“Maader Folk” è il nuovo disco di Davide Van De Sfroos: “In questo progetto c’è la voglia di respiro per un nuovo viaggio che non dimentica il passato”

Venerdì 17 settembre esce “Maader Folk” (BMG/MyNina), il coraggioso viaggio in 15 tracce che Davide Van De Sfroos ha deciso di intraprendere per abbracciare ancora una volta un linguaggio che è di tutti, radicato nei valori della cultura italiana. Un viaggio che ora lo riporta al folk e a certi sapori celtici degli esordi, ora lo avvicina a sonorità inedite, curiose e sperimentali, grazie anche alla collaborazione col produttore Taketo Gohara.

Canzoni piene di storia e di storie, che hanno dovuto attendere il periodo del lockdown per uscire: alcune hanno visto la luce pochi giorni prima di registrare, altre sono rimaste nascoste per anni in un cassetto. È il caso di “Oh Lord, vaarda gio”, preghiera libera e solenne dalle sonorità gospel, potente inno in cui le voci di Van De Sfroos e Zucchero Sugar Fornaciari si amalgamano fino a fondersi in una sentita richiesta di protezione a chi ci veglia da lassù. Il forte significato del brano, impreziosito dalle alchimie sonore di Taketo, è esemplificato nel videoclip presentato nell’ambito della 78a Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia: un inedito grandangolo sul quotidiano dell’intellettuale Mauro Corona, racconto in musica della dimensione più pura del dialogo tra l’uomo, il divino e il mondo.

Raramente un lavoro discografico attraversa un periodo e un evento così lungo e destabilizzante. Ci siamo messi a costruire il disco, abbiamo allestito una sala di registrazione in un agriturismo in mezzo a mucche, cavalli, pecore e sembrava di essere immersi in quella natura che poi si rivelerà in Maader Folk. Quando il progetto più o meno era pronto è arrivata la pandemia e si è fermato il mondo, la musica, il teatro. Dunque abbiamo iniziato ad analizzare le tematiche e i titoli dei brani alla luce del periodo che abbiamo vissuto. Fiaada ad esempio era già destinata ad essere il pezzo d’apertura, vuoi per questa cavalcata western morriconiana, vuoi perché ha un’intro. Poi però abbiamo dovuto per forza lasciar libere le finestre, le porte, le catene e le canzoni sono diventate 15″, ha raccontato l’artista.

“Oh Lord, vaarda gio era rimasta nel cassetto per una decina d’anni ed era stata scritta come richiesta emotiva di liberazione spirituale, di indicazione della bussola dell’anima per interpretare i segni del nostro percorso. Ho dato questo brano lo scorso Natale all’amico Lorenzo Vanini che mi chiedeva un pezzo su cui “giocare”. Durante il covid è arrivata la sua pre-produzione e abbiamo visto che quel brano era diventato stellare e l’abbiamo inserito nel disco. Poi abbiamo pensato a Zucchero, con cui ci si sente ogni tanto e che ho conosciuto a Sanremo in occasione del duetto con sua figlia Irene. Lui all’epoca era in giro con Sting e ci chiese con tenerezza se potevamo aspettarlo. Così è stato e di sua sponte ha messo le sue strofe in dialetto e appena ho sentito la canzone mi sono venuti i brividi perché questi due linguaggi che si incrociano con l’inglese danno vita ad un’invocazione spirituale universale a un Signore a cui chiediamo cosa fare. Protagonista del video è Mauro Corona, scrittore, scalatore, costruttore, artista del legno ma qui vediamo il suo spirito, mescolato al suo corpo, al suo studio, alle sue rocce e al suo passo e il suo sguardo che da bambino ha conosciuto i periodi duri, la fame. E’ un uomo che non ha mai fatto sconti a se stesso e che si è sempre raccontato senza filtri, in modo sincero. Mauro ha accettato subito di far parte del video perché gli è piaciuta la canzone e ha scelto di indossare la maglietta di Emergency, dandoci la possibilità di fare anche un omaggio a Gino Strada e di dare una boccata di ossigeno e di speranza“.

“Maader Folk” è un’autentica istantanea del sentire odierno dell’artista, una benedizione alla sua terra, una finestra spalancata sulle atmosfere quotidiane di realtà senza tempo e di un mondo intriso di grande dignità e forza di volontà, raccontato nei brani “L’Isola”, “La Vaal” e “Gli Spaesati”. Proprio quest’ultimo è stato scelto come singolo apripista del progetto discografico, a sottolineare una volta in più l’attaccamento al suo territorio e a riprova di come Van De Sfroos si confermi essere narratore di storie in musica fra i più singolari e a tutto tondo della scena artistica italiana: “Il disco non aveva un titolo riassuntivo di tutte le tematiche, poi ho presso il covid, io e tutta la mia famiglia, in tv c’era il Festival di Sanremo e una sera mentre ero letto mi sono immaginato questa donna che mi guardava con una certa morbidezza e mi diceva di restare attaccato al mio folk che è eterno. Era la madre folk. Da lì la scelta del titolo”.

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Per quanto riguarda i live l’artista ha chiosato: “Non vedo l’ora di cantare dal vivo i nuovi brani. Certo, non è facile portare in giro cinquanta persone con le attuali restrizioni ma diventa interessante vedere come le canzoni possano essere sistemate, adattate. Oh Lord, vaarda gio, ad esempio, ha un arrangiamento minimale, impreziosito dalla voce di Zucchero, ho provato a cantarla al Carroponte da solo, con la chitarra acustica, e mi è sembrato che il pubblico apprezzasse la ruvidità del pezzo”. 

Le 15 tracce dell’album saranno presentate in una serie di appuntamenti instore in giro per l’Italia, dove Davide Van De Sfroos incontrerà i fan per condividere con loro la genesi e le storie del nuovo progetto discografico.

17/9: Como c/o Villa del Grumello

18/9: Lecco c/o Orsa Maggiore (a cura di Discoshop)

21/9: Milano c/o la Feltrinelli Gae Aulenti

22/9: Varese c/o Varese Dischi

24/9: Torino c/o Spazio Comala (a cura di Feltrinelli)

27/9: Roma c/o Galleria Alberto Sordi (a cura di Feltrinelli)

28/9: Bologna c/o Feltrinelli di piazza Ravegnana

29/9: Verona c/o Mura Festival Bastione di San Bernardino (a cura di Feltrinelli)

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MAADER FOLK – TRACK BY TRACK

FIAADA

L’album si apre con “Fiaada”, brano dal sapore country western con tinte che riportano alle atmosfere del grande Maestro Morricone: un invito a cavalcare la vita cercando nuovamente lo spirito giusto, il brano sorprende per la grande aderenza ai tempi.

NEL NOMM

L’ascolto prosegue con “Nel Nomm”, brano dalle mille evoluzioni, interessante ibrido sia per  struttura che per gli strumenti che si incrociano. Le atmosfere intime e riflessive delle strofe e il ritornello ossessivo e ipnotico restituiscono con efficacia il contrasto che viviamo nelle grandi capriole della vita.

GOCCIA DI ONDA

Filastrocca Macumba di acqua dolce, “Goccia di onda” si appoggia alla poetica delle onde nella loro diversa intensità, ripercorrendo le emozioni e le simbologie del nostro vissuto. Le percussioni invogliano ad un rito tribale ed è incredibile la scelta delle conchiglie, usate da Mauro Ottolini come strumenti a fiato in una favola di aria e acqua, fonte d’ispirazione per l’arrangiamento fortemente evocativo di Taketo Gohara.

L’ISOLA

Ballata fortemente lacustre e decisamente Lariana, ne “L’Isola” i ricordi del protagonista, pieni di stima per un uomo e d’amore per la figlia di quest’ultimo, finiscono per mescolarsi con quelli dell’Isola Comacina, che diventa coprotagonista del brano.

GLI SPAESATI

Uno scanzonato grandangolo sugli ultimi irriducibili, i grandi ostinati, affezionati ad una vita di paese piena di rituali e mansioni che per molti sembrano soltanto un ricordo, ma che per loro continuano ad essere l’ancora d’appiglio a un mondo che sentono essere ancora il proprio. Non si rifiuta il progresso ma non si getta via la memoria, non si rinnega una vita fatta di sacrifici a tratti estremi e di contatto puro con la Madre Terra.

EL VAGABUUND

Ricorda lo stile musicale de “El Carneval de Schigan”, ed effettivamente possiamo immaginarlo come uno spin off del brano. È la storia di chi parte per lavoro per non tornare più alla base, di un integralista del viaggio diventato vagabondo, che dopo aver mollato gli ormeggi corre incontro al suo destino di “anima in pena” o di “beato folle”. Il ritornello si ispira alla carta numero zero dei Tarocchi, il Matto.

GUANTO BIANCO

Dopo una lunga camminata nel crepuscolo, Davide Van De Sfroos ha composto di getto il testo di “Guanto Bianco”, ritraendo luci e ombre nel modo in cui le aveva percepite in quell’istante emozionante e assoluto.

AGATA

Un tributo alle donne valorose durante i periodi di guerra o a chi ha lasciato casa alla ricerca di un lavoro, un omaggio anche alle madri, alle mogli e alle figlie rimaste ad aspettare speranzose e tenaci come un filo d’erba. E a chi, straziato dalla distanza, decide di far ritorno.

IL MITICO THOR

La figura del muratore con gli occhi del fanciullino diventa qualcosa di mitologico: un martello in mano come quello di Thor, sceso sulla terra dal pantheon scandinavo per ordine di un cantautore stralunato che lo vuole ospitare in una canzone dedicata a tutti i magütt. Arpa e tamburo a simulare il dio del tuono e il colpo del martello.

STELLA BUGIARDA

Un brano che cambia umore inseguendo il viaggio del suo protagonista. Dalle zone dove l’acqua del fiume Adda si fonde con quella del lago di Como, dai Paesi dove iniziano la Valchiavenna e la Valtellina, ecco che qualcuno parte per le prime esperienze di formazione in Brianza. Il brano torna gradualmente al suo mood originario, proprio come il viaggio del protagonista, affascinato sì da quel mondo stimolante, ma con la nuova consapevolezza di appartenere alle sue origini.

HEMM IMPARAA

Lo splendido arrangiamento di Taketo Gohara ci porta dritti in un clima country gotico, facendoci provare sensazioni cinematografiche. Un giovane parla con suo nonno, in un contesto agreste molto crepuscolare. Ci si è abituati ormai al passare del tempo e al mutare delle cose che cambiano come le stagioni. Ma sia per il giovane che per il vecchio che guardano la pianura dove crescerà un ipermercato, resta un grande punto interrogativo appeso al tramonto.

OH LORD, VAARDA GIO (FEAT. ZUCCHERO SUGAR FORNACIARI)

Il grido dell’uomo smarrito che chiede al Signore quale strada percorrere, una preghiera libera e solenne in dialetto laghée-emiliano dal messaggio potentissimo, in cui le calde voci di Van de Sfroos e Zucchero Sugar Fornaciari si amalgamano fino a fondersi in una sentita richiesta di protezione a chi ci veglia da lassù. In un periodo storico dominato dall’incertezza, dalle difficoltà e dalle infinite incomprensioni tra gli uomini, gli artisti si fanno portavoce di quella fetta di mondo ancora fiduciosa in un radicale e salvifico cambiamento.

REVERSE

Ballata agrodolce in salsa nostalgica in cui si riavvolge il nastro dei ricordi per rivivere gli anni ruggenti dei tempi in cui – tra discoteche lacustri, bicchieri di vino, conquiste e delusioni – si affrontava la vita on the road con muso duro, incuranti del domani.

TRAMONTO AL SUD

Un omaggio al nostro Mezzogiorno attraverso i ricordi di un musicista in viaggio, che appunta sul proprio taccuino emozioni esaltanti e commoventi, vissuti alla luce del sole al tramonto.

LA VALL (IL VENTO E I FIAMMIFERI)

Un brano potente e fortemente evocativo, parole in musica per le tappe fisse della vita del cantautore, luoghi di meditazione e semplici camminate accompagnate dal sibilo del vento, sordo protagonista che fa da letto sonoro al brano. L’elemento naturale è anche simbolo della perseveranza e della continua ricerca di una nuova fiamma che, mossa dal vento, viene continuamente alimentata ad ardere.

di Francesca Monti

credit foto Fabrizio Cestari

 

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