Intervista con Emanuele Scaringi, regista di “Bangla – La serie”: “Affronta temi anche delicati ma in modo accessibile a tutti”

Emanuele Scaringi firma la regia, insieme a Phaim Bhuiyan, di “Bangla – La serie”, commedia sentimentale in otto episodi che tratta la questione dell’integrazione in modo divertente e brillante, disponibile in box set in esclusiva su RaiPlay dal 13 aprile e in onda dal 27 aprile al 6 maggio alle 20.20 su Rai 3.

Un giovane italiano di seconda generazione racconta cosa vuol dire essere musulmano praticante e vivere in un mondo lontano dai precetti dell’Islam. Declina, poi, la vita quotidiana secondo le proprie tradizioni, dalle relazioni amorose e tutto quello che comportano secondo la cultura del posto. Il racconto inizia nella stanzetta in cui Phaim sta per fare sesso (o forse no) con la fidanzata Asia, senza soluzione di continuità con l’ultima scena del film omonimo, premiato come Miglior commedia ai Nastri d’Argento nel 2019 e per il Miglior regista esordiente ai David di Donatello del 2020. Gli otto episodi di Bangla – La serie sono, infatti, la prosecuzione dell’ironico e spassoso diario sentimentale di Phaim, ventenne nato e cresciuto a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma Est, in bilico tra tradizione, modernità e globalizzazione.

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Emanuele Scaringi e Phaim Bhuiyan sul set di “Bangla – La serie”

Emanuele, come ha lavorato insieme a Phaim Bhuiyan per la regia della serie “Bangla”?

“La collaborazione con Phaim e con Vanessa Picciarelli parte dal film, poi nella fase di scrittura della serie si sono aggiunti anche gli altri sceneggiatori Giulia Gianni, Giulio Carrieri e Dario D’Amato. Abbiamo cercato di entrare, grazie a Phaim, nel mondo della comunità bangla e di essere più onesti possibile”.

Com’è nata l’idea della serie e cosa l’ha colpita maggiormente di questa storia?

“Avevo visto il servizio di Francesco Medosi a “Nemo – Nessuno escluso” intitolato “L’amore di seconda generazione” e mi ha colpito il modo disincantato con cui Phaim affrontava certi argomenti. Mi sembrava intelligente utilizzare la commedia per trattare delle tematiche dure. Inoltre vivendo nel quadrante est della città volevo raccontare questa zona dove le classi sociali non sono delineate. Molti quartieri di Roma sono chiusi, con persone che hanno la stessa provenienza sociale, Torpignattara è invece un work in class dove non c’è solo una mescolanza di origini ma anche di classi sociali. Volevo che il quartiere fosse quasi un personaggio”.

A proposito di personaggi, nella serie sono stati maggiormente sviluppati rispetto al film…

“Ci tenevamo molto a sviluppare nella serie i vari personaggi e anche a mostrare alcuni aspetti, tradizioni o pratiche religiose come ad esempio il Ramadan e ci siamo riusciti grazie a Phaim che ti permette di lavorare dall’interno della comunità e di avere uno sguardo diverso per poter raccontare al meglio le varie tematiche”.

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Emanuele Scaringi con il cast di “Bangla – La serie”

Quanto possono essere importanti serie o film come Bangla per aprire le menti delle persone e favorire l’inclusione?

“Molto. La cosa che ci ha stupito del film, che ha ricevuto parecchi premi in Italia e all’estero, ad esempio è stata che è piaciuto anche nei Paesi del Nord Europa dove siamo alla terza-quarta generazione. Questo significa che l’inclusione è un argomento ancora molto attuale. La realtà corre sempre più veloce delle leggi e delle persone. In Italia stiamo parlando ancora dello ius soli e credo che film del genere possano rendere il Paese più vicino al racconto”.

“Bangla” è disponibile in anteprima su Raiplay e anche un’altra serie da lei diretta, “L’alligatore”, era stata lanciata sulla piattaforma Rai prima di essere mandata in onda, ottenendo un ottimo riscontro…

“Entrambe erano serie pensate per la messa in onda, poi c’è stata la scelta consapevole della Rai, che crede molto nella piattaforma, di renderle fruibili in anteprima su Raiplay perchè conosce il proprio pubblico che è diverso da quello della tv. Mi approccio al lavoro senza pensare dove uscirà, ma cerco solo di raccontarlo nel miglior modo possibile. Sono prodotti molto sperimentali, sono generi diversi da quelli che gli spettatori sono abituati a vedere. Sono molto contento e grato alla Rai per aver avuto il coraggio di fare un racconto che si discosta dal solito, essendo una serie che affronta temi anche delicati ma in modo accessibile a tutti”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Dovrebbe esserci una seconda stagione di “Bangla” e ci stiamo lavorando. Inoltre sto ultimando un film che porteremo in vari Festival. Si chiama “Pantafa”, è un horror con Kasia Smutniak, sempre prodotto dalla Fandango”.

di Francesca Monti

Grazie a Daniela Staffa e Serena Fossati

credit foto ufficio stampa

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