Intervista con Giovanni Esposito, in scena al Teatro Bellini di Napoli con “Regalo di Natale” e su Rai 1 con “Non ti pago”

Giovanni Esposito sarà in scena fino al 12 dicembre al Teatro Bellini di Napoli con lo spettacolo “Regalo di Natale” di Pupi Avati, con la regia di Marcello Cotugno, prodotto da La Pirandelliana.

È la notte di Natale e quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano per giocare a poker; hanno organizzato la partita con un “quinto”, l’avvocato Santelia, un industriale molto ricco e molto noto nel giro per le sue ingenti perdite: il classico pollo da spennare. Gli amici decidono compatti di provare a battere l’avvocato, cosa che per Franco significherebbe ottenere la cifra necessaria a ristrutturare il cinema di cui è proprietario; è solo per questa ragione che decide di partecipare, nonostante un antico screzio mai risolto gli renda difficile condividere la serata con Ugo. Tutto contribuisce ad alimentare la tensione e ad alzare la posta in gioco, in breve la partita di poker si trasforma in qualcosa di molto più grosso e in un attimo, sul piatto non ci sono più solo dei soldi, ma anche il bilancio della vita di ognuno dei presenti: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni. Marcello Cotugno dirige la trasposizione teatrale dell’indimenticabile film di Pupi Avati spostando l’azione dal 1986 ai giorni nostri e scegliendo Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase e PIerluigi Corallo per incarnarne tutta la profondità e l’amaro umorismo. Una riflessione cinica e graffiante sull’amicizia, sul ruolo del destino e sui valori della vita.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Giovanni Esposito, attore poliedrico e di elevata bravura, ci ha parlato dello spettacolo, ma anche dei film “I fratelli De Filippo”, “Non ti pago” e “Maradona: Sogno Benedetto”, e ci ha svelato che sta registrando il nuovo programma “Bar Stella”, di e con Stefano De Martino, in onda su Rai 2 dal 28 dicembre.

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Giovanni, è in scena al Teatro Bellini di Napoli con lo spettacolo “Regalo di Natale”, adattamento teatrale del film di Pupi Avati. Cosa può raccontarci riguardo il suo personaggio?

“Lo spettacolo prende il via dal meraviglioso e pluripremiato film di Pupi Avati “Regalo di Natale” e io vesto i panni di Lele, che nella pellicola era interpretato da Alessandro Haber, con caratteristiche differenti che si sono andate anche stratificando durante le prove e nelle repliche perché sentivamo che c’era bisogno, nella prima parte dello spettacolo, di una maggiore leggerezza. Infatti c’è questo dialogo iniziale tra Stefano e Lele prima che arrivino tutti gli altri, scoprendo il rapporto esistente tra gli amici. Il mio personaggio è un critico teatrale insoddisfatto perché si sente il più sfigato tra di loro in quanto è rimasto ancorato ad una posizione mentre gli altri sembra all’apparenza che abbiano avuto un grande successo economico. Lui invece non ha famiglia, vive con la mamma, ma in realtà è un uomo puro, è quello che crede più di tutti in questa amicizia, in questa serata per riunire la combriccola che non trascorre del tempo insieme da circa trenta anni e anche per racimolare un po’ di soldi perché la somma che uno di loro riesce a vincere viene divisa con gli altri. Invece si scopre che in questa serata non si dividerà niente. E’ un personaggio che mi dà grande soddisfazione, portiamo avanti lo spettacolo da quattro anni ed è piacevolissimo sentire il divertimento del pubblico. Poi le rasoiate del testo arrivano meglio quando la gente si è accomodata in una risata”.

E’ uno spettacolo divertente ma che invita anche a riflettere sull’amicizia e sui valori della vita…

“Assolutamente sì, parla anche del tradimento dell’amicizia, questo è un tema che esce prepotentemente. Il testo è scritto in maniera meravigliosa da Sergio Pierattini e il regista Marcello Cotugno è riuscito a mettere insieme un gruppo di attori formidabili”.

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credit foto Pino Attanasio

Lei ha studiato all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini. Che ricordo conserva di quel periodo?

“E’ stato forse uno dei periodi più belli della mia vita, in quegli anni l’Accademia poteva vantare dei super insegnanti, come Paolo Giuranna. Ho avuto la fortuna poco dopo di essere scelto dallo Stabile di Parma per andare a lavorare con loro ed è stata una doppia goduria poter tornare ogni volta in Accademia dopo aver sperimentato quello che studiavo. Non avevo la velleità di andare sul palco, mi piaceva lo studio di tutto quello che c’era intorno”.

Tra i ruoli che ha interpretato al cinema, in tv e a teatro ce n’è uno in particolare che le è rimasto nel cuore?

“Ce ne sono diversi. Uno dei primi ruoli importanti che ho avuto al cinema e che mi hanno segnato di più è stato Mimmo Pezzella in “Polvere di Napoli” di Antonio Capuano. Era un disadattato, un uomo mezzo pazzo che sognava di diventare Richard Gere, e poi lo incontrava in questo suo sogno nella 177 di Secondigliano a Napoli. E’ la prima sceneggiatura scritta con il regista da Paolo Sorrentino quando ancora non pensava di fare il suo primo film. Poi sono affezionato a Di Gennaro che ho interpretato nel film di Enzo Monteleone “Ormai è fatta!”, ma anche a un personaggio teatrale, Muso di fumo, dello spettacolo tratto da un testo di Elio Vittorini, “Il Sempione strizza l’occhio al Frejus”. Andando avanti nella carriera e guardandomi indietro vedo tanti ruoli che mi sono rimasti nel cuore e mi porto appresso qualche pezzettino di ognuno che setaccio nelle altre esperienze lavorative”.

Giovanni Esposito sul set di “Non ti pago” con Maurizio Casagrande e Angela Fontana – credit foto Federico Vacca Massari

E’ nel cast dei film “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini, al cinema il 13, 14 e 15 dicembre, e “Non ti pago” con la regia di Edoardo De Angelis, in onda su Rai 1 a dicembre. Cosa può anticiparci a riguardo?

“Viaggiano su una linea di confine sottilissima. “Non ti pago” di De Angelis è la commedia messa in scena anche in maniera magistrale e innovativa, con uno strepitoso Sergio Castellitto. Mi sono divertito da pazzi interpretando questo Avvocato Strumillo, esagitato, strano, che abbiamo tratteggiato in maniera particolare. Edoardo si è spinto leggermente avanti con questo film, anche rischiando un po’. “I fratelli De Filippo” è un kolossal di Sergio Rubini, l’ho visto due volte e non mi stancherei di rivederlo, è un capolavoro, è un film che ti entra dentro, interpretato da tutti gli attori in modo magistrale, anche da coloro che hanno una battuta, partendo dai tre protagonisti per arrivare a Susy Del Giudice, strepitosa nel ruolo di Luisa De Filippo, e a Biagio Izzo”.

Quanto è stata importante la figura di Eduardo De Filippo per la sua formazione artistica?

“E’ un punto di riferimento, ogni tanto vai a rivederlo e scopri una via che è stata segnata e che è quasi sempre giusta, poi puoi modificare delle cose, accelerare il cammino, portarlo ad un passo più veloce. Erano testi per l’epoca innovativi. Eduardo ha cambiato il modo di portare la recitazione a teatro e anche al cinema inventando il neorealismo. Per un periodo ho anche dormito con il libro di poesie di Eduardo sul comodino, perché amavo leggerle prima di addormentarmi”.

Come si è preparato invece per interpretare Corrado Ferlaino nel film “Maradona, Sogno Benedetto” di Edoardo De Angelis?

“E’ un periodo che conoscevo a memoria, l’ho vissuto e ho perso anche un anno scolastico, anzi quasi due, appresso a Maradona per andare a vedere gli allenamenti ed ero presente quando è stato presentato allo stadio. Era una passione assoluta. Di Ferlaino sapevo abbastanza e poi ho dato una mia visione di questa figura e di come si è tratteggiato quello che è stato l’affare epocale di portare Maradona a Napoli. La scrittura con Edoardo andava in una certa direzione e come attore l’ho abbracciata e fatta mia. Quando abbiamo girato la scena della presentazione ero commosso perché rivivere quei momenti è stato emozionante”.

Diceva poco fa che ha perso quasi due anni di scuola, ha avuto modo di conoscere di persona Maradona?

“No, questi miti è meglio lasciarli come sono. Vedevo Maradona tutti i giorni, martedì e venerdì andavamo agli allenamenti sulla tettoia del campo Paradiso, giovedì c’era la partitella, lo salutavamo da lontano, ho toccato tante maglie sue ma non gli ho mai stretto la mano. Mi ha regalato e continua a regalarmi emozioni indescrivibili”.

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Set del film “Cops” di Luca Miniero. Nella foto Giovanni Esposito. credit Gianni Fiorito 

In “Cops-Una banda di poliziotti” di Luca Miniero ha dato vita invece al divertente e originale Anaconda Ingannamorte…

“Anaconda non c’è nella seconda stagione ma rientrerà nella terza. E’ un personaggio che mi sono divertito un mondo a costruire con Luca Miniero e a interpretare, è un cocainome folle, è quadripolare. Nel look siamo stati aiutati dalla costumista Eleonora Rella, un genio dei costumi”.

Come vede il futuro del teatro dopo la pandemia?

“La situazione non è propriamente ottimale, credo che la gente abbia ancora tanta paura. Girando con lo spettacolo abbiamo trovato teatri con palchi pieni perché presi da intere famiglie  e conoscenti e platee a macchia di leopardo in quanto c’è un po’ di diffidenza. I gestori sono preoccupati, non sanno se tutto potrà tornare alla normalità. C’è bisogno di aiuto da parte dei governi alle compagnie, anche private, agli esercenti e agli attori, soprattutto quelli di teatro che stanno soffrendo tanto. Il cinema girato e la tv non si sono fermati perché hanno dei protocolli strettissimi, ma lo spettacolo dal vivo è ancora in sofferenza. Dopo Napoli andremo a Sondrio, Jesolo, Monza con “Regalo di Natale” e spero di trovare il pubblico che abbiamo sempre avuto”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“E’ la prima a cui do la notizia… sto registrando la trasmissione di e con Stefano De Martino che andrà in onda su Rai 2 in seconda serata e si chiama “Bar Stella”. E’ una bellissima follia, molto appassionante, gradevole e divertente. Ha il profumo dei programmi arboriani, mi verrebbe da dire Renzo Arbore Magic. Stefano voleva dare quell’aria e credo che, almeno nell’intento, ci stiamo riuscendo”.

Tornando allo spettacolo “Regalo di Natale” la cui storia si svolge il 25 dicembre, concludo chiedendole un ricordo legato al Natale…

“Il Natale che passavo con la mia famiglia e con i parenti, stando tutti insieme. Quando ci ripenso provo gioia, mista ad una sana malinconia”.

di Francesca Monti

foto copertina credit Federico Vacca Massaro

Grazie a Giuseppe Zaccaria

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