Intervista con Rosanna Banfi, attrice e ristoratrice: “Quando si apre la porta dell’Orecchietteria Banfi è come se si alzasse il sipario”

Nel cuore di Roma, nel quartiere Prati, quattro anni fa Rosanna Banfi ha iniziato una nuova avventura nel settore della ristorazione, aprendo l'”Orecchietteria Banfi”, un ristorante in cui arte culinaria e cinema si uniscono armoniosamente in quanto i gustosissimi piatti sono ispirati alla cinematografia e alle frasi celebri di Lino Banfi, e preparati con prodotti prelibati provenienti direttamente dalla Puglia.

L’attrice e ristoratrice in questa piacevole chiacchierata ci ha parlato di come è nata l’idea di aprire questa attività, del suo ruolo di ambasciatrice dell’associazione Komen Italia che è in prima linea nella lotta ai tumori del seno, dei suoi ricordi legati alla serie “Un Medico in Famiglia” e ai Natali trascorsi con i suoi figli.

credit foto FM

Rosanna, com’è nata l’idea dell'”Orecchietteria Banfi” che unisce l’arte culinaria a quella cinematografica in quanto i piatti si ispirano ai film e al lessico di Lino Banfi?

“L’idea di aprire un ristorante c’era da tempo. Dopo il liceo mia figlia Virginia ha deciso di fare una scuola di cucina, poi si è fidanzata con un cuoco (col quale si è sposata quest’estate) e abbiamo iniziato questa avventura quattro anni fa con “L’Orecchietteria Banfi”, logicamente sfruttando le battute celebri di papà per il nome dei piatti e mettendo sulle pareti del ristorante le immagini che ricordano i suoi film. Per le nostre creazioni utilizziamo prodotti pugliesi originali che arrivano direttamente dalla Puglia, come le cime di rapa e i pomodori”.

C’è un piatto della tradizione famigliare che avete inserito nel menù?

“Della tradizione famigliare non c’è molto, mia mamma faceva ogni tanto la pasta al forno della nonna, che abbiamo preparato qualche volta la domenica cambiando menù ma non è un piatto adatto al ristorante. Facciamo solo orecchiette preparate in diversi modi”.

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Le orecchiette alla “Se Parigi” con cozze, pomodori datterini, stracciata di Andria e scorza di limone – credit pagina Facebook Orecchietteria Banfi (https://www.facebook.com/OrecchietteriaBanfi/)

Quali sono i piatti a base di orecchiette più richiesti dai clienti?

“Ci chiedono spesso la “Porca Puttèna” che è la più famosa ed è una sorta di puttanesca. Un altro piatto che va molto forte è la “Se Parigi”, è strano ma molto buono e unisce la pasta con le cozze, i pomodori datterini e la stracciata”.

La pandemia ha colpito fortemente il settore della ristorazione. Com’è la situazione attuale?

“E’ stato un anno orribile per la ristorazione, una sofferenza economica, psicologica, tanti ristoranti purtroppo non sono riusciti a riaprire. Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo, dall’asporto alla cucina a casa pur di non perdere i clienti e devo dire che abbiamo trovato persone eccezionali, a cui sono molto grata, che ci hanno mostrato vicinanza, affetto e solidarietà. Adesso il lavoro è fortunatamente ripreso, la gente ha voglia di uscire, di stare insieme, ovviamente rispettando le corrette misure di sicurezza”.

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Nella foto lo staff dell’Orecchietteria Banfi insieme a Lino Banfi – credit pagina Facebook Orecchietteria Banfi

All'”Orecchietteria Banfi” è possibile incontrare anche suo papà?

“Lui viene ogni tanto a mangiare oppure se ha un appuntamento di lavoro. Qualche giorno fa ad esempio era a cena per salutare i ragazzi del locale e fare gli auguri di Natale”.

Che rapporto ha con lui?

“Abbiamo un rapporto particolarmente stretto perché abbiamo fatto tanti lavori insieme per il cinema e la tv e ci siamo frequentati anche al di fuori dell’ambito famigliare. Papà è stato presente nei momenti importanti della mia vita e mi ha sempre supportato”.

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Nella foto Rosanna e Lino Banfi – credit pagina Facebook Orecchietteria Banfi

Ha esordito al cinema nel 1986 nel film “Grandi Magazzini”. Che ricordo ha?

“Avevo tanta paura vedendo un set con i più bravi attori dell’epoca, io ero una ragazzina ed è stata una grandissima emozione. Ricordo che non mi usciva la voce, non riuscivo a parlare. Poi ai registi Castellano e Pipolo piacque questa idea di papà e figlia che recitavano insieme e ci chiamarono anche per una serie tv, “Il vigile urbano”, nel 1989. In seguito abbiamo fatto altri lavori insieme”.

Cosa le hanno lasciato invece le esperienze nella serie amatissima dal pubblico “Un Medico in Famiglia” nel ruolo di Tea e nel film “Il padre delle spose”?

“Per quanto riguarda Un Medico in Famiglia ho un bellissimo ricordo della troupe e del cast perché anche se non ci frequentavamo fuori dal set abbiamo lavorato insieme per una decina di anni, ho visto crescere i bambini e i ragazzi come Eleonora e Michael Cadeddu, Margot Sikabonyi mentre noi siamo “invecchiati”. Se guardiamo le foto mie e di Paolo Sassanelli nelle prime e nelle ultime serie c’è stato un cambiamento. “Il padre delle spose” è stata una bellissima esperienza perché abbiamo affrontato un argomento particolare soprattutto per l’epoca, infatti si parlava poco dell’omosessualità femminile e non si era mai affrontato il tema in tv. E’ stato un bel lavoro fatto in famiglia, scritto da mio marito Fabio Leoni. E tra l’altro Aurora, il mio personaggio, aveva una moglie bellissima (Mapi Galan)”.

Non le manca il lavoro di attrice?

“Certo e se arrivasse una proposta tornerei di corsa a recitare. Solo che gli anni passano e per le attrici è difficile trovare ruoli se non si sta sempre sul pezzo. Il ristorante è il mio piano B e mi sto innamorando di questo lavoro che ha bisogno della presenza fissa, continua, per funzionare”.

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Nella foto Rosanna Banfi – credit pagina Facebook Orecchietteria Banfi

Cosa le piace di più del mestiere di ristoratrice?

“Il contatto con il pubblico, è un po’ come recitare, ogni giorno e ogni sera quando si apre la porta del ristorante è come se si aprisse il sipario. Entra la gente e anche se uno ha i propri problemi bisogna accoglierla, sorridere, chiacchierare. Questa è la parte per me più interessante”.

E’ ambasciatrice dell’associazione Komen Italia, com’è nata la collaborazione?

“Nasce dopo che dodici anni fa sono stata colpita dal cancro al seno. Durante le cure ho conosciuto questa associazione della quale da allora sono felicemente madrina. Mi ha dato la possibilità di essere di aiuto a tante donne, di conoscerne migliaia alle varie iniziative organizzate da Komen Italia, come ad esempio la Race for the Cure, a cui fino a due anni fa partecipava un esercito di 80mila persone a Roma. E’ un’associazione specchiata, sicura, la gente sa dove va ciò che dona”.

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Nella foto Rosanna Banfi alla Race for the cure – credit Facebook Komen Italia

E’ importante continuare a mantenere alta l’attenzione sul cancro e sui tumori, soprattutto ora che il covid monopolizza tutto…

“E’ vero. In questo anno e mezzo abbiamo pensato logicamente solo al covid, tralasciando i nostri controlli che invece sono fondamentali perché purtroppo il cancro non si è fermato”.

Quale consiglio si sentirebbe di dare ad una persona che sta combattendo contro la malattia?

“La malattia va affrontata con forza, coraggio, determinazione e in qualche maniera anche con il sorriso. La chemioterapia oggi è meno invasiva rispetto a tanti anni fa. Non bisogna farsi prendere immediatamente dal dramma ma cercare di continuare, finché è possibile, a condurre la propria vita, anche durante le cure, anche senza capelli e sopracciglia, cose che ci facevano molta paura e vergogna fino a poco tempo fa. Ora ci sono tanti personaggi dello spettacolo che raccontano e mostrano la loro battaglia contro la malattia affinché nessuno debba vergognarsi perché il cancro è uno scoglio che si può incontrare nella vita e bisogna cercare in tutti i modi di superarlo”.

Qual è il suo ricordo più bello legato al Natale?

“Ricordo in particolare i Natali che trascorrevamo quando i miei figli erano bambini, la sorpresa quando vedevano i regali e sgranavano gli occhi, la telefonata di Babbo Natale, le campanelle, facevamo tante cose come tutti i genitori per renderli felici. Invece quando ero piccola il mio Natale era diverso, in quanto mio padre viaggiava molto per lavoro e spesso non era a casa”.

Cosa si augura per il 2022?

“Mi auguro che possiamo uscire tutti da questo incubo. Il resto sarà in discesa se finirà la pandemia”.

di Francesca Monti

credit foto copertina pagina Facebook Rosanna Banfi

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