Intervista con Iva Zanicchi: “Il filo conduttore che lega le canzoni del nuovo disco “Gargana” è l’amore”

Dopo aver incantato ed emozionato al Festival di Sanremo 2022 con “Voglio amarti”, ricevendo la standing ovation del pubblico dell’Ariston e arrivando al cuore della gente con la sua straordinaria voce, Iva Zanicchi ha pubblicato il nuovo disco “Gargana” (Luvi Records, distribuito da Believe Digital), che contiene sei inediti e sette cover del panorama musicale nostrano e internazionale, a ricordarci come la Signora della canzone italiana abbia portato la sua arte in tutto il mondo, dall’Europa al Sud e Nord America, dall’Asia all’Australia, incidendo in cinque lingue: italiano, spagnolo, inglese, francese e giapponese.

In “Gargana” ancora una volta Iva Zanicchi dimostra di saper dialogare non solo con autori “storici”, ma anche con giovani per i quali ha sempre avuto un’attenzione particolare.

Hanno partecipato agli arrangiamenti dei brani i maestri Celso Valli, Daniele Ronda e Sandro Allario, Adriano Pennino, Diego Calvetti, Sante Palumbo, Paolo Di Sabatino, Danilo Minotti, Maurizio Giannotti, Luca Proietti, Tiziano Montaresi e Michele Schembri.

In questa nuova piacevole chiacchierata Iva Zanicchi ci ha parlato dell’album ma anche di Milva, che ha omaggiato nella serata delle cover al Festival di Sanremo con il brano “Canzone”, di Lucio Dalla, del tour, rivolgendo infine un pensiero all’Ucraina devastata dalla guerra.

Signora Iva, ha preso parte per l’undicesima volta al Festival di Sanremo. Qual è il suo bilancio?

“Devo dire che il bilancio onestamente è più che positivo, perché quello che mi ero prefissata prima di Sanremo era partecipare a questa grande manifestazione che amo e ho sempre amato, e cantare nel miglior modo possibile “Voglio amarti”. La prima serata ero emozionatissima ma sono stata strafelice della reazione del pubblico e della standing ovation dell’Ariston, tanto è vero che ho detto una sciocchezza, cioè che il mio Festival sarebbe potuto anche finire lì… e mi hanno quasi ascoltato (ride). Scherzi a parte sono stata accolta in modo stupendo. Anche la serata delle cover in cui ho presentato “Canzone” dedicata a Milva è stato un momento molto bello”.

copertina gargana

L’11 febbraio è uscito il suo nuovo disco “Gargana”. Come ha lavorato a questo progetto?

“Gargana è una parola che nel mio dialetto significa voce, potenza vocale, perché fin da piccola le amiche di mia mamma dicevano “che gargana ha quella bambina”, in quanto mi è sempre piaciuto cantare. Ho scoperto che questa parola esiste anche in portoghese e vuol dire “gola”. Non c’è un filo conduttore che lega le canzoni dell’album se non l’amore, che dovrebbe unire tutti, anche se in questi giorni purtroppo ce n’è poco nel mondo. E’ il sentimento che muove ogni cosa e si può amare a qualsiasi età. E’ un disco che contiene sei inediti, scritti da bravi compositori che sono anche amici, e sette cover. Tra queste c’è un omaggio a Domenico Modugno perché è stato il primo vero innovatore della musica leggera italiana, e ho scelto “Vecchio frack” perché è un acquerello, una meraviglia di cui lui ha scritto musica e parole. Poi c’è “Canzone” con cui Milva è arrivata terza a Sanremo nel 1968, era un omaggio dovuto ad una grandissima artista italiana che ha portato la sua arte nel mondo intero e ha fatto anche una tournée con Piazzolla, il re del tango. Bisogna omaggiare certe persone e ho ritenuto opportuno riportarla al Festival. “Ghir enta” invece è un brano arabeggiante, molto carino, con sonorità particolari. Tra gli inediti ci sono “Vola Colomba” firmata da Franco Del Prete e da un grandissimo Sal Da Vinci che canta divinamente e “Così poco di te”, un brano di Attilio Fontana. Nel disco sono contenuti anche “Voglio amarti”, “Lacrime e buio” che è un blues, “Amore mio malgrado” scritta dal compositore siciliano Giuseppe Santamaria con il testo di Renato Pizzamiglio, e “Dove sei” che è dedicata a Lucio Dalla e firmata da Franco Ciani, un bravo autore che purtroppo è scomparso nel 2020. Avevo fatto un provino in casa con lui e ho voluto inserire la canzone per ricordare entrambi”.

Tra le tracce del disco c’è anche “Appunti di viaggio” che insieme a “Vola colomba” affronta tematiche purtroppo molto attuali…

“Appunti di viaggio ha un testo commovente, è una canzone di Beatrice De Do, una giovane cantante, e sembra scritta oggi anche se l’ho incisa un anno fa perché parla di questi due ragazzi che salgono su un barcone per cercare un futuro migliore al di là del mare”.

Lei era legata a Milva da una grande amicizia. Le va di raccontarci qualche aneddoto?

“Vi racconto un episodio che mi ha colpito profondamente. Ero in ospedale dopo aver contratto il covid, avevo la polmonite interstiziale, la febbre, l’ossigeno, i medici credevano che fossi in pericolo di vita. Io sono solita prendere le cose in modo ridanciano ma in quel momento ho avuto un attimo di sbandamento. Ho ricevuto due messaggi da Milva. Non ho risposto subito al primo in quanto ero convinta che fosse una conoscente del mio paese che ha lo stesso nome, poi è arrivato il secondo, molto affettuoso, e sotto c’era un vocale della sua segretaria, che mi ha detto che le avrebbe fatto tanto piacere se le avessi risposto. Allora ho capito che era proprio Milva, l’ho chiamata subito, abbiamo parlato, lei stava molto male, aveva una voce flebile e mi ha commosso tantissimo. Ecco perché a Sanremo le ho dedicato “Canzone”. Il nostro è un lavoro che ci porta lontano, lei era sempre in tournée e quindi ci vedevamo poco. Quando sua figlia era piccola, essendo mio suocero amico di Corgnati, io e mio marito a volte andavamo a pranzo a casa sua, anche se spesso Milva non c’era. Ci siamo incontrate diverse volte nel corso delle nostre carriere a Un Disco per l’Estate, a Venezia e nei miei confronti è sempre stata carinissima. Quando poi ho fatto il programma su Retequattro, Testarda io, ho contattato il suo management perché mi avrebbe fatto piacere averla come ospite ma Milva era in Germania in tour nei teatri e mi risposero che non avrebbe potuto partecipare. Io però ci tenevo tantissimo che fosse presente, ho avuto il suo numero, l’ho chiamata e mi ha promesso che sarebbe venuta. Ha interrotto il tour, ha partecipato al programma e abbiamo cantato insieme. Non posso dimenticare una persona così, per cui ho avuto grande stima, ammirazione, affetto”.

Il 1° marzo è stato il decennale della scomparsa di Lucio Dalla. Che ricordo ha di lui?

“E’ stato innanzitutto un grandissimo artista, un musicista bravissimo oltre che un autore e un cantante. Una delle prime volte che l’ho incontrato è stato a Domenica In, lui era stato ospite, stava uscendo dallo studio e io stavo entrando. Mi ha fermato e ha detto: “tu sei stata la più grande delusione della mia vita”. Io gli ho chiesto il motivo e Lucio ha risposto che quando ha sentito “Come ti vorrei” e altre canzoni ha pensato che potessi fare il blues e il jazz, invece mi sono presentata a Sanremo con “Non pensare a me” insieme a Claudio Villa. Ha girato le spalle e se n’è andato. All’inizio ci sono rimasta male ma aveva ragione perché avevo “tradito” un genere che amavo, il blues, anche se non rinnego di aver cantato “Non pensare a me” che è bellissima e mi ha permesso di vincere il Festival. Quelle sue parole sono state, se vogliamo, anche una dimostrazione di grande stima e affetto nei miei confronti. Poi abbiamo avuto modo di risentirci”.

Iva Zanicchi 006©Marco Rimmaudo

©Marco Rimmaudo

Il disco “Gargana” ha un sound variegato e internazionale. Lei nella sua carriera ha cantato in tanti Paesi del mondo, c’è un posto in particolare in cui ha fatto un concerto che le è rimasto nel cuore?

“Tanti. Ho cantato all’Opera House di Sydney, in Australia, un teatro bellissimo che sembra una barca a vela sul mare, all’Olympia di Parigi… sono ricordi indelebili. Sembra un paradosso in questi giorni ma io sono stata per puro caso la prima artista italiana a fare una tournée attraversando tutta l’Unione Sovietica. Un alto funzionario politico del Cremlino si trovava in Europa nel momento in cui c’era il Festival di Sanremo, mi ha visto cantare e ha chiamato il Partito Comunista Italiano esprimendo il desiderio che andassi a fare dei concerti. E’ stata una tournée faticosissima perché lì non ero conosciuta e ogni sera dovevo conquistare cinquemila persone. Ho cantato anche a Odessa e a Kiev, che mi era piaciuta moltissimo. E’ una città splendida, con queste cento chiese dalle cupole dorate che al tramonto creano uno spettacolo che lascia senza fiato, con attorno una campagna meravigliosa. Ricordo anche che c’era un convento molto bello in cui ogni tanto mi recavo. Quei dieci concerti a Kiev in questo momento sono quelli che mi emozionano di più”.

Ha in programma un tour nei prossimi mesi?

“E’ una follia ma ho deciso di fare un tour. Forse debutteremo al Teatro Comunale di Piacenza a metà maggio, poi andrò in giro per l’Italia. Avrò una compagna di viaggio molto gradita, perché a metà live arriverà sul palco e canterà due-tre canzoni mia nipote Virginia. Le ho detto che le offro vitto e alloggio ma non la pago, ha accettato (sorride). Se vuole fare la cantante serve un po’ di gavetta”.

Qual è il segreto per avere sempre una voce pazzesca come la sua?

“Credo che il segreto risieda nel Dna, nella natura. Mia mamma diceva che sua nonna, che non ho conosciuto perché è scomparsa nell’anno in cui sono nata, aveva una vocalità portentosa ed era un soprano straordinario. Era allettata, aveva più di novanta anni, cantava con una voce purissima e nella piazzetta sotto la sua camera si radunava la gente per ascoltarla e applaudirla. Assomiglierò a lei… Anche Charles Aznavour ha fatto la sua ultima tournée a 92 anni. Ci vuole una grande forza ma la musica ti aiuta e questo tour mi darà ancora più energia. Poi serve anche la disciplina, se vuoi mantenere la voce e cantare bene non devi bere superalcolici, non devi fumare perché è importante la respirazione e devi dormire tanto. Io ho sempre fatto tutte queste cose”.

E’ stata giudice e ospite a “Il Cantante Mascherato” su Rai 1 condotto da Milly Carlucci. Che esperienza è stata?

“Non sono una brava giudice. Non riesco a giudicare, sono complimentosa, mia mamma mi chiamava zuccherina e mi diceva che non posso fare i complimenti a tutti ma io sono fatta così. A “Il Cantante Mascherato” mi sono divertita sentendo cantare queste maschere e duettando sulle note di “Zingara” con Medusa, sotto la quale ho capito benissimo chi si nasconde, e con SoleLuna in “Testarda io”. E poi Milly Carlucci è una vera signora, una donna di classe, gentile, carina, meravigliosa, nel nostro ambiente non è così facile trovare persone di questo tipo. E’ piacevole lavorare con lei perché ha un grande rispetto per gli altri. Tornerò come ospite il prossimo venerdì”.

Anche il mondo della musica in questi giorni ha mostrato la sua vicinanza all’Ucraina e alla sua popolazione che sta vivendo il dramma della guerra. Qual è il suo pensiero a riguardo?

“E’ una situazione allucinante, orribile e contro ogni logica. So che può sembrare assurdo e un discorso senza senso ma penso che bisognerebbe provare a smuovere i sentimenti, il cuore di uomini potenti come Putin che con le loro azioni possono sconvolgere il mondo. Anche lui sarà un padre, un marito, un nonno… Secondo me non si deve tralasciare nessuna strada alternativa. Io prego per le donne e i bambini che stanno soffrendo in Ucraina, ho osservato un giorno di digiuno il 2 marzo, e spero che questa guerra possa finire presto. Sto inoltre pensando di devolvere parte dei proventi del tour all’Ucraina, perché è giusto aiutare le persone che stanno vivendo momenti così drammatici”.

di Francesca Monti

foto copertina ©Marco Rimmaudo

Grazie a Paola Ferro e Mauro Caldera

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