Intervista con i Matia Bazar: “La nostra storia Non finisce così”

Il nuovo progetto artistico dei Matia Bazar, uno dei gruppi italiani più longevi e amati, riparte da dove tutto ha avuto inizio, da un testo di Giancarlo Golzi, scritto prima della sua prematura scomparsa, ritrovato da Fabio Perversi, e musicato da Piero Cassano: il singolo “Non finisce così”, inedito del nuovo album The Best Of, prodotto da DM Produzioni di Danilo Mancuso e distribuito da ADA Music Italy, disponibile su tutti i digital store.

Il brano affronta la fine di una relazione senza la lirica del dolore, della delusione e della rabbia ma con il desiderio di superare le singole ragioni come primo passo per un nuovo inizio, rimettendosi in gioco con dignità e una nuova consapevolezza, all’insegna del rispetto reciproco e dell’amore che ne ha ispirato l’inizio.

Il video del singolo, realizzato dal giovane regista Fabio Cotichelli, racconta la genesi della canzone con un richiamo, nell’intro e nell’outro, al ritrovamento del testo scritto da Giancarlo Golzi dal quale si sviluppa la narrazione. La band inizia le prove generali del live show subito dopo la scoperta del brano. Ambientato nella splendida Villa Borromeo Visconti Litta (Lainate, XVI secolo) e girato esclusivamente con una steadycam, ha una movimentazione scenica che intervalla inquadrature di gruppo a ritratti dei singoli, con continui movimenti, zoom e prospettive per un racconto dinamico e dal ritmo incalzante.

Il disco “The Best of” racchiude in dodici tracce alcuni dei successi del gruppo, oltre al brano inedito, e rappresenta un vero e proprio passaggio di testimone, la continuità di una storia eccezionale, all’insegna di uno stile che unisce ricercatezza e avanguardismo, tratti distintivi della band che continua ad essere un vero e proprio laboratorio musicale.

Dopo i vari cambiamenti, i Matia Bazar (pagina Facebook: @matiabazarpageofficial – Instagram: matiabazarofficial) si presentano con una formazione rinnovata guidata da Fabio Perversi (tastierista), Piercarlo (Lallo) Tanzi alla batteria e voce, Silvio Melloni al basso, tastiere e voce, Gino Zandonà alla chitarra e voce e Luna Dragonieri, voce solista.

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“Non finisce così”, il vostro nuovo singolo, è stato scritto dall’indimenticabile Giancarlo Golzi e trovato casualmente da Fabio Perversi. Ci raccontate come avete lavorato a questo brano?

Fabio Perversi: “Sembra quasi un segno del destino aver ritrovato questi testi e devo dire grazie a Miriam, la moglie di Giancarlo, che mi ha donato questa cartelletta dove all’interno c’era “Non finisce così”. Ho chiamato subito Piero Cassano, un altro fondatore storico del gruppo, che è uscito dalla band ma ci supporta sempre, e gli ho chiesto se gli andasse di musicare questo testo. Lui ha accettato, ci siamo trovati in studio, abbiamo realizzato, arrangiato, suonato, cantato e prodotto questo brano che simboleggia quello che sono i Matia Bazar perchè la storia non deve finire e non finisce così”.

E’ un brano che racconta la fine di una storia d’amore ma anche la capacità di superare il dolore e di mantenere la dignità e il rispetto verso l’altra persona… 

Luna Dragonieri: “Parla della necessità di rispettare quello che c’è stato e di conservarlo e portarlo avanti, trasformandolo. Perchè deve finire qualcosa se può diventare altro? E’ una trasformazione, di conseguenza se la si pensa in questo modo non finisce nulla, che sia una storia d’amore, un progetto, un lavoro”.

Quanto onore e quanta responsabilità sente nel cantare le canzoni del repertorio dei Matia Bazar che sono state interpretate dalle varie voci femminili che si sono avvicendate nella band?

Luna Dragonieri: “E’ una grossa responsabilità perchè il patrimonio che devo rappresentare vocalmente è immenso. Le gambe tremano sempre un po’, prima di salire sul palco o di registrare un disco in cui devo interpretare nel miglior modo possibile pezzi come “Cavallo bianco” o “Ti sento” che nell’immaginario delle persone sono cantati in una certa maniera, per cui devo essere all’altezza di quella che è l’aspettativa dell’ascoltatore. E’ una bella sfida”.

Il video che accompagna “Non finisce così” è stato girato a Lainate presso la Villa Borromeo Visconti Litta…

Lallo Tanzi: “Abbiamo girato in questa bellissima villa storica situata a Lainate, alle porte di Milano, che vi invitiamo a visitare. Il video descrive in maniera romanzata quello che è accaduto nella creazione di “Non finisce così”, partendo dal ritrovamento casuale da parte di Fabio, in questo plico di documenti appartenenti alla famiglia Golzi, del brano scritto da Giancarlo. Dopo aver informato Piero Cassano della scoperta di questo testo, ci siamo ritrovati intorno ad un tavolo per parlare. Da lì si è iniziato a lavorare al brano che ha uno svolgimento ritmico, fresco e incalzante, con sonorità che sono poi contenute nel nostro “The Best of”, con i pezzi storici dei Matia Bazar vestiti con una cifra sonora che ci appartiene. Conservando la struttura armonica e melodica del passato siamo riusciti, con il nostro intervento musicale, a conferirgli una connotazione personale, sotto la guida di Fabio che rappresenta la storia della band, facendone parte da 27 anni”.

Come avete scelto dall’immenso repertorio dei Matia Bazar i dodici brani che insieme al nuovo singolo compongono il disco “The Best of”?

Silvio Melloni: “Io sono il ligure del gruppo perchè nei Matia Bazar un ligure deve sempre esserci (esordisce, ndr). Da un repertorio del genere puoi scegliere solo con il cuore, perchè ci sono tanti brani che hanno fatto la storia della musica italiana e internazionale e non è semplice fare una selezione. Come diceva Lallo abbiamo provato a dare una nostra rilettura a questi dodici pezzi e abbiamo cercato di accontentare sia noi che la gente che ci ascolta. Potrebbe anche esserci in futuro un secondo progetto con altre canzoni della storia dei Matia Bazar e degli inediti”.

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Come è stata creata la nuova formazione?

Gino Zandonà: “Già lavoravo dietro le quinte per i Matia Bazar, in pandemia ci siamo ritrovati. Fabio lo conosco da una vita, così come Silvio, e abbiamo deciso di scrivere qualcosa insieme senza nessun fine. Ad un certo punto il capitano Perversi mi ha chiesto se volessi entrare a far parte dei Matia Bazar. Ci ho pensato bene perchè per tenere alto questo brand bisogna essere sempre sintonizzati e non mollare mai. Poi ho accettato”.

Fabio Perversi: “La prima cosa che ho pensato durante questi due anni è stata cercare di riportare il sapore, l’umore e la gioia degli esordi dei Matia Bazar. Quando si sono formati nel 1975 erano cinque ragazzi pieni di grande voglia di fare e avevano questa dote innata della coralità, oltre ad essere autosufficienti nella composizione e nella scrittura dei brani. E’ quello che ho voluto in questa nuova rilettura, così mi sono contornato di amici e persone fantastiche. Conosco Lallo da oltre trenta anni, avevamo un gruppo, io non avevo ancora la patente, lui veniva a prendermi sotto casa con la sua auto e caricavamo gli strumenti per suonare. Con Gino e Silvio sono anni che collaboriamo, per cui queste strade erano parallele e ho voluto unirle. Ho percepito da parte di tutti questa volontà di arrivare all’obiettivo comune, cioè riportare i Matia Bazar dove dovrebbero essere. Per ora la risposta da parte del pubblico è stata positiva”.

Quarantasette anni di storia in cui la formazione è cambiata varie volte ma i Matia Bazar hanno sempre mantenuto la loro cifra stilistica. Qual è il segreto?

Fabio Perversi: “La ricetta è semplice, abbinare una vocalità eccezionale come quella che aveva Antonella Ruggiero e che ha Luna Dragonieri a melodie orecchiabili e ad armonie semplici, che possano arrivare al cuore e all’orecchio delle persone. Facciamo musica pop e per essere tale deve essere cantabile e bisogna essere settati al meglio. In 47 anni di attività abbiamo fatto di tutto e la cosa bella è che non abbiamo mai rincorso le mode, abbiamo sempre sperimentato e non ci siamo seduti sul successo. Dopo “Solo tu” c’è stato “Cavallo bianco”, quindi “C’è tutto un mondo intorno”, poi è arrivato un periodo elettronico con “Elettroshock”, “Il video sono io”, “Vacanze Romane”, seguiti da un brano più dance come “Ti sento” e dal periodo rock con “Benvenuti a Sausalito”, per tornare di nuovo al pop con “Brivido caldo”. Siamo riusciti a fare più generi, più sperimentazioni ma mantenendo il filo rosso che ci accomuna dato dalla voce, dalla melodia e dall’armonia semplice”.

Quest’estate partirà il vostro tour. Come avete strutturato i live?

“Il tour estivo partirà a fine giugno e non vediamo l’ora. Dopo due anni di stop abbiamo bisogno del calore umano dei nostri fan, degli amici ma anche dei nemici che vorranno venire a sentirci per giudicare il lavoro fatto. Siamo pronti, stiamo ultimando l’allestimento, è uno spettacolo pieno di sorprese, sono due ore di cronostoria della musica dei Matia Bazar, da “Stasera che sera” al nuovo singolo “Non finisce così””.

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Tra tutte le splendide canzoni dei Matia Bazar qual è quella a cui siete più legati?

Fabio Perversi: “E’ difficile averne una soltanto e lo vediamo quando andiamo in giro per il mondo perché la gente ama tutte le canzoni. Se dovessi sceglierne una, poiché è stata la realizzazione di tanti sforzi e di un sogno che avevo fin da bambino, cioè vincere il Festival di Sanremo, direi “Messaggio d’amore””.

Gino Zandonà: “Ce ne sono tante, non ne ho una preferita in assoluto. Quella che mi piace di più adesso è “Non finisce così” perchè è l’ultima che abbiamo fatto”.

Silvio Melloni: “Ho un’anima prog quindi direi “C’è tutto un mondo intorno”, un brano che ha questo tipo di stile. Lo metterei al primo posto a pari merito con il nuovo singolo “Non finisce così””.

Lallo Tanzi: “Oltre all’ultimo brano che abbiamo fatto e suonato noi cinque e che ci rappresenta, avendo anche un significato evocativo ed emozionale essendo il testo scritto da Giancarlo, direi “C’è tutto un mondo intorno”, perchè l’ho cantata al primo concerto che ho fatto in pubblico quando avevo 15 anni e la porto nel cuore”.

Luna Dragonieri: “Ogni brano dei Matia Bazar è instancabile, il mio preferito è “Non finisce così”, che è frutto di quello che siamo. Ci rappresenta, è una ripartenza e ci abbiamo lavorato tanto. Poi personalmente sono legata a “Cavallo bianco” che è la prima canzone che ricordo di aver ascoltato da bambina. Mi incantava la parte degli acuti pazzeschi fatti dalla Ruggiero, la sentivo in loop e riavvolgevo il nastro della cassetta tornando in quel punto perché volevo anch’io cantare in quel modo. Non ricordo se ci abbia provato ma avevo sei anni e non avrei saputo come fare. Poi pian piano ci sono arrivata”.

di Francesca Monti

Grazie a Gessica Giglio

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