Gabbo, morire senza un perché, a “Ossi di seppia”

Morire con il calcio negli occhi e con il cuore biancoceleste. Ma morire senza un perché.  
L’11 novembre del 2007, Gabriele Sandri viene raggiunto e ucciso da un colpo di pistola sparato da un poliziotto, nei pressi dell’area di servizio di Badia al Pino, sulla A1, mentre con un gruppo di amici sta andando a Milano per assistere alla partita Inter – Lazio. Quel proiettile, che arriva da lontano, fora il vetro della macchina dove il giovane dj romano è seduto e lo colpisce al collo. Per Gabriele non c’è nulla da fare. La sua vita finisce in un attimo, a 26 anni. 
Nel 2012 la cassazione conferma per l’agente Luigi Spaccarotella la condanna a 9 anni e 4 mesi, per “omicidio volontario.” 
A raccontare la storia, nella puntata di “Ossi di Seppia, quello che ricordiamo”, disponibile dal 9 novembre su RaiPlay, è Cristiano Sandri, fratello di “Gabbo”, come era conosciuto il giovane tifoso della Lazio. “Con il ghiaccio nel cuore”, Cristiano arriva ad Arezzo e raggiunge l’area di servizio dove qualche ora prima c’era stato un accenno di rissa con alcuni tifosi juventini diretti a Parma. Fra i due gruppi vola prima qualche battuta di troppo poi urla, calci e pugni e l’intervento dell’agente che, dal lato opposto della carreggiata, impugna la pistola e spara. Un racconto emozionale ed un ricordo intimo quello di Cristiano, nel quale “lo sgomento non passa e il dolore deve emergere in tutta la sua prepotenza.”

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