Intervista con Samuele Cavallo che ci presenta “Ti prego dimmi cos’è”: “E’ un singolo fresco, scritto durante la quarantena, che racconta la voglia di evadere e di ritrovare quella spensieratezza che in questo momento non abbiamo”

Il 7 dicembre esce “Ti prego dimmi cos’è”, il nuovo singolo del cantautore e attore Samuele Cavallo, prodotto da Tranquilo Edizioni e Produzioni Musicali e arrangiato da Stefano Barzan.

Il brano, scritto a quattro mani con Alex Procacci durante il primo lockdown, ha un sound soul, disco e funky, e racconta la voglia di evadere e di ritrovare quella spensieratezza che in questo momento non abbiamo.

In questa piacevole chiacchierata Samuele Cavallo ci ha parlato del brano “Ti prego dimmi cos’è”, del ritorno sul set della soap “Un Posto al sole” in cui interpreta Samuel Piccirillo e dei prossimi progetti regalandoci anche un sentito ricordo di Stefano D’Orazio con cui ha avuto modo di lavorare in “Aladin – Il Musical”.

Samuele, partiamo dal tuo nuovo singolo “Ti prego dimmi cos’è”. Cosa puoi anticiparci a riguardo?

“Questo brano è stato scritto con il mio amico fraterno Alex Procacci, autore di musical come Peter Pan, We will rock you, Rapunzel con protagonista Lorella Cuccarini. Con lui avevo già lavorato ad altre canzoni come Lupo Alberto che ha visto la collaborazione di Silver. Quando ho incontrato Alex mi ha aperto un mondo sulla voce e sul canto. “Ti prego dimmi cos’è” è frutto della nostra amicizia ed ha un sound funky, soul, disco. E’ un pezzo fresco, scritto durante la quarantena, che lascia intendere quella voglia di evadere e di avere quella spensieratezza che in questo momento non abbiamo. Sarà un Natale diverso ma nonostante tutto penso che dobbiamo mantenere quello spirito festaiolo e quella voglia di perdere il controllo per scaricare le tensioni quotidiane. Stefano Barzan ha curato gli arrangiamenti. E’ uno dei più grandi musicisti e produttori del panorama attuale italiano, ha diretto duecento persone all’inaugurazione dell’Expo di Milano arrangiando l’Inno di Mameli. Con lui ho fatto il mio percorso di musica indipendente perchè all’inizio producevo da solo i pezzi. Sono sei anni che lavoriamo insieme e mi trovo benissimo. Il singolo sarà accompagnato da un video che mi ha visto impegnato nel coinvolgere quindici artisti tra coreografi, musicisti, ballerini e attori, già affermati o emergenti del teatro musicale, in un momento storico in cui il teatro è fermo. Sono persone che ho conosciuto nelle varie esperienze a cui ho preso parte e sono state entusiaste di partecipare al progetto”.

Questo singolo andrà a far parte di un album?

“Mi piacerebbe tanto pubblicare un disco solo che mi fa paura far uscire un progetto sudato e fortemente voluto e poi magari non avere l’attenzione adeguata da parte del pubblico. Ogni mese su Spotify escono 500 mila brani e puoi immaginare che tipo di disattenzione possa esserci. Da una parte oggi la tecnologia permette a tutti di usufruire della musica ma dall’altra c’è una maggiore dispersione dei progetti. Una volta si ascoltava alla radio un disco dall’inizio alla fine e poi si comprava il cd fisico, ora con lo streaming è tutto cotto e mangiato”.

Durante il lockdown è uscito il brano “Here We Are Together (Come Noi, Artisti)” a cui hanno partecipato artisti provenienti da diversi Paesi del mondo. Com’è nata questa bellissima iniziativa? 

“E’ nata da un brano scritto a quattro mani da me e Flavio Gismondi che tra l’altro è stato uno dei personaggi della stagione 2012 di Un posto al sole, col quale studiavo canto già da ragazzo. Un po’ per gioco abbiamo iniziato a scrivere insieme ed è nata “Come noi, Artisti” che parlava della vita degli artisti e di come affrontano in modo positivo la precarietà. Durante la quarantena abbiamo ripreso testo e melodia e abbiamo voluto fare nel nostro piccolo una sorta di “We are the world” coinvolgendo artisti di tutto il mondo, dalla Cina all’Australia all’Europa, conosciuti nelle tournée teatrali, quali Charlotte Grimmer (Australia), Kanako Furusawa (Giappone), Kristine Yde Eriksen (Danimarca), Dídac Flores Rovira (Spagna), Megan Lynn Heaps (Usa), Léo Maindron (Francia), Ruben Plascencia (Messico), Lilly-Jane Young (Scozia), Leonardo Wagner (Brasile). Ci siamo riuniti via Skype per capire come realizzare il progetto, ognuno ha interpretato il pezzo nella sua lingua con il ritornello in inglese ed è nato questo pezzo bellissimo. E’ stato emozionante vedere il video con tutti noi che cantavamo dalle nostre case un brano di quattro minuti grazie alla tecnologia che ci ha unito”. 

Com’è stato tornare sul set di “Un Posto al sole” dopo la pandemia?

“Il ritorno sul set dopo il primo lockdown è stato bellissimo, è stato emozionante ritrovarsi con i colleghi dopo cinque mesi anche se in maniera diversa, con mascherine e distanziamento sociale. Sul set abbiamo dovuto adeguare le scene non potendoci toccare, baciare o abbracciare. C’è stato un grande lavoro di squadra”.

Quali sviluppi avrà il tuo personaggio, Samuel Piccirillo? 

“Samuel è un sognatore, è ironico, romantico, è un aiuto chef ma in realtà è un musicista e ogni tanto tirerà fuori questa sua anima musicale nel corso delle puntate. E’ un percorso veramente interessante e mi piace raccontare la sua storia”.

credit foto Jacopo Bruno

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Sto insegnando recitazione a Milano a sei ragazzi con milioni di follower su Instagram e su Tik Tok che insieme formano il collettivo social “Chill house”, all’interno di un format che trae ispirazione dall’americano Hype House. Vivono in questa casa che è un set meraviglioso di oltre 500 metri quadri con un suo concept per poter girare video e contenuti. Sono entrato da poco in questa bellissima realtà e sono molto soddisfatto. Ho scritto anche un corto che spero di girare appena questo nuovo lockdown finirà, si intitola “Mi chiamo Luce”, come il vero nome della protagonista, e racconta la storia di una transgender che ho conosciuto, una persona poliedrica, un’attrice, che ha avuto un percorso molto vero, realistico, naturale e non si sente un esperimento sociale ma una donna che da bambina non poteva essere se stessa e crescendo è riuscita a trovare il suo io. Inoltre sto scrivendo canzoni, anche su commissione, insieme a Davide Di Gregorio, produttore di artisti quali Emma, Antonino e Annalisa. E poi sarò a Napoli per girare la soap “Un Posto al sole””. 

C’è un artista in particolare per il quale ti piacerebbe scrivere una canzone?

“Negli anni ho sempre amato Tiziano Ferro, la sua vita e il suo modo di scrivere canzoni. I suoi testi sembrano contorti ma al contempo sono raffinati. Se dovesse chiedermi di realizzare un brano sarebbe un grande impegno e una bella sfida. Mi piacerebbe creare un pezzo forte anche per Emma o per altri artisti del panorama pop o trap italiano che hanno già delle cose da raccontare. Penso ad esempio a Ghali o ad Achille Lauro che ha trovato una strada che funziona perchè la sua immagine estrosa rispecchia il suo racconto strano, pieno di subconscio, di emozioni e trovo interessante il suo modo di narrarlo e interpretarlo nelle canzoni. Un artista spesso deve uscire dall’ordinario per differenziarsi dagli altri e avere un impatto forte, riconoscibile, diretto”.

Ti va di regalarci un ricordo di Stefano D’Orazio con cui hai avuto modo di lavorare nel musical “Aladin”?

“Quando ho conosciuto Stefano si era da poco staccato dai Pooh per dedicarsi ai suoi progetti e il primo è stato Aladin, le cui canzoni sono state scritte con i suoi “amici per sempre” in quanto non ha mai abbandonato completamente la sua band. Questo musical con le loro musiche ha visto la luce nel 2010, io ho fatto i provini e l’ho incontrato in quella occasione. Era un uomo pieno di ironia, dalla battuta sempre pronta, di una simpatia e generosità uniche. Ricordo che durante l’allestimento Stefano era seduto sul tavolino con una luce accesa nel buio della sala in cui facevamo le prove, con il palco allestito per le scene, ed è stato sempre attento in maniera maniacale ad ogni battuta, ad ogni sospiro, ad ogni gesto che gli attori facevano. Questo mi ha affascinato tanto. Ho avuto anche il piacere di essere ospitato per cinque giorni nella sua casa di Pantelleria con un gruppo di colleghi e amici, mi ha portato a vedere l’isola, mi ha coccolato e mi ha lasciato sul comò della mia camera il libro Il Gabbiano che ho letto tutto d’un fiato”.

Cosa ti auguri per il 2021?

“Penso che ogni anno si porti dietro la sua storia. Da un lato il 2020 per me è stato magico, ho potuto vivere questo set stupendo di Un Posto al sole, ho preso parte allo spettacolo “The boys in the band” che spero possa essere replicato al Teatro Sala Umberto di Roma appena possibile, dall’altro la pandemia ha sconvolto e bloccato tutto. Mi auguro che nel 2021 la situazione generale migliori e che possiamo apprezzare ancora di più quello che abbiamo, stando più attenti a noi stessi, alle persone che ci stanno intorno e alle cose semplici che spesso per via della vita frenetica perdiamo di vista. Inoltre spero di realizzare tutti i progetti che ho in testa e che ci possa essere una ripartenza. Penso che nonostante le difficoltà se stiamo uniti possiamo rimettere insieme i cocci e creare qualcosa di più strutturato e più attento alle esigenze dei lavoratori dello spettacolo. Questo lockdown ad esempio ha fatto emergere i difetti dei nostri contratti e abbiamo capito quali sono gli aspetti che vanno rivisti”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Jacopo Bruno

 

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