici che frequentavo al bar a Firenze. Era piu’ il tempo in cui ridevamo che quello in cui lavoravamo (ride). E’ stata un’esperienza bellissima e anche faticosa, poi ho potuto recitare con Ciccio Ingrassia che in Classe di ferro aveva recitato una parte insieme a suo figlio, vedere grandi attori che hanno fatto la storia della commedia italiana come Tiberio Murgia. E’ stato un punto di contatto tra me che ero molto giovane e attori che sarebbero di lì a poco scomparsi ma che avevano fatto il grande cinema”.

Quali sono i prossimi progetti che hai in programma?

“Tra maggio e giugno 2020 inizieranno le riprese della quarta stagione di “Rocco Schiavone” mentre a marzo sarò in scena a Siena con uno spettacolo teatrale che si chiama “L’uomo sottile”, con un testo di Sergio Pierattini”.

Cosa ti auguri per questo 2020 che sta per iniziare?

“Mi auguro di continuare così, è un periodo molto bello della mia carriera, sono soddisfatto di quello che sto facendo e spero di raccogliere ciò che ho seminato in questi anni”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Massimo Reale

 

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