Intervista con Riccardo Fogli: “”Predestinato (Metalmeccanico)” è un lungo viaggio nella memoria”

Io sono un cantante e canto sempre, con il sole, con la pioggia, perchè mi è stato dato questo dono. Siamo privilegiati nel fare un mestiere che nel mio caso mi permette di vivere da sessanta anni”. In occasione del 40° anniversario dalla vittoria del Festival di Sanremo, avvenuta nel 1982, Riccardo Fogli ha pubblicato il libro-disco “Predestinato (Metalmeccanico)”, con la nuova versione di “Storie di tutti i giorni” realizzata con gli arrangiamenti del Maestro Mauro Ottolini.

Il singolo è accompagnato da un video che documenta, nelle riprese, l’artista in studio con L’Orchestra Ottovolante, da un’idea di Michele Sartori, realizzata da Federico Rettondini.

Questa la tracklist dell’album: “Storie Di Tutti I Giorni”, “In Silenzio”, “Piccola Katy”, “Noi Due Nel Mondo E Nell’anima”, “Pensiero”, “Tanta Voglia Di Lei”, “Pierre”, “Che Ne Sai”, “Malinconia”, “Per Lucia”, “Io Ti Prego Di Ascoltare”, “Mondo (2020)”, “La Tenerezza ’93”, “Maledetto L’amore”, “Gli Angeli Hanno I Denti Bianchi”, e la bonus track di “La Tenerezza ’93 (Piano & Voce)”. Il disco è contenuto in un libro di 144 pagine scritto dal cantautore toscano e curato da Michaela Sangiorgi. Nel libro anche un secondo cd con la versione audiolibro.

In questa piacevole chiacchierata Riccardo Fogli, con gentilezza, umiltà, simpatia e garbo, qualità proprie dei grandi artisti, ci ha parlato del suo nuovo progetto, ma anche dei Pooh, dei ricordi legati a Stefano D’Orazio e dell’esperienza a “Il Cantante Mascherato”.

Riccardo Fogli Predestinato (Metalmeccanico) copertina digitale3d DRI2015 - Riccardo Fogli 1 dx

“Predestinato (Metalmeccanico)” è un progetto articolato che si compone di un libro, un cd e un audiolibro. Com’è nata l’idea?

“Ogni tanto rivisitiamo qualcuno dei vecchi successi perchè continuo a scrivere ma il pubblico è più interessato a quelli rispetto ai nuovi che ascolta in modo più distratto ed è certamente mio compito far capire che è importante realizzare anche pezzi inediti e che non hanno l’ambizione di sostituire i precedenti. Ad esempio nel disco c’è una canzone che dedico a mia figlia che si chiama “Gli angeli hanno i denti bianchi”. Ti racconto com’è nata. Michelle che ha nove anni ha fatto la prova dell’apparecchio e l’ha superata magnificamente, è uscita dal dentista con i denti sbiancati e una carie riparata e mi ha detto: “papà sono stata brava?”, io le ho risposto che è stata bravissima e lei mi ha chiesto di scriverle una canzone come avevo fatto per sua mamma e per mio figlio Alessandro. Così di notte ho composto il pezzo. Questo progetto include dei momenti di tenerezza ma anche tanti brani che fanno parte della mia storia da solista e con i Pooh, riarrangiati dal Maestro Ottolini e suonati insieme ad un’orchestra di venticinque elementi, con l’aggiunta degli ultimi singoli e delle due canzoni dedicate ai miei figli arrangiate da Filadelfo Castro. E’ un lungo viaggio nella memoria”.

Come mai ha scelto come titolo “Predestinato (Metalmeccanico)”?

“Quando avevo 7-8 anni papà al ritorno dalla guerra, dopo vari lavoretti provvisori, come spostare le macerie, attaccare manifesti, fare il muratore, il manovale, venne assunto insieme ad altri 7-8 mila in una fabbrica di Pontedera, la Piaggio, che aveva usato le gomme di un aeroplano e un motorino di avviamento per farne uno scooter. Papà era felicissimo e fiero perchè portava uno stipendio fisso a casa, che gli permetteva di mantenere la sua famiglia formata da mio fratello maggiore, me e mia mamma e di poter comprare la carne una volta alla settimana. Mia mamma raccontava che dopo essere entrato definitivamente in fabbrica, la domenica si alzava, guardava il cielo, si faceva il segno della croce, ringraziava Dio per avergli dato quel lavoro e sperava che anche i suoi figli diventassero metalmeccanici. Quindi ho fatto l’avviamento industriale, imparando a lavorare con la lima di ferro, la raspa in legno, usando la squadra e il compasso, perchè le officine avevano bisogno di operai e noi un lavoro. A giugno ho terminato la scuola e il 1° settembre sono diventato un metalmeccanico, quindi più predestinato di me non c’è nessuno (sorride)”.

Poi però qualche anno fa ha preso anche il diploma di ragioniere…

“Io sono stato fortunato e grazie al mio lavoro ho comprato una casa in campagna, così i miei genitori sono tornati alle origini, mamma curava l’orto, papà gestiva il pollaio e tutto filava a meraviglia. Un giorno però mamma si è rotta il femore e il recupero è stato molto lento, non perfettamente riuscito, infatti stava sulla sedia a rotelle sebbene continuasse a fare tante cose. Poi è arrivato il Parkinson, quindi l’Alzheimer. Un giorno mamma aveva gli occhi quasi chiusi e stava sferruzzando ma non aveva nulla in mano. Mi disse che stava facendo un cappellino di lana per mio figlio Alessandro che ai tempi aveva 6-7 anni. Io risposi: “Che bello e che bei colori”. Lei aprì gli occhi e con una lucidità straordinaria mi disse che le dispiaceva per non avermi permesso di diventare ragioniere come il signor Rossi, che lavorava in banca a Pontedera, e che sapeva tante cose. Io le risposi che in un paio di anni mi sarei iscritto ad una scuola serale e avrei preso il diploma. Poi mamma rientrò nel suo stato di dolcezza infinita, con i pensieri distratti, frantumati dalle malattie. Ogni tanto apriva gli occhi, diceva che stava bene, e soprattutto che era dispiaciuta di crearci dei problemi, anche se non era così. Un giorno ho conosciuto una giornalista durante una raccolta fondi, io suonavo la chitarra e raccontavo degli aneddoti e lei mi chiese se avessi fatto lo scientifico o il classico. Dissi che avevo fatto la terza avviamento industriale e che sognavo di diventare ragioniere per regalare il diploma a mia mamma che era già in cielo. Per un caso del destino la sua migliore amica lavorava a Livorno alla Attias, una scuola paritaria serale. Così mi sono iscritto e ho passato sei mesi a preparare la quarta studiando tantissimo e dopo un anno e mezzo tra concerti e libri ho preso il diploma”.

Quest’anno ricorre il quarantennale della sua vittoria al Festival di Sanremo 1982 con “Storie di tutti i giorni”. Che ricordo conserva?

“Ricordo innanzitutto che avevo un abito fantastico e che quel Festival ha cambiato la mia vita. Arrivavo da anni in cui vestivo casual e decisi di cambiare e di copiare un po’ Iglesias ma anche De Sica. Andai da Alfredo Cerruti della CGD e dissi che avevo bisogno di cinque milioni per comprare uno smoking, una camicia, le scarpe, i calzini, il papillon, una giacca blu e un pantalone grigio. Lui si fidò e mi dette i soldi e io acquistai quello che volevo. Per fare il servizio fotografico il fotografo mi portò sulle scale di una casa antica di Milano e io facevo finta di arrivare da una notte brava, con la camicia slacciata e una bottiglia di champagne e questo cambiò un po’ la mia immagine. A Sanremo mi presentai con questo smoking meraviglioso, e cantai “Storie di tutti i giorni”, vincendo il Festival e vendendo milioni di copie nel mondo. Sono stato ospite ovunque, ho iniziato a frequentare i salotti perchè dicevano che ero bello e gentile e avevo tante ragazze che mi cercavano”.

E’ poi tornato diverse altre volte a Sanremo, l’ultima nel 2018 in coppia con Roby Facchinetti. Rispetto al primo Festival l’emozione è stata sempre la stessa salendo su quel palco?

“Crescendo diventi responsabile e consapevole che è un posto importante ed è un privilegio partecipare a Sanremo, anche perché l’organizzatore sceglie tra migliaia di canzoni quelle più adatte secondo lui al contesto. Devo dire che quel palco crea sempre un po’ d’ansia. La canzone che vai a cantare è nuova. Per quanto tu possa studiarla e cercare di farla diventare tua ci vuole allenamento. Personalmente non maturo veramente un brano se non l’ho cantato almeno dieci volte in concerto”.

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credit foto Luisa Carcavale

Dopo 42 anni, è rientrato nei Pooh per il tour “Reunion” del 2016 che ha avuto un successo pazzesco, organizzato per celebrare il cinquantesimo anno di attività del gruppo. Com’è stato tornare a cantare e suonare insieme?

“E’ stato molto bello. Pensandoci ora che Stefano non c’è più è stato uno dei momenti più indimenticabili non solo per noi ma anche per i fan. Da quando il nostro produttore ha annunciato che avremmo fatto questa reunion sono stati venduti 50mila biglietti al giorno. Poi è successo il fatto terribile del Bataclan e tutto si è fermato per una settimana ma dopo hanno ricominciato a vendere i tagliandi. C’era la voglia di fare un ultimo tour in tutta Italia per salutare tutti quelli che hanno amato i Pooh e assistito ai concerti, che hanno condiviso questi anni bellissimi e queste canzoni memorabili”.

Le va di regalarci un ricordo di Stefano D’Orazio?

“Stefano se n’era andato dal gruppo dieci anni prima della reunion perchè aveva tante cose da fare. Arrivava con un computer, con libri e quaderni, dove appuntava tutto, aveva vari progetti aperti. A volte mi chiamava Ex Pooh perchè anch’io avevo lasciato la band ed ero rientrato per questo ultimo tour. Avevo conosciuto Stefano quando suonava in una band rock, con due casse, con diversi bussolotti, e aveva i capelli che a confronto Jimi Hendrix sembrava pelato (ride). Lo abbiamo sentito suonare e abbiamo subito pensato che fosse perfetto. Era un predestinato Pooh”.

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credit foto Mimmo Fuggiano

Recentemente l’abbiamo vista prendere parte su Rai 1 a “Il Cantante Mascherato” nei panni del Pastore Maremmano. Che esperienza è stata?

“Con Milly Carlucci c’eravamo sentiti anche tre anni prima, l’avevo ringraziata per la stima ma non avevo accettato perchè qualunque canzone io canti, appena apro bocca, mi riconoscono. Ho visto in tv le prime due edizioni del programma, in occasione della terza ci siamo visti in sala d’incisione e Milly mi ha detto: “possono anche riconoscerti da casa ma se ti vogliono bene non ti smascherano”. Così ho provato “Sex Bomb”, i brani di Celentano, di Battisti e poi abbiamo scelto per l’apertura “Mi manchi”, interpretata un tono e mezzo sotto la tonalità di Fausto Leali. E’ stata una bellissima esperienza perchè a un certo punto mi muovevo come un pastore maremmano, piegavo la testa come fanno i cani, quindi ho vissuto quattro puntate indimenticabili. E poi va ricordato che dietro c’è un lavoro importante di analisi dei brani. Inoltre ho cantato con Arisa ed è stata un’emozione grandissima perchè è una montagna di tecnica e per entrare in una sua canzone ho dovuto provare a casa tante volte. Sarebbe bello fare un duetto insieme ma merita cantanti più freschi (scherza)”.

Quest’estate la vedremo live?

“Io sono un cantante e canto sempre, con il sole, con la pioggia, perchè mi è stato dato questo dono. Vivo di musica live, per me non fa distinzione che sia una grande piazza, una sagra, una discoteca, una festa privata, uno stadio, un palazzetto, un teatro. Ho cominciato da un mese a fare dei concerti e sono felice perchè mi dà anche la possibilità di far lavorare quattro persone, i tecnici, i musicisti. Io vado a cantare dove sono gradito e cerco sempre di essere gentile con chi mi chiede foto e selfie perché noi siamo privilegiati nel fare un mestiere che nel mio caso mi permette di vivere da sessanta anni e non posso essere scortese”.

di Francesca Monti

Grazie a Filippo Broglia

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