Intervista con Fabrizio Mainini, celebre ballerino e coreografo, tra gli ospiti del Novara Dance Experience 2022: “Nella mia vita la danza è stata un’amica che mi ha aiutato a superare i momenti brutti”

“La danza mi ha dato la possibilità di non fossilizzarmi sui pensieri negativi ma di andare avanti, ballando e pensando positivo”. Fabrizio Mainini, re della danza in tv e celebre coreografo di “Tale e Quale Show” e “Made in Sud”, è tra gli ospiti più attesi della quarta edizione del Novara Dance Experience, in programma al Teatro Coccia dal 21 al 25 giugno, dove terrà una masterclass di Modern Jazz e parteciperà alla serata di gala della kermesse realizzata in collaborazione con il Comune di Novara e co-prodotta dallo stesso teatro, a favore della LILT Novara Onlus, la lega italiana per la lotta contro i tumori.

In questa intervista Fabrizio Mainini ci ha parlato del suo amore per la danza, dando dei preziosi consigli ai giovani ballerini, del suo lavoro come coreografo, degli esordi al Festival di Sanremo 1987, regalandoci anche un ricordo della grande Raffaella Carrà.

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credit foto Facebook Fabrizio Mainini

Fabrizio, al Novara Dance Experience terrà una masterclass di danza moderna. Può darci qualche anticipazione?

“Penso che farò agire i ragazzi. Essendo una masterclass cercherò di fare capire loro in maniera concreta la costruzione o il coinvolgimento in una coreografia. E’ più funzionale rispetto ad una lezione didattica”.

Riguardo ai giovani ballerini di oggi pensa che ci sia un buon ricambio?

“Non in tutto il territorio ma la maggior parte della categoria dei ballerini si è un po’ adagiata negli ultimi anni, nel senso che una volta ci adattavamo alle esigenze del coreografo, ora in alcune circostanze sono i maestri coreografi che si adeguano alle potenzialità tecniche dei ballerini, perchè non tutti hanno una preparazione tecnica da poter sfruttare nello stile e nell’interpretazione. Io sono uno di quei coreografi che cerca presenza e interpretazione ma bisogna avere anche una buona qualità tecnica. Al Novara Dance Experience non farò parte della giuria del concorso ma sarò presente alla serata di gala e sono sicuro, conoscendo Francesco Borelli, che ci sarà un ottimo livello da parte dei ragazzi, oltre ad un importante parterre di insegnanti e coreografi internazionali”.

Che consiglio darebbe ad un giovane ballerino?

“Consiglierei ai giovani di studiare qualsiasi stile come ho fatto io in passato, dal classico alla moderna, dal jazz all’hip hop, alla breakdance. Con tutte queste nozioni che ho appreso ho creato uno stile personalizzato, trovando una mia identità. Non bisogna adagiarsi troppo ma andare oltre, cercando di fare la differenza, studiando il più possibile con insegnanti diversi perchè ognuno può lasciarti qualcosa”.

Oggi in tv viene dato meno spazio alla danza rispetto agli anni Ottanta e Novanta. Perchè secondo lei c’è stata questa inversione di tendenza nonostante i balletti e le coreografie siano un valore aggiunto per un programma?

“Ci sono molti fattori che vanno a discapito di questo, in primis le reti che investono sempre meno soldi sul balletto. Una volta vedevamo dei balletti da 4-5 minuti con una ricerca di arredamento, scenografia, costumi che implicavano una spesa maggiore per i programmi. Poi il varietà è stato un po’ rovinato dai reality che hanno un costo inferiore rispetto a show con ospiti, ballerini, cantanti. Diminuisce così lo spazio del balletto in tv ma anche la qualità e ci troviamo a fare un accompagnamento del cantante di turno. L’unica trasmissione dove possiamo vedere molte coreografie e balletti, quasi nella loro forma completa, è Amici”.

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credit foto Instagram Fabrizio Mainini

E’ il coreografo di “Tale e Quale Show” e “Made in Sud”. Quante ore di lavoro ci sono dietro ogni puntata?

“Sono due trasmissioni diverse. Made in Sud è l’unico programma in cui ancora si fa la sigla di apertura con il balletto incluso e poi uno-due coreografie da un minuto che sono da accompagnamento, quindi è un impegno inferiore rispetto a Tale e Quale Show che è una vera catena di montaggio. Infatti il lunedì inizio a montare cinque-sei pezzi su dodici esibizioni, da due minuti e mezzo ciascuno, in otto ore di tempo, martedì ci sono i cantanti concorrenti che hanno il balletto incluso e devo integrarli, mercoledì siamo in studio per fare le prove con le telecamere, il giovedì c’è la generale e il venerdì la diretta. In ogni puntata magari ci troviamo a fare una coreografia con uno stile anni sessanta, un’altra su Beyoncè o Michael Jackson, ed è molto impegnativo anche a livello creativo. I ballerini devono essere bravi e versatili, perchè sono richiesti vari stili di danza. Dopo dieci anni di trasmissione diventa una sfida perchè mi trovo a coreografare diverse canzoni già presentate nelle varie edizioni e devo trovare un sapore e una messa in scena differenti, una coreografia nuova e diventa stimolante. Ad esempio abbiamo fatto 5-6 volte “Bad Romance” di Lady Gaga, la prima volta puoi richiamarti al video ma poi bisogna mettere dei tocchi personali”.

Ha esordito in tv come ballerino al Festival di Sanremo 1987…

“E’ stata la primissima esperienza in cui ho lavorato con ballerini che vedevo in tv e ballarci insieme in un evento importante come Sanremo, che all’epoca era diverso da oggi, è stata una grande emozione. E’ stata l’unica trasmissione che ho fatto come ballerino di fila in un corpo di ballo. Ero giovane, Lorella Cuccarini era la prima ballerina, ed era uno dei miei miti. Si ballava tantissimo perchè le coreografie erano di Gino Landi che pretendeva di tutto e di più dai ballerini. E’ stata un’esperienza unica ed entusiasmante”.

Ha lavorato con la grande Raffaella Carrà a “Carràmba! Che fortuna”. Le va di regalarci un suo ricordo?

“Raffaella era una grandissima professionista, non le sfuggiva nulla in qualsiasi occasione, nel balletto, nelle storie che raccontava. A “Carràmba! Che fortuna” ho messo a segno un record in Italia, ero l’unica figura maschile in una trasmissione con 12 ballerine nel corpo di ballo, di solito è il contrario. Mi volle proprio Raffaella. Negli anni precedenti andai spesso con Heather Parisi come ospite nella sua trasmissione, perchè erano molto legate e io ero il suo partner professionale fisso e quindi andavo a ballare i passi a due con lei. Raffaella mi vide e mi volle come unico elemento maschile. E’ stata una delle soddisfazioni professionali più grandi e ho anche avuto il piacere di ballare al suo fianco. Era una forza della natura, era unica. Dopo aver fatto una trasmissione di oltre due ore cantava anche un medley di sue canzoni per 6-7 minuti ballando, andando a terra, facendo il colpo di caschetto biondo”.

Con quali parole definirebbe cos’è per lei la danza?

“Nell’arco della mia vita è stata un’amica che mi ha aiutato a superare parecchi momenti brutti e mi ha accompagnato in quelli belli. Io danzo dall’età di 12 anni, quando ho scoperto di avere le doti per fare il ballerino e ho respirato quest’arte in tutti i suoi aspetti. La mattina studiavo la classica nell’Accademia nazionale di danza e il pomeriggio andavo nelle varie palestre o per strada a ballare la breakdance. Mi ha aiutato a superare la perdita di mio papà quando avevo 20 anni ed è stato un momento critico perchè avevo bisogno del suo sostegno. Avevo iniziato da poco a lavorare in tv e mi avrebbe fatto piacere che avesse visto l’evoluzione dei sacrifici che avevano fatto per mandarmi a danza. Mi ha dato la possibilità di non fossilizzarmi sui pensieri negativi ma di andare avanti ballando e pensando positivo”.

di Francesca Monti

credit foto Novara Dance Experience

Grazie a Mauro Caldera

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