Il 18, 19, 20 ottobre arriva al cinema il docufilm di Paolo Santolini “Il Migliore. Marco Pantani”. Mamma Tonina: “E’ il primo film che racconta com’era davvero mio figlio”. Recensione

Il 18, 19, 20 ottobre per i “Pantani Days” arriva nelle sale italiane “Il Migliore. Marco Pantani”, il docufilm diretto da Paolo Santolini, prodotto da Okta Film con Rai Cinema, in collaborazione con Fondazione Marco Pantani e distribuito al cinema da Nexo Digital, che racconta dall’interno, con tenerezza, empatia e amorosità, l’avventura umana e sportiva del mitico ciclista che ha fatto sognare l’Italia, scalando le montagne con “il cuore nelle gambe e la forza di un leone”.

Attraverso materiali d’archivio pubblici e privati e conversazioni intime e toccanti con i familiari, l’allenatore dei suoi esordi, gli amici più cari, il film ripercorre la vita di un grande ciclista sullo sfondo della sua Cesenatico, un piccolo centro affacciato sul Mar Adriatico, un paese dell’anima che non ha mai smesso di credere che “uno così non cede”.

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credit foto FM

Alla proiezione in anteprima per la stampa presso il Cinema Arcobaleno di Milano erano presenti i genitori di Marco Pantani, Tonina e Paolo, il regista Paolo Santolini e l’attrice Teresa Mannino che ha moderato l’incontro e ha esordito dicendo: “Grazie al Pirata mi sono appassionata al ciclismo, mi affacciavo alla finestra per vedere il Giro d’Italia. Marco non era solo un grande campione, era molto altro. Ora ho capito perché c’era tanto amore verso di lui”.

Mamma Tonina, commossa ed emozionata, ha detto:Questa è la storia di Marco e questo film racconta com’era lui. E’ la prima pellicola a lui dedicata che mi piace. Non ho mai lasciato entrare i giornalisti nella casa di mio figlio, che ora è abitata da mia nipote Serena, ma Paolo Santolini mi è piaciuto fin dal primo istante in cui l’ho incontrato”.

Il regista ha quindi spiegato com’è nato il docufilm:Sono entrato per la prima volta in casa di Marco 2-3 giorni dopo i fatti avvenuti a Madonna di Campiglio perché avevo organizzato l’intervista di Gianni Minà. In quegli anni non ho mai pensato al film, l’idea è nata nel 2006 quando è uscito il libro del giornalista francese Philippe Brunel “Gli ultimi giorni di Marco Pantani”. Solo che non potevo fare un film di inchiesta. Per fare questo tipo di pellicole ci vuole grande coraggio. Dopo un incontro con Jumbo e Manzo, due amici di Marco, mi sono deciso ad andare a Cesenatico da mamma Tonina e le ho chiesto se potessi raccontare suo figlio attraverso gli occhi, gli aneddoti e i ricordi della sua famiglia e dei suoi amici. Volevo che fosse un film intimo e che attraverso le emozioni si riuscisse a sentire l’odore di Marco. Questo progetto non sarebbe stato possibile senza l’aiuto del Califfo, un caro amico di Pantani, che ha messo a disposizione il suo archivio con vari minuti di girato. Mi sento di dire grazie anche a Letizia Caudullo che è stata fondamentale nel montaggio, in quanto avevamo 100 ore di materiale a disposizione. Le musiche del film sono invece di Billy Martin, dei Montefiori Cocktail e di John De Leo”. 

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Recensione: E’ il 13 gennaio 1999, Marco Pantani festeggia insieme ai suoi amici il compleanno e indossa una parrucca con lunghi capelli castani ricevuta come regalo, e guardandosi allo specchio afferma divertito: “Sembro Jesus Christ”. Inizia così il docufilm “Il Migliore. Marco Pantani”, con alcuni minuti di girato che raccontano degli istanti di gioia e leggerezza e ci mostrano il lato più ironico e giocoso del Pirata, nato il 13 gennaio 1970 a Cesena, che con le sue imprese sulle ripide strade di montagna, in sella alla bici e con la bandana in testa, ha fatto sognare l’Italia entrando nella leggenda del ciclismo con la conquista nello stesso anno, il 1998, di Giro d’Italia e Tour de France, ultimo tra i sette ciclisti riusciti in questa impresa a scrivere il suo nome nel palmarès. La sua sfavillante carriera venne distrutta nel 1999, quando durante la corsa rosa, dopo la vittoria sul traguardo del Santuario d’Oropa e i successi sull’Alpe di Pampeago e a Madonna di Campiglio, venne sottoposto a un controllo antidoping in cui risultò un valore alto dell’ematocrito, 52% contro il 50% concesso e si cominciò erroneamente a parlare di doping. Sì perché Pantani non fu mai trovato positivo a sostanze dopanti. Scommesse, invidia, tentativo di fermare chi vince e quindi dà fastidio? Ciò che è certo è che quel giorno divenne lo spartiacque non solo della sua carriera ma anche della sua vita.

Il docufilm di Paolo Santolini ci porta alla scoperta dei lati meno conosciuti e più personali del Pirata, attraverso le parole dei suoi genitori, di sua sorella Manola, degli amici di sempre che non lo hanno mai abbandonato, nemmeno nei momenti più difficili, del primo allenatore, dei parenti, tra una passeggiata d’inverno nella sua Cesenatico, di notte, per godersi il rumore del mare, un giro in moto, le feste a base di karaoke cantando Io vagabondo, passando per le piadine salsiccia e cipolla, le sue preferite, per arrivare ai suoi tifosi che non si perdevano una corsa del grande campione. Perché quando Adriano De Zan pronunciava le parole: “E’ partito Pantani”, tutti sapevano già che avrebbe tagliato per primo il traguardo. Marco infatti aveva un carattere determinato e quando si metteva in testa un obiettivo lavorava senza sosta per raggiungerlo, a cominciare dal primo Giro d’Italia vinto nel 1992 tra i dilettanti. Nel corso della sua carriera ha superato cadute e ostacoli, supportato dalle persone care e dalla sua terra a cui era visceralmente legato. Poi dopo i trionfi, le scalate indimenticabili, i recuperi impossibili, è iniziata un’altra storia, più malinconica e triste, la parabola discendente del Pirata, che dopo le infamanti accuse di doping, al termine di un viaggio di ritorno silenzioso, scrisse sulla parete di casa “Quel giorno a Campiglio la Madonna non c’era. Mi hanno fregato”.

Poi il lento declino, con una parte della stampa e dell’opinione pubblica che ha iniziato a credere che quelle accuse potessero essere reali. Marco Pantani, seppur in condizioni fisiche e morali non ottimali, è risalito in sella partecipando nel 2000 al Giro d’Italia e al Tour de France, dove ha colto la sua ultima vittoria nella durissima tappa del Mont Ventoux. Quindi piano piano ha iniziato ad assumere droga, pensando di riuscire a smettere, e a isolarsi, allontanandosi dagli amici di sempre che passavano per un saluto o per lasciargli una cassa di fichi e che lui non faceva entrare in casa perché voleva stare da solo, fino a quel maledetto 14 febbraio 2004, quando a Rimini venne ritrovato senza vita nel residence ‘Le Rose’, stroncato da un edema polmonare e cerebrale a causa di un’overdose da cocaina. Una fine tragica avvolta nel mistero, con tante domande a cui non è stata data una risposta e la verità ancora nascosta.

Un docufilm che ci restituisce una storia fatta di luci e ombre, di cadute e risalite, di amicizia, amore, umanità. Ogni inquadratura, ogni testimonianza di chi ha vissuto Marco da vicino, ogni sequenza, dai primi piani ai silenzi che fanno rumore, trasmettono emozioni, commozione e anche qualche sorriso. Il regista Paolo Santolini è stato magistrale nel dare un punto di vista diverso al racconto di un campione immenso, generoso e coraggioso, forte e vulnerabile al contempo, il cui ricordo vive e vivrà per sempre nel cuore di milioni e milioni di persone in Italia e nel mondo e il cui respiro continuerà ad aleggiare tra le salite del Monte Carpegna, tra le vette che abbracciano il cielo del Pirata. Un campione che è ancora in attesa di un doveroso riscatto.

di Francesca Monti

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