IL COMMISSARIO RICCIARDI: Intervista video con Maria Vera Ratti, Serena Iansiti e Antonio Milo

Lunedì 25 gennaio su Rai 1 prende il via “Il Commissario Ricciardi”, serie in sei serate tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, con la regia di Alessandro D’Alatri, che vede tra i protagonisti tre bravissimi artisti del panorama cinematografico e televisivo italiano: Maria Vera Ratti, Serena Iansiti e Antonio Milo.

Maria Vera Ratti riveste il ruolo della maestra Enrica, che abita nel palazzo di fronte a quello di Ricciardi. Giovane, slanciata, dai lineamenti delicati e di una bellezza non appariscente, è innamorata del Commissario, anche se lo vede solo attraverso la finestra del suo appartamento e attende la prima mossa dell’uomo restandogli fedele come se gli fosse promessa. Enrica sa che Ricciardi la ama, anche se non capisce per quale motivo non si faccia avanti. 

1 puntata_DSF5531_HI RES_©Anna Camerlingo

credit foto Anna Camerlingo – Ufficio Stampa Rai

Maria Vera, come ti sei preparata per interpretare Enrica?

“Innanzitutto ho letto i libri di Maurizio De Giovanni, ma solo i primi sei perché Alessandro D’Alatri mi ha chiesto di fermarmi lì in quanto in quelli successivi Enrica ha un cambiamento e non voleva che mi distraesse. Poi ho fatto un lavoro strano, senza ordine, per agganciarmi con la pancia al personaggio”.

Qual è stata la difficoltà maggiore che hai dovuto affrontare?

“Ho dovuto imparare a ricamare con la mano sinistra. Mi ha aiutato moltissimo Luca Costigliolo che è il tagliatore dei vestiti a cui ho espresso questa mia paura di non sapere come fare e lui mi ha fatto andare da Farani, in sartoria, e mi ha insegnato a cucire e poi a ricamare. Mi ha dato una mano in generale anche il regista con cui ho parlato tantissimo di questo ruolo trovando le varie sfumature. D’Alatri è una persona empatica e intelligente e ascoltarlo è stato importante così come fondamentali sono stati i costumi di scena”.

1 puntata_DSF6315_HI RES_©Anna Camerlingo

credit foto Anna Camerlingo – Ufficio Stampa Rai

Serena Iansiti interpreta Livia, una donna bellissima, affascinante soprano ritiratasi dalle scene, che si traferisce a Napoli dopo aver conosciuto Ricciardi in occasione dell’indagine condotta dal commissario sull’omicidio di suo marito, il celebre tenore Arnaldo Vezzi. Livia vuole conquistare Ricciardi ad ogni costo ed è sicura di riuscirci per via del suo fascino e del suo carattere volitivo. Ben inserita nel jet set romano, vanta amicizie potenti tra gli esponenti del regime fascista: è una donna abituata a ottenere tutto, ma nasconde una profonda fragilità.

Serena, nella serie dai il volto al soprano Livia. Quale preparazione hai dovuto fare per interpretarla?

“E’ stata una preparazione anche psicologica particolare. Quando leggi i romanzi di De Giovanni vedi questa donna che è idolatrata da tutti per il suo carisma e il suo fascino e io mi sentivo piccola piccola di fronte a lei. E’ anche un soprano e io non canto, neppure sotto la doccia, e quindi ho iniziato a prendere lezioni da un’insegnante e cantante bravissima, Silvia Gavarotti. Sapevo ovviamente che sarei stata doppiata perché non ho avuto un anno di tempo per prepararmi ma ho voluto acquisire anche una sicurezza e una proprietà fisica maggiore proprio per capire come si muovesse all’epoca una cantante lirica. Devo dire che qualcosa ho imparato (sorride). A parte questo c’era tutta una preparazione legata ai movimenti, bisognava trovare la giusta ispirazione perché aveva un’allure molto grande, paragonabile alle star della vecchia Hollywood, come Marlene Dietrich e Greta Garbo”.

Che tipo di ricerca hai fatto a riguardo?

“Sono andata a cercare foto, ho visto molti film, ho studiato la postura. Ho associato una ricerca delle dive del passato a un’attinenza nella forza e nel carisma delle star odierne come Lady Gaga che ha quella sicurezza e quel modo di incedere nel mondo da cui potevo “rubare” qualcosa. E poi gli abiti di Alessandra Torella, il trucco e il parrucco sono stati fondamentali nella creazione dei personaggi e ci hanno aiutato ad entrare maggiormente nel loro vissuto. All’inizio è stato un trauma ma poi è stato bellissimo. Sul set D’Alatri è stato un maestro, un capitano, un papà e ci ricordava sempre su cosa lavorare e quale fosse la chiave che dovevamo mantenere presente mentre recitavamo”.

foto di scena "Il Commissario Ricciardi"
credit foto Anna Camerlingo – Ufficio Stampa Rai

Antonio Milo dà il volto al Brigadiere Raffaele Milone, l’ombra fidata di Ricciardi. Alto, grosso, un po’ goffo, è un uomo dal cuore d’oro e dalla battuta sagace. Porta dentro di sé un immenso dolore: la morte del figlio primogenito, Luca, agente di polizia ucciso in servizio. Una perdita che ha portato la tristezza e il silenzio nella sua famiglia, perché sua moglie Lucia da quel giorno ha smesso di sorridere. Maione, però, riuscirà a cambiare le cose. Ammira Ricciardi per come conduce le indagini e per l’empatia che lo anima e gli è profondamente devoto. Fu proprio il commissario a scovare i colpevoli della morte del figlio e a rivelargli che Luca lo amava tanto da dedicargli il suo ultimo pensiero. 

Antonio, interpreti il brigadiere Raffaele Maione. Da cosa sei partito nella preparazione del personaggio?

“Io parto come lettore di Maurizio De Giovanni nel 2011 e ritrovarmi sul set è stato un onore e una grandissima gioia. Nei libri il mio personaggio è descritto in maniera perfetta e avevo delle direttive da seguire quasi pedissequamente. Importante è stato sicuramente il costume che indosso che ha avuto il suo peso sia per quanto riguarda Maione ma anche perché è stata dura girare con una divisa di panno pesante con 40 gradi all’ombra. Dato che tutti i personaggi hanno un livello di empatia enorme dovuto al fatto che ognuno ha un vuoto da colmare, un peso da portare dentro, ho dovuto lavorare su questo vuoto che Maione sente in seguito alla perdita di suo figlio Luca ma anche sul rapporto paterno che ha nei confronti del Commissario Ricciardi. In questo è stato utile il confronto con Alessandro D’Alatri che è stato un abile pittore che ha saputo usare tutti i colori che aveva a disposizione sulla tavolozza, ma anche il feeling idilliaco con tutto il cast, in primis con Lino Guanciale che ha dato una prova attoriale notevole”.

Ci racconti un aneddoto accaduto sul set?

“Io e Guanciale non ci conoscevamo, il nostro primo incontro sul set è avvenuto quando c’era un momento di pausa ed io mi trovavo nel tinello di casa Maione. A un certo punto ho sentito “Maione scendi”, era Lino vestito da Commissario Ricciardi che mi chiamava. Si sono conosciuti prima i personaggi e poi gli attori che dovevano interpretarli”. 

Qui la nostra intervista video:

di Francesca Monti

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