Da giovedì 15 ottobre in prima serata su Rai 1 andranno in onda i nuovi episodi della serie “DOC. Nelle tue mani”. La parola al cast

Da giovedì 15 ottobre in prima serata su Rai 1 andranno in onda i nuovi episodi della serie “DOC. Nelle tue mani”, tratta da una storia vera, raccontata nel libro “Meno dodici” di Pierdante Piccioni e Pierangelo Sapegno – Edizioni Oscar Mondadori, e interpretata da Luca Argentero, Matilde Gioli, Gianmarco Saurino, Sara Lazzaro, Raffaele Esposito, Alberto Malanchino, Silvia Mazzieri, Pierpaolo Spollon, Simona Tabasco, Giovanni Scifoni, con la regia di Jan Maria Michelini e Ciro Visco, prodotta da Matilde e Luca Bernabei per Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction.

In un incontro virtuale con la stampa il cast ha raccontato le emozioni vissute al ritorno sul set dopo il lockdown e parlato dei personaggi della serie:

Luca Argentero è il Dottor Andrea Fanti:E’ stato bellissimo tornare sul set, seppur con una normalità strana, ma con una grande euforia dopo il risultato ottenuto in termini di ascolti con la prima parte della serie. Non vedevamo l’ora di finire questi francobolli che mancavano per completare la storia in modo che il pubblico vedesse la fine della prima stagione. Andrea Fanti all’inizio era un professore antipatico e distaccato, poi un giovane medico empatico infine la somma di tutto quello che gli è successo. Alcuni dei medici strutturati che collaborano con lui, tra cui Giulia, erano immersi in quella vecchia versione di medico distaccato invece in questa nuova fase si rivolge completamente al paziente. Nella prima parte della stagione ci sono tante domande aperte e nella seconda alcune risposte arriveranno. All’estero le serie vengono girate da più registi per mantenere un livello alto di qualità, quindi in Doc era necessario un’alternanza in cabina di regia come c’è stata tra Jan e Ciro. Io sono molto diplomatico rispetto a Fanti e non farei mai il medico, quindi sono l’opposto di Andrea. All’inizio c’era il timore che un medico rivedendosi sullo schermo si sentisse mal rappresentato. Abbiamo avuto dei consulenti che ci hanno insegnato a fare un prelievo o una palpazione nel modo corretto in modo da non apparire goffi. Fortunatamente non abbiamo ricevuto critiche da quel punto di vista ma sono stati tutti contenti di come abbiamo restituito la professionalità dei medici”.

Argentero, diventato da pochi mesi papà per la prima volta della piccola Nina Speranza, avuta dalla compagna Cristina Marino, ha detto a riguardo: “E’ stato un po’ particolare vivere questa esperienza in un momento complesso come quello del lockdown e della pandemia. Siamo molto felici sia io che Cristina, ci stiamo godendo dei mesi stupendi e siamo entusiasti“.

Matilde Gioli è Giulia Giordano:E’ una dottoressa molto seria e devota al suo lavoro, ha sposato appieno un modo di fare medicina che prevede poca umanità ed empatia e avrà una bella evoluzione nel corto della storia di Doc perchè insieme a Fanti dovrà cambiare punto di vista. Non ci assomigliamo perchè sono fortemente empatica, quasi invadente, quindi è stato interessante interpretare un personaggio molto diverso da me. Ho vissuto molto bene il rientro sul set, siamo stati interrotti sul finale e come il pubblico anche noi siamo rimasti sospesi nel narrare questa storia. Dopo mesi chiusi in casa è stato un bel respiro tornare sul set con le disposizioni necessarie e poter vedere le persone, scambiare due parole e recitare. Chiaramente sono state apportate piccole modifiche nelle scene di contatto per rispettare i protocolli. C’è stato un momento in cui pensavamo che l’uscita della serie in questo periodo fosse quasi inopportuna invece la soddisfazione più grande è stata ricevere dei messaggi di ringraziamento da parte di medici e infermieri“.

Gianmarco Saurino è Lorenzo Lazzarini:Un po’ tutti abbiamo avuto difficoltà rispetto alle parole tecniche che ogni giorno dovevamo pronunciare ed è stato bello trovare un senso, riempirle di significato. Abbiamo avuto la fortuna di andare al Gemelli e poi al Campus biomedico a fare un po’ di apprendistato e seguire i medici veri per poi riportare sul set quella realtà. Lorenzo è un personaggio in protezione verso gli altri e penso che in questo ci assomigliamo. Per il resto è un prodotto della finzione. Fare una serie sui medici ambientata negli ospedali in un periodo in cui c’era la pandemia poteva essere rischioso invece la cosa interessante è che qui si raccontano storie di esseri umani. Tutti abbiamo parlato di medici in prima linea, ma qui ci sono vicende di uomini e  donne che stanno sotto ai camici e vengono affrontate le loro paure e la loro forza. Quindi il segreto del successo della serie è stata raccontare l’umanità“.

Sara Lazzari è Agnese Tiberi:Credo fortemente che nessun essere umano sia bidimensionale, Agnese ha una durezza necessaria per autodifendersi ma in realtà è una donna con molte fragilità. Ci siamo lasciati con un gran colpo di scena emotivo, siccome è una persona recettiva questo evento avrà effetti su di lei. Con Agnese ho in comune la dedizione e la determinazione ma tendo ad essere più empatica ed ironica di lei“.

Giovanni Scifoni è Enrico Sandri:E’ molto bello interpretare l’amico, quello che porta la croce al posto di qualcun altro. E’ stato bello approcciarmi a questo personaggio che cerca di aiutare Andrea che ha dimenticato quasi tutto. Enrico fa il neuropsichiatra infantile, lavorare con i bambini e con Fanti è la stessa cosa perchè non hanno sovrastrutture. E’ abituato a parlare senza maschere e per un attore è bellissimo. In comune con lui ho il fatto di essere cervellotico, ma io sono più egocentrico, non farei mai il medico e non darei mai psicofarmaci a nessuno (sorride)“.

Raffaele Esposito è Marco Sardoni:Il lavoro che abbiamo fatto è stato principalmente prima di iniziare a girare, leggendo le sceneggiature insieme. Avendo un ruolo di contraltare con Jan e Ciro Visco ho raccontato il personaggio pescando alcune dinamiche dal palco, paragonando il dottor Sardoni a una specie di Macbeth“.

Jan Maria Michelini, regista della serie:La chiave del successo di Doc-Nelle tue mani, oltre alla scrittura brillante, è stata la preparazione per dare un realismo nel modo di operare dei personaggi, formando un cast di persone serie che prendono seriamente il lavoro oltre ad essere attori di talento, a partire da Luca che si è messo a disposizione con umiltà. Abbiamo frequentato la sala operatoria, la zona rossa, il reparto di medicina interna del Gemelli. Sono storie di umanità con un approccio empatico nei confronti dei pazienti“.

doc2

All’incontro è intervenuto anche il Professor Pierdante Piccioni, medico e autore del libro “Meno dodici” a cui si ispira “Doc-Nelle tue mani”:Questa serie aiuta anche noi medici a ricordarci di ascoltare di più il paziente che hai davanti perchè è l’inizio del lavoro e il centro dello stesso“.

Francesco Arlanch, autore insieme a Viola Rispoli del soggetto della serie ha annunciato che ci sarà un sequel:Nella seconda stagione, essendo la serie basata sulla contemporaneità, parleremo anche del covid per rendere onore al lavoro dei medici di fronte a questa emergenza globale che abbiamo vissuto“.

“Doc-Nelle tue mani” racconta la malattia come possibilità di nuova occasione, di cambiamento, di sfida. Quando non è grave al punto da mettere in pericolo la vita stessa, forse può essere la strada per la ricerca del senso più profondo dell’esistenza.

Andrea Fanti è un giovane e brillante primario di Medicina Interna. Le sue diagnosi sono veloci, acute e corrette. È temuto e rispettato dai colleghi e dai pazienti, con i quali è particolarmente distaccato e pragmatico. L’empatia per lui è fuorviante. Ripete spesso infatti che il malato è il peggior medico di se stesso.

Questo è in sintesi il dottor Fanti prima dello sparo che spezza in due la sua vita. A premere il grilletto nella sala d’attesa dell’ospedale è il padre di un paziente deceduto nel suo reparto. Quando si risveglia dal lungo intervento chirurgico, appare subito chiaro che il proiettile ha cancellato dal suo cervello i ricordi degli ultimi dodici anni di vita. Riconosce i colleghi, dei quali nota però, con stupore, le rughe e i cambiamenti.

La memoria di Andrea si è fermata a un passo dalla morte di suo figlio Mattia. Scopre la scioccante verità quando dal letto d’ospedale chiede di lui; si trova così a vivere di nuovo il lutto per quella perdita. Non riconosce sua figlia Carolina perché la sua ultima immagine è di lei bambina e non ricorda nemmeno che a causa della scomparsa di Mattia si è separato dalla moglie, dirigente sanitario nello stesso ospedale.

Anche dell’esperienza di primario non ha consapevolezza, né arriverebbe mai a immaginare di essere stato un despota in corsia, severo e freddo con tutti.

Ora Andrea è finito improvvisamente dall’altra parte. È un paziente inchiodato a un referto inequivocabile: corteccia cerebrale gravemente lesionata. C’è soltanto una cosa che non è cambiata: il desiderio di essere medico. Chiede di poter continuare la sua professione, ma l’unica possibilità che gli viene offerta è quella di ripartire dal basso insieme a chi ha vent’anni meno di lui, a chi come primario ha maltrattato senza pietà.

Contro tutto e tutti, Andrea si impegna come non mai per dimostrare di essere ancora il medico brillante che è stato. Scopre anzi che può diventare un medico persino migliore perché ha vissuto l’ospedale anche da “malato”. Perché capisce che l’empatia è in realtà un potente strumento di cura e che una malattia non è solo un rompicapo da risolvere, ma una seconda occasione che la vita a volte concede. Una seconda occasione che va colta.

Nelle nuove puntate Fanti continua a rifondare la sua vita, ma l’accusa di essere responsabile della morte del giovane paziente lo sconvolge: non ricorda quel caso e quindi non può difendersi. L’unico che potrebbe aiutarlo è il dottor Sardoni, il collega che ha preso il suo posto di primario e che invece tenta di insabbiare la verità. A rimanergli vicino, Giulia, la sua ex assistente, con la quale ha scoperto di aver avuto in passato una relazione che ora sembra senza futuro. Andrea dovrà mettere in ordine i tasselli della sua nuova vita raccogliendo il valore dell’esperienza vissuta come paziente. Per essere un medico migliore e un uomo capace di amare di nuovo.

di Francesca Monti

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