Da giovedì 11 giugno sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay il film Abbi fede, diretto e interpretato da Giorgio Pasotti con Claudio Amendola, Robert Palfrader, Gerti Drassl, Aram Kian, Roberto Nobile, Giancarlo Martini, Lorenzo Renzi.
Prodotto da Cannizzo Produzioni, Greif Produktion, Sigma Film, Cineworld Roma, Dinamo Film e Rai Cinema, il film si ispira al lungometraggio danese Le mele di Adamo (“Adams æbler”) di Anders Thomas Jensen.
Realizzato anche con il sostegno di IDM Film Fund & Commission dell’Alto Adige, Abbi Fede è stato girato nelle zone altoatesine di Appiano, Soprabolzano e Collalbo e narra le vicende di Ivan, un sacerdote con una fortissima fede in Dio e nell’uomo.
La sua incrollabile convinzione viene messa alla prova dall’arrivo di Adamo, un neofascista assegnato alla sua comunità di recupero. La preparazione di uno strüdel di mele diventerà l’occasione per un teso braccio di ferro tra una visione positiva e una negativa del mondo, il tutto accompagnato dallo sguardo allucinato degli altri membri della comunità: lo sciatore alcolizzato Gustav, la problematica Sara e l’ex-terrorista Khalid.

Giorgio Pasotti alla sua seconda prova da regista realizza una commedia surreale e dolceamara, che riflette sulla necessità tutta umana di conservare sempre e comunque la speranza: “Il film “Le mele di Adamo” uscì nel 2005 e me ne innamorai, per l’epoca rappresentava bene la società scandinava ma non la situazione italiana. Oggi invece risulta molto attuale anche per l’Italia se pensiamo ai fatti che raccontano una società con estremismi politici e religiosi che riempiono le pagine di cronaca. Rispetto all’originale ho colorato un po’ il film rendendolo piu’ vicino alle nostre cifre, un po’ più ironico. L’idea è stata quella di spingere verso la direzione della commedia, a tratti grottesca, che rappresenta un linguaggio a cui il pubblico italiano è abituato. L’arte dovrebbe servire a stimolare una riflessione in ogni sua forma, con “Abbi fede” vorrei provare a fare questo, anche su temi profondi ma con ironia e intelligenza“, ha raccontato Giorgio Pasotti nel corso della virtual press conference.
Al centro della storia c’è la perenne lotta tra il bene e il male: “Ho cercato di rappresentare in ogni personaggio una parte di bene e una di male. Ivan ad esempio al suo interno ha un enorme conflitto, mi piace pensare a lui come un prete che dà la sua vita per recuperare quelle anime che ritiene essere un po’ perse, contrapposto alla convinzione cieca e un po’ ottusa delle ideologie di Adamo e Khalid. Ho cercato di non giudicare le persone ma di raccontare i dubbi ai quali non hanno ancora dato risposta“, ha proseguito Pasotti.
Ad interpretare Adamo c’è uno degli attori italiani più amati e versatili, Claudio Amendola: “E’ stato un volo strano, sono partito da un approccio fisico. Un uomo un po’ sovrappeso, calvo, che indossa quei vestiti, mi ha dato l’idea che fosse la giusta immagine per rappresentare quel tipo di personaggio. E poi è talmente lontano da me, incomprensibile, che non ho avuto modo di prepararlo, era scritto così, Giorgio mi ha dato le linee e ho cominciato a costruirlo sul set con un grandissimo aiuto da parte dei compagni di lavoro. Ho trovato un cast strepitoso. Non mi era mai capitato nei lavori precedenti di affrontare un personaggio così. E’ come se lui viaggiasse con la convinzione di essere un monolite del suo dogma ma piano piano si trova in un microscosmo in cui le cose intorno a lui sono assurde e incontrollabili e quindi si sente a disagio. Adamo cammina in questa sceneggiatura come un soggetto quasi estraneo, la circospezione con cui si guarda intorno è la chiave attraverso cui abbiamo fatto scivolare il personaggio nella storia”.
Partendo dalle ideologie di Adamo, l’attore ha poi fatto una riflessione sull’attuale momento della nostra società: “Oggi non c’è assolutamente voglia di redenzione e c’è una grande linfa che coltiva questo obbrobrio a cui siamo costretti ad assistere. Il giorno in cui al Circo Massimo è andato in onda quello scempio, che tutti abbiamo visto, nelle piazze di tutto il mondo c’erano manifestazioni per George Floyd. E’ una parte d’Italia che purtroppo non si riesce ad estirpare“.
Amendola ha poi raccontato che gli piacerebbe interpretare un prete: “Non mi è mai stato offerto un ruolo di quel tipo e mi piacerebbe farlo. Vivo quei panni con un enorme rispetto, è una bellissima uniforme. Il passaggio dal male al bene è molto netto in quella notte in cui Adamo prende coscienza di tante cose, mi sono lasciato portare da Giorgio e dal profondo rispetto verso chi ha fede. Abbiamo pensato molto a come rendere quel cambio netto dei personaggi e quella parrucca volutamente finta mi ha fatto entrare molto in quel ruolo, mi sono sentito un po’ chierichetto“.
Nel film figurano anche Robert Palfrader, Gerti Drassl, Aram Kian, Roberto Nobile: “Ho avuto la fortuna di avere un cast così particolare, strano, difficile da mettere insieme, dovevo avere un attore austriaco, un’attrice altoatesina. E’ il ruolo che vedo piu’ diametralmente opposto rispetto a Claudio. So quanto coraggio abbia messo nel dare la propria anima, il proprio pensiero, il proprio corpo ad Adamo. Se su Claudio non ho mai avuto dubbi, ho dovuto pensare a chi fosse più adatto per gli altri personaggi. Robert Palfrader in Austria è una sorta di Checco Zalone ma ha dimostrato una tale umiltà al servizio della storia e di Gustav che mi ha quasi commosso. Gerti Drassl è un’attrice straordinaria, Aram è stato bravo ad entrare nel ruolo di Khalid, il personaggio piu’ difficile da rendere nel film, una delle sfide piu’ complesse da affrontare. E poi cito Roberto Nobile che recita la parte di questo medico che crede nei numeri della scienza che però lo tradisce e quindi si arrabbia molto nei confronti delle sue idee riguardo la medicina. Passare da un registro comico ad uno drammatico per tutto il film non è facile, quindi avevo bisogno di attori che mi aiutassero in questo linguaggio anche formale e che rendessero i personaggi stessi molto credibili con una recitazione adeguata“, ha detto il regista.

Un film che attraverso il personaggio di Ivan trasmette anche un messaggio di fede e fiducia negli altri: “Sono un cattolico poco praticante ma ho una profonda fede e spero che questo passi come un film anche sulla fede. Ho voluto parlare della mia idea di fiducia estrema in qualcosa e in qualcuno. Uscendo da questo periodo così complicato è importante tornare a credere in qualcosa, anche avere fiducia nel prossimo”, ha affermato Giorgio Pasotti che a proposito della pandemia che ha colpito la sua città d’origine, Bergamo, ha detto: “Ho vissuto il periodo del lockdown a Roma ma con la testa e il cuore a Bergamo dove vivono i miei genitori, i parenti e molti amici. Tutti hanno perso qualcuno, io stesso ho perso una zia, morta da sola in ospedale, caricata e trasportata con i mezzi militari in un luogo di cui mio cugino non ha saputo nulla per alcuni giorni. Voglio dedicare questo film a lei e a tutti i miei conterranei che hanno affrontato questo dolore con dignità e riservatezza, senza perdersi in troppe lacrime ma arrotolandosi le maniche per andare avanti. Questo mi ha molto commosso e reso fiero di essere figlio di quella terra“.

Il film sarà disponibile su RaiPlay: “Al fascino della sala ho dovuto rinunciare a causa della pandemia ma ho scoperto che la piattaforma è una grandissima opportunità. RaiPlay è gratuita e dà al film la possibilità di essere visto da un pubblico eterogeneo. Oggi le piattaforme sono fondamentali per il cinema”, ha concluso Giorgio Pasotti.
“Concordo pienamente. I costi già alti delle produzioni diventeranno ancora maggiori dovendo seguire i protocolli. Inoltre c’è anche il problema delle assicurazioni e le piattaforme come Netflix e Amazon si assicurano da sole, quindi ben vengano“, ha aggiunto Amendola.
di Francesca Monti
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