Intervista con Vincenzo Zampa, protagonista del film “Comedians”: “Anche dietro ad un sorriso può nascondersi una lacrima”

Vincenzo Zampa è tra i protagonisti di “Comedians”, il nuovo film di Gabriele Salvatores, prodotto da Indiana Production con Rai Cinema e in collaborazione con Friuli Venezia Giulia Film Commission, nelle sale dal 10 giugno con 01 Distribution.

Sei aspiranti comici stanchi della mediocrità delle loro vite, al termine di un corso serale di stand-up si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club. Tra il pubblico c’è anche un esaminatore, che sceglierà uno di loro per un programma televisivo. Per tutti è la grande occasione per cambiare vita, per alcuni forse è l’ultima. Le esibizioni iniziano e ogni comico sale sul palco con un grande dilemma: rispettare gli insegnamenti del proprio maestro, devoto a una comicità intelligente e senza compromessi o stravolgere il proprio numero per assecondare il gusto molto meno raffinato dell’esaminatore? O forse cercare una terza strada, di assoluta originalità? Attraverso le storie di sei comici, Comedians è una riflessione sul senso stesso della comicità nel nostro tempo, affrontando temi di assoluta attualità.

Nato a Bari, diplomato presso la Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, milanese di adozione, Vincenzo Zampa collabora con il Teatro dell’Elfo di Milano e ha vinto il Premio Ubu come miglior attore under 30 nel 2011. Per il cinema ha lavorato con Salvatores ne “Il ragazzo invisibile”, con Daniele Vicari in “Diaz” e con il regista americano Terrence Malick in “The last planet”, film che uscirà prossimamente.

Ha partecipato a varie serie televisive tra cui “In arte Nino”, per la regia di Luca Manfredi, dedicato alla figura di Nino Manfredi, interpretando Gianni Bonagura accanto ad Elio Germano.

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Vincenzo, in “Comedians” interpreti Michele Cacace, uno dei protagonisti. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“Il mio personaggio è un pugliese che si trasferisce al Nord e fa un lavoro ordinario ma non per questo sminuente e che spera, frequentando questo corso per comici, di avere l’occasione della vita per poter lavorare in tv e diventare ricco e popolare. Dopo aver presentato il suo numero verrà valutato da un giudice che è un comico famoso. E’ un uomo umile, e ha un’assonanza con me perché anch’io sono pugliese. Nella versione teatrale di Comedians, portata in scena da Salvatores negli anni Ottanta, il mio personaggio era interpretato da Silvio Orlando e aveva una cadenza napoletana. Ovviamente il regista mi ha chiesto di portare Michele ad una modalità più vicina alla mia, dunque quella pugliese che conosco maggiormente come humus geografico”.

Come hai costruito il personaggio? Hai preso spunto dall’opera teatrale?

“Ho letto anche il testo perché dal 2010 insieme a un altro attore presente nel film, Marco Bonadei, collaboro con il Teatro Elfo Puccini e c’è una sorta di fratellanza con lui. Ho fatto un lavoro di riscrittura del personaggio, ho lavorato sulla cadenza pugliese evitando l’effetto macchietta, con profondo rispetto e cercando per quanto possibile di tirare fuori la sua umanità”.

Questa è la tua seconda esperienza con Gabriele Salvatores, che ti ha diretto anche ne “Il ragazzo invisibile”…

“Già nella prima esperienza avevo appreso tantissimo perché uno dei principi cardine del nostro lavoro è quello di non smettere mai di imparare e di mettersi in discussione. La prima volta è stata un’emozione incredibile, lavorare con un Premio Oscar non capita tutti i giorni, la seconda è stata una bella conferma e l’occasione di cimentarmi con un personaggio più grande, uno dei sei protagonisti. Si gioca in maniera seria a fare l’attore con Gabriele, ha profondo rispetto degli interpreti e delle proposte, è in ascolto continuo, lavorare con lui è un regalo che ti fai e speri che non finisca mai perché è un professionista esemplare e una persona umile. Soprattutto in questo periodo pandemico stiamo perdendo l’ascolto ma è una qualità fondamentale che fa i grandi personaggi ancora più grandi”.

photocall Comedians_ Vincenzo Zampa_3_.foto Rocco Giurato_JPG

“Comedians” fa riflettere sui limiti della comicità e sul politicamente corretto. Cosa ne pensi a riguardo?

“Credo che Comedians arrivi in un periodo in cui è comicamente attuale questa riflessione. Ritengo e sono profondamente convinto che si possa scherzare con tutto, su tutto e con tutti purché lo si faccia seriamente e con rispetto. La comicità bella è quella che fa riflettere, non che massacra senza un fine e che ha rispetto verso chi è oggetto della battuta. Un comico deve essere aggiornato ma in maniera seria. Si può fare satira anche su questo periodo storico o sui vaccini ma con rispetto delle vittime e di chi ha lavorato duramente. La battuta non deve portare a distruggere o ad annichilire una persona, altrimenti è solo cattiveria gratuita”.

Che ricordo conservi del tuo esordio al cinema nel 2011 nel film L’ultima sfilata di Carlo Vanzina?

“Ho un ricordo bellissimo di Carlo Vanzina, recitavo al fianco di Francesco Montanari e interpretavo un assistente ispettore pugliese. Carlo era un regista che sapeva spiegare benissimo agli attori quello che voleva sulla scena, una persona straordinaria e profondamente rispettosa, che metteva di buonumore il cast, e aveva voglia di divertirsi, di giocare”.

Hai preso parte anche alla serie tv “In arte Nino”, diretta da Luca Manfredi. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

“Mi ha lasciato una sorta di consapevolezza in più nella creazione dei personaggi e la possibilità di vedere lavorare Elio Germano e di “rubare” con rispetto anche da lui. Interpretavo il compianto Gianni Bonagura, compagno di classe di Nino Manfredi negli anni dell’Accademia. Era distante da me a cominciare dai capelli, infatti ho dovuto rasarmi la testa e fare una stempiatura più larga, aveva gli occhialoni ed era senza barba, sembravo mio fratello giornalista. Lo studio del personaggio mi è servito ad essere più saldo nella recitazione, ad avere un ritmo più veloce nell’azione, ad essere pronto perché si tratta di tempi televisivi nonostante il prodotto sia un film riuscitissimo che si potrebbe tranquillamente vedere al cinema”.

Cosa puoi anticiparci invece riguardo la tua partecipazione al film “The last planet” del regista americano Terrence Malick?

“Non so se il titolo rimarrà quello ma posso dire che è stata un’esperienza incredibile. Terrence Malick è un regista pittore che compone meravigliosamente i suoi quadri. Ti rendi conto di come all’estero giochino tantissimo, creino degli scenari pazzeschi all’interno dei film”.

Vincenzo Zampa_2_foto di Marcella Foccardi

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Il covid ha spostato e cancellato molti progetti, l’appuntamento più imminente è uno spettacolo con Marco Bonadei, che è un compagno di arte e di palco, con cui siamo in procinto di fondare La variante umana, la nostra compagnia. A gennaio 2022 debutteremo poi nel Moby Dick di Orson Welles al Teatro Elfo Puccini di Milano con la regia di Elio De Capitani”.

Com’è stato tornare a recitare dopo tanti mesi di stop?

“E’ stato meraviglioso anche solo poter recitare sul palco quel poco che si è potuto subito dopo la pandemia. Teatro e cinema regalano due emozioni diverse. Fortunatamente rispetto ad altri colleghi, non artisti ma tecnici, amministrativi e chi ruota attorno alla macchina artistica, ho avuto modo di lavorare e provare, ma quello che mi è mancato di più è stato il contatto con il pubblico perché noi attori dobbiamo portare un profondo rispetto verso chi ci vede e ci ascolta. Senza di loro e senza i giornalisti non esisteremmo”.

Un personaggio che ti piacerebbe interpretare…

“In Italia si pensa che un attore possa fare solo alcuni ruoli, invece come accade in America bisognerebbe capire che può interpretare anche personaggi diversi da quello che può apparire perché ha la capacità di trasformarsi. Mi piacerebbe, avendo una fisicità particolare, vestire i panni di un cattivo o recitare in un film horror, una mia passione, fare un personaggio diverso dal comico ma non per questo meno importante, perchè anche dietro a un sorriso può nascondersi una lacrima o la cattiveria. I veri comici sono al contempo molto drammatici, se pensiamo ad esempio a Charlie Chaplin, e raccontare ed immedesimarmi in qualcuno di diverso da quello che posso sembrare sarebbe bellissimo”.

di Francesca Monti

Grazie a Cristina Scognamillo

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