Intervista con La Junta Escondida che ha pubblicato il nuovo album “Suite Punta Del Este”

La Junta Escondida, dopo aver ricevuto un ottimo riscontro con l’album “Iracundo”, torna sulle scene musicali con “Suite Punta Del Este” il nuovo progetto discografico.

“Suite Punta Del Este”, famosa per essere la colonna sonora del film “L’esercito delle dodici scimmie”, è una delle composizioni di Astor Piazzolla, compositore di tango più innovativo del ‘900.

Il disco, prodotto da Promu Label, è disponibile su tutti i digital stores e prossimamente verrà realizzata anche una speciale versione in vinile in edizione limitata distribuita internazionalmente. In occasione dell’omaggio al compositore per il centenario della sua nascita abbiamo realizzato per voi questa intervista, per SpettacoloMusicaSport, per conoscere meglio La Junta Escondida. Risponde alle nostre domande Franco Gonzales Bertolino – violinista del gruppo. Buona lettura!

Come nasce il vostro progetto musicale?

“La Junta Escondida è il risultato di una serie di fortunati incontri avvenuti nel momento opportuno. Nel 2017, prima di coinvolgere Leonardo Spinedi (Violino e Chitarra) e Giampaolo Costantini (Bandoneon), condividevo un’altra formazione di tango con Riccardo Balsamo (Pianoforte) ed Hector Faustini (Contrabbasso), con i quali cercavamo di fare qualcosa di più sostanzioso. Appena gli ho parlato del progetto de La Junta Escondida, Leonardo ha subito voluto partecipare con entusiasmo. Nel caso di Giampaolo, con cui mi ero esibito una sola volta insieme in milonga – ed ero rimasto molto colpito dal suo suono – sono andato diretto al punto quando ci siamo ritrovati in un pranzo fra amici, chiedendogli se volesse suonare con noi. Così, piano piano, il gruppo ha iniziato a prendere forma finché ci siamo ritrovati alla fine dell’anno con una formazione solida e gran voglia di fare”.

La Junta Escondida qual è il messaggio che volete lanciare con la vostra musica, cosa sentite e cosa volete comunicare a chi vi ascolta?

“Vogliamo comunicare la nostra curiosità, la nostra voglia di metterci in gioco, come abbiamo fatto con la Suite. Penso che nonostante la sua popolarità, il tango sia in un certo senso ancora un terreno molto vergine, dove si può ancora cercare, scavare e ritrovare dei veri tesori. Un caso plateale, ad esempio, è quello di Eduardo Rovira, contemporaneo di Piazzolla, grandissimo compositore e molto poco eseguito; o Luis di Matteo, bandoneonista e compositore uruguaiano formidabile, un superstite del tango che ho scoperto recentemente.
La nostra missione attuale è quella di promuovere e dar risalto a tantissima e bellissima musica che rischia di non avere il riconoscimento che merita”.

È uscita “Suite Punta Del Este”, un’opera di Astor Piazzolla, che per la prima volta voi de La Junta Escondida avete arrangiato per quintetto. Come nasce l’idea di questo progetto e perché proprio la scelta di quest’opera del genio argentino?

“Più che un’idea è un sogno che era rimasto per troppo tempo chiuso in un cassetto.
Sono cresciuto a Punta del Este dove ho vissuto fino a 21 anni. Come potete ben immaginare sono state tantissime le sere d’estate trascorse ad ascoltare la Suite, soprattutto se considerate che era stata scritta a pochi passi da casa mia, nello chalet “El Casco”, dove alloggiava Piazzolla quando veniva in vacanza.

Quindi, per me sentire la musica della Suite è sentire la musica di casa mia, perché in quella musica c’è anche il mio mondo, un mondo fatto di natura, boschi di pini e eucalipti, strade di terra e poco più in là l’Oceano Atlantico che mi richiamava con le sue onde e la sua immensità.

Questo sogno prese forma l’anno scorso mentre eravamo in studio impegnati ad incidere il nostro primo album “Iracundo”. Fra una pausa e l’altra, notai che fra i dischi che stavano su uno scaffale c’era proprio la “Suite Punta del Este” di Piazzolla. È stata come una “annunciazione” … era arrivato il momento. Sinceramente il centenario di Piazzolla è stato soprattutto una felice coincidenza, perché l’idea non era nata per il centenario; diciamo che semplicemente era arrivato il momento, e per me è stata una cosa molto importante visto il legame personale che ho con questa composizione”.

Svelate ai nostri lettori il posto più bello e suggestivo in cui vi siete esibiti? 

“Ce ne stanno tantissimi, ma i più belli sono due. Il primo nel 2018 al Festival Tone on the Stones a Baveno, dove abbiamo suonato all’interno di una cava fra i macchinari, un posto molto suggestivo!
Il secondo al Teatro Dell’Unione di Viterbo (dove abbiamo inciso la Suite Punta del Este) non solo per la bellezza del teatro in sé, ma anche per la sensazione ambigua di suonare per la prima volta in un teatro vuoto, da un lato tutta la bellezza del teatro, dall’altra parte la mancanza del calore del pubblico”.

Cosa vi aspettate da questo 2022 nuovo di zecca?

“Quello che vorremo un po’ tutti visto i tempi che stiamo vivendo: un po’ di tranquillità e poter ritornare il prima possibile alla normalità, che per noi significa ritrovarci più spesso con il pubblico, che ci manca tanto”.

Il tuo augurio per i nostri lettori?

“Di tenere duro e superare questo brutto momento, così da ritrovarci tutti insieme da qualche parte grazie alla musica”.

Progetti futuri?

“Al momento ci stiamo godendo quello che abbiamo realizzato nell’ultimo anno che, nonostante il covid, è stato ricchissimo per noi: abbiamo inciso il nostro primo album “Iracundo”, che abbiamo presentato su Rai Cultura e pubblicato recentemente la “Suite Punta del Este”, che vedrà anche a breve una tiratura in formato vinile, il tutto grazie all’etichetta discografica “Promu Label” che ha fatto diventare tutto realtà. Diciamo che siamo più che soddisfatti, anche se qualcosa piano piano sta già bollendo per l’anno prossimo”.

di Patrizia Faiello

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