Intervista con Vittorio Sgarbi, dal 23 al 28 novembre in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano con “Dante Giotto”: “Sono due grandi artisti che rappresentano l’umanità e i sentimenti che sono parte della nostra vita”

Dal 23 al 28 novembre in prima nazionale al Teatro Manzoni di Milano Vittorio Sgarbi porta in scena “Dante Giotto”, che segna un sorprendente cambio di rotta dopo gli spettacoli di grande successo “Caravaggio”, “Michelangelo”, “Leonardo” e “Raffaello”. I protagonisti questa volta sono infatti due: Dante Alighieri e Giotto di Bondone.

Vittorio Sgarbi celebrerà alla sua maniera il Sommo Poeta, di cui nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla scomparsa, intessendo inediti fili conduttori nello scambio con Giotto. Entrambi eminenti attori di una nuova raffigurazione culturale, hanno condizionato con le loro opere i modelli stilistici a seguire, influenzato canoni filosofici, sociali e spirituali del tempo, giungendo a noi come imprescindibili fondamenti di cui facciamo quotidianamente esperienza.

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credit foto FM

Come produttore cerco di fare con Vittorio Sgarbi quello che gli altri non fanno e siamo riusciti a realizzare un percorso che sta tra la letteratura e la pittura. Questo è possibile solo con un uomo dalla grande cultura e intelligenza quale Vittorio. Con la pandemia ci siamo resi conto che l’umanità ha bisogno della socialità e della bellezza che proviene anche dall’arte“, ha dichiarato Marcello Corvino.

“In questi anni la materia che abbiamo trattato con Vittorio è stata sempre ricca di spunti. Abbiamo fatto un lavoro sull’ascolto e sulla visione, quindi ho creato un percorso emotivo sulla musica e sulle immagini“, ha detto Valentino Corvino.

Sono contento di tornare in scena al Teatro Manzoni, portando uno spettacolo su Dante, nel settecentenario della sua scomparsa, e Giotto. Dante è stato senza dubbio il primo poeta immaginifico. Mentre la produzione di Petrarca potrebbe essere riassunta in quella canzone di Michele, “Dite a Laura che l’amo”, lui ha inteso la scrittura in un modo diverso, è un inventore di storie, emozioni. Un po’ come Manzoni ne “I Promessi Sposi”, in cui sembra di vedere realmente i suoi personaggi che ardono d’amore. Anche Giotto, attraverso la sua pittura, dipinge persone ed emozioni, scegliendo di non lavorare in modo ripetitivo ma di raccontare volti e vite. Nello spettacolo ci saranno tre canti della Divina Commedia, uno dell’Inferno e due del Paradiso. Il passaggio da Dante a Giotto avviene attraverso il Canto XI del Paradiso, in cui il Sommo Poeta parla di San Bernardo e di San Francesco, che è il simbolo per eccellenza della povertà, collegandomi poi alla pittura di Giotto ad Assisi”, ha raccontato Vittorio Sgarbi in conferenza stampa.

A margine abbiamo realizzato una video intervista con il Professor Vittorio Sgarbi:

Professor Sgarbi, Dante e Giotto sono due artisti rivoluzionari, uno nella letteratura e l’altro nella pittura, tanto da aver influenzato i canoni sociali e filosofici della loro epoca. Quale sarà il punto di contatto all’interno dello spettacolo? 

“Quando c’è un centenario la produzione pensa sempre ad uno spettacolo. Nel 2019 si ricordavano i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo, nel 2020 quelli di Raffaello e nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante. Nel 2022 sarà il centenario della nascita di Pierpaolo Pasolini e sicuramente penseremo a un lavoro (scherza, ndr).  Per renderlo meno fine a se stesso abbiamo pensato di connettere lo spettacolo alla mia funzione principale di storico dell’arte e legare Dante e Giotto che sono strettamente connessi, più che per i contenuti, per la capacità che hanno avuto nei loro campi di definire la lingua italiana, che è la lingua della letteratura e della pittura. Si assomigliano senza dubbio perché abbiamo davanti delle persone reali quando sentiamo i versi del Sommo Poeta o vediamo gli affreschi di Giotto. Dunque il collegamento tra loro è molto forte. Però Dante basterebbe a se stesso perché è un pittore figurativo nel senso che rappresenta delle persone che poi diventano carne ed ossa”.

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

“Quando ho detto di voler portare in scena Dante e l’amore mi hanno risposto che di quell’argomento parlavano tutti, mentre di Giotto nessuno, in effetti è poco conosciuto. Così ho scelto di realizzare uno spettacolo con protagonisti questi due grandi artisti, che sono attualissimi anche al giorno d’oggi”.

Qual è il valore o l’aspetto della produzione di Dante e Giotto che più l’ha affascinata?

“Il fatto che avessero una visione legata ai valori è indubitabile, ma soprattutto i grandi artisti come Dante e Giotto rappresentano l’umanità e sono capaci di far sentire attraverso le loro parole, anche a distanza di tanti secoli, sentimenti vissuti da noi, che sono parte della nostra vita, hanno la capacità di far sentire l’uomo, di rappresentarlo, e questo non era mai stato così evidente prima di loro. Ci sono figure certamente forti, intense, anche nella scultura romanica ma con Giotto entriamo dentro un’umanità che ancora oggi viviamo e ascoltiamo”.

di Francesca Monti

credit foto Teatro Manzoni

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