Intervista con Simona Cavallari, in tv nella serie “Don Matteo 12” e a teatro con “Mi amavi ancora”: “Mi piacerebbe tornare sul grande schermo con un film che racconti una bella storia”

Simona Cavallari è indubbiamente una delle attrici piu’ brave del panorama italiano, capace di trasmettere emozioni attraverso le sue interpretazioni e di arrivare al cuore degli spettatori, come accaduto ad esempio con il vice questore Claudia Mares in “Squadra Antimafia” e con tanti altri ruoli.

Nel corso della sua carriera ha preso parte a film e fiction di successo e ora, a quasi sei anni di distanza dall’ultima serie che l’ha vista protagonista, “Le mani dentro la città”, torna sul piccolo schermo in una puntata di “Don Matteo 12”, interpretando una madre che ha un rapporto conflittuale con la figlia adolescente. L’attrice è anche impegnata a teatro con lo spettacolo “Mi amavi ancora” insieme ad Ettore Bassi e ha recentemente prestato la voce al docufilm “African Dreamers”.

In questa piacevole chiacchierata Simona Cavallari ci ha parlato inoltre dell’incontro speciale con Rita Borsellino, della passione per i viaggi e in particolare per Cuba, ma anche del desiderio di tornare al cinema con un bel film.

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Simona, a quasi sei anni di distanza da “Le mani dentro la città” ti vedremo finalmente di nuovo in una serie tv. Ci puoi raccontare qualcosa sul personaggio che interpreti in “Don Matteo 12”?

“Interpreto il ruolo di una mamma che ha molti conflitti con la figlia adolescente con cui ha un rapporto travagliato. E’ una donna malata di Alzheimer precoce e sarà al centro di un giallo che non posso svelare, in cui la figlia ad inizio puntata viene colpita e si pensa che sia morta, in realtà non lo è. Gli indizi saranno tutti contro il mio personaggio ma poi si scoprirà la verità”.

Come ti sei trovata sul set di questa serie storica che festeggia 20 anni?

“Mi sono trovata benissimo. Sono felice di aver preso parte a una serie così amata dal pubblico. Da sempre desideravo conoscere Nino Frassica che è un mito per me ed è stato bello scoprire che è una persona dolce, vera, un’anima bella proprio come appare in tv. Lo stesso discorso vale per Terence Hill, un grandissimo attore che da sempre stimo molto”.

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Sei impegnata anche a teatro con lo spettacolo “Mi amavi ancora” insieme ad Ettore Bassi. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“E’ uno spettacolo che ha avuto successo già nella passata stagione, è un testo veramente bello di uno sceneggiatore francese che si chiama Florian Zeller, con la regia di Stefano Artissunch. Io interpreto un medico, Anne, a cui muore il marito (Ettore Bassi) che si chiama Pierre ed è uno scrittore. Siccome la loro storia d’amore era molto intensa, guardando tra le carte ad Anne viene il dubbio che in realtà fosse un uomo dalla doppia personalità e che l’abbia tradita. Così va alla ricerca di questa verità. E’ uno spettacolo molto drammatico, in cui sono sempre in scena, che mi ha dato grandi soddisfazioni e non vedo l’ora di riprendere a breve”.

Recentemente hai preso parte al corto “U Muschittieri” di Vito Palumbo interpretando la madre del giudice antimafia Giovanni Falcone. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza bellissima, soprattutto dal punto di vista umano. Per me che ho sempre lavorato nell’ambito della giustizia interpretare la mamma di Falcone è stato quasi come chiudere un cerchio. Ho potuto conoscere la sorella Maria che è una persona eccezionale. Questo corto ha girato molti Festival importanti, ma diciamo che l’esperienza umana è quella che piu’ mi interessa nel mio lavoro e da quel punto di vista mi sento una persona molto fortunata per gli incontri che ho fatto”.

Tra questi incontri speciali ce n’è uno che porti nel cuore?

“Rita Borsellino, la sorella del giudice Paolo. Eravamo ad un Festival dove c’erano grandi personaggi della televisione che però avevano sempre un certo distacco umano. Rita invece fino alle tre di notte è rimasta a mangiare il pesce con le mani insieme a noi ma allo stesso tempo si parlava di cose importanti. Mi è rimasta nel cuore. Personalità come Maria Falcone o Rita Borsellino ti colpiscono per la loro forza. A volte pensi che chi ha avuto un dramma così grande in famiglia sia pieno di rabbia e rancore, invece sono persone ancora aperte alla vita e questo ti dà speranza nel futuro”.

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Tornando alle serie televisive, indubbiamente uno dei personaggi da te interpretati che sono rimasti nel cuore del pubblico è il vicequestore Claudia Mares nella serie “Squadra antimafia – Palermo oggi”. Cosa ti ha lasciato quel ruolo?

“E’ stato il personaggio a cui ho dato di piu’, arrivavo dalla separazione con Daniele (Silvestri, ndr), avevamo due figli piccoli, dopo 11 anni insieme quella che era la mia famiglia si era rotta, quindi quando ho iniziato a girare la serie ero molto sofferente. Ricordo che piangevo sempre, la truccatrice doveva rifarmi il trucco 3-4 volte durante la giornata. Il fatto che la gente si ricordi ancora di Claudia Mares dopo tanto tempo e che sia rimasto nell’immaginario comune mi ha fatto capire che quando metti il cuore in quello che fai, qualsiasi cosa sia, come mi ha insegnato anche mio padre che aveva un bar, alla gente arriva. Ho cercato di mettere nel personaggio tutto quello che sentivo dentro di me, tutta la sofferenza, e questo artisticamente ha colpito le persone. Poi mi sono anche divertita nella follia di quel periodo a guidare le moto, a stare con la polizia dentro le volanti, ad andare a sparare al poligono, ho imparato cose che non sapevo fare. E’ stata un’esperienza che mi ha regalato tanto”.

Sei una delle voci del docufilm “African Dreamers”, che racconta la storia in un passaggio di vita di cinque ragazze africane. Come sei stata coinvolta in questo interessante progetto?

“Il fotografo e regista Alessandro Rocca, che è uno dei fondatori del progetto, mi ha contattato su Facebook emi ha mostrato una parte del corto. Così ho deciso di partecipare e ho coinvolto altre mie amiche. La generosità che si può toccare, che non è nelle grandi cifre mi ha sempre interessato. Ho cercato nella mia vita di aiutare le persone in difficoltà che avevo intorno a me, i grandi gesti di generosità non si sa mai dove vanno a finire, vedere invece concretamente che fai qualcosa per un’altra persona è una bella soddisfazione”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“A parte “Mi amavi ancora” abbiamo fatto una data pilota di uno spettacolo di Dacia Maraini che si chiama “Confessioni di una prostituta con il suo cliente”, un testo a due molto forte che ho portato in scena con Marco Rossetti e che porteremo in primavera a Roma, al Teatro Quirino. Recitare in uno spettacolo tratto da un testo di una scrittrice che ho sempre ammirato in un periodo storico in cui le donne sono sempre tartassate, in un paese un po’ maschilista come l’Italia, mi ha dato la possibilità di dare voce a qualcosa in cui credo, cioè alla forza delle donne, che quando sono in difficoltà trovano sempre il modo per uscirne”.

Sappiamo che sei appassionata di viaggi. Qual è il Paese che ti è rimasto nel cuore e quello in cui vorresti andare?

“Sono stata in paesi bellissimi come il Costa Rica che ha una natura incontaminata eccezionale o il Madagascar che è stupendo ma l’unico posto dove sono tornata diverse volte e che mi viene in mente se penso a un viaggio è Cuba, sia per le persone stupende, sia per la cultura che si respira, per l’attenzione all’essere umano. Mi piacerebbe anche vedere l’aurora boreale. Tra le prossime mete potrebbe esserci anche l’Australia in quanto mio figlio maggiore andrà a studiare lì per un anno”.

Cosa ti auguri per il 2020?

“Avendo due figli adolescenti, che vedo sofferenti per il momento storico e per l’età che hanno, mi auguro un po’ di serenità per loro e di riflesso anche per me. Poi, visti questi tempi di guerra che sembrano prospettarsi, spero ci sia un po’ di pace per tutti, in ogni senso. Professionalmente spero di tornare alla grande con qualcosa di interessante”.

C’è qualcosa in particolare che ti piacerebbe fare?

“E’ tanto tempo che non lavoro al cinema, mi piacerebbe tornare sul grande schermo con un film che racconti una bella storia”.

di Francesca Monti

credit foto Marzia Ferrone

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