A Milano l’ultimo saluto a Carla Fracci. Il ricordo letto da Giovanni Nuti: “E ora regalatemi il vostro sorriso, e ricordatemi con il mio”

Si sono tenuti questo pomeriggio a Milano nella Chiesa di San Marco i funerali di Carla Fracci, la più grande ballerina italiana di sempre, scomparsa a 84 anni.

Tantissime persone hanno voluto dare l’ultimo saluto all’étoile e abbracciare idealmente il marito Beppe Menegatti, il figlio Francesco, i nipoti, la sorella Marisa.

La immaginiamo vestita di bianco camminare con il suo passo leggero e la accompagniamo fino alle soglie del mistero, fino a quel crinale che dovrà oltrepassare da sola, e lì l’attende il Signore con le braccia aperte”, queste le parole pronunciate nell’omelia da monsignor Gianni Zappa.

Alla cerimonia funebre erano presenti, tra gli altri, il Ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il sovrintendente del Teatro alla Scala Dominique Meyer, Roberto Bolle, Nicoletta Manni, Martina Arduino, Eleonora Abbagnato, Giusy Versace.

Giovanni Nuti, musicista e compositore, che proprio nella chiesa di San Marco, insieme a Carla Fracci, aveva messo in scena il bellissimo spettacolo “Il poema della croce” di Alda Merini nel 2019, ha letto queste toccanti parole scritte da padre Alberto Maggi, come se fosse la stessa étoile a rivolgersi a famigliari e amici: “È bene per voi che io me ne vada (Gv 16,6). Faccio mie le parole di Gesù. La separazione fisica non significa la mia assenza, ma una presenza ancora più intensa. Non sono lontana, ma ancora più vicina. Per questo non dite di me “non è più!”, ma “è di più”, perché come il chicco di grano che liberando tutte le sue energie si trasforma in una spiga dorata (Gv 12,24), nel momento del trapasso mi sono incontrata con il Dio-Luce che non mi ha assorbito in lui, ma sono stata io ad accoglierlo, e questa luce divina ora dilaterà la mia esistenza in un crescendo senza fine. Gesù ha assicurato che a chi lo ama il Padre prende dimora in lui, per questo con la morte non sono andata in cielo, perché il cielo era già in me e rendeva la mia esistenza indistruttibile. E ora continuerò a crescere perché continuerò ad amarvi, e, come è scritto nell’Apocalisse siriaca di Baruc “Dimorerò nelle altezze di quel mondo là; sarò simili agli angeli e somigliante alle stelle, sarò trasformata in qualsiasi forma vorrò, di bellezza in grazia, di luce in splendore di gloria” (2 Bar LI,10). E quando volete ricordarmi, per favore, non dite mai “la povera Carla”, ma “Beata Carla!” (Ap, 14,13), e ora regalatemi il vostro sorriso, e ricordatemi con il mio”.

Il feretro è stato accolto da un lungo applauso all’arrivo e all’uscita dalla chiesa, sulle note della “Traviata” di Giuseppe Verdi, ultimo doveroso tributo a Carla Fracci, una ballerina inimitabile che ha regalato emozioni sui palchi di tutto il mondo ma soprattutto una donna semplice, umile, appassionata, rigorosa, solare e sempre pronta ad aiutare gli altri, che nonostante il successo non ha mai dimenticato le sue radici e che in punta di piedi ha lasciato il palcoscenico della vita.

di Francesca Monti

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