QUESTA SERA A “ZONA BIANCA” INTERVISTA AL GENERALE CLAUDIO GRAZIANO

In onda stasera, in prima serata su Retequattro a “Zona Bianca” le dichiarazioni rilasciate dal generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, nell’intervista di Giuseppe Brindisi.

Giuseppe Brindisi: «Generale vorrei partire da una data, dal 9 di maggio, è l’anniversario della vittoria dei russi sulla Germania nazista. Ebbene, con i preparativi per la parata del 9 maggio e con il lancio del nuovo missile intercontinentale Putin sta mostrando i muscoli all’occidente. Dobbiamo preoccuparci di queste prove di forza di Vladimir Putin?»

Claudio Graziano: «Direi che abbiamo cominciato a preoccuparci troppo tardi, il 24 di febbraio quando Putin, con la sua invasione in Ucraina, ha portato le lancette della storia indietro di 70anni, dando un significato a quella che è assertività russa, cominciata con l’invasione della Georgia e continuata poi in Ucraina, in Siria, in Libia, in Africa, dando continuità a una mira evidentemente di riaffermare un impero russo 2.0 e di prendere sotto controllo la nazione e i paesi che avevano scelto liberamente di essere liberi e indipendenti, magari democrazie imperfette ma nazioni libere, quindi è giusto e doveroso essere preoccupati ed essere consapevoli che determinate parole che pensavamo rimosse dal vocabolario, come guerre, nemico, sono invece tornate e che bisogna essere pronti a difendersi, anzi, bisogna accrescere la nostra capacità di difesa. Il 9 maggio è sicuramente una data simbolica, è sempre stata una data simbolica, prima per l’Unione Sovietica poi per la Russia, è anche un messaggio di propaganda e di forza, ricordiamo le parate degli anni scorsi in cui abbiamo visto delle forze russe che forse abbiamo anche sopravalutato almeno con riferimento alla prima fase del conflitto e alla incapacità di risolvere rapidamente  com’era nelle intenzioni di Putin, nel fallimento della prima fase, in quella che lui pensava essere una guerra lampo, una guerra a basso costo, che potesse immediatamente capovolgere il regime ucraino. Ma siamo passati a una seconda fase, a una guerra ancora più sanguinosa, con un uso ancora più indiscriminato di bombardamenti, e con il tentativo di prendere la fascia costiera e il controllo del Donbass. E poi queste minacce, ripeto, certamente è giusto essere preoccupati nella misura in cui la Russia ha anche dimostrato di avere dei limiti militari dovuti a una scarsa tecnologia, probabilmente anche a una insufficiente budget della difesa. Sicuramente il 9 maggio per loro è una data simbolica con cui vorrebbero chiudere, o almeno dichiarare la vittoria, ma ci sono cose tipo quella di celebrare il 9 maggio a Mariupol, ecco, questa è una cosa che mi fa orrore perché celebrarla nella piazza Rossa è un diritto della Russia ma Mariupol è una città martire, una città che è costata sangue, che mi fa pensare alla celebrazione giapponese della sfilata dello stupro di Nanchino, non si sfila dove sono morte migliaia di persone, dove ci sono ancora cadaveri sotto le macerie, dove ci sono bambini.  Si ricostruisce . Questo è un messaggio che denuncia tutta l’attività e la violenza russa che se confermata dovrebbe far pensare.»

Giuseppe Brindisi: Voglio farle vedere una cartina, abbiamo il Donbass, il sud Ucraina e Transnistria. Il Cremlino sembra aver spostato più in la il suo obiettivo. Quando si ferma?»

Claudio Graziano: «Putin si ferma quando avrà raggiunto i suoi obiettivi, che sono quelli di ricostruire un grande paese influente a livello globale e rientrare nelle competizioni della super potenza; la Russia vuole essere di nuovo una super potenza, una grande potenza dominante. Evidentemente il suo primo obiettivo era il capovolgimento dell’Ucraina, noi però abbiamo sempre pensato che volesse, come obiettivo, prendere il controllo della fascia del Mar Nero, il Donbass, riducendo l’Ucraina a uno stato continentale. Si fermerà quando raggiungerà i suoi obiettivi. E se non sarà in condizione di raggiungerli perché l’Ucraina, e quindi il mondo libero, riuscirà a fermarlo nella sua offensiva, questo non vuol dire che si fermerà nelle sue mire espansionistiche che secondo me rimarranno immutate; il problema è che si è ricostruita una situazione abbastanza simile a quella della guerra fredda ma in più con una guerra guerreggiata e quindi Putin si fermerà soltanto quando raggiunto i propri obiettivi in generale di controllo ed espansione che sono sicuramente di controllo dell’Ucraina, un’ Ucraina fuori dalla Nato e neutralizzata, ma soprattutto vuole fare vedere che lui ha la forza e la volontà di usare le armi, che magari l’Occidente è più potente e più ricco ma  non ha la sua volontà di ottenere gli obiettivi con le armi».

Giuseppe Brindisi: «A proposito di armi, Draghi valuta l’invio di armamenti più pesanti, ci può dire di cosa si tratta? Che armamenti stiamo per dare all’Ucraina?»

Claudio Graziano: «Guardi, il 27 febbraio è stata presa la decisione storica da parte dell’Unione Europea che oltre a isolare la Russia con le sanzioni e con misure politiche, bisognasse supportare sia l’Ucraina che i Paesi che sono a rischio come la Georgia e la Moldavia, anche con armi, che per il momento sono dedicate solo all’Ucraina. Prima 500 milioni di euro, poi un miliardo, poi un miliardo e mezzo. Dopodiché, ciascun Paese – l’Europa ha una formula di coordinamento attraverso un’organizzazione per far fruire le richieste ucraine ai singoli Paesi – i singoli Paesi rispondono a queste richieste su base bilaterale, sulla base delle esigenze ucraine. È chiaro che in una prima fase, si trattava di una guerra dinamica, con più offensive per prendere il controllo di ampi spazi, andavano bene le armi di controcarro, andavano bene i missili contraerei. Adesso si tratta di fermare una offensiva in grande stile che sta andando anche verso Odessa, servono le armi pesanti, servono i carri armati, servono le artiglierie e i veicoli blindati. Ciascun Paese fa le proprie scelte, certamente non posso entrare in quelle che vengono varate dal Governo italiano anche perché, in questo senso, esistono delle norme di riservatezza e di sicurezza e sono importanti da vincolare e da tutelare perché questo rappresenterebbe anche una minaccia per i singoli Paesi. È importante che le armi arrivino adesso all’Ucraina: l’ideale sarebbe “molte e subito”, mi accontento anche di “poco ma subito”. Molto e subito».

Giuseppe Brindisi: «Su questo incremento di aiuti militari e sanzioni non tutti i Paesi dell’Unione Europea sono allineati e l’abbiamo visto. Qual è il suo giudizio sulla posizione della Germania?». 

Claudio Graziano: «È un po’ una risposta come per l’Italia: sono il Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea evidentemente. Quello che più conta è che poi ci sia una risposta unica e collegiale. Il 27 febbraio l’Unione Europea ha risposto rapidamente e in modo storico in quattro ore decidendo il supporto militare. A Versailles tutti i leader europei hanno determinato di muoversi più rapidamente verso l’Unione Europea della difesa, verso la creazione di una maggiore capacità europea. La Germania è stata la prima a mandare il grande messaggio del passaggio al 2%, quindi a 100 miliardi di euro di budget della difesa. Dopodiché, ci sono sensibilità evidentemente diverse a seconda dei singoli stati e della singola storia. Così come per l’Italia, non posso rispondere a quello che riguarda la Germania ma mi sembra di capire, soltanto facendo base alle dichiarazioni giornalistiche, che le armi arriveranno e sono in arrivo; altri Paesi, invece, le hanno dichiarate. Queste armi pesanti arriveranno. Diverso e più complesso il problema delle sanzioni: le sanzioni vengono sicuramente decise all’unanimità per essere approvate, le sanzioni finora decise sono importanti. Manca la sanzione finale, quella sul gas. Le sanzioni europee intendono ottenere, senza passare per l’hard power, attraverso misure di soft power, effetti sulla Russia, di piegare la Russia. Evidentemente il passaggio al gas è un passaggio da fare consapevolmente. Questo però appartiene davvero alla sfera della decisione politica».

Giuseppe Brindisi: «Lei lo sa, sta seguendo il dibattito politico, la possibilità che i Paesi europei tornino a riarmarsi produce tante polemiche. Lei lo ha appena detto: è convinto che sia necessario. Lo ribadisce?».

Claudio Graziano: «Assolutamente sì. Noi non siamo parlando di una corsa agli armamenti, stiamo parlando di essere finalmente consapevoli della necessità che ci troviamo in un periodo di confronto permanente che è cominciato adesso e che continuerà nel futuro: una Russia che ha invaso un Paese libero; la Cina che per il momento, con strumenti diversi, ma ha dichiarato che nel 2050 sarà la più grande potenza del mondo anche dal punto di vista degli armamenti; con guerre e conflitti in tutta Europa. Già un anno fa, prima dell’invasione dell’Ucraina, ho espresso le mie preoccupazioni per la situazione in Libia, per la situazione Sahel. Passare al 2% non vuol dire soltanto dire rinnovare e metterci nella situazione di affrontare una sfida tecnologica per il futuro – con le nuove tecnologie, con l’intelligenza artificiale – ma vuol dire anche preparare le nostre forze perché negli ultimi 10, 20 anni, onestamente sono state lanciate molte operazioni di pace ma forse in Europa non si è più fatto quell’addestramento ai conflitti ad alta intensità, che è necessario. Quindi, bisogna tornare ad addestrarsi, a fornire gli equipaggiamenti necessari e se necessario anche aumentare il volume delle forze perché è cambiato il mondo».

Giuseppe Brindisi: «Così facendo, Generale Graziano, quelli che sono contro questa corsa ad equipaggiarsi per affrontare questo nuovo pericolo, non si rischia il muro contro muro?».

Claudio Graziano: «Nel momento in cui i carri armati hanno invaso l’Ucraina, e stiamo parlando dell’invasione di Odessa e Putin sta parlando di testate nucleare che possono disseminare bombe nucleari nel mondo, in cui c’è questa situazione, evidentemente non si può parlare di una preoccupazione: voi pensate se la Polonia o i Paesi Baltici non fossero nella Nato che livello di rischio avrebbero, se non avessero la copertura dell’articolo 5. Oggi, c’era scritto sul giornale che il Parlamento finlandese ha approvato l’ingresso della Finlandia nella Nato. E così farà la Svezia. A questo punto, è una risposta a una aggressione da parte di una organizzazione come la Nato, strettamente difensiva. Infatti, anche l’applicazione dell’articolo 5 è obbligatoria per tutti i Paesi ma il livello di applicazione, cioè cosa viene fatto con l’articolo 5, dipende dai singoli Paesi. È un’azione difensiva che si confronta con l’atteggiamento di guerra, di aggressione. È la Nato che è preoccupata e per questo si attrezza. Certamente, lo ripeto, il 24 febbraio ha cambiato la storia. È una delle date che hanno cambiato la storia e per molti decenni ne porteremo le conseguenze».

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