Intervista con Maria Centracchio, bronzo nel judo ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020: “E’ stata un’emozione fortissima, ho fatto fatica a credere che fosse successo davvero”

Questa medaglia rappresenta il sacrificio, la dedizione, quello che ho vissuto negli ultimi cinque anni per raggiungerla, è la dimostrazione che se si vuole qualcosa la si può ottenere davvero“. Più forte delle difficoltà e degli infortuni, capace di cadere e di rialzarsi con ancora più grinta, Maria Centracchio ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 ha conquistato un meraviglioso bronzo nel judo, categoria -63 kg, diventando la prima atleta del Molise a salire sul podio a cinque cerchi.

La judoka azzurra ha avuto la meglio nella finale per il terzo posto, al golden score per tre shido, sull’olandese Juul Franssen al termine di un match molto combattuto.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso abbiamo parlato con lei delle emozioni vissute a Tokyo e al ritorno in Italia, ma anche di musica e di sogni nel cassetto.

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Maria, partiamo dal magnifico bronzo vinto ai Giochi di Tokyo2020. Ci racconti l’emozione che hai provato stringendo tra le mani la medaglia?

“E’ stata un’emozione fortissima, ho fatto fatica a realizzare e a credere che fosse successo davvero. Il percorso per arrivare al bronzo è stato molto difficile. Essere a Tokyo e vedere che quello per cui avevo lavorato era tra le mie mani è stato un sollievo ma anche uno shock”.

Cosa rappresenta questa medaglia per te?

“Rappresenta il sacrificio, la dedizione, quello che ho vissuto negli ultimi cinque anni per raggiungerla, la rivalsa su tanti aspetti, la dimostrazione che se si vuole qualcosa la si può ottenere davvero”.

Sono stati indubbiamente dei Giochi storici, particolari. Che atmosfera si è respirata a Tokyo?

“Il clima è stato comunque bellissimo. Nel villaggio si viveva come se fosse tutto normale, era una sorta di microcosmo ma è stato molto emozionante. Non abbiamo potuto visitare la città. Essendo judoka siamo stati varie volte a Tokyo ma abbiamo vissuto questa esperienza in maniera completamente nuova perché non c’erano i luoghi soliti in cui potevamo allenarci, non avevamo la possibilità di uscire, non c’erano il pubblico e i nostri famigliari sugli spalti. Nonostante ciò i Giochi hanno conservato la loro magia”.

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A proposito, sei stata la prima atleta molisana a salire sul podio olimpico e hai ricevuto anche la cittadinanza onoraria di Rocchetta a Volturno. Che rapporto hai con la tua terra?

“Sono nata e cresciuta in Molise e penso che tanto del mio carattere e della mia tempra siano dovute alle mie origini. La mia terra è poco conosciuta ma molto bella, ci sono degli aspetti cardine come i valori, la famiglia, l’aiutarsi, lo stare insieme che conservo dentro di me e sono felice di portarli in giro per il mondo e di far conoscere la mia regione anche all’estero”.

Come ti sei avvicinata al judo?

“Nasco da una famiglia di judoka, papà è stato il mio primo allenatore insieme a mio fratello maggiore, sono praticamente cresciuta sul tatami. All’inizio ho iniziato a praticare questo sport per gioco, poi negli anni ho capito che era proprio la mia strada, era quello che volevo a prescindere dalla famiglia e ho coltivato l’amore per il judo”.

Su Instagram hai pubblicato una foto molto bella con la medaglia al collo corredata da un post con le parole della canzone “Diventa quello che sei” di Mezzosangue: “perché sa poco il cielo se non hai mangiato prima la sabbia dal fondo”. Quali sono state le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare nel tuo percorso verso la conquista del bronzo a cinque cerchi?

“Il mio percorso è stato molto accidentato. Cinque anni fa ho deciso di cambiare categoria di peso e passare a quella superiore nella quale non ero titolare e sono ripartita da zero. Anche se non era la scelta più conveniente era quella più giusta per il mio corpo. Ho iniziato bene, poi ho avuto un grave infortunio al gomito con un’operazione di ricostruzione totale di tendini e legamenti, che mi ha portato per molti mesi fuori dal tatami e al rientro ho avuto un altro infortunio che mi ha fatto saltare degli impegni importanti. I primi due anni sono stati costellati da tanti problemi fisici. Sono poi riuscita a rialzarmi e a prendere il mio posto in squadra quando la Nazionale non mi considerava più un’atleta su cui puntare, ho affrontato un’altra operazione al ginocchio, quindi è iniziata la pandemia. Con la ripartenza delle gare ho avuto sia la mononucleosi che il covid nel giro di pochi mesi, anche l’ultimo periodo di qualificazione è stato complesso. Però questo percorso mi ha fatto apprezzare quello che ho oggi e mi ha dato la certezza che questa medaglia è ciò che volevo”.

A proposito di Nazionale, c’è molto affiatamento tra di voi e lo si è visto ad esempio nel tuo abbraccio con Odette Giuffrida dopo la vittoria del bronzo…

“Con Odette ci conosciamo da tempo, siamo amiche da una vita, siamo cresciute insieme e condividiamo questo mondo. Tra l’altro mi ha permesso di essere sua partner a Rio2016 e di vivere dietro le quinte le Olimpiadi. Anche con gli altri membri della squadra abbiamo un legame molto forte e la pandemia ci ha portato ancora di più a sostenerci a vicenda. E’ una fortuna far parte di questo gruppo”.

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Poco fa parlavamo della canzone di Mezzosangue. Che genere di musica preferisci ascoltare?

“Ascolto di tutto. In particolare nei momenti difficili mi aiuta tanto affidarmi ai testi e alle parole di qualcun altro che sembrano comprendere un po’ quello che sto vivendo, come ad esempio il brano di Mezzosangue. La musica per me è vitale, ci sono dei cantautori che mi ispirano tantissimo e che hanno accompagnato il mio percorso e anche se magari non lo sapranno mai sono grata a loro per l’aiuto che mi hanno dato”.

Puoi dirci qualche nome di questi artisti?

“Mi piace tanto Ultimo, è stato quello che più mi ha illuminato, ma anche Marracash, con qualche testo un po’ più rap che parla di storie cupe e profonde che ti portano a scavare dentro te stessa”.

Dopo Tokyo quali sono i prossimi obiettivi?

“Ora penso a rimettermi in forma fisicamente perché porto addosso grossi strascichi legati alla preparazione, poi gradualmente inizierò a prepararmi per i prossimi obiettivi, tra cui ci sono ovviamente i Giochi di Parigi 2024”.

Un sogno nel cassetto…

“Vorrei diventare mamma e avere una famiglia, e poi mi piacerebbe tantissimo portare la mia esperienza alle persone più giovani, sia sul tatami che fuori, per poter trasmettere loro dei consigli utili e delle dritte per affrontare i momenti di difficoltà”.

di Francesca Monti

credit foto Facebook Maria Centracchio

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