Al Centro PIME “Sguardi al femminile, tra popoli e culture”

Inizia il 12 Marzo una serie di giornate proposte dal Centro PIME di Milano, caratterizzate “da forti scosse formative e missionarie, caos creativo e sismi interiori per anime in costante assestamento”.

Dopo due anni di attività ridotte a causa della pandemia, oggi ancora di più il Centro Pime sente l’esigenza di accogliere persone, attivare percorsi di aggregazione, di spiritualità e di crescita insieme, attraverso l’incontro con i missionari, così come attraverso proposte artistiche e culturali.

P. Massimo Casaro, missionario del PIME e responsabile dei Beni Culturali spiega che “potremmo definire arte e cultura come un nuovo spazio ecumenico in cui gli essere umani si riconoscono e si rispettano, in ragione della loro essenza”.

Ecco che allora il polo culturale missionario di via Monte Rosa 81, che comprende il Museo Popoli e Culture, la Libreria, la Biblioteca, il Teatro e la Caffetteria, diventano occasione di incontro, confronto e scambio con la splendida collezione museale, libri, musica, teatro e…Happy Hour!

Sabato 12 Marzo la giornata è dedicata al tema “Sguardi al femminile, tra popoli e culture” e il programma è ricco di eventi.

Alle ore 15, visita guidata al Museo, pensata per parlare di donne di ieri e di oggi: un viaggio tra manufatti realizzati da mani femminili, ornamenti, indumenti, calzature ed opere che raccontano le donne, ci svelano la loro posizione sociale, l’educazione e le attività quotidiane in epoche e terre lontane. Un incontro per raccontare tradizioni, miti e ruoli che ruotano intorno al genere femminile, viaggiando nel tempo e nello spazio.

A seguire, dalle 16.30, nell’avvolgente e significativo contesto del Museo, sarà possibile ascoltare la performance attoriale e musicale di Antonella Spina e Alberto Grein; alle ore 17.00, presentazione della raccolta poetica My people, La mia gente di Oodgeroo Noonuccal, un “classico” della letteratura australiana postcoloniale.

Oodgeroo Noonuccal è infatti scrittrice e artista aborigena australiana, prima voce nera a pubblicare poesia nel suo Paese, figura carismatica per la sua comunità di cui difende i diritti. Accompagnerà la lettura di alcuni brani il suono del didgeridoo.
La presentazione del testo è a cura di Margherita Zanoletti, curatrice del volume e di Biblioteca e Libreria PIME.

Dalle 18 altra visita guidata all’interno del Museo della durata di 1 ora. Lo spazio, organizzato in sezioni tematiche e arricchito da postazioni multimediali, offre l’opportunità di approfondire alcuni contenuti attraverso una modalità più interattiva e coinvolgente: si potrà sfogliare il Novus Atlas Sinensis, l’atlante del XVII secolo creato dal missionario Martino Martini per far conoscere agli europei i confini delle province imperiali della Cina; si scoprirà il valore antropologico delle maschere originarie di Guinea Bissau e Costa d’Avorio; si potranno suonare i klu, i tamburi delle rane provenienti dal Myanmar utilizzati per richiamare la benedizione delle piogge.
Dalle 19,apericena in caffetteria, chiacchierando ai tavolini interni ed esterni per concludere il pomeriggio o attendere l’inizio dell’appuntamento serale.

Infatti alle 21, al Teatro PIME va in scena lo spettacolo della Stagione PIME “Piccolo canto di resurrezione”, di e con Francesca Cecala, Miriam Gotti, Barbara Menegardo, Ilaria Pezzera, Swewa Schneider, produzione Compagnia Piccolo Canto (ingresso da via Mosè Bianchi 94)
Cinque donne in scena che raccontano storie di vita che anelano al cambiamento, al riscatto, alla guarigione interiore e alla resurrezione. Storie dal sapore acre, a volte tragicomico e dal ritmo variegato. Cinque voci diverse che si fondono in un unico affresco di racconti cantati e canti musicati.

Per iscriversi: https://centropime.org/eventi/sguardi-al-femminile-tra-popoli-e-culture-epicentri-culturali/

“Questa giornata – commenta Andrea Zaniboni, responsabile dell’area Cultura Centro PIME oltre che Direttore artistico del Teatro Pime – è la prima di molte altre che vogliamo realizzare per coinvolgere culturalmente pubblici diversi attraverso svariati linguaggi artistici. Alla radice dell’essere missionari infatti ci deve sempre essere la capacità di costruire ponti e legami con gli altri”.

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