SANREMO 2021 – Video intervista con Willie Peyote, in gara con “Mai dire mai (La locura)”: “Con questo brano prendo in giro le nostre contraddizioni”

Willie Peyote, rapper e cantautore torinese, è in gara nella categoria Campioni al 71° Festival di Sanremo con il brano “Mai dire mai (La Locura)”, da lui scritto insieme a Carlo Cavalieri D’Oro, Daniel Gabriel Bestonzo e Giuseppe Petrelli. 

Una canzone che parla di come ci siamo ormai abituati a mettere al primo posto il mero intrattenimento, in tutti i campi, dall’arte e alla cultura, passando per lo sport e arrivando anche alla politica. Avere un personaggio che funziona è più importante che avere talento, avere il consenso è più importante che avere un programma, far parlare di sé è più importante che avere qualcosa da dire. E anche in pandemia “the show must go on”…

Per la serata di giovedì 4 marzo dedicata alla Canzone d’Autore, l’artista sarà accompagnato sul palco da Samuele Bersani con cui duetterà sulle note di “Giudizi universali”.

Qui la nostra video intervista con Willie Peyote:

Quali sono le tue sensazioni in vista del debutto al Festival di Sanremo?

“Provo delle sensazioni contrastanti fin dal momento in cui mi hanno detto che avrei partecipato, attraverso attimi di gioia e di grande dubbio. E’ un’edizione diversa ma per me è la prima quindi non posso fare raffronti con quello che avveniva in precedenza, è tutto nuovo a prescindere. Non vedo l’ora di esordire così mi toglierò la tensione”.

Porti in gara il brano “Mai dire mai (La locura)” che è una perfetta fotografia della società odierna in cui contano di più le visualizzazioni sui social che non il talento o quello che uno ha realmente da dire. Com’è nato questo brano?

“Più che come una critica è nato come una presa in giro delle nostre contraddizioni, infatti facciamo finta di niente, nascondiamo la polvere sotto al tappeto ma prima o poi verrà fuori. Volevo approcciarmi con un mood ironico, prendendo in giro innanzitutto me stesso e poi anche il contesto sanremese perché secondo me in un periodo particolare come questo era impossibile andare al Festival e fare finta di nulla, anche rispetto alla categoria dei lavoratori dello spettacolo che attraversa un momento difficile da un anno a questa parte. Sanremo del resto è una messa laica ma che rappresenta tutto e il contrario di tutto”.

La canzone si apre con una frase tratta dalla serie “Boris”: “Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”…

“Esattamente. Ho scelto quella frase perché molto evocativa, sembra scritta ieri ed è un modo per sottolineare che secondo me sarebbe stato più indelicato e ingiusto nei confronti di tutto quello che è accaduto quest’anno entrare sul palco e fare finta di niente. Quindi ho cercato di farmi ispirare dalle parole di chi scrive meglio di me, in questo caso gli autori di Boris, perché quella frase racchiudeva al meglio questo concetto”.

Nella serata dedicata alle cover porterai sul palco “Giudizi universali” con Samuele Bersani. Cosa ti lega a questo brano?

“A parte il fatto che è un capolavoro incredibile e la sua bellezza mi ha sempre affascinato, mi hanno proposto di portare un pezzo di musica d’autore così ho chiesto a Samuele se volesse accompagnarmi nella serata dedicata alle cover e ha accettato con mio grande stupore. Io mi sono sempre sentito rappresentato da quella canzone perché mi rispecchio in alcune frasi come “troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane”. Sarà una grande emozione e un regalo per me”.

Com’è nata invece la collaborazione con Shaggy per “L’algoritmo”?

“E’ nata in modo strano. Mi chiesero un pezzo come autore poi l’artista per cui l’avevo scritto decise di non farlo e rimase lì per un po’ finché un giorno me l’hanno rispedito con sopra la voce di Shaggy. Non potevo crederci ed è stato divertente. Finire nel Greatest hits di un artista che ha vinto due Grammy e ha cantato con Sting per me è stata una grandissima soddisfazione”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Dopo Sanremo spero di tornare a suonare quanto prima, magari quest’estate, e di risalire su un palco perché ne abbiamo bisogno sia io che le persone che lavorano con me”.

di Francesca Monti

credit foto Chiara Girelli

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