MARE FUORI 2 – Intervista con Carmine Recano: “Di Massimo mi affascina la forza concreta della parola”

“Io e Massimo abbiamo molti aspetti in comune, soprattutto questa grande propensione ad aiutare gli altri, senza avere un ritorno personale”. Carmine Recano, nella serie “Mare fuori”, coprodotta da Rai Fiction e Picomedia, con la regia di Milena Cocozza e Ivan Silvestrini, la cui seconda stagione andrà in onda in sei serate dal 17 novembre alle 21.20 su Rai2 (i primi due episodi sono già disponibili in anteprima su RaiPlay), dà il volto al comandante della polizia penitenziaria Massimo Valenti, un uomo di grandi principi ma capace di ragionare oltre le regole, che con i ragazzi dell’istituto minorile ha un approccio fermo ma allo stesso tempo empatico e che cercherà di salvare Carmine, in cui rivede parte della sua storia, dalla stretta della camorra.

Qui la nostra video intervista con Carmine Recano: 

Nella seconda stagione di “Mare Fuori” il tuo personaggio, Massimo Valenti, un uomo duro dal cuore tenero, entrerà in crisi e si sentirà in colpa per quanto accaduto a Ciro e a Carmine… 

“Lo ritroveremo molto cambiato in questa seconda serie. Sono due gli eventi che metteranno Massimo in crisi: il dolore per la morte di Ciro e l’agguato di camorra subito da Carmine sul finale della prima stagione. Dovrà confrontarsi con questo senso di colpa, analizzare, soprattutto dentro di sè, cos’è cambiato in seguito a questi due avvenimenti. Infatti considera quanto accaduto come un grande fallimento personale, quindi c’è una rielaborazione intima del personaggio rispetto a questo stato d’animo”.

Tra le storie raccontate nella serie ce n’è una che ti ha colpito maggiormente?

“In modo diverso tutte, ne faccio anche un discorso affettivo, vedo i ragazzi un po’ come se fossero dei miei figli. Mi è rimasta molto impressa soprattutto la storia di Carmine e il rapporto basato su questa grande empatia che ha con il mio personaggio, Massimo, con cui si relaziona molto”.

2021, "Mare fuori"
“Mare fuori 2” – Carmine Recano e Carolina Crescentini – credit foto ©Assunta Servello

Nella realtà quanto possono essere importanti figure come quella di Massimo o di Paola Vinci (Carolina Crescentini) per aiutare i ragazzi che hanno commesso un errore a redimersi e ritrovare una speranza per il loro futuro?

“Credo che la cosa interessante della serie sia che abbia diversi punti di vista e racconti un quadro fedele alla realtà, attraverso il lavoro degli addetti al carcere, delle guardie penitenziarie, persone che hanno un ruolo fondamentale. Noi adulti siamo un esempio per i ragazzi, attraverso il nostro senso di responsabilità e del dovere facciamo la differenza, ed è il messaggio che la serie deve veicolare”.

Ci sono dei tratti in comune tra te e il tuo personaggio?

“Io e Massimo abbiamo molti aspetti in comune, soprattutto questa grande propensione ad aiutare gli altri, senza avere un ritorno personale. Del personaggio mi è rimasta impressa la forza concreta della parola, grazie alla quale riesce a strappare un ragazzo da un destino quasi segnato”.

di Francesca Monti

credit posato copertina ©Assunta Servello

Grazie a Nicoletta Strazzeri e Pamela Menichelli

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