“Sono passati oltre venti anni dal mio ingresso nella soap ma ho sempre lo stesso entusiasmo del primo giorno”. Tra i protagonisti più amati di “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì su Rai 3 alle 20,40, c’è indubbiamente il carismatico e cinico imprenditore Roberto Ferri, magistralmente interpretato da Riccardo Polizzy Carbonelli.
In questa piacevole chiacchierata il poliedrico e simpaticissimo attore e doppiatore ci ha parlato del suo personaggio, dei ricordi legati al primo giorno sul set, della scena di tango che ha girato insieme a Chiara Conti e dei progetti teatrali.
Riccardo, da oltre venti anni è tra i protagonisti di “Un Posto al sole” nel ruolo di Roberto Ferri. Cosa ha aggiunto questa amatissima soap al suo percorso lavorativo e umano?
“Ho fatto diversi lavori nell’ambito del teatro e del doppiaggio, con qualche incursione al cinema e nelle fiction, ma indubbiamente “Un Posto al Sole” mi ha dato tutto, la popolarità e anche una maggiore credibilità professionale, valori indissolubili e incontrovertibili. Senza la tv non avrei mai potuto raggiungere i milioni di spettatori che vedono la soap, nemmeno facendo tutto esaurito ogni sera a teatro per 45-50 anni di carriera. Gino Bramieri, con cui ho avuto la fortuna di lavorare per due anni, diceva: “se non faccio la tv le persone pensano che sia morto” e considera che il suo spettacolo era sold out in qualunque posto dell’Italia andassimo. E abbiamo girato parecchio, posso dire di aver imparato con lui la geografia. “Un Posto al Sole” ha raggiunto anche oltre il 10% di share, prima del bouquet di offerte del digitale terrestre, ma nonostante tutto il numero degli spettatori è sempre molto alto. Ci seguono dall’Italia e dal mondo attraverso la tv, in streaming, dal pc. Gli attori sono la parte finale ma dietro c’è l’impalcatura, la scrittura, l’organizzazione. Senza tutte queste persone che partecipano ai vari progetti non potremmo fare il nostro lavoro. Sono passati venti anni dal mio ingresso nella soap ma ho sempre lo stesso entusiasmo del primo giorno. Non c’è bisogno della crisi per ricordarmi quanto sia fortunato a recitare in “Un Posto al sole” e cerco di onorare questo lavoro dall’inizio alla fine, trovando anche nuove modalità interpretative per il mio personaggio”.

credit foto Giuseppe D’Anna
Che ricordo ha del primo giorno sul set della soap?
“Ricordo che ho provato un misto di emozione e felicità, ma non un’agitazione che mi paralizzava. La mia compagna di set era Barbara Blanc, che interpretava Sofia Ferri, ed entrava nella soap insieme a me, lo stesso giorno e nella stessa scena. Dovevo mettere una mano dietro alla sua schiena per farla andare avanti galantemente e lei tremava ed era molto tesa perché temeva di fare brutta figura. Allora le ho detto: “sbagliamo subito così ci togliamo il pensiero”. Invece andò tutto bene, siamo piaciuti agli autori e siamo andati avanti per un bel periodo a recitare insieme. E in quel frangente è nato anche l’aspetto vendicativo di Ferri, il cinismo imprenditoriale, la sua cattiveria, rispondendo ad un attacco verso quella che considerava una delle sue proprietà, cioè la moglie Sofia, vendicandosi del tradimento di lei con Alessandro Palladini, interpretato da Gianguido Baldi. All’epoca, era il 2001, c’era anche Mascalzone Latino che andava fortissimo nella vela e Ferri doveva entrare in società con i Cantieri Palladini per aumentare la competitività a livello velistico oltre che la produzione degli yacht di lusso per i miliardari. Così abbiamo fatto diverse trasferte per girare le esterne. Erano lontane la crisi, la pandemia e la guerra che purtroppo stanno caratterizzando questi ultimi due anni. E’ stato un periodo molto gioioso, di rivitalizzazione per la soap, infatti avevano fatto il loro ingresso anche altri protagonisti come Ilenia Lazzarin, Marina Giulia Cavalli, Hélène Nardini, Michelangelo Tommaso, Valentina Pace, e un anno e mezzo dopo è arrivata Nina Soldano”.
Nelle ultime puntate abbiamo visto Roberto Ferri scontrarsi con la sua nuova socia Chiara Petrone (Alessandra Masi) con la quale ha una visione diversa degli affari…
“Roberto è un imprenditore che si muove in un mondo in cui c’è una concorrenza spietata e certe scelte che a volte possono sembrare strane servono per rimanere al passo. Come si dice “in guerra e in amore tutto è lecito”. Nel caso dell’Hotel Orizzonti del gruppo Petrone ritiene che sia giusto venderlo. Ferri ha trovato un’occasione che può portargli un guadagno, ci mette i soldi e la faccia e anche la sua strategia”.
Roberto è un personaggio molto sfaccettato, è un cinico uomo d’affari ma anche un tenero nonno. Qual è l’aspetto che più le piace?
“Mi piace molto quando Roberto dice qualche battuta divertente. All’inizio era sagace e anche autoironico, poi ha perso un po’ questo tratto ma quando è possibile cerco di conferirglielo, seguendo ovviamente i dettami degli autori e non accentuando troppo il mio lato più spiritoso”.
Quale tra le linee narrative che hanno visto protagonista il suo personaggio si è più divertito ad interpretare?
“Una delle linee narrative che ho amato interpretare è stata quella in cui a Roberto viene affidato il cane Pipita. All’inizio costituisce un problema per questo imprenditore tutto d’un pezzo ma poi diventano amici. Mi ha ricordato un po’ il film “Qualcosa è cambiato” con Jack Nicholson. Mi sono divertito tantissimo, dovevo prepararmi al meglio in quanto il cane non rispettava il copione e quindi a volte dovevo improvvisare”.
Riccardo Polizzy Carbonelli con Chiara Conti e Nina Soldano – credit foto Giuseppe D’Anna
Roberto è legato a doppio filo al personaggio di Marina Giordano (Nina Soldano), che è il suo alter ego femminile e che gli ha anche scritto una sentita lettera d’amore…
“Il grande amore di Roberto Ferri è stata Eleonora Palladini (Hélène Nardini) che poi è scomparsa. Con Marina Giordano, nonostante le macchinazioni e le intrusioni, c’è questo cordone ombelicale forte, indissolubile, che li lega. Sono entrambi cinici, ma hanno anche un lato sensibile nei confronti dei loro figli, sono complici, solidali l’un l’altro. Nella lettera che ha scritto a Roberto, prima di partire per Londra con Fabrizio, Marina dice: “dal primo momento in cui ti ho visto ho capito che eri l’uomo della mia vita ma sei anche il mio burrone, il mio baratro e non me lo posso permettere”. Questo fa capire bene il tipo di rapporto che li unisce”.
Nel corso delle puntate si è creato questo quartetto scoppiettante composto da Roberto, Marina, Fabrizio e Lara…
“Lara, interpretata da Chiara Conti, ha delle morbidezze che la rendono più sorniona agli occhi del pubblico, è una dark lady con un’energia diversa da Marina Giordano, però è funzionale per la storia. Vi racconto un aneddoto. Ferri, dopo essere stato rifiutato da Marina, guarda Lara, le propone di uscire a cena insieme e alla fine le salta addosso e lei gli tira uno schiaffo. Quella scena, già andata in onda, è stata girata parecchie volte e ho beccato tanti di quei ceffoni che avevo la guancia rossa (ride). Ho una grande simpatia e stima professionale per Giorgio Borghetti, tanto che quando sul set mi tocca trattare male Fabrizio mi dispiace. E’ un attore bravissimo, una persona garbata, educata, divertente, ha fatto subito spogliatoio e si è creato un bel rapporto lavorativo tra noi. Giorgio ha un compito difficilissimo perché ha minacce che arrivano ovunque ma non ha mai interlocutori al di fuori dei personaggi di Marina e Roberto e deve mostrare la sua disperazione attraverso di loro. Credo che pochissimi attori riescano a raccontare tanto spessore emotivo con poco materiale e questo accresce la mia stima nei suoi confronti. Con Nina Soldano ci divertiamo fuori dal set a fare Raimondo Vianello e Sandra Mondaini e attraverso lo spirito di gioco vengono fuori delle idee che magari puoi tradurre in una battuta o in una scena. La lunga serialità ha molto a che vedere con il teatro perchè ci sono delle situazioni che si ripropongono e devi cercare sempre di trovare qualcosa di nuovo per non rischiare di annoiare il pubblico”.

Peppe Zarbo e Riccardo Polizzy Carbonelli – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
E’ nato anche un rapporto di stima e di aiuto reciproco tra Roberto Ferri e Franco (Peppe Zarbo), due personaggi che finora avevano avuto pochissime occasioni di interazione…
“Con Peppe c’è una bella amicizia e da qualche tempo abbiamo anche i camerini vicini. In oltre venti anni di soap avevamo fatto quattro scene insieme e siamo stati felici quando c’è stata data questa possibilità. C’erano stati cambiamenti dovuti anche ai protocolli legati al covid, dovevamo stabilire dei rapporti tra i nostri personaggi partendo da zero, quindi ci sono stati dei momenti di studio, ci siamo ritrovati a dire le stesse cose prima ridendo e poi seriamente, ci siamo messi nei corridoi dei camerini a provare. Anche adesso sto lavorando ad alcune scene con lui. Per un attimo si sono avvicinati due padri, due uomini molto diversi tra loro, due caratteri forti. Inoltre abbiamo due grandi personalità anche nella vita, per cui è stata una scommessa vinta. Abbiamo messo al primo posto il risultato da raggiungere e non l’ego personale, ed è stato apprezzato”.
Questa settimana la vedremo cimentarsi insieme a Chiara Conti in un sensuale tango. Com’è stato interpretare questa scena avendo come insegnante il vostro collega Paolo Romano?
“Né io né Chiara siamo ballerini di tango, però è stato fantastico avere il nostro collega e tanghero Paolo Romano ad addestrarci nelle coreografie, facendoci fare l’essenziale e trovando dei passi ad effetto che potevamo realizzare anche noi. E’ stato un bel lavoro di squadra. Chiara ed io dovevamo ballare bene per non far sfigurare Paolo, per far vedere che ci eravamo applicati, per realizzare una bella scena per “Un Posto al sole”. Abbiamo provato anche a casa, infatti ho coinvolto mia moglie a ballare il tango, lei in pantofole e io con le infradito (sorride)”.

Riccardo Polizzy Carbonelli e Chiara Conti nella scena di tango – credit foto Giuseppe D’Anna
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Prima del lockdown ero in scena a teatro insieme a mia moglie Marina Lorenzi con lo spettacolo “Così è se vi pare” di Pirandello, per la regia di Francesco Giuffrè e abbiamo intenzione di riprenderlo, sperando ci sia la possibilità. A noi piacciono i grandi classici del teatro come le opere di Shakespeare o di Goldoni che vedono la partecipazione di molti attori, ma in questo momento storico anche i produttori, soprattutto indipendenti, hanno difficoltà nel realizzare mega produzioni come avveniva un tempo. Ci sono molti ruoli meravigliosi che vorrei interpretare ma sono difficili da mettere in scena”.
A proposito di teatro, pensa che oggi possa avere ancora una funzione sociale, soprattutto in un periodo così complicato come quello che stiamo vivendo?
“La funzione dell’arte letteraria, operistica, del balletto, del teatro drammatico, di prosa è quello di sensibilizzare le persone e di aprire le menti, di veicolare parole importanti. L’attore è il mezzo per far arrivare questi messaggi”.
Lei è anche un bravo doppiatore. C’è stato un personaggio in particolare che le ha dato più soddisfazione doppiare?
“Ho fatto tanto doppiaggio però non sono mai arrivato ai livelli di Roberto Pedicini o di Christian Iansante. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi direttori di doppiaggio che sono stati dei maestri per me. Negli anni Ottanta ho spaziato dai cartoni animati come Ufo Robot alle serie kung fu, passando per i film e le telenovele. Ho un bel ricordo di un progetto molto variegato realizzato con Noemi Gifuni, Carlo Baccarini, Gabriella Genta, Mario Bardella, Laura Gianoli. Mi piace molto lavorare con Emanuela Rossi, che oltre ad essere una bellissima donna è la voce di Michelle Pfeiffer da tanti anni, e con Giorgio Borghetti. Per un periodo ho anche messo da parte il doppiaggio. Nel 2007 davo la voce a un portantino che aveva un ruolo fisso nella serie “E.R. – Medici in prima linea”, e dovetti abbandonarlo perché non riuscivo a portare avanti tutto. Ora è diverso, abbiamo un reticolato di programmazione che ti permette di gestire i vari impegni. La cosa fondamentale è essere dei soldati. Io cerco sempre di essere disponibile e di non tirarmi mai indietro, soprattutto quando c’è un’emergenza. Il mio spauracchio era non riuscire a fare la professione che amo, essere diventato un attore e aver vinto questa scommessa mi rende orgoglioso ed entusiasta, oggi come allora”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Giuseppe D’Anna
Grazie a Stefania Lupi
