Intervista con Marco Masini che il 9 maggio terrà un live in streaming a sostegno della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze: “In questo momento di crisi pandemica è importante regalare un sorriso ai bambini malati”

Domenica 9 maggio in diretta streaming dal Teatro della Pergola di Firenze, Marco Masini si esibirà per la prima volta in live streaming, con uno speciale concerto acustico. Sarà l’occasione per ascoltare i grandi successi del cantautore in una speciale veste acustica, oltre ad alcuni brani riscoperti per l’occasione.

Il concerto, visibile sul sito https://livestreaming.momyrecords.com, sarà a sostegno della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. I biglietti dello show sono disponibili sul sito ufficiale dell’artista www.marcomasini.it.

L’artista, che ha vinto due volte il Festival di Sanremo, la prima nel 1990 tra i Giovani con “Disperato”, la seconda tra i Big nel 2004 con “L’uomo volante”, ha festeggiato nel 2020 trenta anni di carriera con il disco “Masini +1, 30th Anniversary”.

Abbiamo realizzato una video intervista con Marco Masini che ci ha parlato non solo del live in streaming ma anche del suo rapporto con Firenze, regalandoci un ricordo della grande Milva:

Com’è nata l’idea di questo live in diretta streaming dal Teatro della Pergola di Firenze?

“E’ nata da diversi input, incentivi, stimoli, anche un po’ per egoismo, per ritrovare la mia band, la nostra sintonia, il nostro abitudinario lavoro che abbiamo interrotto un anno e qualche mese fa. C’era la voglia di ritornare insieme, di capire se siamo ancora in grado di andare a tempo, era una curiosità da parte mia e dei ragazzi che suoneranno con me, infatti per l’occasione ci saranno tre musicisti sul palco, Lapo Consortini che è un po’ un jolly e si occupa anche della parte tecnica, Cesare Chiodo alle chitarre e al basso e Massimiliano Agati che suonerà chitarra e percussioni. Il Teatro della Pergola di Firenze è una location storica, che ha una scenografia e uno sfondo molto reali tanto che sembra di essere davvero a un concerto. Ci hanno fatto un grande regalo”.

Un live che ha anche una finalità benefica, infatti una parte del ricavato sarà devoluta a sostegno della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze…

“In questo momento di crisi pandemica abbiamo anche un po’ trascurato quelle che sono le attenzioni primarie della nostra vita, per esempio i bambini malati, che hanno disagi sociali o che hanno bisogno di attenzione anche psicologica e insieme alla Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze che è un po’ il nostro fiore all’occhiello abbiamo deciso di collaborare e una parte dell’incasso verrà devoluta a loro favore. Regalare un sorriso a un bambino a volte può valere molto di più di una medicina”.

Sui tuoi profili social hai iniziato a svelare qualche canzone che canterai nel live. Cos’altro puoi anticiparci?

“Finiremo le prove venerdì e sabato, abbiamo un’idea, una rosa di canzoni dove non potranno mancare quelle più popolari che hanno sposato la condivisione di molta gente nel tempo, però ci saranno anche dei brani che ritroveremo e scopriremo in versione acustica e che risulteranno migliori del primo arrangiamento, tutto rapportato ovviamente ai tempi di oggi. Un po’ come nel calcio dove hai una rosa e gli allenamenti servono a capire quali saranno gli undici titolari, in questo caso le prove ci aiuteranno a comporre la scaletta”.

Essendo il concerto realizzato all’interno di un bellissimo teatro ci sarà una scenografia particolare?

“A livello scenografico c’è una sorpresa speciale e la proveremo negli ultimi istanti prima di iniziare il concerto. Credo che regalerà una grande emozione ma non posso svelare di più”.

Photo Credit Luisa Carcavale _ marcomasini5457 FOTO LIBRETTO (utilizzabili anche per promo)

credit foto Luisa Carcavale

Nel 2020 hai tagliato il traguardo dei tuoi primi trenta anni di carriera. Se ripensi al tuo esordio nel 1990 al Festival di Sanremo con “Disperato”, brano con cui hai vinto la sezione Novità, che ricordi riaffiorano nella tua mente?

“La musica è un’emozione che provi ogni volta che raggiungi o insegui un risultato. A quei tempi inseguivo la possibilità di poter comunicare con gli altri, di far arrivare alla gente quello che pensavo e scrivevo con Giancarlo Bigazzi, Beppe Dati, gli autori di cui mi sono sempre circondato. Tuttora collaboro con autori anche più giovani che scrivono con me, magari con metodologie diverse, che cerco di apprendere perché credo che da loro ci sia molto da imparare. Quello è stato un momento di soddisfazione perché mi ero reso conto di aver scritto un pezzo che stava rappresentando un mondo, una situazione anche sociale di una generazione che stava sempre più arrancando e camminando nel vuoto. “Disperato” credo che abbia dato voce a tanti ragazzi che avevano un bisogno incredibile di urlare qualcosa”.

Nel 2008 hai portato in scena a teatro lo spettacolo “Il Brutto Anatroccolo”, scritto con Beppe Dati, con parti recitate e diverse tue canzoni. E’ un’esperienza che ti piacerebbe ripetere?

“Nella vita mai dire mai. In quel periodo avevamo voglia di raccontare un’escalation, chiunque da brutto anatroccolo può diventare un bellissimo cigno credendo in se stesso e dedicandosi a se stesso. La vita ti cambia e ti fa raggiungere un gradino e quando ci sali senti il bisogno di approdare su un altro magari anche più in basso, perpendicolare, differente. Quindi potrei riproporre uno spettacolo simile ma non esattamente uguale”.

Tra i prossimi progetti, dopo la data del 30 settembre all’Arena di Verona e il tour teatrale, c’è anche un nuovo album?

“Il disco non è ancora in cantiere perché i distributori sono fermi e secondo me è inutile uscire con un progetto se non puoi fare gli incontri instore per il firmacopie con il pubblico, non puoi promuovere una canzone, dare una continuità a un progetto che nasce. Sto scrivendo, sperimentando, ma prima di programmare una pubblicazione bisognerà aspettare”.

Che rapporto hai con Firenze, la tua città, e qual è il tuo luogo del cuore?

“Mi sento fiorentino da tante generazioni e Firenze rappresenta per me un modo di essere, di vedere le cose, quell’ironia che non tutti conoscono perché magari cantando certi argomenti passa in secondo piano, però sono figlio di questa città a tutti gli effetti, del film “Amici Miei” che ha dato a Firenze un’importanza e un’attenzione particolare su quel tipo di ironia. Sono nato nel Rione del Ponte Rosso quindi sono affezionato al Giardino dell’Orticultura, ogni volta che lo rivedo mi fa annusare lo stesso odore e sapore di quando avevo dieci anni e portavo il pallone per giocare. Mi ricorda la famiglia, il momento più bello della mia vita, l’inconsapevolezza, l’incoscienza, l’adolescenza, cosa che i ragazzi oggi stanno vivendo poco perché perdere due anni della propria giovinezza credo sia un delitto incredibile”.

Poco fa parlando della scaletta del live hai fatto un parallelo con la formazione di una squadra di calcio. Sappiamo che sei tifoso della Fiorentina che arriva da una stagione non esaltante, cosa ti auguri per la prossima annata?

“Vedo la Fiorentina ma mi fa soffrire e basta. E’ un’annata molto approssimativa in tutti i sensi, ci sono dei paradossi dentro questa società in cui vengono prese delle decisioni che noi tifosi non capiamo. Abbiamo un bravo direttore sportivo ma forse qualcuno si oppone a certe scelte e poi ci si trova in una situazione che non fa parte della programmazione e quando fai le cose improvvisando ecco che ti ritrovi anche con dei giocatori di livello ma in una situazione di impasse critica, a livello tecnico, di compattezza di squadra, di filosofia di gioco. Questo accade quando si decide di prendere una strada, poi si cambia e ti smarrisci e sei costretto a ricambiare. E’ successo con i quattro allenatori che abbiamo avuto sulla panchina viola in due stagioni. Spero che il Presidente Commisso abbia capito come funziona il calcio in Italia e risponda con orgoglio magari a questa mossa improvvisa della Roma che ha scelto Mourinho come allenatore. Io spero prenda Sarri o De Zerbi per zittire i malumori che da tre anni ci sono in città”.

Chiudo questa piacevole chiacchierata chiedendoti se ti va di regalarci un ricordo di Milva, che tra l’altro ha anche reinterpretato una tua canzone di grande successo quale “Ci vorrebbe il mare”?

“Ho conosciuto Milva proprio a Sanremo nel 1990, aveva una voce incredibile, andavamo sempre a pranzo insieme in hotel perché entrambi avevamo la Ricordi come etichetta. Mi viene in mente ad esempio quando la chiamava sua figlia Martina e lei rispondeva: “amore, sono la mamma”. Era una donna forte, vera, che mi ha dato sempre un’impressione di protezione. La ricordo con grande commozione. La sua versione di Ci vorrebbe il mare mi ha regalato un’emozione ancora più forte. Ha avuto una vita fortunatamente non breve e ha dimostrato tanto. L’importante è vivere ogni giorno cercando di spremersi fino alla fine con tutti i sogni ancora vivi, fino all’ultimo giorno, altrimenti la vita non avrebbe senso”.

di Francesca Monti

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