Intervista con Arjola Dedaj ed Emanuele Di Marino, la Coppia dei Sogni dell’atletica leggera azzurra

La passione in comune per lo sport, una bellissima storia d’amore coronata dalla nascita del piccolo Leonardo e l’obiettivo di far conoscere la disabilità e lo sport paralimpico per far capire che nulla è impossibile e che si possono abbattere le barriere, soprattutto mentali, che ancora esistono. Arjola Dedaj ed Emanuele Di Marino sono la Coppia dei Sogni dell’atletica leggera azzurra. Due grandi campioni, dentro e fuori dalla pista, che fanno parte della Nazionale Italiana Paralimpica e che hanno realizzato il sogno di partecipare ai Giochi di Rio 2016.

Arjola ha esordito in maglia azzurra nel 2014 a Swansea ai Campionati Europei vincendo due medaglie d’argento nel salto in lungo e nei 200 metri, e una di bronzo nei 100 metri. Ai Mondiali di Londra 2017 ha conquistato un oro nel salto in lungo.

Anche Emanuele ha debuttato in Nazionale nel 2014 ai Campionati Europei di Swansea arrivando terzo nei 400 metri. Ai Mondiali di Londra 2017 ha invece vinto un bronzo nei 400 metri e un argento nella staffetta 4×100.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Arjola ed Emanuele di come si sono avvicinati all’atletica leggera, del sogno di prendere parte a Tokyo 2021 e di cosa è necessario ancora fare per superare quegli assurdi pregiudizi che ancora purtroppo esistono nei confronti della disabilità.

Dedaj - Dimarino

Ci raccontate com’è nato il progetto La Coppia dei Sogni (sito: https://lacoppiadeisogni.it/), che ha anche uno scopo sociale?

Emanuele Di Marino: “Il progetto La coppia dei sogni è nato prima dei Giochi di Rio 2016 e aveva come obiettivo iniziale quello di partecipare insieme alla nostra prima Paralimpiade, un sogno per ogni atleta. Per fortuna ci siamo riusciti, con tanta fatica perchè i posti a disposizione sono sempre pochi e devi lottare per ottenerli. E’ stata un’esperienza indimenticabile. Vivere insieme quelle grandi emozioni è stata la medaglia piu’ bella, perchè il palcoscenico olimpico è simile a quello dei Mondiali ma c’è un’atmosfera indescrivibile e una maggiore pressione in quanto i Giochi si svolgono ogni quattro anni”.

Arjola Dedaj: “Subito dopo Rio 2016 abbiamo deciso di ingrandire questo progetto cercando di far conoscere la disabilità e lo sport paralimpico tramite la nostra esperienza di vita e di sportivi, per far capire che nulla è impossibile e che si possono abbattere le barriere anche mentali che sono ancora presenti soprattutto in quelle persone che non hanno mai vissuto la disabilità o non ne hanno conoscenza”.

sogni

Come vi siete avvicinati allo sport?

Arjola Dedaj: “Io ho iniziato con la danza per passione, poi ho praticato il baseball per ciechi venendo a conoscenza di questo sport grazie all’Istituto dei Ciechi di Milano, quindi mi è stato proposto di fare atletica leggera e i risultati sono arrivati velocemente, così dopo aver capito quale fosse la specialità per la quale ero piu’ portata ho abbracciato la mia terza disciplina sportiva”.

Emanuele Di Marino: “Il mio è stato un percorso piu’ lungo rispetto a quello di Arj, perchè sono nato con una malformazione alla gamba sinistra, denominata piede torto, sono stato sottoposto ad un’operazione importante quando ero piccolo e nonostante i medici avessero incoraggiato i miei genitori a farmi fare sport allo stesso tempo dicevano che probabilmente non sarei mai riuscito a correre. Invece la corsa è stata utile per cercare di abbattere questo ostacolo che mi sembrava quasi insormontabile e tra i 17 e i 18 anni mi sono avvicinato all’atletica. Un giorno ho accompagnato mio fratello al campo e vedendo gli altri ragazzi che praticavano questo sport me ne sono innamorato. All’inizio non è stato facile perchè avevo difficoltà motorie e coordinative. Per fortuna i miei genitori, che sono laureati in Scienze Motorie e sono stati insegnanti di educazione fisica e anche di atletica, mi hanno aiutato e pian piano sono entrato a far parte del mondo paralimpico iniziando a partecipare alle prime gare regionali”.

Qual è la medaglia a cui siete piu’ legati tra quelle vinte finora?

Emanuele Di Marino: “Ce ne sono due, entrambe conquistate ai Mondiali di Londra 2017. La prima nei 400 metri perchè era una medaglia di bronzo totalmente inaspettata in quanto gareggiavo e gareggio in una categoria accorpata con due disabilità diverse e la mia è sempre quella un po’ svantaggiata rispetto all’altra. Inoltre erano quasi dieci anni che un atleta della mia categoria non saliva sul podio iridato ed è stata una bella soddisfazione. Nella stessa manifestazione è stato emozionante vincere l’argento nella staffetta 4×100 con i miei compagni Simone Manigrasso, Riccardo Bagaini e Andrea Lanfri. E’ l’unica gara di squadra nell’atletica che è uno sport individuale, ed è stato emozionante condividere la medaglia con loro”.

Arjola Dedaj: “L’oro che ho vinto ai Mondiali di Londra 2017 nel salto in lungo, nel corso dell’anno ero sempre stata prima nel ranking e spesso mi confrontavo con Emanuele perchè sentivo la pressione e la responsabilità di ottenere un risultato importante. Alla fine sono riuscita a mantenere la calma e a vincere la gara”.

Emanuele, poche settimane fa ti sei laureato in Giurisprudenza. Ci racconti le emozioni vissute quel giorno?

“E’ stato un percorso lungo che avrei potuto finire anche prima. La carriera sportiva ha rallentato per un paio d’anni lo studio, poi la nascita di Leo ha fatto scattare la molla per finire gli ultimi quattro esami e mi sono reso conto che soprattutto il diritto sportivo mi piace molto. Infatti nella discussione di laurea ho portato una tesi sul diritto penale nello sport, la commissione è stata contenta e curiosa di questo argomento ed è stato un bellissimo giorno e una gioia che ho regalato ai miei genitori perchè ero l’unico in famiglia non ancora laureato”.

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Il prossimo obiettivo sono i Giochi Paralimpici di Tokyo 2021…

Emanuele Di Marino: “E’ stato giusto rinviare i Giochi di un anno perchè la situazione è insostenibile e la salute è la cosa piu’ importante. Noi innanzitutto dobbiamo essere convocati, ci sono selezioni serrate quindi dobbiamo cercare di migliorarci e ottenere una buona posizione nel ranking mondiale. Personalmente ad oggi ho ancora gare accorpate e quindi sarà complicato conquistare una medaglia ma l’importante è avere la possibilità di partecipare entrambi alla nostra seconda Paralimpiade, perchè sarà un’esperienza bellissima”.

Un sogno nel cassetto che vorreste realizzare in futuro…

Emanuele Di Marino: “A livello personale il sogno era quello di avere un figlio e con la nascita di Leo lo abbiamo realizzato, ora puntiamo ad essere una famiglia serena e tranquilla. A livello sportivo una volta terminata la carriera mi piacerebbe lavorare nell’ambito federale”.

Arjola Dedaj: “I sogni sono tanti, quello imminente è riuscire ad andare a Tokyo 2021. Non è semplice, soprattutto per noi donne che siamo anche mamme e oltre alla carriera abbiamo l’aspetto famigliare da portare avanti. E’ un impegno e una responsabilità maggiore perchè cambiano le priorità. Ci vuole tanta forza, organizzazione e spirito di sacrificio per tagliare questo traguardo”.

Arjola, come riesci a gestire sport e famiglia?

“Non è stato facile, soprattutto lo scorso inverno quando abbiamo fatto una preparazione impegnativa sia dal punto di vista fisico sia organizzativo. Poi è arrivata questa emergenza e le Olimpiadi sono state rimandate, era inevitabile perchè bisogna dare importanza prima alla salute delle persone e poi allo sport che è aggregazione, è festa e quindi non era opportuno disputarle a luglio. Se una donna facesse solo l’atleta  guadagnando abbastanza per potersi organizzare sotto diversi aspetti potrebbe portare avanti la famiglia senza problemi, per il mondo paralimpico in Italia non c’è ancora questa possibilità, sia perchè dobbiamo fare altri lavori per vivere sia perchè la vita sportiva non prevede retribuzione e riconoscimenti adatti. Così siamo obbligati a trovarci una seconda occupazione avendo meno tempo da dedicare ai nostri figli”.

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Ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016 finalmente c’è stata una maggiore attenzione da parte dei mass media nei confronti del movimento paralimpico, ma persistono ancora dei pregiudizi. Cosa manca per fare un ulteriore passo in avanti?

Arjola Dedaj ed Emanuele Di Marino: “I Giochi di Londra 2012 e Rio 2016 sono stati importantissimi per la crescita dell’interesse mediatico nei confronti dello sport paralimpico, anche grazie ad alcuni atleti come Oscar Pistorius che, sportivamente parlando, ha fatto tanto per il nostro movimento ed è stato il primo ad abbattere la barriera dello sport con i normodotati. Inoltre in Italia il Presidente Pancalli, che è una grandissima persona e un amico, è riuscito a far riconoscere il CIP come ente pubblico. Purtroppo però ci sono alcuni pregiudizi che fanno parte della nostra cultura e non sono semplici da eliminare. Bisognerebbe innanzitutto affrontare l’argomento nelle scuole, facendo capire ai ragazzi che la disabilità non è qualcosa che differenzia una persona ma è semplicemente una sua caratteristica. In alcuni Paesi come l’Inghilterra c’è una mentalità diversa e un paralimpico non viene visto come un atleta di serie b. In Italia invece c’è ancora questa differenza. Un esempio: prima dell’ultimo decreto ministeriale in cui sono stati sospesi giustamente gli allenamenti perchè la salute è la priorità, veniva data la possibilità agli atleti di interesse nazionale di allenarsi negli impianti sportivi a porte chiuse, con le dovute misure di sicurezza. Da poco mi ero laureato a Napoli e vista la situazione che c’era a Milano abbiamo deciso di rimanere a Salerno, dove ci troviamo ancora adesso. Nonostante abbiamo mostrato la lettera della Federazione in cui si attesta che siamo atleti di interesse nazionale l’amministrazione non ci ha dato la possibilità di accedere al campo. Penso che se fossimo stati atleti olimpici probabilmente avrebbero fatto un’eccezione. Quando accadono queste cose rimani male perchè senti di non essere trattato come un atleta”.

A livello legislativo invece secondo voi cosa si potrebbe fare?

Emanuele Di Marino: “L’arruolamento degli atleti paralimpici all’interno delle Forze Armate sarebbe un altro passo importante per far capire alla gente che anche noi siamo atleti professionisti, ci alleniamo sei giorni alla settimana, due volte al giorno, l’impegno e la competitività sono le stesse di un olimpico. Io faccio parte delle Fiamme Azzurre ma non sono arruolato e quindi non percepisco lo stipendio. L’Italia a livello previdenziale per quanto riguarda in generale i disabili è abbastanza avanti rispetto ad altri Paesi, ma si potrebbe fare di piu’ come aumentare la pensione per chi ha una disabilità superiore al 74%”.

di Francesca Monti

credit foto sito La Coppia dei Sogni

 

 

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