SPECIALE VENEZIA77: Intervista con Licia Lanera, protagonista del film “Spaccapietre”: “Rosa, il mio personaggio, rappresenta la speranza nonostante le sue giornate siano segnate dalla violenza”

Licia Lanera è la protagonista accanto a Salvatore Esposito di “Spaccapietre” con la regia dei fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio, unico film italiano nella sezione Giornate degli Autori alla 77a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

La pellicola, che segna il debutto dell’affermata attrice teatrale sul grande schermo, racconta la storia di Giuseppe, disoccupato dopo un grave incidente sul lavoro. Suo figlio Antò sogna di fare l’archeologo e pensa che l’occhio vitreo del padre sia il segno di un superpotere. Sono rimasti soli da quando Angela, madre e moglie adorata, è morta per un malore mentre era al lavoro nei campi. Senza più una casa, costretto a chiedere lavoro e asilo in una tendopoli insieme ad altri braccianti stagionali, Giuseppe ha ancora la forza di stringere a sé Antò, la sera, e raccontargli una storia. Gli ha promesso che un giorno riavrà sua madre, e rispetterà quella promessa, a qualunque prezzo.

Licia Lanera è nata a Bari, ha collaborato con Luca Ronconi, ha vinto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Ubu come miglior attrice under 35.

Recentemente ha portato in scena al Teatro Carignano di Torino “Guarda come nevica 3. I sentimenti del maiale”, spettacolo da lei scritto e diretto da lei, che completa la trilogia sugli autori russi.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso abbiamo parlato con Licia Lanera di “Spaccapietre” ma anche dei suoi prossimi progetti e del futuro del cinema dopo la pandemia.

p

Licia, sei protagonista del film “Spaccapietre” di Gianluca e Massimiliano De Serio che segna il tuo debutto al cinema. Ci puoi presentare il tuo personaggio?

“Rosa è una bracciante che vive in una specie di baracca assieme ad altre donne. La sua esistenza trascorre lenta tra il lavoro nei campi e le sopraffazione del caporale. Nonostante le sue giornate siano segnate dalla violenza, Rosa scarta, salta e non si incattivisce. Rosa è terrigna e dura, ma allo stesso tempo si scioglie in sorrisi e lacrime. Fieramente incassa le brutture della sua vita, ma per gli altri ha uno sguardo tenero e attento. In questo film rappresenta di sicuro la speranza”.

E’ un film in cui vengono affrontate varie tematiche, dall’emancipazione femminile, alla violenza, all’amore, alla vendetta…

“Questo film è una parabola in cui la rivolta alla sopraffazione è sicuramente il motivo principale. E il motore della rivolta è di sicuro l’amore. Questa rivolta, sì, avviene proprio attraverso l’amore. Eppure, tutto questo amore, è raccontato senza retorica, con una grande asciuttezza”.

Spaccapietre è l’unica pellicola italiana presentata nella sezione Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2020. Ci racconti le tue emozioni?

“In questo momento sono così soffocata dalle cose da fare che neanche mi rendo conto di quello che cosa stia succedendo. Sono come rintontita. Non sono mai stata alla Biennale Cinema, neanche come spettatrice, quindi non so che cosa mi aspetta. In questi giorni guardo i servizi su Venezia e stento a credere che sarò lì. Penso ci sia in me un meccanismo di difesa che ha paura di essere troppo felice”.

Dal 25 al 27 agosto al Teatro Carignano di Torino hai debuttato con “Guarda come nevica 3. I sentimenti del maiale” scritto e diretto da te. Com’è nato questo spettacolo?

“I sentimenti del maiale è l’ultimo spettacolo di una trilogia dal titolo Guarda come nevica, che ho cominciato nel 2018 con Cuore di cane, poi nel 2019 con Il Gabbiano ed ora questo dedicato a  Vladimir Majakovskij. Ho scritto un ironico simposio tra due teatranti sul tema del suicidio, dell’arte e dell’isolamento. E’ aprile, fuori esplode la primavera, ma i due sono chiusi in una stanza a leggere, a parlare, a giocare, a recitare. A fare le prove di uno spettacolo o del loro suicidio. Questo lavoro è nato durante il lockdown, lo spettacolo all’inizio doveva essere completamente diverso. Poi gli eventi hanno cambiato la storia”.

Com’è stato tornare in scena dopo il lockdown?

“Una cosa meravigliosa. Ho sofferto tanto la mancanza del palcoscenico”.

Come vedi il futuro del cinema e del teatro dopo la pandemia?

“E’ un momento molto difficile. Purtroppo sia gli artisti, sia il pubblico possono fare poco perchè il sistema non affondi. Oggi sono le istituzioni che dovrebbero accompagnare le imprese culturali in questo complicato attraversamento. Gli ingressi contingentati a cinema e a teatro, la paura, le limitazioni di contatto tra artisti rendono tutto troppo complicato. Gli artisti devono continuare a lavorare e ad inventarsi un modo per tenere testa a queste restrizioni, ma la politica ha il dovere di preservare questo patrimonio culturale e queste imprese”.

_MG_1538

Nel tuo percorso artistico è stato fondamentale l’incontro con Luca Ronconi. Qual è il consiglio più prezioso che ti ha dato?

“Luca Ronconi non dava mai consigli, ma ogni volta che apriva la bocca era come assistere ad una lectio magistralis, ma senza saccenza e leziosità. Lui era una luce. Osservando il suo lavoro ho imparato a leggere i testi, cioè a decifrare la parola teatrale fino in fondo, a scoprire il significato profondo di ogni battuta”.

Cosa rappresenta per te il teatro?

“Il teatro è la mia casa, è tutta la mia vita. Senza il teatro probabilmente sarei stata una disperata. Amo il teatro sopra ogni cosa e il teatro ama molto me”.

Conduci dei laboratori per giovani attori e hai fondato una importante compagnia teatrale. Quanto il teatro oggi può avere una funzione sociale e formativa?

“Il primo motivo per cui faccio teatro e in questo modo, cioè avendo una mia compagnia, è un motivo politico. La funzione che quest’arte (fatta di uomini che parlano ad altri uomini di cose di uomini) all’interno della polis è fondamentale. Non come lezione, come funzione educativa, ma proprio catartica: io vedo davanti a me le brutture del mondo, empaticamente ne soffro e poi me ne libero. Se vedessero tutti un po’ più di teatro avremmo una società migliore. La formazione la pratico da molti anni: insegnare nelle accademie mi da l’opportunità di gestire magnifiche energie di giovani attori; mentre insegnare a Bari, nel mio spazio, a non professionisti, ha una funzione politica e sociale, cioè quella di fare comunità attraverso il teatro”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Anche se la ripresa è lenta, sto per ricominciare la tournée dei miei spettacoli in tutta Italia, comincio proprio con il Veneto! Sarò a Verona con il mio “Cuore di cane”. La trilogia è ultimata, ora bisogna che la gente la veda!”.

di Francesca Monti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...