Calcio e musica: ecco il segreto degli inni ufficiali allo stadio

Due squadre che rincorrono un pallone in cerca del gol, stadi traboccanti di tifosi, milioni di telespettatori incollati alla TV: oggi faremo un viaggio attraverso le colonne sonore che hanno accompagnato le massime competizioni di questo sport.

I campionati europei e mondiali rappresentano una serie di eventi con un coinvolgimento di pubblico senza pari, sia a livello di partecipazione negli stadi, che dal punto di vista mediatico. Tuttavia, il football (o soccer, come viene definito in ambiente anglosassone) non è solo lo sport più popolare nel mondo negli stadi: basti pensare che le tra le cinquanta trasmissioni televisive che hanno raccolto il maggiore share di sempre figurano proprio le partite di calcio.

Questo sport ha anche ispirato numerosi videogiochi di successo, ed è uno dei preferiti degli appassionati di scommesse sportive online. Scommetti sulla tua squadra preferita, su starcasino.it/scommesse e prova ad entrare nel vivo della competizione anche attraverso la musica! Da sempre, il tifo appassionato e i cori da stadio hanno sostenuto i campioni sul terreno di gioco. Ma, dal 1992, la UEFA ha deciso che ogni campionato europeo avrebbe avuto anche un inno ufficiale, originale e composto appositamente per l’occasione. La storia dei brani ufficiali della campionati mondiali risale addirittura al 1962. Inutile dirlo: la maggior parte queste canzoni è diventato un successo planetario.

==Ecco gli inni più cantati (e ballati) allo stadio==

Anche se è difficile stilare una classifica, alcuni di questi brani si sono indubbiamente fissati nella memoria collettiva più di altriPer quanto riguarda l’Italia, in particolare, la voglia di vincere cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini ne Un’estate Italiana, ha superato di gran lunga i confini dei campionati mondiali giocati in Italia nel 1990, diventando il jingle quasi obbligatorio degli approfondimenti calcistici che parlano di Nazionale.

Un altro brano fortunatissimo è stato presentato nel 2010, quando Shakira ha accompagnato i mondiali in Sudafrica con la sua Waka Waka – This time for Africa, diventato poi il tormentone di quell’estate. E poi, ancora, This one’s for you di David Guetta ha ottenuto innumerevoli visualizzazioni, dimostrando ancora una volta che il talento del dj francese è stata una scelta vincente per fare da colonna sonora agli Europei del 2016. La lista degli artisti è lunghissima e attraversa tutto il panorama musicale internazionale: da Enrique Iglesias a Nelly Furtado, dai Simply Red a Jennifer Lopez. Menzione particolare va ovviamente a Weare the people di Bono, The Edge e Martin Garrix, che richiama alla memoria la vittoria degli Azzurri agli Europei 2020.

==Una canzone per celebrare la gioia di stare insieme==

Come fa una semplice canzone a diventare l’inno di un evento calcistico importante? Ci sono alcuni elementi che accomunano questa particolarissima categoria di successi discografici, sia dal punto di vista musicale che da quello del messaggio che vogliono veicolare.

Queste composizioni devono essere coinvolgenti, di grande impatto, sprigionare gioia di vivere e, inoltre, devono essere subito riconoscibili. Ecco perché, per quanto riguarda i meccanismi compositivi, ci si affida a ritmiche forti e pulsanti, con arrangiamenti puliti e una prevalenza di tonalità maggiori. Per quanto riguarda il genere di appartenenza, si spazia dal rock, fino al pop e alla dance, con sfumature etniche che richiamano svolgono la nazione dove si svolgono le gare.

I testi inneggiano alla voglia di stare insieme, celebrando lo sport come momento di aggregazione tra i popoli, dove i colori delle bandiere e delle maglie si fondono per creare un arcobaleno di culture diverse, accomunate dal desiderio di condividere un’esperienza entusiasmante. Non mancano riferimenti specifici al linguaggio utilizzato sugli spalti: basti pensare agli “olé” della epica Campione degli E-Type (Europei Olanda e Belgio, 2000), che riecheggia anche ne La Copa de la Vida di Ricky Martin (Mondiali di Francia, 1998). E, se un po’ di retorica alle volte fa inevitabilmente capolino, non c’è niente di male a celebrare – una volta tanto – i buoni sentimenti, oltre che una visione leggermente utopica dello spirito di unione e sostegno reciproco che dovrebbe sempre animare i popoli di tutto il mondo.

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