Intervista con Barbara Chichiarelli, protagonista di “Favolacce” nel ruolo di Dalila: “Grazie a questo personaggio ho avuto la possibilità di lavorare in sottrazione e di utilizzare il mio corpo come mezzo di espressione”

Barbara Chichiarelli è tra i protagonisti del film “Favolacce”, opera seconda dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, premiata con l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura nell’ultima edizione del Festival del Cinema di Berlino.

Attrice talentuosa, umile e poliedrica, entrata nel cuore del pubblico con il personaggio di Livia Adami nella serie “Suburra”, capace di interpretare i ruoli piu’ disparati risultando sempre a fuoco e credibile, nel film dà il volto a Dalila, una donna sposata con Bruno e mamma di due figli modello, obbedienti, rispettosi e bravi a scuola.

“Favolacce”, disponibile on demand su Sky Primafila Premiere, TIMvision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten Tv, prodotto da Pepito Produzioni, Rai Cinema, Vision Distribution, è una favola nera, ambientata in una qualsiasi città del mondo, in cui vive una piccola comunità di famiglie. Un mondo apparentemente normale dove cova il sadismo dei padri e la rabbia dei figli, diligenti e disperati.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Barbara Chichiarelli parlando di “Favolacce” ma anche dell’esperienza nella serie “La Compagnia del Cigno” e del desiderio di interpretare dei personaggi che abbiano problemi fisici o mentali per sviluppare maggiormente la comunicazione delle emozioni attraverso la corporalità.

Barbara Chichiarelli foto scena Favolacce

Barbara Chichiarelli in “Favolacce”

Barbara, in “Favolacce” interpreti Dalila. Cosa ci racconti a riguardo?

“Dalila è un personaggio ricco di sfumature, è una mamma poco attenta verso i suoi due figli Dennis e Alessia e una donna sottomessa a suo marito Bruno”.

Come ti sei trovata sul set con i fratelli D’Innocenzo?

“E’ stato divertente perchè Fabio e Damiano sono molto simpatici e hanno un loro modo particolare di stare sul set, di dirigere il cast. Inoltre permettono agli attori di sperimentare, anche per quanto riguarda il mio personaggio è nato dalla sceneggiatura ma in parte è stato anche costruito insieme a Elio Germano che interpreta Bruno. Questo è stato importante perché ci ha dato una maggiore libertà e una minore pressione. E’ un film d’autore in cui viene raccontata la dimensione della noia che è una tematica molto attuale e sono davvero felice di aver avuto la possibilità di prendervi parte”.

Ci racconti le emozioni vissute alla presentazione di “Favolacce” al Festival del Cinema di Berlino?

“E’ stato bellissimo, per alcuni giorni mi sembrava di vivere un sogno, non mi rendevo conto di cosa stesse accadendo. Ero emozionatissima. E’ stata una sensazione indescrivibile vedere una sala così piena in un posto così speciale, con uno schermo gigante su cui è stato proiettato il film. Sono quelle esperienze che non si possono immaginare prima di viverle”.

Cosa ti ha affascinato maggiormente di Dalila?

“Sicuramente la possibilità di lavorare in sottrazione e di utilizzare come mezzo di espressione il mio corpo piu’ che la mia voce. C’è un gioco fisico attraverso cui passa la recitazione, dagli sguardi ai gesti, ho trovato molto stimolante questo tipo di lavoro perchè credo che le parole siano anche un po’ aleatorie e non riescano fino in fondo a far passare le emozioni e i concetti”.

“Favolacce” è on demand sulle piattaforme digitali. Pensi che questa strada possa essere una soluzione alternativa alla proiezione dei film nelle sale almeno fino a quando non sarà definitivamente conclusa l’emergenza sanitaria?

“Innanzitutto dobbiamo venire a patti con questo virus e con quello che ha generato e genererà. In questo momento non credo si possa tornare alla vita di prima ma penso sia opportuno pensare a forme alternative sia per distribuire i film sia per andare al cinema o a teatro, non escludendo a prescindere quella che era la vecchia forma ma affiancando un nuovo modo, lo smart working della nostra categoria. Basta avere solo l’intelligenza di iniziare a pensarci seriamente, senza escludere altre possibilità”.

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Barbara Chichiarelli in “Suburra”

Su Rai 2 viene riproposta la serie “La Compagnia del Cigno” in cui interpreti Antonia, la mamma di Rosario. Cosa puoi raccontarci riguardo questa esperienza?

“E’ stata molto interessante, avevo già avuto un assaggio di quello che potesse voler dire lavorare in una serialità quando ho interpretato Livia Adami in “Suburra”, un personaggio che porto nel cuore. E’ stato entusiasmante soprattutto perchè i ragazzi che sono protagonisti de “La Compagnia del Cigno” sono dei talenti mostruosi. Ivan Cotroneo è una delle persone migliori che conosca, sia da un punto di vista lavorativo che umano, ha messo il cast e la troupe a proprio agio. Inoltre ho avuto la possibilità di ascoltare gratuitamente un concerto suonato dal vivo da questi ragazzi fenomenali (sorride). Aspettiamo di poter finire di girare la seconda stagione, le cui riprese sono state interrotte a causa della pandemia”.

Quali altri progetti hai in programma?

“Ci sono progetti teatrali per quest’estate, incrociamo le dita sperando che si possano realizzare. Inoltre ho fatto un piccolo cammeo nel film “Maschile singolare” di Matteo Pilati e Alessandro Guida, in cui interpreto una pasticcera molto severa e poi sono nel cast della serie “Il silenzio dell’acqua 2″ che andrà in onda prossimamente su Canale 5”.

Tornando al cinema, ti abbiamo vista recentemente anche nel cast de “La Dea Fortuna” di Ferzan Ozeptek…

“Ferzan è veramente simpaticissimo, con le sue battute e quelle di Gianni Romoli ci siamo divertiti molto. Sono stata poco tempo sul set ma sono stati giorni intensi, c’era un bel clima, è stata un’esperienza bella e anche formativa. Vedere come lavorano Ozpetek e gli altri attori del cast è stata una scuola per me. Nel film interpreto un’infermiera che lavora in una struttura pubblica ed è sempre a contatto con il dolore”.

Un sogno nel cassetto…

“Ne ho tanti nel senso che alcuni riguardano il mio lavoro altri dei traguardi personali che vorrei raggiungere. Mi piacerebbe spaziare il piu’ possibile interpretando ruoli sempre diversi e stimolanti, riuscire a recitare anche senza parlare, magari dando il volto a personaggi con problemi fisici o mentali per sviluppare la parte corporale, penso a un Rain Man al femminile o a un sequel di Ragazze interrotte”.

Come hai trascorso queste giornate a casa?

“Dopo i primi giorni passati a leggere libri e quotidiani, mi sono messa a scrivere un soggetto per un film insieme a un collega, è stata una piacevole scoperta perchè non avevo mai scritto nulla prima d’ora, nemmeno un diario, e ho capito che non scrivo così male e che ho delle buone idee. Spero che questo progetto possa arrivare al cinema”.

di Francesca Monti

foto copertina crediti Alessandro Cantarini

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