A Speciale Tg1, in collaborazione con Rai Cinema su Rai1 domenica 18 aprile a mezzanotte, il documentario di Sophia Luvarà ‘Parola d’onore’: ‘ndrangheta e adolescenti

Per chi nasce e cresce in un ambiente permeato dalla cultura di ‘Ndrangheta è possibile costruirsi un futuro diverso? Nel tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria un giudice coraggioso lotta contro la ‘Ndrangheta allontanando dall’ambiente mafioso ragazzi adolescenti coinvolti in attività criminali. A Speciale Tg1, in collaborazione con Rai Cinema su Rai1 domenica 18 aprile a mezzanotte, il documentario di Sophia Luvarà che, ottenendo un accesso esclusivo e incondizionato al lavoro svolto dal giudice Roberto Di Bella, documenta la vita di questi ragazzi durante il loro percorso rieducativo. L’incontro con Pierpaolo, Simone, Bader e Reda che stanno scontando la loro pena nella Comunità Ministeriale. Attraverso i loro racconti si scopre  cosa significa essere intrappolati nei pericolosi meccanismi della criminalità organizzata. Nell’ufficio del giudice Di Bella i quattro giovani vengono periodicamente interrogati sull’andamento della loro condotta. Ognuno di loro porta con sé il peso di un crimine commesso. C’è chi, spinto dal senso di ribellione tipico di quella età, ha seguito i coetanei in attività illecite. Chi invece ha seguito l’esempio dei propri familiari, compiendo quell’“atto di coraggio” che gli era stato domandato. Come ci si sente a scoprire che tutto ciò che credevi giusto è in realtà sbagliato? È possibile accettare l’idea di essere stato usato da chi doveva proteggerti e amarti? Le lezioni di teatro che si tengono all’interno della struttura rivestono un ruolo centrale. I ragazzi imparano a conoscere il testo teatrale di Romeo e Giulietta, la storia di due famiglie rivali che combattono per i propri interessi portando alla morte i propri figli.
 “Parola d’Onore” dipinge un contesto di violenza de-spettacolarizzato, senza sangue, né cadaveri o pistole, ma con tutta la forza emotiva e coinvolgente del racconto delle ferite che quella violenza lascia nell’animo dei giovani. Una catena criminale che Roberto di Bella e la Comunità Ministeriale di Reggio Calabria cercano di spezzare.

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