Video intervista con i Modà, che il 12 novembre pubblicano “Buona Fortuna – Parte Prima: “Non vediamo l’ora di tornare sul palco”

Venerdì 12 novembre esce “Buona Fortuna – Parte Prima”, il nuovo disco dei Modà, prodotto da Friends & Partners/licenza esclusiva Believe Artist Services, che arriva a due anni di distanza dall’ultimo lavoro di studio.

Nel progetto trovano spazio sei brani inediti, tra cui il singolo che ha anticipato la nuova pubblicazione “Comincia lo show”, accompagnato da un video diretto da Matteo Alberti e Fabrizio De Matteis per Double Vision – Film & More, che è un’aperta critica al mondo social di oggi dove chiunque può brandire il proprio telefono come una vera e propria arma, sparando giudizi contro chi si trova in quel momento dall’altra parte dello schermo.

Tra le tracce ci sono le canzoni d’amore nel classico stile della band come “22 metri quadri” e “Fottuto Inverno”, ma anche “Non ti mancherà mai il mare”, dove Kekko parla a sua figlia dicendole di non commettere i suoi stessi errori, “Buona fortuna buona vita buona luna”, che ha permesso all’autore di rivivere un momento di debolezza, e l’emozionante “Scusa se non lo ricordo più”, ispirato da una frase pronunciata da Lino Banfi, dove il protagonista, affetto da Alzheimer, all’inizio della malattia alterna momenti di totale buio e di lucidità.

Il 23 novembre per tutti coloro che avranno acquistato nei negozi Mondadori la versione autografata del nuovo album “Buona Fortuna – Parte Prima” ci sarà la possibilità di videochattare con Francesco “Kekko” Silvestre, Enrico Zapparoli, Diego Arrigoni, Stefano Forcella e Claudio Dirani durante un esclusivo incontro online.

La band sarà in tour nel 2022, con partenza da Milano il 2 maggio, recuperando in questo modo le date annullate a causa della pandemia.

Abbiamo incontrato i Modà a Cernusco sul Naviglio a pochi giorni dall’uscita del disco, qui la nostra videointervista:

Il 12 novembre arriva “Buona Fortuna – Parte prima”, che già dal titolo rimanda ad un progetto più ampio. Ci raccontate come avete lavorato a questo nuovo disco in cui trovano spazio sonorità diverse, dal rock all’elettronica, pur mantenendovi coerenti con il vostro stile?

“Parte da un progetto nato prima della pandemia. I brani erano già stati scritti da Kekko e li abbiamo realizzati durante l’ultimo anno e mezzo. La scelta di dividerlo in due è stata una necessità, perché al giorno d’oggi si punta tanto sui singoli e non è obbligatorio uscire con un album completo. E’ un modo diverso per far vivere il progetto con due uscite. Ci sono cose di cui andiamo molto fieri perché abbiamo osato di più su alcuni arrangiamenti elettronici che magari erano meno presenti in passato. Volevamo creare atmosfere coerenti con quello che abbiamo sempre fatto ma allo stesso tempo differenti dall’imprinting, dalla prima emozione che ti dà la canzone, come ad esempio “Comincia lo show””.

E proprio “Comincia lo show”, che apre il disco”, è una critica rivolta al mondo social dove chiunque può sparare giudizi e opinioni, senza pensare che le parole possono fare molto male…

“E’ soprattutto una critica agli haters che seminano cattiveria attraverso un bullismo mediatico che ha preso piede in maniera devastante dando la possibilità a chiunque di attaccare persone fragili. Noi ci abbiamo fatto il callo ma ci sono persone che hanno compiuto dei gesti drammatici. Il web è una discarica a cielo aperto dove si salva soltanto chi sa di cosa parla, ma non attraverso diplomi o lauree prese sul web, ma con il lavoro fatto negli anni. Per questo anche noi siamo diventati meno social di prima in quanto stiamo attenti a qualunque cosa che facciamo perché sappiamo che potremmo dare messaggi ed esempi sbagliati. I social sono fondamentali per promuovere il proprio lavoro, qualunque sia il campo, ma sono anche uno strumento molto delicato che bisogna saper gestire con la massima intelligenza”.

Nel brano “Non ti mancherà mai il mare” dedicato a tua figlia Gioia, canti: “Meglio una carezza di tre conti in banca”, un invito a ridare valore agli affetti, alle piccole cose, alla natura, in una società votata all’apparenza…

Kekko: “Oggi è la sagra del non so fare nulla, ci sono ragazze bellissime che mostrano il corpo e poi mettono delle citazioni di Neruda senza magari sapere chi sia. C’è un’ostentazione all’ennesima potenza di tutto e purtroppo i bambini, parlo anche di mia figlia che vive nell’epoca dei social e che un’ora al sabato, con me e mia moglie, ha la possibilità di guardarli, pensano che il mondo vero sia quello. Quando canto “meglio una carezza di tre conti in banca” racconto di quanto oggi non si parli più di certe cose e di quanto a mia figlia cerchi di far capire invece che la vita siamo noi che ci parliamo, che ci abbracciamo e non quella virtuale”.

In “Buona fortuna buona vita buona luna” c’è un’immagine che mi ha colpito molto, quella di una lei che fabbrica collane con le stelle…

Kekko: “Quella lei sono io, le collane di stelle sono le canzoni che ho sempre scritto di notte. “Le raccoglieva come fossero conchiglie” perché la scrittura di una brano è un po’ come andare alla ricerca di qualcosa. “Le conservava tutte quante accanto al letto, così d’avere sempre un po’ di luce intorno” perché ho sempre avuto paura di rimanere senza canzoni e di vedere il buio. Per questo le scrivo di notte e le porto con me a letto, per cantarle nella testa. Attraverso l’immagine di questa donna e le sue fragilità racconto le mie e credo sia un primo passo perché non ho mai parlato prima di cose personali. A volte non mi voglio far vedere fragile da mia figlia ma poi mi rendo conto che non c’è niente di male. Questo è il messaggio della canzone. Da una parte mi sono nascosto dietro ad una figura femminile, dall’altra ho cercato di aprirmi pur nascondendomi”.

Il disco si chiude con l’emozionante “Scusa se non lo ricordo più” che affronta un tema importante come quello dell’Alzheimer…

Kekko: “Nasce dopo aver letto un’intervista a Lino Banfi, uno dei miei idoli, che ha la moglie malata di Alzheimer, in cui raccontava che lei gli chiedeva: “quando non ti riconoscerò più cosa succederà?” e lui rispondeva: “Vorrà dire che ci presenteremo di nuovo”. Ho trovato tanta tenerezza in questa frase e tanto romanticismo al punto di pensare di scrivere un brano. Questa malattia ha troppe sfaccettature dal punto di vista medico per raccontarle all’interno di una canzone, per cui ho deciso di parlare del primo periodo nel quale una persona è poco lucida ma alterna momenti di totale buio a lucidità, e coloro che le stanno intorno raccontano che poco prima non li riconosceva. In qualche modo volevo omaggiare anche questa forza che hanno le persone care che circondano chi è affetto da Alzheimer”.

Modà_Buona fortuna Parte prima

A maggio 2022 partirà il vostro tour dal Mediolanum Forum di Assago. Avete già in mente come strutturarlo?

“Sarà il proseguimento del Testa o Croce Tour che avevamo iniziato due anni fa e non vediamo l’ora di tornare sul palco, il nostro ambiente più naturale, dove da sempre ci siamo espressi meglio. La pandemia ha distorto alcune realtà tra cui quella temporale, quindi è surreale riprendere un tour con il vecchio nome ma con i nuovi brani. Vogliamo promuovere al massimo “Buona Fortuna”, sia la prima che la seconda parte che uscirà ad aprile, ma faremo anche dei pezzi tratti da “Testa o croce” e dagli album precedenti”.

Esattamente dieci anni fa usciva “Viva i romantici” in cui è contenuto il brano “Come un pittore”, del quale avete fatto una versione con Jarabedepalo. Vi andrebbe di regalarci un ricordo di Pau Donés?

Kekko: “Io sono ancora sconvolto. Pau mi manca tutti i giorni, ho un cagnolino che ho chiamato come lui per non dimenticarlo mai. Solo chi l’ha conosciuto può capire che persona grande fosse. Ogni volta che scrivo un brano, come ad esempio “Non ti mancherà mai il mare”, mi vengono i brividi se lo penso cantato con lui. Negli ultimi giorni della sua vita mi mandava le canzoni del suo disco e io le mie, gli chiedevo un parere o di cantarle ma non aveva neanche la forza di parlare e mi scriveva “Che malinconia”. Pau però va ricordato sempre con il sorriso. Lui ha cambiato in qualche modo la mia vita, mi ha insegnato che i sogni si possono realizzare e che quando meno te lo aspetti possono succederti le cose più belle. Pensa che io ero un suo fan scatenato. Durante la prima vacanza con mia moglie, in Spagna nel 2000 a Palma di Maiorca, ho scoperto Pau sentendolo alla radio e quando sono tornato a casa ho iniziato ad ascoltare i suoi dischi. Undici anni dopo mi sono ritrovato a cantare con lui. Quando gliel’ho raccontato non ci credeva. Era la persona più magica e incredibile che abbia mai conosciuto e poter lavorare con lui è stata la fortuna più grande”.

di Francesca Monti

credit foto Double Vision

Grazie a Jessica Gaibotti

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