Online il podcast dei ragazzi del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano “Tratto da una storia vera”

TRATTO DA UNA STORIA VERA è il nuovo progetto dei ragazzi della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Un podcast diviso in sei puntate di circa 10’ l’una, realizzato in 9 mesi di incontri settimanali, condotti via web e coordinati da Gianfelice Facchetti, scrittore, regista e attore teatrale, con il contributo artistico di Alice Patriccioli, disponibili online da oggi su Spotify e sulle principali piattaforme streaming.

Tra ottobre 2020 e maggio 2021, 21 ragazzi del Progetto Giovani, 14 in cura e 7 fuori trattamento, hanno raccontato con le loro tracce audio cosa voglia dire ammalarsi di tumore in adolescenza.

“Come in altri percorsi creativi realizzati in questi anni nell’ambito del Progetto Giovani, anche il progetto del podcast ha permesso ai ragazzi di confrontarsi tra di loro e di raccontarsi – spiega il dottor Andrea Ferrari, responsabile del Progetto Giovani – Molti audio, realizzati dai ragazzi nell’intimità delle loro case e poi condivisi con gli altri, sono molto diretti, carichi di emozioni. Sono un insegnamento prezioso per tutti noi. E hanno il grande valore di aiutare i ragazzi a tirare fuori liberamente i loro sentimenti, passo fondamentale per permetter loro di elaborare quello che stanno vivendo, per trovare le risorse per affrontare il complesso periodo delle cure nel modo più positivo possibile”.

Il tema del podcast è quello del VIAGGIO, inteso come esperienza di vacanza, ma anche come metafora del viaggio della malattia.

Disponibili su tutte le principali piattaforme digitali di streaming grazie alla collaborazione con Manuela Ronchi e la sua Action Agency, agenzia di advanced communication da sempre all’avanguardia nell’utilizzo di linguaggi di comunicazione innovativi, i vari capitoli raccontano le mete del viaggio, le persone incontrate, il cibo, le disavventure, cosa i ragazzi hanno messo in valigia (la loro musica, un libro, un taccuino, tanto coraggio, molte speranze). Il montaggio e il sounddesign sono a cura di Gipo Gurrado.

Sulla pagina Facebook del Progetto Giovani https://www.facebook.com/ilprogettogiovani è possibile invece ascoltare in differita il video del lancio dei podcast, trasmesso in diretta venerdì 18 giugno alle ore 12.

“I ragazzi hanno interpretato in modo molto creativo e al contempo molto maturo il gioco della metafora del viaggio – racconta Gianfelice Facchetti, che da tempo collabora con lo staff del Progetto Giovani – la nostra guida si è limitata al lavoro di impostare le tracce da svolgere per l’incontro successivo. Poi, ascoltare gli audio e commentarli tutti insieme è stato semplicemente bellissimo”.

“Non è facile parlare della propria malattia, ma il mercoledì pomeriggio sapevo che potevo raccontarmi liberamente e potevo trovare conforto nelle storie dei miei compagni di viaggio”.

Edoardo, 17 anni, in cura per un osteosarcoma, sottolinea l’importanza della condivisione delle esperienze.

“Questo mondo, questi ragazzi: sono le uniche persone che sanno cosa provi. Questo meraviglioso progetto mi ha fatto sentire meno sola, mi ha fatto sentire parte di un gruppo speciale. E ci siamo anche divertiti parecchio”.

Per Giorgia, 18 anni, in cura per un sarcoma del rene, è fondamentale l’importanza del gruppo.

“Quindi ho svuotato la valigia, ho tolto tutti i vestiti per andare a ballare, e l’ho riempita di forza, speranza, santa pazienza, coraggio, determinazione e ovviamente tantissimi pigiami; mi sono guardata allo specchio e mi sono detta “Ora tocca a te””.

“Avevo solo 16 anni quando mi hanno detto “Si parte”. E non si è mai pronti per un viaggio così, soprattutto a questa età. Senti il tuo cuore letteralmente strappato dal petto e ti trovi all’improvviso catapultata in una realtà differente, quasi assurda, come in un gioco della Play, ma senza di vite di scorta. Quanto sarebbe durato il mio viaggio? Forse sei mesi, altri sei mesi della mia vita? o forse gli ultimi sei?”, continua Nunzia, 17 anni, in cura per sarcoma.

“Il Progetto Giovani prosegue l’attitudine del nostro Istituto di essere eccellenza di cura, ma anche di attenzione alla vita, attenzione al paziente come persona – interviene Marco Votta, Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – “e questo vale soprattutto per i ragazzi, che durante il loro percorso di cura hanno necessità di mantenere ed esprimere la loro individualità in modi diversi. Voglio ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a realizzare l’iniziativa di quest’anno e tutti gli adolescenti coinvolti perché, come sempre, sono per noi di ispirazione e di esempio”.

Il Progetto Giovani – https://ilprogettogiovani.org – è sostenuto dall’Associazione Bianca Garavaglia, che dal 1987 supporta le attività della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, impegnandosi a promuovere l’assistenza e l’avanzamento della ricerca nel campo dei tumori dell’età pediatrica. Il Progetto Giovani, dedicato ai pazienti adolescenti malati di tumore, ha due obiettivi, uno clinico e uno indirizzato alla cura globale della vita dei ragazzi.

“È fondamentale ricordare come i pazienti adolescenti necessitino di centri e progetti dedicati capaci di offrire loro tutto il supporto globale indispensabile perché la loro vita non sia del tutto sospesa dall’irruzione della malattia nella quotidianità” – interviene Maura Massimino, Direttore della Struttura Complessa Pediatria Oncologica dell’INT – ma occorre anche affrontare con determinazione il problema della difficoltà di accesso ai centri e ai protocolli di cura”.

Ogni anno in Italia si ammalano di tumore 800 adolescenti tra i 15 e i 18 anni. Le probabilità di cura globali sono buone, ma è indispensabile che i pazienti riescano a ricevere le cure giuste, nei tempi giusti e nei luoghi giusti.

“A parità di malattia un adolescente ha meno probabilità di guarire di un bambino – spiega Andrea Ferrari – Gli adolescenti malati sono in una terra di mezzo tra due mondi, quello dell’oncologia pediatrica e quello dell’oncologia medica dell’adulto; e talvolta questo viene pagato con l’assenza di protocolli dedicati”.

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