Giovedì 21 ottobre alle 21.15 su Rai2 va in onda il documentario “Marta – Il delitto della Sapienza”. Tiziana Russo: “Dopo 24 anni mia sorella finalmente torna ad essere una persona”

Giovedì 21 ottobre alle 21.15 su Rai2 e disponibile su RaiPlay andrà in onda il documentario “MARTA – Il delitto della Sapienza”, scritto da Emanuele Cava, Gianluca De Martino e Laura Allievi, con la partecipazione di Silvia D’Amico che dà la voce a Marta e la supervisione di Fabio Mancini, una coproduzione Rai Documentari e Minerva Pictures, prodotta da Gianluca Curti e Santo Versace, per la regia di Simone Manetti.

Nel maggio del 1997 Marta Russo è nel fiore degli anni e dei sogni sulla vita e sul futuro. Un grande amore per lo sport e in particolare per la scherma, che pratica con successo e determinazione. Si è iscritta a Giurisprudenza, perché da grande vuole indossare la toga da magistrato e mettere la sua vita a disposizione degli altri. Ma non ci riuscirà mai. Un giorno come tanti, all’Università, mentre cammina con una amica per i vialetti della facoltà “tempio” della giustizia, un proiettile la raggiunge alla testa. Per lei non ci sono speranze. Si chiama Marta Russo e la sua morte diventa un caso mediatico. Le pagine di cronaca nera raccontano, passo dopo passo, indagini e cinque anni di processo, ma un’immagine di quella studentessa, uccisa a 22 anni senza un perché, emerge tra le tante che campeggiano su giornali e in tv: è una fototessera. Uno scatto rimasto impresso nella memoria collettiva, che ne identifica oramai la vicenda, che ricorda i lineamenti dolci di Marta, ma che non può di certo restituirne un ricordo pieno, vero. A farlo sono invece le pagine dei suoi diari segreti, ritrovati dalla sorella Tiziana e che la famiglia ha voluto condividere in questo documentario. È la prima volta che vengono resi pubblici.

MARTA_Artwork

Parlare di Marta è sempre una grande emozione ma oggi lo faccio in maniera diversa, perchè in questi anni ho avuto modo di ringraziare tante persone che ci sono state vicino e hanno aiutato i miei genitori ad organizzare gli eventi dell’associazione e portare avanti il messaggio di mia sorella“, ha esordito Tiziana Russo in un incontro con la stampa. “Dopo 24 anni Marta, che è stata sempre una semplice foto, finalmente torna ad essere una persona grazie anche al ritrovamento casuale di questi diari in uno zaino all’interno di un armadio nella nostra camera. Pensavo fossero degli appunti che aveva preso nel corso dei suoi studi invece erano dei diari segreti. E’ stato difficilissimo leggerli per me perché mi sono trovata di fronte a delle emozioni complicate da affrontare, ma allo stesso tempo ho proseguito nella lettura perché volevo sentire Marta sempre più vicino e risentire la sua voce. Sono stati scritti dal 1985 fino al 1996, e raccontano momenti di vita, emozioni e fragilità di mia sorella. In un processo e in un caso del genere si tende a disumanizzare chi è coinvolto e quindi voglio ringraziare la Rai e la produzione che ci ha dato quella forza che ci è venuta a mancare per mettere al centro la verità e per raccontare la figura di Marta come una persona e non come una foto senza anima. Guarderemo il film insieme, io e i miei genitori. Da mamma penso che non sia semplice rivivere la storia di una figlia che non c’è più”.

Il regista Simone Manetti ha spiegato come è nata l’idea del documentario: “L’intenzione era creare qualcosa di diverso dal solito racconto crime, tutto parte da un’intuizione di Cosetta Lagani, e dalla sfida di riuscire a raccontare la vita partendo dalla morte, invece di seguire il solito binario narrativo. Ci siamo avvicinati al materiale di repertorio delle Teche Rai, fondamentale per ricostruire non solo la vicenda giuridica ma anche il contesto sociale, al repertorio famigliare con le foto, e ai diari segreti, punto cardine del progetto e il mezzo che poteva fare in modo che fosse la persona stessa a raccontarsi. La maniera per noi più etica e corretta di dare voce a Marta”.

Il giornalista Massimo Lugli, ricordando il periodo in cui avvenne la vicenda, ha affermato: “E’ stato uno dei primi grandi processi mediatici del Paese, era tecnicamente comodo televisivamente parlando raggiungere i luoghi del delitto essendo accaduto a Roma, tutto coincideva per fare “spettacolo”. Ci sono dei momenti invece in cui bisogna fermarsi, noi come giornalisti credo non abbiamo avuto il necessario riguardo per le vittime. Grazie al cielo è arrivato questo documentario che ci ha restituito Marta Russo com’era, quella che noi non abbiamo saputo raccontare”.

All’incontro era presenta anche Valentina Vezzali, ex schermitrice e pluricampionessa olimpica, ora sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport, che conosceva Marta Russo e in questi anni è sempre stata vicina ai suoi genitori: “Sono emozionata. Marta era una fiorettista, aveva un anno meno di me e da bambine abbiamo condiviso tante gare in giro per l’Italia. Credo che tutti noi dobbiamo stringerci al dolore di una famiglia che perde una figlia, rispettare questo dolore e fare in modo che non accadano più fatti simili. Penso che sia bellissimo ricordare Marta attraverso un’esibizione di scherma, sport che per lei ha rappresentato tanto. Anche lei sognava come me di diventare una campionessa olimpica, abbiamo incrociato insieme le lame qualche volta. Questo è il senso della vita, un bambino che sogna di fare qualcosa di grande e attraverso lo sport può condividere tanti momenti indimenticabili. Anche le nuove generazioni attraverso il memorial Una stella per Marta hanno modo di conoscerla. In quel momento di commozione si vuole dedicare attenzione anche ad una tematica importante che è quella della donazione degli organi e quella scelta fatta con coraggio e amore rappresenta l’eredità che Marta ci ha lasciato. Personalmente sto portando avanti un progetto che coinvolge sport e università per permettere ai ragazzi di potersi dedicare a entrambe le cose con profitto”.

Il direttore di Rai Documentari, Duilio Gianmaria, ha chiosato: “Un buon documentario deve saper collegare un fatto di cronaca alla vita di ciascuno di noi restituendo la dignità. Siamo un Paese in cui spesso la dignità e il racconto di una persona vengono tralasciati. Ringrazio Tiziana, Donato e Aureliana Russo per la disponibilità nel collaborare con noi. Da questo documentario esce un’Italia bella, una famiglia che ha accolto con dignità ogni difficoltà di questa vicenda umana incredibile”.

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Un viaggio narrativo che si snoda su due piani di racconto paralleli: quello legato ai fatti di cronaca, che ricostruisce la vicenda giudiziaria e quello privato, intimo di Marta, che prende vita direttamente dai suoi pensieri più profondi, dalle speranze e dai sogni che, tra 1985 e il 1996, ha affidato alle pagine dei suoi diari segreti. Il documentario vuole restituirle l’identità. La sua vita prima che le venisse tolta. La sua voce, prima di tutto: è lei, infatti, ad accompagnarci nel viaggio, parlandoci di chi era raccontandoci quel che davvero ha vissuto. Un ricordo dolceamaro custodito dalla sua famiglia e oggi condiviso: “Voglio essere felice in questa vita, e non in futuro, ma nel presente, per ogni attimo che vivo. Perché non so quanto potrò vivere e cosa ci sarà dopo (dal diario di Marta Russo)”.

Il documentario utilizza prezioso materiale di repertorio, in parte mai reso pubblico, sia per l’aspetto investigativo che per quello personale e famigliare. L’accesso agli archivi della Corte d’Assise di Roma e della Polizia di Stato ha permesso di attingere materiali, anche inediti, relativi agli atti del processo come intercettazioni ambientali e telefoniche, filmati di interrogatori con testimoni chiave dell’inchiesta, fascicoli fotografici della Polizia Scientifica, e l’inedita telefonata al 113 avvenuta al momento dello sparo. Consistente anche il repertorio messo a disposizione da Rai Teche: telegiornali, interviste ai testimoni chiave, e soprattutto ore e ore di filmati grezzi relativi al processo a Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, a cui si è attinto per rafforzare “il racconto verità”. Per quanto riguarda l’aspetto personale di Marta invece, il documentario ha potuto contare sui suoi preziosi diari, messi a disposizione dai parenti: 9 quaderni, circa 700 pagine scritte in circa 11 anni. Oltre a questi, foto, filmati di famiglia e gli oggetti di cui era piena la sua cameretta e che parlano di lei come le coppe vinte per la scherma. A questi si aggiungono le ricostruzioni e le testimonianze di chi l’ha amata. Un racconto in cui la linea narrativa emotiva e personale si intreccia con quella lucida, asciutta e rigorosa dell’inchiesta. Ad accompagnare lo spettatore è sempre la voce di Marta che sembra chiedere, di andare oltre, di parlare anche del dopo, per riesaminare dall’inizio alla fine quanto accaduto dopo la sua morte, raccontando le indagini e i molti nodi rimasti irrisolti, che ancora, dopo 24 anni, portano alle stesse domande senza risposta: perché è stata uccisa? Dov’è finita la pistola da cui è stato esploso il colpo fatale? Esiste davvero il terzo uomo? Qual è la verità?

Il documentario è il primo appuntamento di Crime Doc, un nuovo ciclo di cinque prime serate di Rai Documentari dedicate al crime, al racconto dei grandi casi di cronaca che hanno segnato il nostro Paese.

di Francesca Monti

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