“Slalom, Vittorie e sconfitte tra le curve della mia vita” – Intervista con Giorgio Rocca: “La curva perfetta non esiste ma è un’emozione che abbiamo dentro di noi”

“Slalom, Vittorie e sconfitte tra le curve della mia vita” è la biografia di Giorgio Rocca, edita da Hoepli e scritta con Thomas Ruberto.

Uno degli sciatori italiani più vincenti della storia, con ventidue podi in carriera, di cui undici vittorie, tre medaglie di bronzo ai Campionati Mondiali e due partecipazioni alle Olimpiadi invernali, secondo solo al campionissimo Alberto Tomba, racconta in prima persona il suo amore smisurato per lo sci e la montagna, fatto di passione, tenacia, determinazione e voglia di arrivare.
Come puoi sognare di diventare un campione di sci se non hai un talento innato e sei un bambino in sovrappeso? Come puoi decidere di continuare a lottare per emergere se, a vent’anni, all’esordio in Coppa del Mondo frantumi il ginocchio a metà gara? Come puoi riuscire a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di casa se sulle spalle porti l’enorme peso delle aspettative di un intero Paese?
Con una buona dose di autoironia e una carica di sincerità, sempre in bilico tra l’azione e l’emozione e tra la gioia e la delusione, Rocca descrive le esperienze sportive e umane che l’hanno portato a primeggiare sulle piste di tutto il mondo.

Abbiamo realizzato un’intervista con Giorgio Rocca che ci ha parlato del suo libro ma anche dell’esperienza a “Pechino Express” della Nazionale azzurra di sci alpino che si appresta a partecipare ai Giochi Invernali di Pechino 2022.

Giorgio Rocca - copertina

Giorgio, è uscita la sua autobiografia “Slalom, vittorie e sconfitte tra le curve della mia vita” che ha scritto con Thomas Ruberto. Com’è nata l’idea?

“Ripercorrere la propria carriera e avere qualcuno che scriva il libro insieme a te nel modo che pensi sia corretto e ti rappresenti è importante. Ci ho messo un po’ perché sono stato concentrato sul lavoro e sul post carriera, poi ho incontrato Thomas che secondo me aveva un buon modo di scrivere. Io volevo che fosse un libro romanzato e fruibile da tutti, anche dai ragazzini che magari non mi conoscono e quindi gli ho portato la carta stampata e abbiamo provato a scrivere il primo capitolo che poi abbiamo presentato a Hoepli, quello centrale che parla della mia prima vittoria in Coppa del mondo. A loro è piaciuta l’idea e durante il secondo lockdown ci abbiamo lavorato ed è stato bello. Non ho molta memoria e non sono uno che vive di ricordi, perché mi piace guardare all’oggi e al domani, ma ripercorrere la carriera mi è servito per capire che se vuoi puoi ed è un po’ la sintesi del libro. Io non ero un fuoriclasse, non ero un ragazzino che sicuramente avrebbe potuto vincere già sulla carta ma ho fatto fatica a costruirmi e a diventare quello che sono. Sono usciti inoltre degli aneddoti carini, così ho fatto intervistare le persone che sono state importanti nella mia carriera come i miei genitori, la famiglia, i figli e coloro che hanno contribuito al successo perché lo sci è uno sport singolo ma le vittorie sono di tutti. Se non hai alle spalle un team che ti aiuta e l’attrezzatura giusta è complicato raggiungere i risultati”.

Un altro messaggio che passa leggendo il libro è che lo sport insegna a perdere e a rialzarsi, e questo è fondamentale anche nella vita…

“Nello sci il nemico principale sono gli infortuni e spesso e volentieri non vediamo l’atleta per una stagione o alcuni mesi non perché si è ritirato ma perché purtroppo è in ospedale o a casa a fare fisioterapia. Le sconfitte fanno parte del gioco come della vita. Questi due fattori sono quelli che determinano la carriera e il percorso di tutti. Io ho una buona percentuale di vittorie ma nel mondo dello sci non puoi farcela se non ti sai rialzare, se non hai una grande motivazione che ti viene dal cuore. Non c’è nessuno che ti possa aiutare più della tua passione e determinazione. Tanti abbandonano lo sport perché non riescono a sopportare la difficoltà della sconfitta”.

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In un passaggio del libro scrive: “Basta poco per farmi stare bene: quando scio sono a mio agio ovunque. Sciare è lo sport più bello del mondo”…

“La passione non è mai passata, è ancora molto presente e nitida e anche se in modo diverso quando scio oggi provo sensazioni simili a quando gareggiavo. La curva perfetta non esiste ma è un’emozione che abbiamo dentro di noi ed è difficile da spiegare. Quando scio da solo, circondato dalla natura, dalle montagne, con l’aria fresca in faccia, provo un senso di libertà e mi piace molto”.

C’è una vittoria a cui è più legato?

“La Coppa del Mondo perché è stata molto sudata ed è la sintesi della carriera, in quanto riesci a mettere insieme un po’ di risultati sommando degli eventi per un lungo periodo e sei stato veramente il migliore per una stagione invernale. Sono molto geloso di quel trofeo”.

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All’inizio della sua carriera il paragone con Alberto Tomba le creava fastidio…

“Un po’ mi lusingava, anche se ho vinto un quinto rispetto a Tomba, lui 50 gare e io 11, ma mi creava anche fastidio perché era impossibile eguagliarlo avendo conquistato la prima gara a 30 anni. Però qualche emozione nel 2005-2006 sono riuscito a regalarla tanto che, come mi dicevano degli amici che hanno delle attività turistiche in montagna, la gente aveva ricominciato a fermarsi nei rifugi per guardare la seconda manche delle mie gare, esattamente come accadeva negli anni ’90 per Alberto. Sapere che il tuo sogno era diventato realtà e che eri riuscito a far emozionare le persone mi ha reso felice e ho sentito un grande affetto da parte dei tifosi anche quando sono caduto nella prima manche dello slalom speciale alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Il libro ripercorre molto quel momento che è stato il più brutto ma anche il più bello perché anche se non è arrivato il successo sportivo è stata una figata pazzesca. Avrei anche potuto smettere, perché avevo raggiunto i miei obiettivi, stavo bene e vincere Coppa del Mondo e Giochi sarebbe stata la chiusura perfetta. Invece non è andata così. Avere il pubblico completamente orientato verso il nome Rocca, che non poteva sbagliare dopo cinque vittorie consecutive nella stagione, creava una grande pressione, ma allo stesso tempo leggere il giuramento olimpico davanti a tutta quella gente e ai milioni di spettatori che ci seguivano in tv durante la cerimonia di inaugurazione è stata una cosa che pochi al mondo possono vivere, nella loro nazione e nel miglior momento della carriera”.

In un altro passaggio della sua autobiografia racconta che da bambino le piacevano i film western e attori come Clint Eastwood, John Wayne, Terence Hill, Bud Spencer e che quando gareggiava immaginava di essere uno dei protagonisti di quelle pellicole…

“Ero appassionato di quel genere di film innanzitutto perché mi piaceva andare a cavallo. Uno dei primi lavoretti che ho fatto è stato in un maneggio. La mia passione per quell’animale è sempre stata molto importante”.

Oggi guarda ancora i film western o ha cambiato genere?

“Ho tre figli maschi e guardiamo insieme film d’azione, almeno sto sveglio altrimenti mi addormento sul divano e mi prendono in giro (ride)”.

A proposito di famiglia, fondamentali sono stati i suoi genitori che l’hanno invogliata a praticare sport ma c’è anche una data speciale, il 24 dicembre 2019…

“E’ il giorno in cui mi sono sposato con Gaia, la mia seconda moglie, ed è stato un momento importante per il dopo carriera. Poi è nata Greta, in famiglia mancava una femminuccia ed è mega divertente stare con lei, sia per me che per i tre fratelli”.

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credit foto Achille Mauri

“Viaggiare è scoprire, conoscere, stupirsi”, racconta nel libro. C’è un posto in cui ancora non è stato e che vorrebbe visitare?

“L’Africa e il Sudafrica sono una parte di mondo in cui non sono ancora stato e che mi piacerebbe visitare. Viaggiare è un modo per acculturarmi che ho appreso durante la carriera perché le culture dei vari paesi ti portano ad avere un’apertura mentale maggiore e quindi conoscere cibi, tradizioni è fondamentale per vedere con occhi diversi la vita e sapere che comunque la felicità è fatta di piccole e semplici cose, che sono quelle più belle”.

Cosa le ha lasciato l’esperienza a “Pechino Express”?

“E’ stata un’esperienza pazzesca, ho viaggiato senza soldi con il mio maestro Nicolò Comi come compagno di viaggio. La nostra coppia era chiamata “Gli sportivi” ed eravamo leggermente più avvantaggiati rispetto a chi fa poco sport. Il momento in cui si fermava la gara e smettevamo di viaggiare era quello più divertente perché abbiamo trovato ospitalità da persone che sono veramente povere. Siamo stati in India e Nepal e poi siamo stati eliminati prima di arrivare in Cina, ma ho visto due Paesi e culture bellissimi e gente davvero ospitale. Sicuramente non avremmo mai fatto entrare in casa persone sporche e senza soldi, come invece hanno fatto con noi. Scrivevo tutti i giorni ai miei figli un diario di viaggio e mi sono ripromesso che negli anni successivi avrei caricato gli autostoppisti che incontravamo a Milano, a Lugano, perché dovevo essere riconoscente nei confronti delle persone che mi avevano trasportato durante quel viaggio. E così è stato”.

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Quali sono i consigli che dà ai giovani sciatori che frequentano la sua Giorgio Rocca Sky Academy?

“Innanzitutto di seguire la propria passione e poi cerco di far capire che a tutti i livelli, sottoscritto compreso, si può sempre migliorare perché la tecnica si evolve, le attrezzature cambiano e quindi impegno e costanza ti fanno raggiungere dei buoni obiettivi. E magari arrivi prima o poi alla curva perfetta che hai dentro di te”.

E’ stato un anno eccezionale per lo sport italiano, a febbraio 2022 ci saranno i Giochi Olimpici Invernali di Pechino e lo sci alpino azzurro potrà contare su diverse punte di diamante. Cosa ne pensa dell’attuale squadra maschile e femminile?

“Quella femminile è fortissima, abbiamo la medaglia in canna e possiamo primeggiare in più discipline, quindi gigante, supergigante e discesa libera. Sofia Goggia ha già mostrato le sue grandi qualità, Federica Brignone e Marta Bassino non hanno nulla da temere e poi c’è Elena Curtoni che finora è stata molto brava. Tra gli uomini c’è Luca De Aliprandini che sta andando forte in gigante e Dominik Paris che è una garanzia in discesa”.

Cosa si augura per il 2022?

“Mi auguro che questo stress legato alla pandemia finisca. Abbiamo imparato la lezione, abbiamo capito che dobbiamo goderci e apprezzare di più le cose. Spero che si torni ad essere anche un po’ più liberi”.

di Francesca Monti

Grazie ad Alessandro Dalrio

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