Intervista con Marina Tagliaferri, protagonista di “Un Posto al Sole”: “Mi piace l’onestà di Giulia Poggi, verso gli altri ma soprattutto verso se stessa”

Solare, generosa, spontanea, eclettica: Marina Tagliaferri dal 1996 dà il volto a Giulia Poggi, amatissima protagonista di Un Posto al sole, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,40 su Rai 3.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Marina Tagliaferri, parlando di Giulia, ma anche del ruolo sociale della soap, di cucina, dell’emozione che ha provato doppiando Meryl Streep e del suo sogno di fare un musical.

Marina, da 24 anni dà il volto a Giulia Poggi, uno dei personaggi storici e molto amati di “Un Posto al sole”. Cosa le piace maggiormente di Giulia e c’è qualche tratto in cui si rivede?

“Questi personaggi sono stati scritti dai nostri fantastici autori e creatori con determinate caratteristiche che l’attore deve interpretare seguendo le indicazioni. Quando, come in questo caso, una soap esiste quasi da un quarto di secolo il personaggio acquisisce quella parte invisibile ma presente dell’attore, quindi Giulia e Marina si sono fuse diventando una sola cosa. Ci sono caratteristiche che amo di lei, ma siamo anche diverse per certi aspetti. Giulia è una mamma io invece non lo sono, quindi la parte privata è differente, ma ad esempio quando ha adottato Niko ho studiato la sensazione che io stessa avrei provato se mi fossi trovata in quella situazione. Di Giulia mi piace l’onestà verso gli altri ma soprattutto verso se stessa, è un valore importante che ho sottolineato involontariamente nel personaggio”.

Attraverso Giulia, che è un assistente sociale, Un Posto al sole ha affrontato molte tematiche attuali e importanti, dalla violenza sulle donne all’alcolismo, dagli affidi alle truffe amorose via web, mostrando di avere una forte valenza sociale. C’è stato qualche spettatore che le ha scritto dicendo di aver trovato il coraggio di reagire e uscire da situazioni difficili vedendo la soap? 

“Certamente. Posso citare due eventi. Per quanto riguarda la violenza sulle donne a Napoli è stata creata una task force che riguarda polizia, psicologi, medici, assistenti sociali, dove sono stati fatti corsi preparatori. Durante la consegna degli attestati, essendo la madrina di questa manifestazione, a un certo punto si è avvicinata una vera assistente sociale e mi ha raccontato la storia di una donna da lei seguita, vittima di violenza da parte del marito, che avrebbe voluto fuggire via ma che era bloccata dalla paura finchè ha trovato il coraggio di andarsene con i figli. Quando gli assistenti sociali che l’hanno aiutata le hanno fatto alcune domande per avere un quadro della situazione questa donna ha spiegato che vedeva Un posto al sole e un giorno si è detta che come accaduto nella storia raccontata dalla soap anche lei poteva riuscire ad uscire da quel dramma. Pensa che responsabilità. L’altro evento è relativo alle truffe amorose e mi riguarda direttamente perchè mi ha scritto una donna per ringraziare me e gli autori che hanno trattato questo tema in quanto era caduta senza accorgersene in una truffa amorosa e vedendo la soap le si è acceso un file, essendo quasi identico il copione e la metodologia. Così ha deciso di sporgere denuncia alla polizia postale. Questo prova che siamo utili, noi attori indirettamente perchè recitiamo dei copioni scritti da altri. Abbiamo mediamente tre milioni di spettatori che ci seguono e se Un posto al sole esiste da 24 anni un motivo ci sarà”.

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Che ricordo ha del provino per Un Posto al Sole?

“Il provino è stato fatto con il mitico Bruno Nappi che è un regista ma non sapevo nemmeno che lo fosse e mi fece da spalla. Fui chiamata perchè uno degli australiani che stava visionando i video dei casting per Un Posto al Sole, che è una soap tratta dalla serie australiana Neighbours, vide su un altro monitor alcune scene de I Ragazzi del muretto che avevo inviato per un altro progetto realizzato dalla stessa produzione e disse di contattare quell’attrice. Quindi sono andata a fare il provino e mi hanno presa”.

Com’è stato invece il primo giorno sul set?

“Il primo giorno di set facemmo una cosa molto bella. Gli australiani organizzarono una giornata di simulazione nel senso che non era detto che quel prodotto sarebbe stato usato per la soap. E quel giorno ci fu uno dei piu’ grossi temporali della storia napoletana. Nella prima location esterna che era Villa Lauro c’era uno slargo molto bello con una porticina che a quell’epoca nella scenografia corrispondeva alla casa di Raffaele. Non giravamo all’interno ma in quel luogo erano contenuti degli oggetti tra cui una vasca da bagno con i quattro piedi. In pochi minuti scese tanta di quell’acqua che io, Patrizio Rispo e la sarta ci rifugiammo dentro la vasca e arrivò a salvarmi il fonico, io indossavo un tailleur e uscii abbracciata alle sue spalle con la gonna tirata su. Quindi puoi immaginare la scena (ride). La prima esterna ufficiale invece, come accade spesso nelle serie, è stata un funerale, era agosto, faceva un caldo pazzesco, abbiamo girato dentro questo cimitero. Sono ricordi avventurosi ma belli”.

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Nelle puntate attualmente in onda vediamo Giulia alle prese con la cagnolina Bricca…

“E’ la mia cagnolina, sta con me da anni, è molto brava. Gli autori ci fanno fare spesso degli spot contro l’abbandono degli animali ma questa volta il messaggio che mandiamo è ancora piu’ forte perchè Bianca ha adottato un cane non di razza ma una bastardina che è anche anziana”.

Un tratto che sicuramente non avete in comune è la passione per la cucina. Giulia non sa cucinare, o almeno così dicono i suoi famigliari, mentre lei ha scritto un libro di ricette dal titolo “Un posto…a tavola”. Cosa ci racconta a riguardo?

“E’ vero, Giulia non può toccare una pentola senza far danni… è stata una decisione degli autori. Un giorno mi trovavo a Verona dov’ero stata invitata per alcune letture per bambini e mi sono trovata a pranzo al ristorante con degli editori e uno di loro ha fatto la battuta dicendo: certo che questa è roba buona, mica l’ha cucinata Giulia Poggi. Allora siccome io amo cucinare ho detto: peccato perchè Marina invece se la cava bene in cucina. Così un editore mi ha chiesto perchè non scrivessi un libro. Dopo qualche mese mi han contattata e ho accettato di pubblicare questo libro di ricette ed è stata un’esperienza bellissima”.

Come ha scelto le ricette da pubblicare?

“Sono andata in libreria e ho visto che praticamente tutti avevano pubblicato delle opere di cucina, quindi ho cercato di trovare un’idea originale e ragionando mi sono resa conto che una ricetta diventa tale quando viene ripetuta nel tempo. A volte infatti riproponiamo piatti realizzati da una zia, da una nonna. La parola chiave è stata quindi memoria e l’ho divisa in tre binari: quello italiano perchè ci sono tante storie legate alle ricette; la memoria della mia famiglia, dei miei genitori, raccontando i momenti trascorsi insieme in cucina a Natale o a Pasqua; il terzo binario è il mio, sono ricette che non ho inventato ma che ho conosciuto e imparato poichè per 15 anni ho fatto spettacoli teatrali girando tutta l’italia, e ringrazio questo lavoro perchè ho avuto modo di conoscere anche posti piccoli e bellissimi del nostro Paese. Così ho portato con me ricordi e appunti legati a quei momenti, dalla cucina della mamma del fonico che preparava i passatelli, a Carmelo Bene che mi ha spiegato come è fatta la ribollita o a Giancarlo Sbragia che mi ha portato a mangiare i tortelli di zucca. Ho diviso il libro in quattro stagioni, ognuna suddivisa in capitoletti, che affrontano diversi temi, dalla tavola apparecchiata al mercato di stagione e poi ci sono i capitoli di cucina con i primi, i secondi, i dolci, ma anche i fritti, i formaggi, il pane e ho creato questo libro di 400 pagine e mi sono divertita tanto. Mi piace scrivere e se ci fosse la possibilità vorrei ripetere questa esperienza”.

Lei è anche doppiatrice ed ha doppiato uno dei miti del cinema internazionale: Meryl Streep. Che emozione è stata?

“Ho sempre avuto due miti, Meryl Streep, la mia attrice di riferimento da quando ero ragazza e Maria Pia Di Meo, che la doppiava ed è bravissima. Mi hanno chiesto di fare il provino, l’ho vinto e ho doppiato Meryl in “Dove eravamo rimasti” e poi mi sono alternata con Maria Pia doppiandola ne “Il ritorno di Mary Poppins”, in cui ho anche cantato perchè le canzoni non erano in lingua originale quindi ho fatto sia voce che canto ed è stato bellissimo. Meryl aveva tre accenti, russo, spagnolo e francese e mi sono divertita tanto. In “Panama Papers” che racconta lo scandalo delle assicurazioni americane, la Streep interpreta invece due personaggi, uno molto simile a lei nella realtà e un’altra col nasone, col vocione e un accento spagnolo, quindi ho dovuto cambiare due-tre volte voce. L’emozione piu’ grande è stata quando sono entrata per la prima volta in sala doppiaggio in punta di piedi pensando che sarei stata la voce italiana del mio mito. Ho visto e rivisto tutti i suoi film molte volte e ascoltato il doppiaggio e sono contenta di aver avuto questa opportunità. Seguire vocalmente la Streep nelle sue interpretazioni può sembrare difficile, in realtà non lo è perchè ti conduce per mano”.

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Ne “Il ritorno di Mary Poppins” ha recitato e cantato, le piacerebbe fare un musical?

“E’ sempre stato il mio sogno ma non si è ancora realizzato. Volevo fare il musical all’inizio della mia carriera, ai tempi però c’erano solo Garinei e Giovannini con cui ho fatto un provino ma ero inesperta. Pochi sanno che un’altra mia grande passione è il romanesco, sono una di quelle che ha fatto tante serate su Trilussa e Belli e abbiamo realizzato anche un libro che si chiama Sonetti in cui io e altri colleghi del doppiaggio abbiamo inciso 1250 sonetti che sono stati sonorizzati mettendo in sottofondo i suoni di quello che c’era intorno a chi parlava, come il vento, le campane di Roma, le voci del mercato. Da ragazza avrei voluto recitare in Rugantino ma gli anni sono passati… chissà che non riesca a interpretare la moglie di Mastro Titta (sorride)”.

Cosa ci racconta invece riguardo la sua passione per il romanesco?

“Nel 1978 ho recitato con Giancarlo Sbragia e Valentina Fortunato ne Il Commedione di Diego Fabbri che racconta la vita di Giuseppe Gioacchino Belli, uno spettacolo bellissimo che abbiamo portato nei teatri per quasi due anni dove ho interpretato il ruolo di Amalia Bettini, un’attrice dell’Ottocento realmente esistita di cui Belli si era innamorato. Lei poi lascerà la sua carriera per sposare un medico. Per prepararmi al meglio sono andata da sola con la lente di ingrandimento alla Biblioteca dei testi particolari, alla Biblioteca nazionale, perchè all’epoca non c’era internet, ricopiando a penna sui fogli di carta tantissime lettere che si sono scritti Belli e Amalia ed è stato interessantissimo conoscere la vita di un’attrice dell’Ottocento. Il mio amore per questo poeta risale però a quando frequentavo la seconda o terza media perchè nella mia antologia c’era un suo sonetto intitolato Er caffettiere filosofo, uno dei miei preferiti. Vi consiglio di leggerlo”.

Come sta vivendo l’attuale situazione legata all’emergenza coronavirus?

“Stiamo vivendo qualcosa che purtroppo rimarrà nella storia, come una guerra mondiale. Dopo questa pandemia non si potrà tornare indietro, ma dovremo usare delle differenti metodologie di sicurezza, di valutazione, anche dal punto di vista europeo. L’Italia ha bisogno di ritrovare la propria identità, un modo diverso di vivere, di lavorare, di sfamare le proprie famiglie. Essendo un problema di portata globale anche quando tutto sarà finito dovremo comunque mantenere delle precauzioni”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Marina Tagliaferri/Un Posto al sole

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