SPECIALE NATALE 2021: I LIBRI DA METTERE SOTTO L’ALBERO

Come da tradizione vi proponiamo una selezione di libri (in ordine casuale), usciti negli ultimi sei mesi del 2021, da regalare a Natale. Ne abbiamo scelti 15 di genere diverso, dalla cronaca al romanzo, dalla cucina alla storia. Buona lettura!

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Il nuovo romanzo di Ken Follett “Per niente al mondo” (Mondadori) segna un cambio di rotta rispetto al passato. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell’incertezza fino all’ultima pagina. Più di un thriller, è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo.

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“La casa senza ricordi” (Longanesi) di Donato Carrisi: Un bambino senza memoria viene ritrovato in un bosco della Valle dell’Inferno, quando tutti ormai avevano perso le speranze. Nico ha dodici anni e sembra stare bene: qualcuno l’ha nutrito, l’ha vestito, si è preso cura di lui. Ma è impossibile capire chi sia stato, perché Nico non parla. La sua coscienza è una casa buia e in apparenza inviolabile. L’unico in grado di risvegliarlo è l’addormentatore di bambini. Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, viene chiamato a esplorare la mente di Nico, per scoprire quale sia la sua storia. E per quanto sembri impossibile, Gerber ce la fa. Riesce a individuare un innesco – un gesto, una combinazione di parole – che fa scattare qualcosa dentro Nico. Ma quando la voce del bambino inizia a raccontare una storia, Pietro Gerber comprende di aver spalancato le porte di una stanza dimenticata. L’ipnotista capisce di non aver molto tempo per salvare Nico, e presto si trova intrappolato in una selva di illusioni e inganni. Perché la voce sotto ipnosi è quella del bambino. Ma la storia che racconta non appartiene a lui.

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“Una vita nuova” (Mondadori) di Fabio Volo: Due amici su un’auto rossa attraversano l’Italia: musica da cantare, il vento tra i capelli, la mano fuori dal finestrino a giocare con l’aria. Hanno una quarantina d’anni e una vita incagliata. Andrea aspetta un verdetto da cui dipende la sua vita sentimentale. Paolo è in crisi: di coppia, di identità, di mezza età. O forse è solamente bisogno di leggerezza. L’auto su cui viaggiano è una vecchia Fiat 850 spider. Il padre di Paolo l’aveva dovuta vendere per far spazio alla famiglia, e ancora la rimpiange. Così Paolo ha deciso di recuperarla e fargli una sorpresa. Mentre risalgono dalla Puglia a Milano, Paolo e Andrea parlano tra loro con la spietatezza che ci si può concedere solo fra amici: l’amore, il lavoro, i genitori… E quelli che sembravano problemi insolubili si sgonfiano alla luce di una leggera ironia. Sarà un viaggio pieno di divertentissimi imprevisti e di scoperte, delle bellezze che a volte non si vedono mentre siamo concentrati a fare quello che gli altri si aspettano da noi. Un viaggio che condurrà Paolo dal dovere al volere, dal pensare al sentire, dal pudore alla tenerezza.

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“Adrenalina. My untold stories” (Cairo) di Zlatan Ibrahimovic: Il campione svedese non ha più bisogno di dimostrare la sua forza o ricordarci i grandi successi sportivi che lo hanno reso un campione unico al mondo, così decide di mettersi a nudo, in maniera sincera e onesta, per raccontarci come un dio del pallone cambia e affronta gli anni a venire senza ipocrisie, con la maturità e i dubbi da imparare ad accettare. In costante equilibrio tra Adrenalina e Balance, si svela in una narrazione piena di confidenze e aneddoti, dove anche la paura trova spazio tra le pieghe del fuoriclasse, insieme alla dolcezza e alla fragilità, sentimenti che si aggiungono alla forza, alla determinazione e al coraggio che hanno portato il ragazzino di Rosengard sulla vetta del mondo, da dove ora ci parla di allenatori e calci di rigore, spogliatoi, avversari e pallone, oltre che di felicità, amicizia e amore.

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“La nostra cucina. Fatto in casa da Benedetta. Ricette e storie” (Mondadori Electa) di Benedetta Rossi: La protagonista di Fatto in casa per voi ha deciso di far partecipare alla “confezione” del libro alcuni degli appassionati che la seguono. Infatti, alle descrizioni dei suoi piatti ha aggiunto le ricette che le sono state inviate dal suo pubblico, accompagnate da storie personali, divertenti ed emozionanti. E sono gli stessi autori a cui lei ha dato voce a raccontarle. I loro piatti sono fotografie del passato, delle loro origini, della loro vita. Parlano di tradizioni mai accantonate, di affetti, di sentimenti, di ricordi. E poi, sempre attenta alle esigenze della frenetica vita di oggi, Benedetta ci regala uno dei suoi consigli furbi: con una sola preparazione, o un solo ingrediente, si possono ottenere tanti piatti diversi.

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“Sembra strano anche a me” (Mondadori), è il libro di Can Yaman, attore amatissimo, con milioni di fan in tutto il mondo. Ma chi è veramente? Che cosa si nasconde dietro i suoi occhi magnetici e il suo ineccepibile talento?

Per la prima volta, Can decide di mettersi a nudo in un’autobiografia intima e privata. Riavvolgendo il filo dei ricordi, ritorna fino ai giorni lontani dell’infanzia e a quelli tumultuosi della giovinezza per raccontare tutto ciò che è accaduto prima della popolarità. Il legame con la famiglia e le difficoltà economiche, gli anni di studio e il rapporto con le donne: un racconto che non teme di svelare i chiaroscuri di una vita straordinaria e complicata allo stesso tempo. Un ritratto inedito, vero e sorprendente che racconta la storia di un uomo, e non i successi di un divo.

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“A Tavola con Antonella e i suoi amici cuochi” (RaiLibri) è il nuovo libro di Antonella Clerici che nasce dalla profonda amicizia che negli anni si è creata tra lei e i cuochi che ha incontrato nel suo percorso.

In questa raccolta di ricette corali ci sono i loro migliori piatti, creazioni originali e innovative, ma anche rivisitazioni che appartengono alla tradizione culinaria italiana, alla tavola di ognuna delle nostre famiglie.

Un vero e proprio viaggio nella cucina e nella vita degli chef, che l’autrice ci presenta in queste pagine come membri di una grande famiglia allargata.

Stare a tavola con amici e parenti non significa infatti solo gustare quel che abbiamo nel piatto: si parla, si chiacchiera, ci si confronta. È questo il senso più profondo della convivialità.

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“Giganti di ghiaccio e di pietra. Viaggio alla scoperta delle Alpi” è il nuovo libro di Massimiliano Ossini, edito da Rizzoli.

“La bellezza delle montagne sta nella bellezza che siamo in grado di vedere e di sentire: loro in fondo sono solo lo specchio di ciò che noi siamo o saremo capaci di essere”. Un nuovo lungo viaggio attraverso i giganti delle Alpi: il Monte Bianco, il Cervino, il Gran Paradiso, il Monte Rosa, il Monviso, l’Adamello, Pizzo Tresero, Cima Piazzi, le Grigne. Vette, valli e ghiacciai che si impongono con la loro presenza, potenza, maestosità e allo stesso tempo con tutta la loro fragilità. Massimiliano Ossini ci accompagna su queste creste maestose e ci insegna a orientarci tra leggende e cenni storici, panorami mozzafiato ed escursioni di varia difficoltà.

“Il gatto del Papa” (Rai Libri) di Flavio Insinna è una piccola favola senza tempo che va dritta al cuore di grandi e piccoli.

In una Roma senza tempo ma anche estremamente contemporanea, il Papa porta avanti il suo pontificato in maniera istituzionale, coadiuvato e indirizzato dal suo camerlengo. Ma l’imprevisto e misterioso incontro con un grosso gatto nero parlante sarà l’inizio di qualcosa che risveglierà il pontefice dal torpore morale ed emotivo di cui è vittima.

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Dal fitto dialogo tra il Papa e il gatto, che si protrarrà per giorni girovagando dentro e fuori le mura vaticane emergeranno dubbi, pensieri, rivelazioni che porteranno il pontefice a interrogarsi davvero sull’essenza originaria del suo insostituibile ruolo, quello del pastore di anime nel gregge del mondo, fino a conseguenze del tutto inattese.

Il gatto del Papa è una storia che con tenerezza e ironia lancia un messaggio di fratellanza e condivisione, in cui la figura del pontefice, da massima icona spirituale, diventa la rappresentazione di tutti noi quando, presi dalle nostre esistenze, dal nostro lavoro, dai nostri capricci, dalle nostre paure, dalle nostre esigenze e necessità, più in generale dal nostro individualismo, smarriamo la rotta per restare umani.

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“Quando ti guardo negli occhi” (Mondadori) è il libro di Eleonora Daniele. Un racconto emozionante, a tratti feroce, che vuole restituire voce a chi non ce l’ha. Ai ragazzi come Luigi, ai loro familiari, e a chi ogni giorno si trova a lottare in un mondo che ancora fatica a comprendere e ad accogliere la diversità.

“Eravamo felici, a quei tempi. Luigi non riusciva a pronunciare una sillaba, ma quello che provava lo trasmetteva con gli occhi e con sorrisi che dicevano più di mille discorsi. Ci sdraiavamo sotto la grande quercia e guardavamo tutto intorno. Sapevo che se passava una farfalla la seguiva anche lui, che una nuvola dalla forma strana attirava anche la sua attenzione. A fine giornata, per me avevamo visto le stesse cose, avevamo provato le stesse emozioni. Potevo capirlo davvero solo guardandolo negli occhi e comprendere tutto ciò che non sapeva dire.” Quando Luigi Daniele è nato, negli anni Settanta, poco si sapeva dei disturbi dello spettro autistico: la medicina brancolava nel buio ed erano ancora tanti i pregiudizi che riguardavano la salute mentale. Oggi Eleonora Daniele ha deciso di raccontare la vita di quel fratello amatissimo, scomparso nel 2015. Con disarmante sincerità ripercorre gli anni passati insieme a lui e le emozioni, spesso contrastanti, che l’hanno accompagnata: il senso di colpa per aver avuto in sorte un destino così diverso dal suo, la sensazione di impotenza di fronte alle tante difficoltà burocratiche e assistenziali a cui la sua famiglia, come quelle di molte altre persone autistiche, ha dovuto far fronte. La preoccupazione per le esplosioni di rabbia improvvise ma anche la felicità per ogni breve attimo di normalità, per quei momenti di pura condivisione in cui tra loro si stabiliva una connessione che andava oltre le parole. E, più di tutto, Eleonora ci racconta l’amore incondizionato che Luigi ha saputo donare e la lezione che le ha insegnato: “Luigi è stato un dono immenso. Senza di lui, non sarei diventata la persona che sono. Mi ha spinto a lottare per chi mi sta accanto, a infervorarmi per le ingiustizie. Ogni volta che ho la tentazione di mollare, penso agli sforzi titanici di mio fratello nelle sue estenuanti risalite”.

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“Io mi fido di te” è il nuovo libro di Luciana Littizzetto, edito da Mondadori. C’è una storia nella vita della comica più amata d’Italia. Una storia complicata, ma anche piena di momenti divertenti, che nasce con l’affido di due ragazzi da un istituto e continua negli anni con tutto quello che comporta crescere dei figli: i dubbi, gli spaventi, i ricevimenti professori, i fidanzati, i tatuaggi, la stanchezza, il senso di colpa, di inadeguatezza, costante. Luciana Littizzetto racconta questa storia privata in un memoir potente e originale, senza risparmiarsi niente, nemmeno i momenti più duri, “quando il cuore si scartavetra, si corrode a forza di ruminare lacrime, e ti convinci che non hai capito una mazza, un tubo di niente e di niente”. Si racconta con sincerità e grazia, spingendo la scrittura umoristica verso una nuova frontiera, mettendola al servizio dei sentimenti più profondi e contraddittori.

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7 Vite è il primo libro di Aka 7even, in cui racconta la sua storia, quella di Luca, di un artista, ma prima di tutto di un ragazzo che è partito dalla sua cameretta ed è cresciuto inseguendo la sua passione. E’ il racconto di una vita, dall’infanzia passando per “X Factor” e “Amici”, e di come la musica lo abbia salvato da se stesso e dal mondo che non sempre lo capiva. Quando Luca entra in coma ha solo 7 anni. Ci rimarrà per 7 giorni, una settimana che cambierà la sua vita per sempre. Da quando si risveglia è come se fosse rinato, da quel giorno la musica non è più solo la sua passione. È diventata la sua migliore amica, la sua stella polare, il suo sogno. Ed è per questo che negli anni successivi al coma mette tutto se stesso nella musica, anche quando le cose sembrano andare male, quando i coetanei lo escludono dalle loro amicizie o il successo sembra non arrivare mai. Luca era incompreso perché aveva un sogno e i sogni sono una cosa strana. Sono come farfalle nella pancia e fanno quasi paura perché realizzarli sarebbe bellissimo. A volte sembrano enormi, troppo grandi per poter diventare veri. E forse lo sono. Ma non devono essere mai accantonati perché sognare è l’unica alternativa.

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“Crepacuore” è il nuovo libro di Selvaggia Lucarelli, edito da Rizzoli, in cui racconta la storia di una dipendenza affettiva.

“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza. Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza”.

Così Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica: “Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”. Con coraggio, senza fare sconti soprattutto a se stessa, racconta come un incontro tra un uomo che non vede nulla oltre se stesso e una donna che non vede nulla oltre lui può trasformarsi in una devastante dipendenza affettiva da cui la protagonista uscirà solo dopo aver toccato il fondo. Solo dopo aver compreso cos’era quel vuoto da colmare e perché ha coltivato la speranza distruttiva che qualcuno potesse colmarlo: “Siamo stati, insieme, una profezia feroce che per avverarsi aveva bisogno delle ferite di entrambi”.

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Alessandro Haber si racconta, per la prima volta, in un’autobiografia schietta, sincera e fuori dagli schemi, come del resto è lui stesso, dal titolo Volevo essere Marlon Brando (Ma soprattutto Gigi Baggini), in libreria dal 30 settembre, edita da Baldini+Castoldi.

Libero, creativo, nevrotico, appassionato, straripante: Haber fa ridere e commuovere. In queste pagine ci racconta della sua infanzia scanzonata a Tel Aviv e del successivo rientro in Italia, della scoperta di una passione smodata per la recitazione e del desiderio di approdare a Hollywood; descrive nei particolari e senza peli sulla lingua una carriera lunga più di cinquant’anni, tra cinema, teatro, spettacoli e persino musica; ma soprattutto ci incanta con il racconto di una vita tanto eccentrica quanto affascinante: le partite a carte con i suoi “maledetti amici”, le avventure e le invidie, le prime a teatro, i provini andati bene e quelli andati male, la corsa a conoscere Orson Welles incontrato per strada e le partite a tennis con Nanni Moretti, le belle donne, le occasioni perse, il sesso e i tradimenti, e poi l’amore incondizionato per Celeste che, da sedici anni, lo “costringe” a interpretare ogni giorno il ruolo di padre.

Come sul palcoscenico sfilano protagonisti e comparse, anche in queste pagine il racconto di una vita segue un flusso a volte imprevedibile, accelerato, talvolta persino centrifugo, ma sempre incredibilmente potente, e ci restituisce la vitalità istintiva di un attore straordinario e irripetibile come Alessandro Haber.

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“Slalom, Vittorie e sconfitte tra le curve della mia vita” è la biografia di Giorgio Rocca, edita da Hoepli.

Con 22 podi in carriera, di cui 11 vittorie, 3 medaglie di bronzo ai Campionati Mondiali e 2 partecipazioni alle Olimpiadi invernali è secondo solo al campionissimo Alberto Tomba.

Giorgio Rocca, uno degli sciatori italiani più vincenti della storia, racconta in prima persona il suo amore smisurato per lo sci e la montagna, fatto di passione, tenacia, determinazione e voglia di arrivare.
Come puoi sognare di diventare un campione di sci se non hai un talento innato e sei un bambino in sovrappeso? Come puoi decidere di continuare a lottare per emergere se, a vent’anni, all’esordio in Coppa del Mondo frantumi il ginocchio a metà gara? Come puoi riuscire a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di casa se sulle spalle porti l’enorme peso delle aspettative di un intero Paese?
Con una buona dose di autoironia e una carica di sincerità, sempre in bilico tra l’azione e l’emozione e tra la gioia e la delusione, Rocca descrive le esperienze sportive e umane che l’hanno portato a primeggiare sulle piste di tutto il mondo, in un’epoca non lontana in cui lo sci alpino era alla disperata ricerca dell’erede di Alberto Tomba.
Un amore corrisposto che gli ha permesso di conquistare, in una carriera lunga quattordici anni, la Coppa del Mondo di slalom, tre medaglie di bronzo ai Mondiali e undici vittorie nel Circo Bianco.

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