“Eden – Un pianeta da salvare” – Intervista con Licia Colò: “Conoscere il mondo mi ha insegnato quali sono i veri valori della vita”

“Viaggiare da una parte mi ha insegnato tanto, dall’altra ha fatto nascere in me molte incertezze e fragilità”. Licia Colò, una delle conduttrici più amate dal pubblico per la sua professionalità, per il suo stile e per la sua solarità, presenta il sabato sera alle 21.15 su La7 “Eden – Un pianeta da salvare”, un programma che va alla scoperta delle bellezze paesaggistiche del nostro Bel Paese e non solo.

Una nuova edizione che ci regalerà nuove emozioni ma anche una conoscenza più profonda della natura e dell’ambiente in cui viviamo. Luoghi straordinari e incontaminati, e al contempo fragili e da proteggere per il nostro futuro e quello del pianeta.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso abbiamo parlato con Licia Colò di “Eden – Un pianeta da salvare”, ma anche della vittoria del Premio Flaiano, del romanzo “L’aragosta vive cent’anni” e degli insegnamenti che le hanno trasmesso i viaggi per il mondo.

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Licia, l’8 gennaio ha preso il via su La7 la terza edizione di “Eden – Un pianeta da salvare”. Quali saranno le novità? 

“Novità salienti non ce ne sono, torniamo ogni anno e continuiamo ad attirare l’attenzione su problematiche ambientali ma lo facciamo in maniera soft, cercando di far vedere il bicchiere mezzo pieno anche se è mezzo vuoto perché le notizie che sentiamo continuamente ci dicono che la situazione dell’ambiente non è buona, al di là del covid, ed è una tematica non circoscritta ma universale. Proviamo ad accendere i riflettori sulle cose belle, dicendo in che modo si possono mantenere e magari migliorare. Quest’anno saremo concentrati sull’Italia sia perché viaggiare è difficilissimo sia perché penso sia importante poter essere utili nel nostro piccolo ad un Paese che è in crisi e in difficoltà. Parleremo anche del mondo attraverso i nostri reportage”.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontrate nella realizzazione dei servizi?

“Ne troviamo tante perché siamo una produzione televisiva e non un travel blogger che gira da solo raccontando il mondo, quindi rischiamo l’assembramento. In più c’è il problema della mascherina, perché non posso indossarla quando conduco il programma o quando mi arrampico su una montagna e dobbiamo sempre fare attenzione. Sicuramente è più complicato ma anche lavorare negli uffici lo è, quindi non mi lamento. Siamo tutti sulla stessa barca e siamo fortunati a poter lavorare”.

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Viaggiando e venendo a contatto con le persone, pensa che abbiano comunque voglia di spostarsi nonostante le restrizioni legate alla pandemia oppure siano un po’ frenate?

“Muovendomi ho la sensazione che le persone si siano bloccate, che abbiano più paura. C’è stata l’ondata iniziale della pandemia dove eravamo tutti terrorizzati, poi è arrivata la speranza che tutto sarebbe ripartito, quindi il bisogno di ambiente, di natura. La prima estate eravamo tutti in vacanza nelle località con spazi all’aperto in quanto c’era voglia di rinascita. Mi ero illusa che ci fosse anche una ripresa in considerazione del valore ambientale perchè quando vivi un’esperienza come quella del lockdown capisci quali sono i veri valori. Poi siamo ripiombati nella normalità e l’impressione è che oggi siano altri i problemi che prendono il sopravvento come l’economia, la crisi. I viaggi non sono più al primo posto. Girando quest’anno mi sono resa conto che erano decisamente meno le persone che viaggiavano. Pensiamo a quanti aerei sono a terra, a quanta gente non riesce più a lavorare in quanto fa un mestiere strettamente collegato al turismo. Ora dobbiamo giustamente limitare gli spostamenti ma anche quando usciremo dalla pandemia a mio avviso non sarà velocissimo riprendere a viaggiare”.

Il programma va in onda il sabato sera, immagino sia una bella soddisfazione per lei…

“La soddisfazione è esserci, mi sento fortunata. Ho avuto delle esperienze dove l’ambiente è sempre andato in secondo piano in tv, prima c’erano i documentari sugli animali che piacevano tanto, oggi sono quasi soltanto destinati ai ragazzini, ed è una cosa che non capisco. La politica ad esempio ha uno spazio, è considerata una tematica importante, la natura invece è di serie b, non ci rendiamo conto che invece è l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo. I nostri ascolti sono buoni per le tematiche che trattiamo, se crescessero sarei ancora più contenta. La mia filosofia però non è quella di lamentarmi ma di essere felice di quello che ho”.

Cosa rappresenta per lei la vittoria del Premio Flaiano 2020 per il migliore programma televisivo culturale con “Eden: un pianeta da salvare”?

“E’ stata una grandissima soddisfazione perché ha confermato che ho fatto la scelta professionale giusta. E’ il mio secondo Premio Flaiano, dopo quello di diversi anni fa per il mio primo programma sull’ambiente, L’arca di Noè. Ricevere un riconoscimento così prestigioso sulle tematiche alle quali ho dedicato la vita mi ha reso veramente felice e orgogliosa”.

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Henry Miller diceva che “la propria destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose”. Cosa ha imparato viaggiando e ha scoperto qualche lato di sé con non conosceva? 

“Da una parte mi ha insegnato tanto, dall’altra ha fatto nascere in me molte incertezze e fragilità. A mio avviso quando viaggi e conosci realtà del mondo molto diverse capisci che le certezze alla fine sono poche. In Italia ad esempio se uno va in ospedale perché sta male lo curano, ma ci sono Paesi in cui non hai le medicine o neanche acqua da bere. Viaggiare ti apre la mente e arricchisce il tuo essere interiore. Io ho capito quali sono veramente le cose importanti nella vita. Molte volte scherzo con mia figlia che mi dice “mamma non ti sai vestire”, e io le rispondo “aiutami così magari mi vesto meglio, però tua madre non è il vestito che indossa perché mi ritengo una persona che ha altri valori”. Se vivi nella tua città, non conosci niente e ti offri al mondo per come appari perché pensi che quello sia il modo giusto è riduttivo”.

Nel 2021 “Bim Bum Bam” ha festeggiato quaranta anni. Che ricordo conserva di quel programma?

“Bim Bum Bam è nato con me, Paolo Bonolis e Uan che era interpretato da Giancarlo Muratori, bravissimo attore di teatro che purtroppo non è più con noi. Abbiamo creato noi quel programma. Sono stata alla conduzione soltanto due anni, ma è stata una bellissima esperienza, molto divertente. Eravamo spensierati, sono stati anni meravigliosi. La tv dei ragazzi, che oggi non esiste più, a quel tempo era agli esordi”.

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Com’è nata invece l’idea del suo primo romanzo al femminile “L’aragosta vive cent’anni” edito da Solferino?

“C’è sempre una prima volta anche per il romanzo che ho deciso di scrivere perché è un passaggio interiore che ho vissuto personalmente. Non sono una scrittrice e non ho la presunzione di definirmi tale ma è stata un’esperienza intima e ho avuto il piacere di condividerla con altri. Da lì è nata l’idea del libro. Io non ho mai viaggiato da sola nella vita, perché mi piace condividere le cose con gli altri, non per forza con la persona amata, ma con un figlio, un amico, un conoscente. E così è stato anche per “L’aragosta vive cent’anni””.

E’ in onda anche su TV2000 la domenica pomeriggio con “Il Mondo Insieme”…

“E’ arrivato all’ottava edizione e lo amo molto perché ha rappresentato la rinascita dopo la mia uscita da Rai3. TV200 mi ha aperto le porte e li ringrazio, quando ho chiesto cosa si aspettassero da me mi hanno detto “quello che ha sempre fatto”, nessuno mi ha mai dato una risposta così bella. E’ un programma di valore, che continua a trasmettere messaggi preziosi. Non siamo competitivi come ascolti ma chi se ne importa, andiamo avanti per la nostra strada”.

Cosa si augura per il 2022?

“Mi auguro quello che speriamo tutti: uscire fuori dalla pandemia mondiale. Già siamo un’umanità distante, si è parlato tanto di globalizzazione, di mondo unito, invece non è stato così, perché negli ultimi anni ci sono state guerre religiose, divisioni e ora con il covid abbiamo paura anche del vicino di casa”.

di Francesca Monti

Grazie a Luca Alberti

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