Intervista con Francesco Branchetti, regista e protagonista dello spettacolo teatrale “Un grande grido d’amore”

Francesco Branchetti torna sul palcoscenico insieme a Barbara De Rossi con uno spettacolo tutto nuovo, in scena dal 10 gennaio a Treja (Mc) e poi in tutta Italia, dal titolo “Un grande grido d’amore” di Josiane Balansko con la traduzione di Davide Norisco e la regia dello stesso Branchetti.

Al centro della vicenda i protagonisti Gigì Ortega e Hugo Martial, attori e coppia famosissima anni prima, fino all’abbandono delle scene da parte di lei e il conseguente declino della carriera di lui. La rinuncia improvvisa di un’attrice, protagonista con Martial di uno spettacolo pronto al debutto, fornisce all’agente il pretesto per tentare di formare di nuovo la mitica coppia e garantire il successo dello show. Da qui una serie di stratagemmi e imbrogli per convincere gli attori a tornare insieme e una serie di esilaranti situazioni ed equivoci in un’atmosfera spesso deflagrante, ricca di suspense ma anche di tenerezza.

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Francesco com’è nata l’idea di portare in scena questo testo?

“L’idea è nata la scorsa stagione quando stavamo cercando un testo che fosse una commedia un po’ diversa, di grandissima qualità e che raccontasse storie e psicologie dei personaggi. Sono diversi anni che io e Barbara lavoriamo insieme, il primo spettacolo è stato Medea nel 2014, cui è seguito Il bacio, Coro di donna e uomo, Il diario di Adamo ed Eva. La scelta è finita su “Un grande grido d’amore” di Josiane Balansko. E’ un testo scritto molto bene che unisce alla comicità la capacità di far conoscere un mondo fascinoso come quello del teatro e far vedere il dietro le quinte agli spettatori attraverso una storia che racconta l’allestimento di uno spettacolo teatrale, dalle prove al debutto, e la vita degli attori, del regista, dell’agente teatrale”.

Lei non è solo regista dello spettacolo ma anche protagonista maschile. Cosa ci racconta riguardo al suo personaggio?

“Hugo Martial è un attore che vive una fase di declino della sua carriera e ritrova in questo allestimento teatrale una sua vecchia fiamma, Gigì. La coppia si riunisce e riaffiorano ansie, paure, malesseri, malinconie, litigate di un tempo. E’ una storia di un amore ma anche dello scontro quotidiano di due fortissime personalità”.

Uno spettacolo che racconta con ironia anche le frustrazioni e i difetti degli attori del teatro…

“E’ uno spettacolo esilarante perchè racconta i difetti delle star con una spietatezza assoluta, in una chiave comica, divertente e di grande acume psicologico. Hugo è un vero attore, come erano e come sono gli attori del teatro in cui sono cresciuto e che ho conosciuto studiando alla Bottega di Gassman. Ora con il fiorire dei teatri l’accesso è estremamente piu’ facile, ci sono tante persone che recitano, ma ogni compagnia è un teatro a sè ed è molto difficile riconoscersi in tante tipologie diverse. Sicuramente è un bene che ci siano, ma gli attori che raccontiamo sono quelli del teatro classico, delle tournèe, non off”.

A quali progetti sta lavorando?

“In questo momento la stagione è talmente piena di spettacoli e lavori che non ho tempo di pensare al futuro”.

Cosa si augura per il 2020?

“Mi auguro, al di là del teatro, che sia un anno di serenità e giustizia all’interno della vita di tutti i giorni, sia lavorativa che sociale, perchè siamo continuamente esposti a ingiustizie di tutti i tipi o le osserviamo. Spero quindi di vederne meno nel 2020”.

di Francesca Monti

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