Intervista con Roberto Ciufoli, all’OFF/OFF Theatre con l’one-man show “Tipi”: “C’è un po’ di me in tutti i personaggi che porto in scena”

“Studiando il corpo ho visto come atteggiamenti diversi siano condizionati da caratteri e caratteristiche psicologiche, quindi il timido si muove in modo differente dall’innamorato, dal pigro o dall’ubriaco”. Roberto Ciufoli è in scena all’OFF/OFF Theatre di Roma, da martedì 3 a giovedì 5 maggio, con “Tipi”, l’one-man-show da lui scritto, diretto e interpretato, prodotto da Danton Q. Lo spettacolo è una sequenza screziata di tipologie umane, che sfilano su un’esilarante passerella di monologhi, poesie, sketch, balli e canzoni. L’autore, scavando i comportamenti con umorismo delicato, permette agli spettatori di autoidentificarsi e di ridere di fronte alle debolezze di un’umanità così spaesata e tentennante.

I vari “tipi” sono fondati sul linguaggio del corpo, che non mente: strizzando l’occhio all’antropologia e con l’arte dell’ironia, Ciufoli scruta gli atteggiamenti fisici, associandoli a specifiche caratteristiche psicologiche dei suoi personaggi. Ed ecco che il pubblico fa la conoscenza del timido e della sua controparte, il “coatto”, che invece fa sfoggio di sé nel comprarli; segue “l’Amleto”, l’indeciso per antonomasia e, in un crescendo di ritmo e risate, si affacciano sulla scena lo sportivo, il pigro, l’ubriaco, l’eroe, il danzatore, l’ansioso. Al culmine di questa carrellata comica di identità, Ciufoli inverte la rotta e addolcisce i toni. A fare da chiudi fila è l’innamorato, ritratto con estrema umanità, innamorato dell’amore e dell’essere umano, sicuro che la diversità di corpi e pensieri muova l’Universo intero perché da soli e innamorati di sé stessi non c’è futuro.

Dopo anni di successi con il famoso gruppo comico Premiata Ditta, nei panni di attore e regista, con i suoi variegati personaggi e le diverse forme espressive coinvolte, l’attore e doppiatore offre alla platea un vero e proprio multi-one-man-show.

TIPI_ROBERTO CIUFOLI_OffOffTheatre (2)

Roberto, sarà in scena all’OFF/OFF Theatre con lo spettacolo “Tipi”. Com’è nata l’idea di questo one-man show?

“Mi è sempre piaciuto osservare quello che succede, ma anche l’essere umano e il corpo, ho frequentato l’Isef, che ora si chiama scienze motorie, quindi anche lo sport è entrato molto nella mia vita. Studiando il corpo ho visto come atteggiamenti diversi siano condizionati da caratteri e caratteristiche psicologiche, quindi il timido si muove in modo differente dall’innamorato, dal pigro o dall’ubriaco. E’ interessante fare attenzione a questi aspetti e diventa divertente lavorare su questo tema, perchè le tipologie sono maschere umane riportate sul palco, come se fossero degli archetipi, tipo Shakespeare con i sentimenti”.

Rispetto alla versione che ha portato in scena prima della pandemia ha aggiunto qualche personaggio?

“Non ho voluto aggiungere altri tipi di esseri umani che sono usciti nel corso della pandemia perchè più che personaggi legati al momento o che si possano ricollegare a qualcuno sono degli stereotipi dei quali racconto qualcosa in base al carattere e alla situazione”.

Come mai ha scelto di far chiudere la fila all’innamorato?

“L’innamorato nelle varie fasi di innamoramento racchiudeva tutti gli altri personaggi, ciondolava come l’ubriaco, era un po’ indolente come il pigro, coraggioso come l’eroe. E poi l’amore e la bellezza ci possono salvare solo se ci si mette in affezione verso gli altri. Se invece rimaniamo chiusi nelle nostre case, come cercano disperatamente di farci stare, attaccati ad uno schermo, con piattaforme telematiche che si occupano di noi come nessun’altra badante farebbe, finiremo per essere brutti e soli”.

Tra questi tipi di esseri umani in quale si rivede?

“Parto descrivendo lo sportivo che forse mi caratterizza di più per un senso di iperattività e di voglia di movimento costante, ma c’è un po’ di me in tutti quanti i personaggi. Pensando ai diversi momenti della vita, c’è stato il periodo della timidezza, del coraggio, della pigrizia. In quel preciso istante si assume un determinato atteggiamento perchè il corpo ci parla ed è molto più sincero delle parole”.

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Come vede il futuro del teatro dopo la pandemia?

“Mi auguro che resista perchè il teatro ha uno zoccolo duro di pubblico che è forte, apprezza e capisce l’importanza della condivisione di un’emozione in una sala teatrale, che non può essere sostituita da nessuna piattaforma telematica o dai social”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“C’è ancora tanto teatro all’orizzonte. Sarò in scena con uno spettacolo nuovo che debutterà al Festival di Borgio Verezzi a luglio, poi riprenderò anche “Tipi” nel corso della prossima stagione. Per quanto riguarda cinema e tv al momento non ho progetti definiti”.

Con La Premiata Ditta avete fatto moltissimi progetti riscuotendo un grande successo. Ora ognuno di voi ha scelto di seguire la propria strada solista ma c’è la possibilità di rivedervi lavorare insieme?

“Ognuno di noi sta seguendo la propria strada e rimetterci insieme sarebbe complesso, però non nascondo che questa idea stia girando nella testa di tutti e quattro e sarebbe bello se si concretizzasse. Potrebbe esserci una reunion anche temporanea e poi ciascuno tornerebbe ai suoi progetti. Ci vogliamo bene, siamo in ottimi rapporti, quindi non ci sarebbe nessun ostacolo”.

Tra tutti i personaggi che ha interpretato in film e serie tv quale le è rimasto nel cuore?

“Mi ha colpito molto il film tv “Enrico Piaggio – Un sogno italiano”, in cui ho interpretato un personaggio notevole della storia italiana, l’ingegnere Corradino D’Ascanio che ha disegnato e inventato la famosa Vespa. Era un genio, di origine abruzzese, un uomo simpatico da quello che mi hanno raccontato anche le nipoti con cui è nata un’amicizia. Ha ideato anche l’elicottero. Senza nulla togliere a Leonardo che lo aveva ipotizzato, teorizzato e disegnato tempo prima, lui lo ha fatto volare, quindi il primo record di distanza in linea retta, altezza e durata del volo è suo”.

Per quanto riguarda il doppiaggio quale personaggio le ha dato maggiore soddisfazione doppiare?

“Mi è piaciuto tanto doppiare l’orso Babbone ne “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, un film d’animazione bellissimo e di grande qualità, diretto da Lorenzo Mattotti”.

Cosa le ha lasciato invece l’esperienza a “L’Isola dei Famosi?

“Mi ha lasciato la fame (sorride), anche inteso come desiderio di fare cose nuove. E’ stata un’esperienza particolare da un punto di vista fisico, umano, di controllo di se stessi, un lunghissimo esercizio zen. A livello artistico non c’è bisogno di avere un talento particolare per partecipare ad un reality, non viene richiesto, ma hai bisogno di sopravvivere”.

Ha condotto anche “Tutta un’altra storia” su Alma Tv…

“E’ un programma che mi è piaciuto molto fare perchè c’è la bellezza della narrazione, mi piace poter studiare qualcosa e poi raccontarlo agli spettatori”.

Un sogno nel cassetto…

“Ce ne sono diversi. Il sogno è non avere mai il cassetto pieno ma avere sempre qualcosa da continuare a fare”.

di Francesca Monti

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