Intervista con Greta Scarano, protagonista della serie “Chiamami Ancora Amore”: “Essere liberi significa condividere la propria verità”

E’ un periodo d’oro per Greta Scarano, in cui sta raccogliendo i meritati frutti di un percorso artistico iniziato quattordici anni fa e caratterizzato da passione, sacrifici, talento, determinazione.

Dopo aver vestito i panni di Antonia ne “Il Metodo Catalanotti”, nuovo episodio de “Il Commissario Montalbano” e quelli di Ilary Blasi in “Speravo de morì prima”, l’attrice, tra le giovani stelle del panorama italiano, è la protagonista della serie creata da Giacomo Bendotti “Chiamami ancora amore”, in onda il lunedì sera su Rai 1 per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, nel ruolo di Anna Santi, mamma di Pietro e moglie di Enrico che si ritrova a fare i conti con la fine del suo matrimonio. Un viaggio nel “mistero” dei sentimenti di una coppia e nelle dinamiche genitoriali distorte dalle incomprensioni e dalle cieche rappresaglie di chi non è riuscito a mantenere viva la fiamma della comprensione e del rispetto reciproco.

In questa intervista Greta Scarano ci ha parlato del suo personaggio ma anche dei ricordi legati a Un Posto al sole, della sua passione per la batteria, del sogno di dirigere un film e del significato che dà alla parola libertà.

1.Simone Liberati, Greta Scarano© Fabrizio de Blasio-DSCF2922

credit foto Fabrizio De Blasio – ufficio stampa Rai

Greta, in “Chiamami ancora amore” interpreti Anna Santi, una donna tormentata, una mamma e moglie che si trova a fare i conti con la fine di una grande storia d’amore. Come hai costruito questo personaggio?

“E’ stato un percorso fatto fondamentalmente insieme al regista Gianluca Maria Tavarelli e a Simone Liberati. E’ una serie che ho visto nascere, che conosco da quando era solo un’idea e sono stata agevolata in questo perché seguendo un progetto dalla sua genesi ho potuto pian piano costruire Anna avendo ben chiaro nella mente, parlando con lo sceneggiatore e con i produttori, quali fossero i passaggi fondamentali ma anche le cose più piccole. Quindi ho lavorato sulle sfumature, sui dettagli, proprio perché è un personaggio già in scrittura estremamente tridimensionale, con tante caratteristiche, con un carattere ben definito. Conoscevo il background di Anna, quello che ha vissuto, com’è cresciuta. Il lavoro sulle sensazioni, sulle emozioni è stato fatto sul set perché Gianluca ci faceva fare tanti take dandoci la possibilità di esplorare in maniera approfondita ogni aspetto, e poi ho attinto in parte anche dalle mie esperienze personali di separazioni, di crisi non solo di coppia ma anche evolutive. Anna si porta dietro un fardello, da una parte il desiderio di realizzarsi a livello personale e dall’altra l’aver fatto delle scelte in cui è stata molto condizionata dal dover essere presente per la propria famiglia. E’ stato un percorso lungo partendo da una scrittura realistica che mi ispirava molto e su cui ho potuto lavorare in maniera spontanea. Per noi era fondamentale essere credibili e quella credibilità si acquisisce con la padronanza totale delle scene. Io arrivavo sul set e sapevo perfettamente quello che sarebbe accaduto, poi a volte è bello anche lasciarsi sorprendere. L’importante è aver colto lo spirito del personaggio in modo da portare a casa la scena in qualsiasi condizione vieni messa sul set”.

Una serie che affronta temi attuali, dall’aborto alla depressione, ma che soprattutto racconta in maniera vera e onesta la maternità e le problematiche ad essa collegate, oltre che la famiglia nella sua complessità… 

“Era l’intento dello sceneggiatore in fase di scrittura e lo abbiamo sposato sul set. Anche se nella realtà non sono mamma ho visto tante amiche e conoscenti che si fanno venire mille paranoie riguardo gli errori che commettono o hanno un atteggiamento estremamente insicuro nei confronti della propria maternità, come se ci si sentisse profondamente sole nell’essere a volte sbagliate. Noi invece raccontiamo che capita di sbagliare come genitore, moglie, marito, non siamo perfetti ed errare è umano e questo può essere di conforto alle donne che hanno la sensazione di essere inadeguate come madri e compagne. Abbiamo provato a mostrare il bene e il male di una famiglia. E’ una serie che fa riflettere ed è raccontata con una tale forza e onestà che ti prende se la guardi con attenzione, ma soprattutto parla della vita, che non si può contenere, non si può limitare perché non è tutta rose e fiori ma ci sono tante sfumature”.

9.Greta Scarano, © Fabrizio de Blasio-DSCF0435

credit foto Fabrizio De Blasio – ufficio stampa Rai

Qual è stata la scena emotivamente più complessa da interpretare?

“Ce ne sono state tante ma la prima che mi viene in mente è quella in cui Anna, che è un’infermiera, soccorre una donna che per età e per aspetto le ricorda sua madre che si è suicidata anni prima. E’ stato per me difficile riuscire ad equilibrare le due cose perché in una situazione di emergenza chi ti soccorre tira fuori quell’atteggiamento freddo che ti aiuta a salvare una persona, in questo caso invece Anna doveva perdere la lucidità. Lei sente tantissimo il senso di colpa nei confronti della propria madre che era una donna profondamente depressa, che dopo la sua nascita si è trovata a soffrire per la mancata realizzazione personale. Ed è per questo che mette in crisi la sua vita nel presente, perché anche lei ha fatto delle rinunce per dedicarsi alla famiglia. Raccontare tutto questo in una scena in cui si dovrebbe oggettivamente mantenere la calma ed essere credibile come infermiera è stato difficile. Però ci sono stati tanti momenti complessi legati alla crisi, ai dialoghi che dovevamo affrontare io e Simone, al dolore di vedere finire un amore così importante e profondo. Far emergere certi sentimenti richiede una grande concentrazione”.

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credit foto Fabrizio De Blasio – Ufficio Stampa Rai

Sul set hai ritrovato Gianluca Maria Tavarelli che ti aveva diretta anche nella serie “Non mentire” e Giorgio Colangeli che interpreta il ruolo di tuo suocero proprio come in “Speravo de morì prima”…

“Con Gianluca siamo estremamente in sintonia ed è molto bello lavorare insieme perché ci capiamo al volo e siamo affini. Giorgio Colangeli è un uomo eccezionale, un attore incredibile. Ha interpretato anche il ruolo di mio padre in un film che si chiama Qualche nuvola, la mia prima esperienza al cinema, quindi stiamo esplorando tutte le possibili parentele (sorride). Ci somigliamo anche un po’ fisicamente, non lo vedo distante dalla mia famiglia e gli voglio un gran bene. Mi ritengo fortunata ad avere la possibilità di lavorare spesso con lui”.

Speravo de morì prima - Tv Serie
Greta Scarano in “Speravo de morì prima” (credit Sky)

Ti abbiamo vista recentemente nei panni di Antonia ne “Il Metodo Catalanotti”, nuovo episodio de “Il Commissario Montalbano” e in quelli di Ilary Blasi in “Speravo de morì prima – La serie su Francesco Totti”. Cosa ti hanno lasciato questi personaggi?

“Quando ero più piccola non riuscivo a vivere nel presente ma era importante pensare a quello che dovevo fare dopo, al prossimo progetto. Invece oggi per me ha più valore l’esperienza intrinseca e quello che riesco a raccogliere dal ruolo che interpreto, dai miei colleghi, dalle troupe con cui collaboro. Per quanto riguarda il ruolo di Antonia ne Il Commissario Montalbano mi ha lasciato una grande tenerezza e malinconia perché si percepiva un po’ sul set quella sensazione di smarrimento, non si sapeva bene dove si sarebbe andati, in quanto Andrea Camilleri e il regista Sironi purtroppo non ci sono più, ed è quasi come se fosse finita un’epoca, anche se non so cosa succederà in futuro. Questa esperienza mi ha regalato una grandissima amicizia con Luca Zingaretti che oltre ad essere un bravissimo attore e un uomo stupendo è un mitico regista perché mi ha diretto in parte in questo episodio e mi sono divertita molto. Lui fa un lavoro interessante e di fino sui personaggi e dentro ogni battuta mette 4-5 sottotesti e devi stare concentrata per riuscire a riportare in scena tutto quello che ti ha chiesto. E’ la prima volta che vedo un regista lavorare in modo così puntiglioso e articolato.

“Speravo de morì prima” umanamente mi ha dato tantissimo. Anche in questo caso è nata una bella amicizia con il regista Luca Ribuoli e vorremmo collaborare di nuovo insieme, e con Pietro Castellitto con cui mi sono avvicendata di più. E poi è una serie brillante, con toni divertenti. Raramente ho riso così tanto sul set, anche al doppiaggio”.

Facciamo un passo indietro fino al tuo esordio in tv nel 2007 nel ruolo di Sabrina nella soap Un Posto al sole. Che ricordo conservi di quel periodo?

“Ho un bellissimo ricordo perché è stato il mio primo vero lavoro che mi ha portato fuori casa e io avevo sempre avuto il desiderio di essere indipendente. Per un attore giovane è una palestra incredibile perché sei messo in una condizione di imparare velocemente in quanto è una macchina da guerra, fanno tanto minutaggio ogni giorno e gli interpreti devono essere sempre molto preparati. Ho rinunciato ad andare al Centro Sperimentale perché mi avevano preso a Un Posto al sole e lì ho appreso le basi del mio lavoro. In questa soap hanno lavorato Sorrentino, Sollima e tanti grandissimi attori e quelli attuali sono tutti bravissimi. E’ un’esperienza estremamente formativa che sono davvero felice di aver fatto”.

Ho letto che in passato suonavi anche la batteria…

“Il problema è avere un posto dove suonarla senza dare fastidio ai vicini, ma attualmente non ce l’ho (sorride). Mi piacerebbe riprendere la batteria e fare delle lezioni perché è uno strumento che adoro per la sua personalità. L’ho suonata recentemente in un programma di Rai 1 (Oggi è un altro giorno, ndr) dopo tanti anni ed è stato divertente e liberatorio”.

Qual è il tuo rapporto con la musica? Cosa ti piace ascoltare?

“Ho un rapporto fondamentale, nel senso che appena mi sveglio la mattina ascolto delle canzoni, mi nutro tantissimo di musica e assegno una colonna sonora ad ogni personaggio che interpreto. Sono cresciuta super rockettara ma nel tempo ho iniziato a spaziare tra i generi, da Frah Quintale a Elton John, da Kanye West a Bon Iver. Sono iscritta anche alla newsletter de Il Post che è curata da Luca Sofri e si chiama “Le canzoni” e mi dà tanti spunti, da Billie Eilish a Battiato”.

Qual è la colonna sonora o la canzone che hai assegnato al personaggio di Anna Santi?

“Ce ne sono diverse, ad esempio una canzone d’amore struggente che apparentemente è molto allegra ma mi fa venire anche una grande malinconia e si chiama “Home” degli Edward Sharpe and the Magnetic Zeros”.

Il 25 aprile hai condotto la cerimonia del 76° anniversario della Liberazione che si è svolta al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, leggendo la poesia “Aprile 1945″ di Dino Buzzati, la testimonianza di Virginia Macerelli, unica sopravvissuta all’eccidio del novembre 1943 di Pietransieri in Abruzzo, e un brano di Enzo Petrini tratto da i “Quaderni del ribelle”. Che esperienza è stata?

“E’ stata una bellissima esperienza perché ho letto dei brani estremamente toccanti e farlo in un contesto così solenne non capita tutti i giorni. Poi la Festa della Liberazione è qualcosa che mi tocca tantissimo, perché penso che la memoria sia un dovere e si debba continuare a parlare di quanto successo in passato per non rifare gli stessi errori. E soprattutto dobbiamo dare il giusto valore alla libertà che abbiamo. Oggi ci troviamo in questa situazione assurda di pandemia che ci ha privato della libertà, così come accadeva nelle guerre anche se in maniera completamente diversa e il fatto che ci siano state persone che a costo della loro vita si sono messe in prima linea per cercare di difendere quel diritto è qualcosa che mi emoziona e che non dobbiamo mai dimenticare. Poi mi ha fatto molto piacere conoscere il Presidente Sergio Mattarella”.

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credit foto Quirinale

Cosa rappresenta per te la parola libertà?

“La libertà è tantissime cose, credo sia l’onestà verso gli altri, verso se stessi, poter dire e fare quello che si sente. Essere liberi per me significa condividere la propria verità. Spesso pensiamo di esserlo ma non lo siamo mai fino in fondo. Quello che è successo in questo momento storico ci ha dato la possibilità di riflettere su questo concetto e sul fatto che siamo nati nella parte giusta del mondo e dobbiamo esserne grati, ma ci sono luoghi in cui non c’è neanche una briciola della libertà che abbiamo noi e che spesso diamo per scontata. Nel nostro piccolo dovremmo fare quanto possibile per aiutare chi non ha avuto questa fortuna, infatti ci sono persone che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni e dovremmo aprire gli occhi su quello che accade intorno a noi”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Ho girato il film di Paolo Genovese “Supereroi” che uscirà prossimamente e poi c’è un altro progetto che al momento non posso ancora svelare”.

Un sogno nel cassetto…

“Sogno di fare un film da regista”.

di Francesca Monti

grazie ad Alessandro Folador

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