Intervista con Noa: “Preferisco l’imperfezione e l’umanità ad una falsa immagine di perfezione”

Con la sua voce straordinaria, dolce e intensa allo stesso tempo, ha conquistato il mondo regalando attraverso le sue canzoni emozioni e importanti messaggi sociali: il 12 febbraio in occasione della Giornata degli Innamorati, su tutte le principali piattaforme digitali arriva “My Funny Valentine”, il nuovo singolo di Noa.

La cantante internazionale ha scelto uno standard del jazz che rappresenta il suo desiderio di comunicare al mondo l’Amore, necessario, indispensabile e insostituibile specialmente in questa fase critica della storia degli esseri umani.

Il singolo anticipa l’album Afterallogy, realizzato nel suo studio in epoca pandemica insieme al chitarrista Gil Dor, col quale collabora da oltre trent’anni.

Nell’intero progetto discografico, solo voce e chitarra, in uscita a fine aprile, sono stati selezionati brani di autori, poeti e compositori vicini a Noa per stile, pensiero e contenuti: tra questi Cole Porter, Lea Goldberg, Pat Metheny, Leonard Bernstein, Rodgers & Hammerstein e molti altri. Un dialogo continuo tra Noa e Gil che, a distanza di decenni, può confermare, come evoca lo stesso titolo dell’album, che “dopo tutto” loro due sono ancora qui, più presenti che mai.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Noa ci ha parlato di “My Funny Valentine”, del nuovo progetto, ma anche dei ricordi legati al film “La vita è bella”, dell’emozione provata cantando davanti a Papa Francesco, e del concerto in streaming per sostenere attraverso la onlus Cesvi l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Noa e Gil Dor - ph Ronen Akerman

credit ph. Ronen Akerman

Noa, il suo nuovo singolo “My Funny Valentine” esce in occasione del giorno degli innamorati. Cosa può raccontarci riguardo questa canzone?

“My Funny Valentine è uno degli standard jazz più belli mai scritti. Lo trovo particolarmente rilevante per quello che dice: “So che sei imperfetto, ma per favore non cambiare: Ti amo così come sei”. In questo mondo, dove le persone, soprattutto i giovani, sono influenzate da diversi tipi di personalità fasulle che vedono sui social media (“influencer, creatori di gusto e altri personaggi vuoti pieni di botox) e cercano costantemente di diventare “perfette”, con la chirurgia plastica, con effetti, filtri e correzione automatica, con il mostrare una falsa immagine di se stessi sui social in modo che tutti pensino di essere felici anche quando non lo sono, questa canzone è la mia “protesta”. Preferisco l’imperfezione e l’umanità ad una falsa immagine di perfezione, e all’infelicità causata dal cercare costantemente di compiacere gli altri a spese della propria unicità”.

Come definirebbe la parola “amore”?

“L’amore sfida la definizione. È qualcosa che senti profondamente, intuitivamente, qualcosa di più grande di te stesso, che ispira l’altruismo e la generosità, che ti unisce con un’altra anima, un altro essere umano, con la natura, con te stesso. È l’opposto dell’ego”.

Cosa può dirci sul nuovo album Afterallogy?

“Afterallogy è la prima e tanto attesa registrazione Jazz di Noa e Gil Dor. Lavoriamo insieme da 30 anni, ci siamo incontrati alla Scuola Rimon di musica jazz e contemporanea a Ramat Ha Sharon nel 1989.  Gil era il co-fondatore della scuola, il direttore accademico e un musicista ed educatore molto rispettato, fluente in una miriade di stili ma specializzato nel jazz. Io ero un’aspirante cantante e cantautrice di 20 anni, che si era da poco trasferita in Israele dagli Stati Uniti, aveva completato il suo servizio militare in una banda militare ed era arrivata a Rimon in cerca di istruzione e collaborazione. Sono subito stata etichettata come “cantante jazz” per la mia conoscenza dell’inglese, le mie naturali capacità di improvvisazione e il legame con “The American Songbook”. Essendo nata in Israele da una famiglia yemenita, e cresciuta a New York fino all’età di 17 anni, il jazz è parte della mia identità, naturale come le mie radici yemenite ed ebraiche.

Il primo concerto insieme a Gil fu in un festival jazz a Tel Aviv, l’8 febbraio 1990, dove abbiamo eseguito brani standard con arrangiamenti non ortodossi e alcune mie composizioni originali. Quella prima serata fu un enorme successo che pose le basi per l’incredibile viaggio a venire.

Il nostro primo album internazionale fu prodotto da Pat Metheny, uno dei musicisti jazz più rispettati al mondo, ma non includeva brani standard, concentrandosi piuttosto sulle mie canzoni.

Nel corso degli anni, abbiamo esplorato molti generi musicali diversi, scritto ed eseguito centinaia di canzoni, lavorato con ensemble che vanno dal trio acustico al quartetto di basso e batteria all’orchestra sinfonica, fuso diversi stili, suoni e linguaggi, sempre alla ricerca di quell’inspiegabile, imprevedibile momento di magia per cui ogni musicista vive. Afterallogy è quindi un’altra tappa del nostro affascinante viaggio, dove abbiamo messo il linguaggio musicale che abbiamo sviluppato e la nostra esperienza al servizio di questi grandi classici del jazz, aggiungendo anche alcuni pezzi originali.

Il nome, oltre a rendere omaggio ai grandi che li hanno ispirati (Charlie Parkers “Ornithology”), è una dichiarazione sulla vita e la musica, intensificata dalla crisi causata dal Covid. Dopo tutto, dopo 30 anni, dopo una pandemia che ha sconvolto, scosso e messo a nudo il mondo, dopo migliaia di chilometri percorsi e molte altre migliaia di note suonate e cantate, cosa rimane? Un profondo amore e rispetto per la grande musica e per l’umanità che da essa prende vita, si eleva e illumina in chi la vive. Un profondo apprezzamento per il dono dell’amicizia, per una partnership unica, per il potere e la risonanza che ci ha portati e tenuti insieme tutti questi anni. E quella curiosità e passione, quella ricerca meticolosa di svelare i misteri più profondi della musica che ci spinge sempre avanti. Attualmente stiamo lavorando alla seconda parte di questo progetto jazz, che includerà la band e sarà più improvvisativa e sperimentale”.

Cosa ha rappresentato per lei la canzone Beautiful That Way del film La vita è bella di Roberto Benigni?

“Un film incredibile, che mi ha cambiato la vita! (e credo anche a chiunque abbia partecipato alla sua realizzazione!). il messaggio, per come lo vedo io, è che non c’è nulla che l’amore e la luce dello spirito umano non possano superare! È così che molti ebrei sono sopravvissuti all’Olocausto, con la forza del loro spirito, la musica, il teatro, la danza, la letteratura, l’umorismo! Questo è anche il modo in cui molti di noi stavano vivendo questa difficilissima pandemia causata dal Covid 19, che ha chiuso le nostre vite, o i nostri teatri, le nostre imprese, le nostre famiglie! La musica, l’arte, l’umorismo, sono la luce di cui abbiamo bisogno per tirare avanti”.

Quanto può essere importante la musica nel portare un messaggio di pace nel mondo?

“L’arte è sempre importante per unire le persone. Ci connette al livello più profondo e più alto, arriva negli angoli più oscuri e dolorosi della nostra anima, e nelle sfaccettature più felici, gioiose e speranzose della nostra esistenza. L’arte è la cosa migliore che esista, ci eleva e ci ispira, sottolinea la nostra comune umanità. Si tratta di ascoltare, di osservare tutto e tutti, è un insieme di dettagli, di curiosità e di osservazione, l’arte è coraggio, bellezza, rivelazione. In un mondo dove esiste l’arte, la pace può e deve esistere”.

Ha ricevuto nel 2018 dal Presidente Mattarella il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. Qual è il suo luogo del cuore italiano?

“L’Italia è molto molto importante per me. Mi ha dato tanto e ho fatto del mio meglio per ricambiare. Adoro questo Paese, lo considero come la mia seconda casa. Una parte di me è sempre con voi”.

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credit foto Lior Keter

Durante la pandemia ha tenuto un concerto in streaming partecipando a “Italian jazz for Bergamo”, promosso da I-Jazz insieme a Bergamo Jazz Festival e Fondazione Teatro Donizetti per sostenere attraverso la onlus Cesvi l’ospedale Papa Giovanni XXIII. Com’è stata questa esperienza?

“E’ stato un grande onore e piacere sostenere l’ospedale di Bergamo (dove ho girato il video di “Beautiful that way”!) e aiutare l’Italia! E’ stato il primo concerto “in casa” che ho fatto ed ero molto nervosa ma ero felice di vedere quanti soldi sono stati raccolti e quante persone sono hanno contribuito. Dopo l’esperienza positiva con questo evento, ho fatto molte altre “trasmissioni d’amore” da casa mia, per raccogliere fondi per le istituzioni di tutto il mondo, e per condividere la mia musica con i fan, nonostante la tristezza per il lockdown causato dal Covid! Io e Gil non abbiamo mai fermato la musica!”.

Ha collaborato con Pino Daniele per la canzone “Il deserto nella mia testa”. Che ricordi ha di lui?

“Era un grande artista e un adorabile essere umano”.

Può raccontarci le emozioni che ha provato cantando più volte davanti a Papa Francesco?

“Adoro Papa Francesco! È il tipo di leader religioso di cui il mondo ha bisogno, vorrei che ci fossero più leader come lui!”.

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credit foto Noa ClipsFilimg Shablul

Il suo primo album dal vivo “Achinoam Nini and Gil Dor Live” è uscito nel 1991, esattamente trent’anni fa. Che ricordi ha del suo debutto nel mondo della musica?

“È iniziato con l’amore per la musica, per la gente, con un profondo senso della famiglia e della collaborazione (31 anni con l’incredibile Gil Dor!!). Senza ego, con una grande dedizione all’arte.  Non sono mai stata interessata alla fama e alla fortuna, ma all’eccellenza, alla creatività, alla bellezza, all’originalità e soprattutto all’umanità! In questo senso, nulla è cambiato. Con gli anni, ho usato la mia musica come strumento al servizio dell’uguaglianza, della compassione e della pace. Di questo sono molto orgogliosa”.

Cosa si augura per il 2021?

“Che possiamo finalmente dire addio al coronavirus. Mi auguro più umanità, modestia, solidarietà, gentilezza, consapevolezza e responsabilità. E concerti dal vivo! (sorride)”.

INTERVIEW WITH NOA

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The new single MY FUNNY VALENTINE is released on the occasion of the day of lovers. What can you tell us about this song?

My funny valentine is one of the most beautiful jazz standards ever written. I find it particularly relevant because of what it says: “I know you are imperfect, but please don’t change: I love you just as you are”. In this world, where people , especially young people, influenced by all kinds of phony social media personalities (“influencers, taste makers and other empty personas full of botox), are constantly trying to became “perfect”, with plastic surgery, with effects, filters and auto-correct, with showing a false image of themselves on social media so everybody thinks they are happy even when they are not, this song is my “protest”. I prefer imperfection and humanity to a false image of perfection, and to the misery caused by constantly trying to please others at the expense of your own uniqueness.

How would you define the word “love”?

Love defies definition. It is something you feel deeply, intuitively, something greater than yourself, that inspires you to selflessness, altruism and generosity, that unites you with another soul another being , with nature, with yourself. It is the opposite of ego.

What can you tell us about the new album AFTERALLOGY?

Afterallogy is Noa and Gil Dor’s first, and long awaited Jazz recording. We have been working together for 30 years. We met in the Rimon School of Jazz and Contemporary music in Ramat Ha Sharon in 1989. Gil was the co-founder fo the school, the academic director and a highly respected musician and educator fluent in myriad styles but specializing in jazz. I was an aspiring 20 year old singer and songwriter, who had recently moved to Israel form the US, completed her military service in a Military Band, and co meto Rimon in search of education and collaboration. I was immediately labeled a ”jazz singer” due to my proficiency in English, my natural improvisational abilites and my inbred connection to “The American Songbook”. Having been born in Israel to a Yemenite family, and raised in NY until age 17, Jazz is part of my identity, as natural as my Yemenite and Hebrew roots.

The duo’s first concert was in a jazz festival in Tel Aviv, Feb 8th, 1990, where we performed standard tunes with unorthodox arrangements, and some of my original compositions. That first night was an enormous success that set the stage for the incredible journey to come.

Our first international album was produced by Pat Metheny, one of the most highly respected jazz musicians in the world, but did not include standard tunes, rather focusing on Noa’s songwriting.

Over the years, we explored many different regions of music, wrote and performed hundreds of songs, worked with ensembles ranging from acoustic trio to bass and drum quartet to symphony orchestra, explored and fused different styles, sounds and languages, always reaching for that unexplainable, unpredictable moment of magic every musician lives for. It has always been impossible to categorize us.

Afterallogy is another step in our fascinating journey, where we have put the musical language we have developed and we cast experience, at the service of these great, classic jazz tunes, and added a few originals as well.

The name, beyond paying homage to the greats that inspired us (..Charlie Parkers “Ornithology”), is a statement about life and music, exacerbated by the Covid 19 crisis.

After all is said and done, after 30 years, after a pandemic which shattered, jolted and stripped the world bare, after thousands of kilometers travelled and many more thousands of notes played and sung, what remains?

A deep love and respect for great music and the greatness in music, a deep love for the humanity that is brought to life by it and elevated and illuminated in whoever experiences it.

A deep appreciation for the gift of friendship…for a unique partnership, for the power and resonance that brought and kept us together all these years.

And that curiosity and passion, that meticulous quest to unveil the deepest mysteries of music that drives us always onwards.

Afterallogy is the first part of a Noa and Gil’s jazz project. We are currently working on part 2..which will include our band and be more improvisational and experimental.

What did the song Beautiful That Way from the movie La vita è bella by Roberto Benigni represent for you?

An amazing film, life changing for me! (and, I think, for anyone involved in making it!). the message, as I see it, is that there is nothing the love and light of the human spirit cannot overcome! That is how many Jews survived the holocaust, with the power of their spirit, music, theater, dance, literature, humor! That is also how many of us wre living through this very difficult Covid 19 pandemic, which has closed our lives, our theaters, our businesses, our families! Music, art, humour, are the light we need to pull through.

How important can music be in bringing a message of peace to the world?

Art is always important in bringing people together. It connects us on the deepest and highest level, goes to the darkest most painful corners of our soul, and to the happies, most joyful and hopeful facets of our existence. Art is the best. It elevates us and inspires us.  it emphasizes our shared humanity. It is all about listening, noticing everything and everyone, it’s about details, about curiosity and observation, art is about courage and beauty, about revelation.  In a world where art exists , peace can..and must.. exist.

You received in 2018 from President Mattarella the title of Commendatore of the Italian Republic. What is your Italian place of the heart?

Italy is very very important to me. it has given me so much, and I have done my best to give back. I adore Italy. I see it as my second home. A part of me is always with you.

During the pandemic you held a streaming concert taking part in “Italian jazz for Bergamo”, promoted by I-Jazz together with Bergamo Jazz Festival and Fondazione Teatro Donizetti to support through the onlus Cesvi the Papa Giovanni XXIII hospital. What was the experience like?

It was my great honor and pleasure to support the hospital in Bergamo (where I shot the video of “beautiful that way”!)  and to help Italy! it was the first “home” concert I did and I was very nervous! But I was so happy to see how much money was raised, and how many people’s lives were affected. After my positive experience with this broadcast, I did many more love broadcasts form my home, to raise money for institutions around the world, and to share my music with fans everywhere, despite the depressing covid 19 lockdowsn! Gil and I never stopped the music!

You collaborated with Pino Daniele for the song “The desert in my head”. What memories do you keep of him?

He was a great artist and a lovely human being.

Can you tell us about the emotions you experienced singing several times in front of Pope Francis?

I adore Pope Francis! He is the kind of religious leader the world needs, I wish there were more leaders like him!

Your first live album “Achinoam Nini and Gil Dor Live” was released in 1991, exactly thirty years ago. What memories do you have of your debut in the world of music?

It started with love, for music, for people. With a deep sense of family and collaboration (31 years with the amazing Gil Dor!!). With no ego! with a great dedication to art.  I was never interested in fame and fortune, but in excellence, creativity, beauty, originality, and above all, humanity! In that sense, nothing has changed. With the years, I have used my music as an instrument in the service of equality, compassion, and peace. Of this I am very proud.

What do you wish for 2021?

Bye bye corona!

Hello, more humanity, modesty, solidarity , kindness, awareness and responsibility. And live concerts! 🙂

di Francesca Monti

credit foto copertina Ronen Akerman

Grazie a Elisabetta Castiglioni

 

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