“Shakespeare. Tutto il mondo in un Castello” al Castrum di Serravalle. Intervista con il regista Toni Andreetta

Venerdì 10 luglio alle ore 19, presso il Castrum di Serravalle, in via Roma 21, a Vittorio Veneto, l’Associazione Amici del Castrum nell’ambito del Festival di Serravalle 2020 propone la performance teatrale “Shakespeare. Tutto il mondo in un Castello”, con Giuseppe Savio e Luisa Baldi, con drammaturgia e regia di Toni Andreetta.

L’incontro teatrale avrà luogo all’interno dell’ampia tensostruttura nel parco del Castrum e sarà organizzato rispettando il distanziamento sociale e il rispetto delle norme vigenti riguardanti le attuali limitazioni imposte in questa estate post-Covid. Si tratta di un reading teatrale che propone una selezione di frammenti, tra i più significativi delle opere di Shakespeare, che mettono in luce, dietro alle azioni, l’ambiguità dei sentimenti e la finzione come potente ordigno necessario per la conquista del potere. Saranno in scena Riccardo III, Macbeth, Otello, Amleto in un vertiginoso percorso di contrasti e tensioni dove ironia e cinismo si fondono e si mescolano nei registri della commedia e della tragedia. I dialoghi serrati e l’intensità dei sentimenti che caratterizzano la performance sono espressione e sintesi della straordinaria modernità del grande drammaturgo inglese in grado di rappresentare un universo ancora capace di donare sorprendenti emozioni.

Pagine immortali che ne tramandano la forza letteraria e la capacità di rappresentare l’umano esaltandone le debolezze, le pulsioni, le incredibili e agghiaccianti potenzialità.

L’incontro costituisce un preview di un allestimento multimediale ben più consistente e articolato, previsto per quest’anno dagli Amici del Castrum e rimandato alla piena agibilità tecnica dell’estate 2021.

Il regista Toni Andreetta ci ha svelato qualche anticipazione su “Shakespeare. Tutto il mondo in un Castello.

Toni, è la prima volta che mette in scena un’opera di Shakespeare…

“Non mi sono mai occupato professionalmente di William Shakespeare, non ho mai allestito alcuna sua opera e proprio per questo ora ha accettato la sfida di frequentarlo più da vicino, cercando di rappresentarlo proprio nel senso etimologico del termine, cioè di “renderlo presente”, in quanto ritengo possa essere un autore sempre contemporaneo. Shakespeare è forse il drammaturgo più importante della storia del teatro occidentale, in grado di proporre le universali dinamiche dell’uomo con la costruzione di modelli umani sempre attuali”.

Quali aspetti della produzione di Shakespeare l’hanno affascinata maggiormente?

“Tra i vari elementi caratterizzanti che hanno reso galattica l’opera di Shakespeare vi è la rappresentazione della sfrenata ambizione dell’uomo, collegata soprattutto alla sete di potere, potere visto come espressione e sintesi del male, fattore predominante negli uomini. Quindi male e potere strettamente legati. Un altro aspetto ricorrente nelle sue tragedie è il tema della finzione. Finge Amleto, fingono Riccardo III, Macbeth, Iago e così via. Questo collage propone un vertiginoso percorso di contrasti e tensioni dove ironia e cinismo si fondono e si mescolano nei registri della commedia e della tragedia. I dialoghi serrati e l’intensità dei sentimenti che caratterizzano la performance mettono in luce la straordinaria modernità del grande drammaturgo inglese in grado di rappresentare un universo ancora capace di donare sorprendenti emozioni. Pagine immortali che ne tramandano la forza letteraria e la capacità di rappresentare l’umano esaltandone le debolezze, le pulsioni, le incredibili e agghiaccianti potenzialità”.

Shakespeare è uno dei drammaturghi più amati e rappresentati, ma della sua vita abbiamo poche informazioni. Come ha lavorato al testo?

“Della biografia di Shakespeare si sa pochissimo. Addirittura alcuni pensano non sia mai esistito, altri dicono che dietro il nome di Shakespeare si nasconda l’italiano Giovanni Florio, o Edward de Vere, conte di Oxford, o il drammaturgo Christopher Marlowe, o Francis Bacon o Sir Henry Neville. Resta comunque il mistero da dove siano nate opere così stupefacenti e con esse la sua figura leggendaria di autore e capocomico. Io ho tradotto e adattato i testi tenendo conto della forza espressiva della nostra lingua, senza grandi preoccupazioni filologiche, cogliendo le opportunità di una instabilità intrinseca delle opere di Shakespeare, in quanto sin dall’inizio circolavano copie, non autorizzate, ricostruite dalla memoria degli attori o rimaste nei manoscritti dei suggeritori. Testi sistemati più tardi, dopo la morte del drammaturgo, da due suoi amici attori che ne curarono l’opera quasi completa. Quindi quanto rimane oggi è l’esito di rimaneggiamenti e revisioni successive e questo ci lascia grandi possibilità creative e flessibilità in sede di messa in scena e interpretazione. Opportunità quasi mai colte dai nostri teatranti, imprigionati da un malinteso rispetto dell’autore, timorosi di tradire e saccheggiare il grande drammaturgo, senza tener conto che i suoi lavori giunti sino a noi sono già frutto di rielaborazioni operate dagli stessi attori e cultori contemporanei di Shakespeare”.

GLI ATTORI IN SCENA

Giuseppe Savio, diplomato a Firenze presso la «Bottega Teatrale» diretta da Vittorio Gassman, ha recitato nei teatri di tutta Europa tra cui Mosca, Parigi, Oslo, Monaco, Salisburgo, Tampere e Weimar e con registi e attori di importanza internazionale quali Alvaro Piccardi, Walter Pagliaro, Giancarlo Cauteruccio, Antonio Syxsty, Edmonda Aldini, Ariane Mnouchine, Marco Leone, Paolo Giuranna, Nicholas Hytner.

Luisa Baldi, direttore artistico dell’Accademia del teatro in lingua veneta e dello stesso Festival di Serravalle, allieva di Arnoldo Foà, ha lavorato con noti attori del teatro italiano, da Antonio Salines a Giancarlo Zanetti, da Giorgio Albertazzi a Giulio Bosetti, Ugo Pagliai.

Contributo euro 5. Per info e prenotazioni: 3484238334 – castello@serravallefestival.it, Associazione Amici del Castrum Castrum di Serravalle – Via Roma 21 – 31029 Vittorio Veneto.

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