Il 28 febbraio in prima serata su Rai 1 prende il via ‘Vostro Onore’, la miniserie che Rai Fiction ha coprodotto con Indiana Production, con la regia di Alessandro Casale e un cast d’eccezione che vede protagonista Stefano Accorsi, nei panni di Vittorio Pagani, un giudice milanese, conosciuto e rispettato per la sua integrità, in corsa per la carica di Presidente del Tribunale di Milano. Nel cast spiccano anche i nomi di Barbara Ronchi, Francesco Colella, Matteo Oscar Giuggioli e Camilla Semino Favro con la straordinaria presenza di Remo Girone. Il soggetto di serie è stato affidato a Donatella Diamanti con cui hanno collaborato Mario Cristiani, Gianluca Gloria, Laura Grimaldi e Paolo Piccirillo. Le edizioni musicali sono di Rai Com.
La recente scomparsa della moglie ha segnato dolorosamente la sua vita e complicato il già difficile rapporto con suo figlio Matteo. Ma quando quest’ultimo investe con la macchina il giovane esponente di una famiglia criminale, i Silva, Vittorio si trova costretto a fare una scelta. I Silva sono una vecchia conoscenza del giudice: è stato lui infatti, quando era PM, a smantellarne l’organizzazione, arrestandone il capoclan. Quindi sa bene che, se scoprissero chi ha causato l’incidente, i Silva non esiterebbero un solo istante a vendicarsi, uccidendo Matteo. Per questo lo stimato giudice si avvia a infrangere quella “legge” della quale è stato da sempre integerrimo paladino. Preso dal panico, denuncia all’Ispettrice Vichi il furto dell’auto incriminata e coinvolge l’amico ispettore della Dia Salvatore Berto, per farla risultare rubata. Salvatore, in debito d’onore con Vittorio, non si tira indietro e chiede a sua volta aiuto al giovane cugino della moglie, Nino Grava che, poco dopo, viene però fermato a bordo della vettura e arrestato. Vittorio fa in modo che ad assumere la difesa di Nino venga scelta Ludovica, una promettente ex-tirocinante, per la quale prova un sentimento sincero ma represso, a causa della sua delicata situazione professionale ed emotiva. In commissariato le indagini vedono spuntare anche il nome del boss mafioso Filippo Grava, imparentato con Nino e fratello di Maddalena, la moglie di Salvatore.
Matteo, intanto, seguendo le indicazioni del padre, cerca di comportarsi normalmente, anche se è tormentato dall’ansia e dai frequenti attacchi d’asma. Con l’intento di non coinvolgere le persone a lui vicine, diventa scontroso e prende le distanze dalla nonna Anita, che lo aveva accolto in casa dopo la morte della madre, dalla fidanzata Chiara, e da Dario, il suo migliore amico. Stringe invece un rapporto sempre più stretto con Camilla, appena arrivata a Milano e nella sua scuola, con la quale si sente a suo agio. Ma la ragazza è la figlia del nuovo dirigente del commissariato, Paolo Danti, che guida le indagini sull’incidente. Da qui la situazione per Vittorio e per il figlio si fa sempre più compromettente: le scelte del giudice provocano una reazione a catena che finisce per travolgere anche le altre persone coinvolte. In una vera e propria discesa agli inferi, Vittorio deve fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni, nel costante e disperato tentativo di proteggere la vita di Matteo.
Una storia di conflitti morali, drammatici dove un uomo dovrà scegliere tra la fedeltà ai principi etici di giustizia sui quali ha modellato la sua vita personale e professionale.
“E’ una serie con un ottimo cast, a cominciare da Stefano Accorsi che torna in Rai dopo tanti anni. Vostro onore è un adattamento di un format originale israeliano. E’ una serie importante, coraggiosa, realizzata con Indiana Production, ma ogni volta che fai un adattamento di una grande storia rischi sempre qualcosa. Questa forza del thriller gioca su un dilemma, su una domanda: cosa ci spinge a salvare sempre la nostra famiglia, la nostra specie? Fino a che punto possiamo spingerci?”, ha dichiarato Maria Pia Ammirati, Direttrice di Rai Fiction.
“Ogni serie ha la sua complessità, qui si arrivava da un format di successo e c’era un certo timore durante il percorso, in realtà non è un remake ma un adattamento totale, riscritto in base alla nostra cultura e alle nostre leggi, con dei magistrati come consulenti”, ha detto Fabrizio Donvito di Indiana Production.

credit foto Francesca Cassaro
“Per la prima volta avevo tra le mani una serie da plasmare, ma non mi sono fatto ispirare dal format israeliano, di cui ho visto solo la prima puntata. “Vostro onore” è ambientata in una Milano apparentemente priva di violenza, che è in realtà serpeggiante. Ho avuto la fortuna di avere un cast di grande talento, sono stato abbastanza pignolo, lavorando soprattutto sui personaggi. La violenza è una minaccia che rimane sottotraccia, c’è un lavoro anche molto psicologico sul protagonista e sul figlio che si trovano ad affrontare una faccenda abbastanza complicata. E’ stato importante e molto interessante indagare sul rapporto tra di loro. Ho cercato di mettere in pratica in questa serie gli insegnamenti dei registi con cui ho lavorato, avendo a disposizione i tempi per fare quel ciak in più e per andare a cesellare dove occorreva. Ho sentito la responsabilità di dirigere un progetto per Rai 1 ma ho cercato di adeguarmi a quello standard. Ora aspetto il riscontro del pubblico”, ha dichiarato il regista Alessandro Casale.
“La scrittura nasce da una scintilla ma poi ha bisogno di una grande rielaborazione. E’ una storia forte con un tema universale declinato in un Paese, Israele, in cui c’è il deserto, ci sono conflitti molto potenti. Noi abbiamo fatto un lavoro di trasposizione tanto tematico quanto tecnico. Quello che ci piaceva era accostare due tipi di criminalità esistenti e diversi tra loro per produrre più storia, allora abbiamo scelto quella delle gang latino-americane, chiassosa, becera, violenta, e quella silente, quasi metastatica, della camorra. Nasce così un conflitto sullo sfondo, sotteso, pericolosissimo, che aleggia sulla vita dei due protagonisti. Abbiamo lavorato molto anche sulla componente relazionale, provando a far sì che questa bomba che esplode nella vita di Matteo e di suo padre deflagrando colpisse anche tutta una serie di relazioni e personaggi. E’ un racconto con una stratificazione e ibridazione di generi, giallo, investigativo e relazionale”, ha aggiunto Donatella Diamanti, che ha curato il soggetto della serie.

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Quindi la parola è passata al cast, a cominciare da Stefano Accorsi che interpreta il giudice Vittorio Pagani: “Non avevo visto la serie israeliana e non era ancora stata distribuita quella americana, per cui mi sono basato su queste sceneggiature. Ho subito capito che era un soggetto molto coinvolgente che mi ha portato a chiedermi cosa avrei fatto in una situazione del genere. Lo posso capire, lo posso giustificare? Ho pensato che c’è una sola risposta e che l’istinto primordiale di un genitore è salvare la vita del proprio figlio. Questo contrasto è archetipo, attiene alla tragedia greca. Un padre come Vittorio che ha costruito la sua vita in assenza, pensando solo al lavoro, che ha a che fare con la giustizia, l’etica, la morale, con un certo onore e una certa onorabilità, per un caso della vita si ritrova a spazzare via tutto in un attimo. E’ anche quello che non rende mai diabolico il personaggio, non ci si dimentica quale sia la sua priorità. Ci sono cose davanti a cui non si riesce a riflettere ma si agisce istintivamente. Questa serie non cerca di dare una risposta. La volontà era quella di fare un prodotto che fosse diverso, ricco di sfumature anche visivamente, ma che fosse inclusiva e condivisibile da un pubblico ampio. La situazione crime è molto coinvolgente e ricca di colpi di scena. La produzione ci ha messo in una condizione di lavoro notevole. Ho conosciuto il magistrato Raffaele Cantone e mi sono reso conto di certe dinamiche, cioè che il mondo della magistratura è complesso e variegato ed essendoci diverse scene che si svolgono in tribunale è un elemento che mi è stato utile”.
Stefano Accorsi ha raccontato che con Matteo Oscar Giuggioli che interpreta suo figlio Matteo si è creato fin da subito una grande intesa: “C’è stato con lui un impatto emotivo profondo, è stato fatto un grandissimo lavoro di squadra ed è fondamentale quando si lavora ad un prodotto come questo. Non abbiamo cercato di creare personaggi edificanti o di tradire la loro natura, ma di raccontarli anche attraverso i loro errori e le loro fragilità. Nel nostro Paese abbiamo competenze altissime, la serialità permette di formare nuove maestranze e credo che in un contesto come quello della Rai, che è il maggior broadcaster di produzione fiction, sia bello che vengano esplorati tanti terreni diversi”.

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Remo Girone dà il volto a Federico Masieri: “Interpreto il Presidente del Tribunale che sta per andare in pensione e nutre una grande stima nei confronti di Vittorio, che a suo giudizio è fatto della sua stessa stoffa. Mi sono trovato bene con Stefano Accorsi, sul set sono stato trattato da tutti con gentilezza, il regista è veramente bravo, sa cosa chiedere agli attori e come deve uscire il personaggio, questo è molto piacevole. Dal punto di vista tecnico e per la qualità delle maestranze mi è sembrato che si girasse come se fossimo sul set cinematografico”.
Matteo Oscar Giuggioli interpreta Matteo Pagani: “Il mio personaggio ha un rapporto complicato con il padre, è stato bello e interessante interpretarlo e lo abbiamo calibrato molto con Michele Bottini che è stato il mio acting coach. Matteo è un ragazzo intelligente, scaltro, che preferisce essere sottovalutato però poi si nota la sua brillantezza, la sua luce”.

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Francesco Colella è Paolo Danti: “E’ un poliziotto che riflette nel suo ufficio e ha un metodo originale, maieutico, cede piacevolmente il passo all’intuizione e all’intelligenza altrui, si fa a volte ingenuo per far sì che il suo interlocutore possa sentirsi più libero e svelarsi. Crede che la verità possa emergere senza forzature e quando decide di forzare la sua natura di investigatore commette un grave errore. Pensa anche che tutti i misteri possano essere svelati, tranne quello dei figli e questo disorientamento, non solo rispetto all’azione di un figlio ma al mondo in cui crescono e si coltivano inquietudini e infelicità, lo accomuna a Vittorio Pagani”.

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Barbara Ronchi dà il volto all’ispettrice Sara Vichi: “Questa serie è un crime e il pubblico conosce il colpevole fin dall’inizio. Il grande problema del mio personaggio è un pregiudizio di fondo, pensa che un giudice non possa aver nascosto un fatto così grave. E’ più facile indagare su questo ragazzo che non su qualcuno che conosce bene. Questo crea in lei un senso di colpa su come è stata gestita l’indagine finché poi Sara andrà oltre l’amicizia, la stima e i motivi per cui un padre possa fare di tutto per salvare un figlio”.
Camilla Semino Favro è l’avvocatessa Ludovica Renda: “Quando ho saputo di dover lavorare con Stefano Accorsi sono stata felice, in quanto ero spaventata all’idea di interpretare un personaggio così importante e nodale nella storia. Sul set si è creato un bel feeling con i colleghi. Poter ripetere le scene tantissime volte è fantastico. E’ stato un lavoro intenso, forte, ho guardato entrambe le serie, quella americana e quella israeliana, per capire da dove iniziare per creare il personaggio. Ludovica da una parte ha la spinta della famiglia che la porterà a studiare e a diventare avvocatessa e dall’altra il rapporto con Vittorio, il suo mentore, la persona con cui è cresciuta. La sua caduta coinvolgerà anche lei che si ritroverà ad avere come lui un dilemma etico e morale”.
di Francesca Monti
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