Intervista con Ettore Bassi, in scena il 14 e 15 gennaio al Tam Teatro Arcimboldi Milano con “L’attimo Fuggente”: “Interpretare il professor Keating è una bella responsabilità e un immenso onore”

“Mi sono approcciato a questo personaggio non con l’idea di eguagliare Robin Williams che l’ha portato sul grande schermo e l’ha reso celebre, ma di onorarlo”. Ettore Bassi, tra gli attori italiani più amati dal pubblico, porta in scena per la prima volta a Milano al TAM Teatro Arcimboldi Milano il 14 e 15 gennaio “L’Attimo Fuggente”, la trasposizione teatrale del film cult interpretato da un indimenticabile Robin Williams, vestendo i panni del professor Keating in uno spettacolo intenso, commovente e corale con la regia di Marco Iacomelli.

Nel 1959 l’insegnante di letteratura John Keating viene trasferito al collegio maschile “Welton”. E’ un professore molto diverso dagli altri suoi colleghi, infatti vuole che i ragazzi acquisiscano i veri valori della vita, insegnando loro a vivere momento per momento, perché ogni secondo che passa non tornerà mai più. Cogliere l’attimo è ciò che veramente conta, e vivere senza rimpianti. L’entusiasmo di Keating conquista lo studente Neil Perry, componente della setta segreta “I poeti estinti” di cui fa parte anche Charlie Dalton. Quest’ultimo inserisce nel giornale scolastico la richiesta di ammettere anche le ragazze nel collegio maschile, destando l’ira del preside Nolan e venendo punito. Nel frattempo Perry, seguendo la filosofia del professore, si dedica al teatro, la sua vera passione. Il padre di Neil non accetta che il figlio si dedichi a un’attività che possa distrarlo dagli studi ed esige che lasci immediatamente la compagnia. Il ragazzo disobbedisce debuttando sul palco e strappando grandi applausi grazie al suo talento. Il padre, furioso, riporta il figlio a casa avvertendolo che lo avrebbe iscritto a un’accademia militare e che avrebbe studiato per diventare medico. Neil, disperato, prende la pistola del genitore e si suicida. La tragedia induce il preside Nolan a espellere il professor Keating per aver spinto il ragazzo a inseguire i suoi sogni, contrari a quelli del padre. L’intera classe di Keating dà l’addio al professore, salutandolo in piedi sui banchi con “O capitano! Mio capitano!”.

Una storia sempre attuale, la cui forza e il cui valore restano straordinari, anche e soprattutto nella società odierna.

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credit foto Giovanna Marino

Ettore, cosa rappresenta per lei interpretare nello spettacolo “L’attimo fuggente” il ruolo del professor Keating, a cui nel celebre film dava il volto l’indimenticabile Robin Williams?

“Interpretare quel ruolo è una bella responsabilità e un immenso onore. Quel personaggio rappresenta e racconta un messaggio enorme e universale. Riuscire a vestire quei panni rispettando ciò che Keating diceva nel film e in questo testo teatrale, che lo riprende perfettamente, è un grande impegno. Allo stesso tempo è una gioia perché ho fermamente voluto questo ruolo in quanto è portatore di valori nei quali credo profondamente e di cui oggi c’è urgenza, e allo stesso tempo penso che questo professore sia molto simile al mio sentire”.

Con quale approccio si è avvicinato al personaggio e alla storia?

“Mi sono approcciato non con l’idea di eguagliare Robin Williams che l’ha portato sul grande schermo e l’ha reso celebre, ma di onorarlo cercando anche di ascoltare cosa quel tipo di messaggio muovesse dentro di me”.

In quali aspetti o valori si è ritrovato?

“Il bisogno di spronare i ragazzi a cercare la propria identità, la propria strada, voce, autonomia, è qualcosa che sento come molto urgente, fondante, importante in questi tempi, ancora di più essendo padre”.

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credit foto Giovanna Marino

Com’è stato lavorare con i ragazzi che sono in scena con lei?

“Bellissimo. Ho trovato dei ragazzi di grande umiltà, preparazione, entusiasmo, con una grande voglia di fare, come i giovani di oggi quando vengono impiegati in qualcosa che li fa sentire vivi e che dona loro la possibilità di scoprirsi, di misurarsi. Una squadra di grandi anime. E’ stato ed è uno scambio continuo”.

Una delle frasi cult de “L’attimo fuggente” è “Carpe Diem. Rendete straordinaria la vostra vita” pronunciata dal professor Keating rivolgendosi ai suoi alunni. Alla luce della situazione attuale quanto secondo lei è importante cogliere l’attimo e continuare a inseguire i propri sogni?

“E’ importantissimo soprattutto ora, è il momento in cui siamo chiamati tutti, i ragazzi ancora di più, a investire in questi valori così forti e anche impegnativi. Questo vuol dire andare controcorrente e sicuramente ha un prezzo ma bisogna esercitare il carpe diem, la ricerca della propria identità, ascoltare la propria anima. Ecco perché questo spettacolo è di un’attualità incredibile”.

L'Attimo-Fuggente-2-(Foto-di-Giovanna-Marino)

credit foto Giovanna Marino

Poesia, cultura, bellezza, amore, sono tanti i temi affrontati in questo spettacolo. Quanto oggi la scuola può riuscire a far emergere le qualità di ogni singolo studente, proprio come ha fatto il professor Keating? 

“E’ possibile nella misura in cui ci sono degli insegnanti disposti a farlo, nonostante le condizioni contrarie a questo percorso. Molti sono vessati, frustrati, messi all’angolo, non possono lavorare come si deve, per cui ad un certo punto cedono, crollano. La scuola oggi può svolgere pienamente il suo ruolo quando è composta da uomini e donne che mettono in campo la loro forza, la loro autonomia, il loro valore in nome dell’amore verso questi ragazzi che sono il futuro ma anche il presente”.

Che emozione è stata ritornare a teatro dopo la pandemia?

“Ho provato molta gioia e anche speranza che le cose possano tornare almeno alla vivibilità. Non ci siamo ancora arrivati, ma rientrare in una sala teatrale e vivere delle emozioni da un palco è importante, sia per noi che per il pubblico, quindi speriamo si possa continuare a farlo”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Ho delle idee principalmente per il teatro ma attendo di capire quale sarà il futuro. Sto lavorando ad un progetto molto bello liberamente tratto dal romanzo di Roberto Vecchioni “Il mercante di luce”. Andremo in scena il 28 febbraio al Carignano di Torino come serata evento e il prossimo anno porteremo lo spettacolo in giro nei teatri italiani. Protagonisti siamo io e Massimo Germini, il chitarrista di Vecchioni. E’ una storia molto bella, per altro è dedicata alla progeria, malattia che causa l’invecchiamento precoce dei bambini, infatti siamo in contatto con l’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso Onlus. E’ un lavoro che mi tocca nel profondo”.

Svegliati amore mio

Ettore Bassi con Sabrina Ferilli in “Svegliati amore mio”

Cosa le hanno lasciato le esperienze a “Ballando con le stelle” e nella serie “Svegliati amore mio”?

“Sono state due esperienze importanti e molto belle, che hanno richiesto un grande impegno fisico, emotivo, sotto tanti aspetti. Abbiamo girato la fiction in condizioni difficili, in mezzo alla pandemia. Quello che mi commuove ed emoziona è l’affetto incredibile che il pubblico mi riconferma ogni volta. Sono davvero grato per questo”.

di Francesca Monti

Grazie a Cristina Atzori

credit foto Giovanna Marino

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