Intervista con Phaim Bhuiyan, regista e protagonista di “Bangla – La serie”: “Abbiamo raccontato anche il punto di vista femminile dando un valore aggiunto alla storia”

“Della cultura bangla apprezzo il concetto di lavoro, lo stakanovismo, il rispetto per il prossimo, ma anche il legame con la famiglia, le tradizioni e le proprie origini, di quella italiana mi piace la spensieratezza”. Phaim Bhuiyan è regista, insieme ad Emanuele Scaringi, e protagonista di “Bangla – La serie”, in esclusiva su RaiPlay dal 13 aprile e in onda dal 27 aprile al 6 maggio alle 20.20 su Rai 3, prodotta da Fandango in collaborazione con Rai Fiction.

Vincitore del David di Donatello 2020 come miglior regista esordiente per il film “Bangla”, attore talentuoso e ragazzo semplice e ironico, nella serie, l’unica italiana selezionata al MIPDrama 2022, interpreta Phaim, fiero di appartenere all’universo delle seconde generazioni, battuta pronta e scorretta, temperamento a cavallo tra indolenza romana e slancio giovanile, salvo quando prevale il suo lato imbranato e pauroso, è innamorato di Asia, ama la musica, fa il rider e all’inizio del racconto lo troviamo nella sua stanzetta che sta per fare l’amore (o forse no) con lei, dovendo contenere il proprio desiderio per rispettare i precetti della religione islamica e della sua famiglia di origine bengalese. Riuscirà nel difficile intento di tenere insieme i mille pezzi del puzzle che compongono la sua vita?

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Nella foto Phaim Bhuiyan, Emanuele Scaringi, Simone Liberati

Phaim, ci racconta come ha lavorato con Emanuele Scaringi per la regia di “Bangla – La serie” e com’è nata l’idea?

“Con Emanuele Scaringi è andata molto bene, abbiamo lavorato insieme, ci siamo confrontati parecchio anche con la comunità bangla, abbiamo cercato di focalizzarci sulla storia e non sui singoli episodi e di valorizzare l’intera serie. L’idea nasce proprio da Emanuele. Dopo aver realizzato il servizio per “Nemo – Nessuno escluso” sono andato dalla Fandango e lui aveva proposto di fare una serie, mentre la produttrice Laura Paolucci ha proposto di iniziare con un piccolo film per poi venderlo come fiction”.

Nella serie rispetto al film vengono sviluppati maggiormente i personaggi, con l’aggiunta anche di new entries, e le tematiche trattate…

“L’idea era di ripartire dalla fine del film per poi espandere i diversi mondi, quindi dal fatto che Phaim non partisse più per Londra e fosse costretto con la sua famiglia a trasferirsi nella casa di una loro lontana cugina. Lì abbiamo esplorato un nuovo mondo trattando la tematica del subaffitto e di come convivere con altri coinquilini. In questa abitazione ce n’è uno scomodo, Sumaya, che è molto interessante perchè a differenza del film Bangla abbiamo avuto la possibilità di raccontare il punto di vista femminile. E’ una ragazza con il velo, musulmana osservante e praticante, che dobbiamo capire se abbia o meno gli stessi desideri di Phaim. Si sviluppa anche il personaggio di Asia della quale vengono mostrate le paure, le insicurezze. E poi c’è la sua migliore amica che si chiama Fede, è un’altra new entry, e cerca di essere un occhio veggente e di consigliarla anche riguardo il suo rapporto con Phaim. La famiglia di Olmo, interpretato da Pietro Sermonti, invece prova ad essere aperta nei confronti di quella di Phaim, cercando un’integrazione a volte anche forzata, ma sempre con un buon intento. Infine c’è un filone legato a un tema più serio, quello del Bangla tour, che vede protagonista il padre del protagonista, che viene colpito in qualche maniera da alcune persone”.

Phaim Bhuiyan e Carlotta Antonelli

Nella foto Phaim Bhuiyan e Carlotta Antonelli 

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Nella foto Nilima Mittal

Sumaya (Nilima Mittal) e Asia (Carlotta Antonelli) sono due figure centrali per Phaim e lo aiutano a loro modo nel superare le proprie paure…

“Secondo me mettono ancora più dubbi a Phaim (ride). Scherzi a parte, con Sumaya ha un’affinità maggiore essendo sua coetanea e anche di seconda generazione. Da quel punto di vista non ha la necessità di spiegare certe dinamiche come invece magari deve fare con Asia che non le ha vissute e con la quale deve cercare di giustificare alcune scelte che fa. Sono due personaggi chiave. E’ importante che ci sia il punto di vista femminile perchè dà un valore aggiunto alla storia”.

Quale tra le frasi pronunciate dal suo personaggio la rispecchia maggiormente?

“Quella più storica è “50 per cento Bangla, 50 per cento Italia, 100 per cento Torpigna”, mi rappresenta in pieno, perchè è come la vivo io. Essere bilingue, vivere tra due culture, essere un cittadino italiano ma avente origini del Bangladesh in qualche maniera mi dà più punti di osservazione”.

Nel cast del film e della serie c’è anche sua mamma Nasima, com’è stato lavorare insieme?

“Nella serie lavorare con mia mamma è stato molto piacevole. Quando abbiamo iniziato a girare il film invece avevo un po’ paura perchè non eravamo degli attori e non sapevo come sarebbe andata. Vedendo il risultato sono rimasto molto soddisfatto. Alla fine non ero io a dirigere lei ma il contrario (sorride)”.

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Nella foto Phaim Bhuiyan in “Bangla – La serie”

Com’è il suo rapporto con gli abitanti del quartiere Torpignattara?

“Non mi hanno lanciato pomodori e questo è un buon punto di partenza (sorride). E’ andata bene, ho ricevuto diversi complimenti sia dalla comunità del Bangladesh sia da altre persone del quartiere”.

Il film “Bangla” è stato presentato anche al Dacca Film Festival, che emozione è stata?

“Ero spaventato perchè in Bangladesh ci sono un’ironia e degli usi e costumi completamenti diversi e non sapevo se un certo cinema italiano potesse sposare il gusto del pubblico in sala, invece quando lo abbiamo presentato una persona mi ha ringraziato per aver mostrato per la prima volta come vivono le prime generazioni. Spesso capita infatti che chi viene in Italia a cercare fortuna e poi torna in Bangladesh non racconti proprio la verità, perchè andare in un paese così lontano per vendere i fiori o gli accendini o lavorare nella ristorazione diventa quasi una sorta di umiliazione. Invece quando parti da zero, qualunque sia il Paese, ci vuole tempo per migliorare la propria posizione lavorativa. Essere sinceri è stata una chiave vincente”.

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Nella foto Pietro Sermonti, Roshad Noorani, Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli

Ha aperto una strada nel cinema e nella serialità agli italiani di seconda generazione. Quanto i film, le serie tv ma anche la musica, visto che in un episodio di “Bangla” la famiglia di Phaim e quella di Asia riescono a superare le differenze culturali cantando insieme, possono fungere da mezzo per trasmettere la bellezza della multiculturalità, l’importanza dell’inclusione e del superamento della paura di ciò che viene visto come “diverso”? 

“L’arte aiuta da questo punto di vista e ottimizza in maniera più efficace l’inclusione. Serie come “Bangla”, “Zero” o “Nero a metà” riescono a normalizzare il fatto che in qualche maniera l’Italia stia cambiando. E’ un periodo di transizione perchè siamo un po’ indietro rispetto ad altri Paesi. Piano piano stanno uscendo dei punti di riferimento come posso essere io, piuttosto che Ghali, Miguel Gobbo Diaz, o Antonio Dikele Distefano, ce ne sono diversi ormai sparsi in Italia. Ci vorrà un po’ di tempo ma il gap principale è dato dal fatto che non c’è comunicazione tra la comunità italiana e quelle di etnia straniera, partendo da un problema abbastanza banale che è la lingua italiana, perchè magari i migranti che arrivano qui hanno difficoltà ad impararla e quindi a comunicare. Questo crea già un cortocircuito. Le seconde generazioni possono fare da ponte tra le due culture perchè conoscono entrambe e possono mediare di più. Penso che tra venti – trenta anni sarà tutto più normalizzato”.

Cosa apprezzi di più delle due culture, bangla e italiana?

“Di quella bangla apprezzo il concetto di lavoro, lo stakanovismo, impegnarsi e lavorare duro, avere rispetto per il prossimo. Sono i valori che mi sono rimasti più impressi, così come essere legati alla famiglia, alle tradizioni e alle proprie origini. Per quanto riguarda la cultura italiana ricordo che la mia professoressa di inglese mi diceva sempre: “Phaim, tu hai preso il peggio degli italiani”. Probabilmente ciò che mi piace di più è la spensieratezza, ma anche sapersi divertire, godersi le vacanze e il mare”.

Come si è avvicinato al cinema?

“Mi sono approcciato all’audiovisivo come youtuber, mi piaceva montare i video, fare riprese ma non mi si filava nessuno, così sono passato alla regia di videoclip per rapper di periferia, quindi ho iniziato a lavorare ma per alzare il livello sono entrato allo IED come borsista. Ho studiato e mi sono formato nel cinema, imparando la scrittura, le tecniche di ripresa e montaggio. Ho conosciuto anche quella che adesso è una mia collega e che ai tempi è stata la mia docente, Vanessa Picciarelli, che è co-sceneggiatrice del film e della serie”.

C’è un personaggio in particolare che le piacerebbe interpretare?

“Mi piacerebbe interpretare un imprenditore cattivo”.

Un sogno nel cassetto…

“Probabilmente andare su Marte, sarebbe una bella esperienza”.

Ci sarà una seconda stagione di “Bangla – La serie”?

“Stiamo aspettando degli aggiornamenti ma ci sono buone prospettive per realizzare la seconda stagione”.

di Francesca Monti

Grazie a Daniela Staffa

credit foto ufficio stampa

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